Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

domenica 29 dicembre 2013

Sul concetto di anima

Ci sono due modi filosofici per intendere l’anima, uno immanente e l’altro trascendente, il primo è che l’anima definisce la vita umana, quella senza prosecuzione oltre la morte, secondo la concezione antico testamentaria, la vita è il bene più prezioso per l’uomo, il secondo è che l’anima costituisce lelemento o quella parte della natura umana in contrapposizione al corpo, il corpo è caduco e mortale, invecchia, si ammala e degenera, mentre l’anima è spirituale e immortale, il corpo muore mentre l’anima sopravvive in una nuova dimensione ultraterrena, quella dell’eternità; per la filosofia classica e dell’antichità esistevano tre gradi di separazione per l’anima, e cioè l’anima vegetativa, l’anima sensitiva e l’anima spirituale, l’anima vegetativa appartiene alla creazione inanimata o con una soglia di vita semplice, l’anima sensitiva appartiene sia al mondo animale che all’essere umano, l’anima spirituale è propria soltanto della persona umana ed è immortale, perché le anime sono fatte a immagine e somiglianza della divinità, sono capaci di Dio e possono entrare in comunione con Lui. L’anima è qualcosa che si trova dentro l’essere animato, come il nocciolo all’interno di un frutto, è qualcosa di nascosto e di poco appariscente nella sua essenza, ma trasfigura tutta la persona attorno a sé, manifestando esteriormente i suoi attributi specifici, manifestandoli in relazione con il mondo e con le altre creature, nonché in rapporto ai propri simili: il corpo e il volto umani sono i veicoli di quella luce soprannaturale e immortale che è l’anima, sono un corpo e un volto spiritualizzati, quale stolto potrebbe confonderli con l’animalità? Ad ogni concepimento umano Dio crea direttamente l’anima e la infonde nel corpo, questo è un dogma della fede cattolica, l’istante del concepimento è l’istante stesso della creazione di una nuova anima, spirituale e immortale, che si informerà progressivamente con lo sviluppo cerebrale e nervoso, attraverso il corpo costituito da materia vivente, assumendo quelle caratteristiche peculiari proprie della personalità individuale: ogni anima è unica, è soggetto, è un io personale. E’ più che evidente la verità tangibile di una natura umana che è sostanzialmente una natura deviata e corrotta, perché decaduta da uno stato di perfezione originario, altrimenti non avremmo la medicina che cerca in ogni modo di guarirci dalle malattie e di salvarci dalla morte precoce, con il tentativo disperato di allungarci la vita il più possibile, è la dimostrazione chiara del teorema esistenziale di ciascuno di noi: noi non progrediamo verso la perfezione, ma deriviamo da essa per continuità di generazione, non siamo in viaggio verso il meglio, ma tendiamo tutti alla morte, alla dissoluzione di ogni nostra aspettativa, ambizione o speranza; dal nichilismo può salvarci soltanto l’anima e l’anima è un attributo divino della natura umana, è per questo che ogni vera religione deve dirsi salvifica, perché l’uomo ha necessità assoluta di essere salvato, la condizione dell’uomo di ogni tempo è una condizione di perdizione, per questo motivo l’unica salvezza possibile è racchiusa nell’esistenza dell’anima, tutto il resto è una banale illusione che con il tempo svanisce: vanità delle vanità, tutto è vanità! Così si esprime la Sacra Scrittura, in un suo Libro sapienziale. Le virtù morali rendono un’anima bella e pulita; Socrate insegnava circa cinquecento anni prima di Cristo nella città di Atene, che dobbiamo cercare di far diventare la nostra anima il più bella possibile, per rendere il nostro destino dopo la morte un destino di felicità, questo era il suo insegnamento ai giovani del suo tempo e fu condannato a morte con la falsa accusa di corruzione della gioventù, rivoltagli da individui invidiosi della sua grandezza intellettuale e morì per ubbidire alla Legge, dando testimonianza di una coscienza retta: il suo esempio ci conferma che il bene dell’anima è più importante della conservazione della vita terrena, ma occorre coraggio per essere d’accordo con Socrate. Non dobbiamo salvarci dalla morte perché questa è per tutti inevitabile, dobbiamo salvare la nostra anima! Dobbiamo avere paura del peccato che può uccidere eternamente la nostra anima, consegnandola al demonio che ci porterà all’inferno, di questo dobbiamo avere veramente paura, invece la gente ha paura di morire e vuole in tutti i modi allungarsi la vita e del destino eterno della propria anima si disinteressa, perché purtroppo non ci crede: la perdita della fede e di Dio è la più grande tragedia del mondo contemporaneo, è come se le porte dell’inferno si siano spalancate sul mondo, prepariamoci al peggio perché forse dinanzi a noi nell’avvenire, troveremo la storia che si ripeterà con orrori simili a quelli dello scorso ventesimo secolo, un secolo di guerre e di genocidi, un secolo in cui la negazione di Dio divenne scientifica e in cui il maligno ebbe purtroppo il suo macabro trionfo: se vogliamo debellare questo spettro diabolico, dobbiamo ritrovare l’anima e il senso di Dio.

