La libertà religiosa è un cardine della democrazia occidentale, la laicità dello Stato è il vero humus da cui germogliano i diritti umani difesi dalle Leggi patrie compreso il diritto di professare pubblicamente la propria fede se non è contraria all’etica condivisa, la nostra Costituzione repubblicana la garantisce a tutte le chiese e a tutte le comunità che professano un credo, una dottrina o una filosofia, paradossalmente anche agli atei razionalisti, ai neopagani e ai satanisti, se non ci fosse libertà religiosa non ci sarebbe nemmeno la possibilità di scegliere la vera religione tra le tante nel supermercato delle fedi e delle superstizioni o delle assurdità di tante fantasie, leggende o miti, liturgie borderline alla maniera di un gioco di ruolo dal vivo. L’articolo 19 della Costituzione italiana afferma: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. La libertà religiosa non è un diritto assoluto; è soggetta a limiti, come il rispetto dei diritti altrui e il divieto di attività illecite o contrarie al buon costume. Questo significa che la libertà di esercitare la propria religione deve essere bilanciata con il rispetto per la società e le norme legali. Comunque l’articolo 19 della Costituzione italiana rappresenta una fondamentale garanzia per la libertà religiosa, promuovendo un ambiente di rispetto e tolleranza per tutte le fedi. Quando era adolescente mi interessai di mitologia norrena e di psicoanalisi e intravidi nel mito del crepuscolo degli dèi un archetipo o metafora della ribellione di Lucifero così come tratta la teologia cattolica, infatti in ogni mito sorto nella mente dell’umanità vi è una particella della verità ancestrale celata dal mistero che ha originato la nostra stirpe e ne ha decretato la caduta, la dicotomia tra la luce celeste e le tenebre infernali, perché l’uomo viveva in una condizione spirituale elevata che lo distingueva dalle altre specie animali, in una originaria innocenza o santità, in una affezione o comunione con il divino propria soltanto delle creature senzienti e con un’anima spirituale e immortale, propria soltanto delle creature sovrannaturali, la caduta nell’animalità è stata la conseguenza della nostra libertà esercitata in modo sbagliato, difforme anche dalla retta ragione, ma non si può amare se non per un atto libero e consapevole della volontà, è il dogma del peccato originale che ricorre dietro un velo immaginifico in molte culture antiche, anche nelle religioni o mitologie orientali, animiste e naturalistiche come lo shintoismo che in ogni fenomeno, albero, roccia e animale riconosce uno spirito o l’induismo che ammette la metempsicosi che veicola l’anima verso la liberazione, nell’Africa tribale il culto degli antenati. La morte dell’anima è la conseguenza del peccato, nel Cristianesimo l’albero della vita nel giardino di Eden – una figura retorica del mito ma anche una realtà ontologica – è diventato l’albero della croce di Gesù e da quella Croce l’anima è redenta e riacquista la vita di grazia, la vita soprannaturale che gli apre la porta del Cielo, la porta di Dio nostra realizzazione e felicità; il pagamento per ciascun’anima è Dio che sacrifica se stesso sull’asprissimo legno della croce, siamo stati comprati a un prezzo estremamente alto, il Sangue del Dio vivente, tanto siamo costati e se si comprendesse che grande valore ha un’anima per il Signore si guarderebbe al prossimo con occhi diversi, con occhi di misericordia perché Dio è amore e misericordia in eterno per coloro che accettano la salvezza col pentimento delle colpe, perché soltanto il sincero pentimento o contritio cordis avvalora il perdono che ci viene dato già in anticipo: «Ti ho amato di amore eterno» (Geremia 31,3).
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.