Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

domenica 22 febbraio 2026

Ci sono tre virtù che fanno di una creatura umana un angelo del Cielo, l'umiltà, la carità e la purezza verginale

DISCORSO XVII. 

Per la Domenica fra l’Ottava dell’Assunta. - Del male dell’impurità. 

«Venerunt super eam maculae ejus». (Thren. 1. 9.) 

I. L’impurità acceca l’intelletto. 

Tutti i vizi oscurano l'intelletto, ma il vizio dell'impurità lo rende più cieco d'ogni altro. «Venerunt super eam maculae ejus», dice Geremia: le macchie di questo vizio oscurano l'anima e le tolgono la vista delle verità eterne. San Tommaso dice che questo vizio toglie la prudenza, onde l'uomo non vede più quello che ha da fare, né quello che ha da fuggire. 

L’impuro perde il lume di Dio; e perduto il lume, non vede più la gravità del suo peccato, non vede più il pericolo in cui sta, non vede più la bellezza della virtù, né l'infelicità del suo stato. L’anima, dice San Bonaventura, immersa nel fango della carne, non vede altro che la terra, e non può alzare lo sguardo al cielo. «Incurvantur ad terram», dice il Salmista. L’uomo che si dà a questo vizio diventa quasi una bestia, che non ha ragione, ma segue solo l'istinto del senso. 

II. L’impurità ostina la volontà. 

Questo peccato non solo acceca, ma porta seco ancora l'ostinazione. «Non dabunt cogitationes suas, ut revertantur ad Deum suum; quia spiritus fornicationis in medio eorum» (Osea 5. 4). Lo spirito della fornicazione, dice il Profeta, non permette al peccatore neppure di pensare a ritornare a Dio. Egli si forma una catena di peccati, e questa catena lo tiene legato in modo che non può più uscirne. 

Diceva Sant’Agostino: «Dum servitur libidini, facta est consuetudo; et dum consuetudini non resistitur, facta est necessitas». Il piacere di questo vizio si tira dietro l'abitudine, e l'abitudine si cambia in necessità. Oh, quanti miseri si vedono che, dopo aver preso l'abitudine di questo vizio, non sanno più lasciarlo! Piangono, si confessano, fanno propositi; ma poi, alla prima occasione, tornano a cadere, come se fossero trascinati da una forza invisibile. 

III. L’impurità conduce alla rovina eterna. 

Tutti i peccati mandano le anime all'inferno, ma questo ne manda più di tutti. Diceva San Remigio che, tolta l'infedeltà, la maggior parte dei cristiani che si dannano, si dannano per il vizio dell'impurità. E perché? Perché questo vizio è quello che più difficilmente si confessa bene, e quello che più difficilmente si lascia. 

L’impuro si vergogna di palesare i suoi peccati al confessore, e così aggiunge sacrilegi alle sue colpe. E se anche si confessa, torna presto ai suoi vomiti, perché non vuole fuggire le occasioni. Chi non fugge l'occasione, specialmente in questo vizio, è impossibile che non cada. «Qui amat periculum, in illo peribit». 

— Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787), tratto dal "Discorso XVII per la Domenica fra l'Ottava dell'Assunta", noto anche come "Sulla malizia dell'impurità". 

È un testo piuttosto lungo [ndr: sopra ne riporto le parti dottrinali più significative e centrali] tipico della predicazione alfonsiana del XVIII secolo.

sabato 21 febbraio 2026

Forse l'amore è più facile della cattiveria, dell'odio e della vendetta ma non è così per tutti

La capacità d'amare è qualcosa di molto semplice, amare è questione di buona volontà e di sensibilità come il perdonare subito il male che ci viene arrecato, il rispondere al male con il bene, con l'umiltà, la pazienza e la sopportazione, si può stare dalla parte della croce di Gesù come martiri innocenti o dalla parte dei suoi carnefici come violenti e perversi, se uno non è capace d'amore spontaneo e di misericordia è perché ha il cuore corrotto per una propria scelta, per una concatenazione di scelte sbagliate, l'anima già infetta dal peccato e sotto il potere del diavolo.

giovedì 19 febbraio 2026

Gli atei dicono che l'uomo è un animale ma col cervello più sviluppato, mi domando come non scorgere l'anima

Ci sono molte cose che ci distinguono dagli animali che non comprendono le domande esistenziali e che non se le pongono mai, intendo il fine ultimo della vita, lo scopo della vita di una persona, il perché siamo al mondo, penso che la più significativa sia che gli animali non pregano mentre l'uomo invece è capace di pregare perché capace di Dio, la sua costituzione o ontologia lo rendono capace di comunione con Dio, della vita stessa di Dio, la Sua vita intima cioè Dio Carità dentro Dio, gli animali invece non possono entrare in una relazione esclusiva con il Signore, è qualcosa che può fare soltanto una creatura dotata di linguaggio o di anima spirituale e immortale, non hanno una mistica o un'ascetica, né il senso di Dio né il senso del peccato, un animale non può conoscere i Comandamenti o la legge morale dentro di sé e provare stupore per la bellezza del creato volendoci esprimere alla maniera del filosofo Spinoza, la loro esistenza è essa stessa lode al Creatore, una mera liturgia terrestre e non celeste come per noi e gli angeli santi, pur dotati anch'essi – nella loro istintualità naturale che li regola incastonati nell'ordine di un ecosistema – di psichismo e di un certo grado di intelligenza, sensibilità e affettività e degni della nostra compassione umana.