mercoledì 25 dicembre 2013

Canto di benedizione nel giorno di Natale

Dedico questa prosa poetica a tutte quelle persone dimenticate, uomini e donne, che passeranno in solitudine questo giorno di Natale del Signore… Lui vi è vicino e vi vuole bene.

Natale o nascita di un Bambino che porta nel mondo l’umiltà arcana che dall’eternità attendeva di essere tra le braccia di una donna prescelta, Vergine unica che accosta dolcemente il suo volto sul volto del figlioletto venuto alla luce, con il bacio dell’amore materno

Natale o nascita dell’Autore della vita che porta nel mondo la speranza in una umanità più giusta dove i poveri riceveranno la salvezza, i malati la guarigione, i prigionieri la libertà, i peccatori la redenzione, i morti la vita

Natale o nascita del Benedetto, figlio di una madre che lo guarda con la tenerezza propria di chi ha conosciuto la preziosità di una piccola creatura che si affaccia sull’esistenza, tanto bella quanto difficile per ciascuno

Natale o nascita del proprio unico figlio, armonia silente che canta lieta la vita di un neonato che porta su di sé le sorti dell’umano genere, destino di nascondimento, sofferenza e gloria

Natale o nascita che si compie nella povertà di un giaciglio di paglia e tessuti semplici nel freddo di una notte d’inverno, dove la neve con il suo biancore saluta cadendo e adagiandosi piano sulla terra stupefatta e ammirata, alimenta emozioni e aspettative

Natale o nascita in una Betlemme che accoglie il re dei re nella privazione, quando la sua gente senza troppi pensieri lo rifiuta dicendo che per Lui non c’è posto al tepore del fuoco domestico, tra le mura di una casa accogliente e illuminata

Natale o nascita in cui degli animali con il calore del loro corpo scaldano l’ambiente e danno sollievo alla madre e al figlio, al padre che rispettoso del Mistero annunciato dall’Angelo santo in un sogno serbato nella memoria, contempla con fiduciosa interrogazione quelle candide membra di pargoletto

Natale, in cui il Dio dei Cieli che l’universo non può contenere con la sua immensità, si chiuse nel corpicino di un piccolo appena nato, sangue del sangue del popolo eletto Israele, che il Signore s’è preso nei tempi passati per i suoi progetti salvifici, segreto scrigno dell’incarnazione dell’Eterno

Questo è il Natale delle gente che soffre, che piange, che chiede giustizia, della gente che prega, che crede e che spera, il Natale dei poveri e dei miseri, il Natale di coloro che non hanno nulla e sono disprezzati e rifiutati, un Natale dove non ci sono pastori e Angeli celesti con l’osanna e la lode, ma lacrime e sangue che intridono la terra che urla di disperazione

Questo è il nostro Natale, in un mondo dove regna l’odio e nessuno conosce la pace portata dal Bambino di Betlemme, in un mondo privo di compassione e di attenzione interessata agli ultimi, in un mondo dominato dagli antichi avversari della vita e del suo Creatore, Natale che oggi porta il suo annuncio bello che nessuno vuole più ascoltare, Natale sordo all’invocazione della purezza beata

Questo è un Natale come un altro, un Natale che non vuole cambiare, un Natale privo di novità, ciò che lo rinnova dentro è il sentimento di coloro che accolgono Gesù bambino nel proprio cuore, con la fede sincera dell’accesa volontà aperta al perdono, che ci comunica da sempre la Misericordia fatta carne, fatta umanità fragile e mortale, reciproca accoglienza tra persone il cui Natale è nella vita quotidiana, una coscienza rigenerata nel bene e ricercata per il bene

Perché a Natale tutti pensano alle vanità mondane, ma nessuno pensa a Gesù e alla sua mamma? Fermiamoci a pensare al momento della Natività come quell’attimo eterno d’infinito amore, questa dolcezza di carità è il valore più nobile che si possa davvero considerare, questa dolcezza nell’amarezza della vita che portò il profeta a dire: “ Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo! ”

Ti salutiamo così nel giorno della Tua venuta nel mondo, nel Tuo santo Natale: “ Ave benignissime Iesu, salvator mundi, Domine, miserere nobis! ”.

lunedì 23 dicembre 2013

La storicità dei Vangeli canonici

Gli apostoli dissero al Signore: "Aumenta la nostra fede!". Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe" ”. (Lc  17:5-6) C’è un ambito di studio biblico che riguarda la storicità dei Vangeli, il dilemma che Gesù sia stato o meno un personaggio storico: la questione è stata affrontata per molti anni in modo scrupoloso e razionale da eminenti ricercatori anche non credenti, e a detta di questi ha dato risultati contrastanti: il Vangelo è un libro romanzato con avvenimenti inventati e la risurrezione del Cristo è una impostura orchestrata magistralmente dopo la sua morte in croce dal fanatismo dei suoi seguaci, compresi gli Apostoli? Il cristianesimo è basato su falsi presupposti ideologici che avversano la realtà dei fatti in quell’area geografica del medio oriente? Gesù è veramente esistito o si tratta di un mito? I miracoli e gli esorcismi narrati nei Vangeli cosiddetti storici o canonici sono fantasie dei loro autori e non si sono mai verificati? I Vangeli vanno interpretati semplicemente come un rivoluzionario insegnamento morale, o i racconti presenti in essi sono vere e proprie cronache di duemila anni or sono? I Vangeli sono storia o narrativa fantastica? Ci sono due modi per rispondere a queste domande fondamentali, il primo è lo scetticismo e il secondo è la fede; lo scetticismo ci dà il convincimento razionale che le risposte a tutte queste domande siano implicite nella loro formulazione, quindi il criterio con cui valutiamo la questione è un pregiudizio erroneamente fondato sulle nostre idee avverse, la nostra conclusione è che i Vangeli non sono storici, sono soltanto invenzioni letterarie. E’ vero che i Vangeli sono obiettivamente un’opera letteraria, ma questo non vuol dire che non dicano la verità, anzi la loro missione, lo scopo con cui sono stati scritti, è di trasmettere a coloro che la ignorano la verità su Gesù di Nazaret! I Vangeli risentono della cultura personale dei loro redattori, passano attraverso il filtro intellettuale degli evangelisti. Dobbiamo fidarci degli autori dei Vangeli e delle loro fonti? Queste fonti sono attendibili? Secondo me con queste domande entriamo nel campo della fede, o meglio della fiducia in coloro che hanno scritto, ma penso che questo sia un problema che chiama in causa la coscienza personale di ciascuno, di ogni lettore che voglia conoscere la storia e le parole di Gesù, il Mistero della sua persona. Fidarci o meno degli evangelisti è una scelta che dipende da noi, è un atto di fede genuina: i Vangeli non necessitano di una ermeneutica, ma sono lì presenti nel tempo umano per domandare un’adesione di fede, sono stati scritti per suscitare la fede e convertire le anime a Dio. Il Vangelo quadriforme mette al centro di tutto il suo messaggio la persona del Cristo, e presenta Cristo al lettore perché esso scelga liberamente di aderire alla fede in Lui, di credere o di non credere, il Vangelo è lo strumento privilegiato di Dio per vagliare la fede degli uomini, per far emergere dal loro cuore il rifiuto o l’anelito all’amore per il Signore, affinché tutti ereditino la salvezza che Dio ci ha promesso secondo il piano imperscrutabile della sua provvidenza; le vie con cui Dio si fa conoscere all’uomo per redimerlo dal male sono davvero infinite, e una tra le più importanti passa proprio dal Vangelo. In questa sede non voglio approfondire il tema scientifico sulla storicità dei Vangeli canonici, attraverso un’analisi accurata dei dati in nostro possesso, il Vangelo innanzitutto occorre leggerlo senza preconcetti, occorre ritenerlo e meditarlo, occorre studiarlo nei suoi contenuti per focalizzare la lieta novella che Gesù di Nazaret ci comunica attraverso i suoi testimoni oculari, quelli che hanno vissuto accanto a Lui e che lo hanno visto risorto, per poter decidere se vale la pena di concedergli la nostra stima e la nostra fiducia, oppure no. Resta inteso che la vera fede è un dono soprannaturale, un dono che viene dall’alto e non è una conquista del ragionamento, della riflessione e dello studio, è un dono di Dio che richiede di essere domandato con l’umiltà della preghiera, proprio come fecero gli Apostoli con il Signore: “ Aumenta la nostra fede! ”.

sabato 21 dicembre 2013

Il cuore che ama è libero

Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultéri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie ”. (Mt 15:18-19) Il cuore è il simbolo della vita di una persona, il suo pulsare rappresenta l’esistenza, è il centro degli affetti, del pensiero e dei sentimenti, si può affermare che l’identità spirituale e psicologica di una persona si identifichi con il suo cuore, per molte culture antiche il cuore era la sede dell’anima; il cuore fa scorrere il sangue all’interno del corpo di una persona, quindi trasmette il flusso vitale, il cuore batte il tempo che trascorre, misura la vita che sussiste e progredisce, il cuore è l’organo corporeo che ci mantiene in essere, biologicamente il cuore è il nostro motore; tradizionalmente sia in ambito religioso che in ambito umanistico, si dice di una persona che è buona o cattiva a seconda della condizione del suo cuore, quindi differenziamo un cuore buono da un cuore cattivo, per definire le peculiarità morali che un individuo possiede, considerando le attitudini spirituali come forma del cuore, la cui sostanza è l’anima: la bontà del cuore è molto diversa dalla sua malignità, un cuore buono è un cuore con delle qualità che tutti noi siamo capaci di definire, così come per un cuore cattivo non serbiamo dubbi sulla sua natura. Il Signore non giudica attraverso la parzialità o le apparenze esteriori ma guarda al cuore, il Signore mette il nostro cuore sulla bilancia della Giustizia per soppesare le nostre più intime inclinazioni, un cuore che ama è un cuore puro, un cuore semplice esente dalla malizia, alieno dal male; le nostre scelte e le nostre azioni cambiano il nostro cuore, lo trasformano facendolo buono o cattivo, lo confermano nel bene o nel male. Gesù nel suo messaggio cerca di comunicarci l’anelito a cambiare il nostro cuore, nella sua predicazione Lui chiama questo cambiamento conversione al Vangelo, la conversione al Comandamento nuovo, il Comandamento della carità: ama Dio con tutto te stesso al di sopra di ogni cosa e il prossimo tuo come te stesso, una duplice direzionalità dell’amore, verticalmente prima verso Dio e orizzontalmente poi verso gli altri; con la parabola del buon samaritano Gesù afferma che l’amore deve essere concreto, si deve tradurre in vita vissuta, in esperienza personale, altrimenti rimane una sterile teoria, l’amore diventa una parola vuota di significato. Così dice il Signore nel suo Vangelo in riferimento al proprio Cuore, a tutti coloro che lo vogliono seguire: “ Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime ”. (Mt 11:29) La tradizione plurisecolare della Chiesa mette all’apice del suo culto devozionale due Cuori particolari con un privilegio straordinario, questi due Cuori sono il Sacratissimo e divino Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria: essi sono il simbolo che rappresenta al meglio l’essenza stessa della persona di Gesù nostro Signore e della persona di Maria Santissima, sua e nostra madre; l’arte religiosa ha fatto proprie le rappresentazioni del Cuore di Gesù e del Cuore di Maria, e queste rappresentazioni sono immagini sacre che ritraggono il Signore e la Madonna sotto l’aspetto interiore, sono immagini che portano in sé l’ambizione di descrivere il mondo interiore racchiuso nei Cuori della madre e del figlio: ciò che accomuna questi due Cuori benignissimi è la sofferenza e l’amore, una sofferenza unica e un amore sconfinato; nell’iconografia cattolica il Cuore di Gesù è circondato di spine, trafitto e sormontato da una croce che emerge da delle fiamme, mentre il Cuore di Maria è trafitto da una spada e sormontato da fiamme, le fiamme per entrambi i Cuori hanno il significato di un amore puro e ardente, dell’amore infinito di Dio, il fuoco come a Pentecoste è anche per l’appunto il simbolo dello Spirito Santo. Sacratissimo e divino Cuore di Gesù, confido e spero in Te, pensaci Tu! Cuore Immacolato e addolorato di Maria, sii Tu per me, luce, salvezza e via!

domenica 15 dicembre 2013

Prologo di san Giovanni evangelista

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza
e grida: Ecco l’uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me.
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato
”. (Gv 1:1-18)


Questo è il prologo del Vangelo di san Giovanni apostolo in cui viene affermata con assoluta franchezza l’uguaglianza di Gesù Cristo con il Padre, quindi la divinità di Gesù Cristo, il suo essere veramente il Signore: lo propongo come lettura e meditazione in questo tempo di Natale, senza aggiungere alcun commento; chi ama il Signore faccia di questo prologo un profondo atto di fede nella divinità di Gesù, in Dio che si è fatto uomo assumendo in sé la nostra natura, divenendo come uno di noi; il Natale è il Mistero del Verbo che si fa uomo, Dio che si pone sul nostro stesso piano per elevarci tutti a Lui, è il  Mistero della sua incarnazione per farci conoscere il vero volto dell’Altissimo, un volto umano attraverso cui si manifesta l’eterno Amore.

venerdì 13 dicembre 2013

Poesia dell'eros e sacralità del corpo

Quaderno di poesia erotica, breve antologia dell’eros ispirata al Libro Sacro del “Cantico dei cantici”: la passione della carne per lo spirito invisibile, natura e dicotomia umana tra parti di un unico. La sessualità buona è parte della natura umana e il disordine nella sessualità è parte di una natura creaturale bieca e corrotta, la perversità morale... la sublimazione della libido trasferisce il dinamismo a livello dell’anima intellettiva.

Sensi di rapporto

Negli anfratti ancestrali del tuo fiore ombroso
chiamo a raccolta la dolce sorpresa
del tuo caldo terreno che scorrendo
rosso di sangue nell’anfiteatro della pelle
tenue parodia del freddo gemito
di un piacere antropofago
fatto di cibo carnale e liberatore
pulsioni di gusto e di tatto
olfatto che profuma di buona tempesta
e di meriggio che s’alza senza requie
alla testa della bestia che apre
le labbra candide del tuo corpo femmineo
verso la tenue luce
del nostro cruento amplesso

Felice desiderio

Mentre possedevo l’ambiziosa felce lamentosa
di antiche memorie passate per care
nel diario segreto della mia giovinezza
trovavo squallide membra di maschio
nel mio giaciglio consunto di ore
fatte da lesive considerazioni di orge mattutine
che come sogno al risveglio
trovavano nuove entità
e pingue maglie di sensazioni
nel verace inganno
dei nostri buoni propositi
di un amore mercenario
di un cuore unico in due e ribelle per sempre
ostacolo indivisibile del seme nudo
che offende il profondo gemere
di grida compiaciute e consenzienti
tratto utile della nostra ragione
utile alla congruenza di ogni vanità libera e sensata

Limpido e aspro richiamo

La forte impressione dell’andante fluttuare
della debole intersecazione
dei nostri corpi alieni da peccato
considera anfratti di secrezioni
dolci come miele e favo stillante
nutrienti sostanze per la nostra passione
voluttuose ambizioni di gioiosa azione
calda come il vento del sud
che irrompe impetuoso nei corpi
avvinghiati da legami sinergici
di lealtà reciproca fatta
da reciproca fiducia e confidenza tra fratelli e sorelle
che senza parentela ignari di conoscersi
con una incontrollata parentesi approssimativa
soffio caldo che copre il corpo bagnato
da verità sentite e considerate reali nel mondo
ostile di una ostilità beata da durezza nel morbido
scorrere delle viscere nelle viscere
che come sfregamento labiale incontra labbra malleabili
implicite nel fervore del coito senza requie insane

Amplesso vivace

Flusso ininterrotto di fluide acque
che bagnano l’andante sogno
di sguscianti pesci che saltando
sopra l’acqua stagnante della tua
meritevole condotta lussuriosa e ostinata
versano sangue negli atri angusti
del mio corpo di femmina
tu maschio che tra languida spuma
mescoli il bianco splendore al rosso fervore
delle nostre carni blasfeme
e gioiose di una gioia
quanto mai reiterata e ricercata

Entrando nel tuo sogno

Notte di sogni
che sfiorando ampi spazi nella mia mente
decresci con una luna andante
che piena di piacere ancestrale e di luce serotina
volge il suo sguardo a fulgide
ombre di apparizioni mortali
corpi che si muovono con veemente biancore
nella pallida e lunare apoteosi
del crogiolo in cui le anime
trovano ristoro dal desiderio
di invitto possesso
si posseggono reciprocamente
gli arti e i toraci
i seni e i genitali
di così considerevole incanto allucinato e mordace
e la commistione raggiunge l’apice della vendetta
tra amanti che si conducevano per mano
abbracciati e baciati con trasporto
da labbra apportatrici di vera e intensa
apoteosi di rito e di penetrazione

L’ebbrezza dei tuoi seni

Tocco il tuo petto nudo e gravido di neve feconda
rosastro come il soave odore
dei petali di biancospino
profumato come la rosa azzurra
che produce un frutto dolce al palato
vino inebriante di circospezione
e di libidine armoniosa
eccitando il nostro senso
alla finalità dell’unitiva specie
rotondo e morbido seno che sprigioni linfa
dalla tua bocca sensuale e prominente
donami il sapore agognato di tale desiderio
morbo benigno e febbre salutare

Il sole e la luna

Sole e Luna si illuminano a vicenda
con una luce forte e tenue ad un tempo
imperscrutabile genio del basso sentire
entra nella sua sfera il Sole
e la Luna soggiace nel giaciglio piumato
di velluto blu e seta bianca
tessuti d’amore lisci e carezzevoli
che carezzando la superficie del nostro sentimento
una emozione che dura un istante
quello della nostra accorata musica silente
nel mugulare di beatitudine
in un paradiso artificiale qui nel nostro letto
sotto la doccia di scorrevole amore
carezzevole doccia di splendide sensazioni

giovedì 12 dicembre 2013

Tre tipi spirituali

Ci sono nell’umanità in rapporto alla fede religiosa o alla morale naturale tre tipi spirituali, il corrotto, l’indifferente e il convertito: il corrotto è colui che si rifiuta di accettare la Verità rivelata come norma di condotta nella sua vita, è una persona miscredente che non prega e che antepone il proprio egoismo a qualsiasi attrattiva all’altrui persona, non ama e non vuole amare, per lui la vita umana è un bene relativo di cui si può disporre a piacimento secondo i propri scopi o vantaggi, la distinzione tra il bene e il male se la fa da sé senza nessun riferimento a una Legge superiore, è appunto un relativista e un agnostico, quindi se la scienza non può dimostrare Dio il problema del credere non lo riguarda, la vita per lui è una questione intramondana e ogni riferimento ad un al di là oltre la morte è un atto di immaginazione, da tutto questo breve discorso si può comprendere che le persone così sono le più pericolose, quelle che sanno fare seriamente del male al prossimo senza mai provare il minimo rimorso di coscienza, sono anime in stato avanzato di putrefazione, perché i peccati non perdonati marciscono dentro e corrompono tutto; il corrotto diventa inconsapevolmente strumento del maligno. L’indifferente è colui che ha paura di prendere l’iniziativa di credere in un Dio di infinita carità, così come ce lo presenta il Signore nel suo Vangelo, è una persona che soppesa i pro e i contro, un cinico calcolatore che valuta se la fede gli convenga o meno; l’indifferente non si interessa a Dio con una seria riforma del suo cuore, una riforma morale per una vita all’insegna della conversione ai Comandamenti, è una persona a cui non importa veramente della dimensione soprannaturale dell’uomo, non che non ci creda come il corrotto, ma preferisce per amore del quieto vivere e per non mettersi in discussione, lasciare la cosa nel dimenticatoio, semplicemente non pensarci, non interrogarsi, è fondamentalmente un ignavo che non vuole prendere posizione facendo un vero atto di coraggio, per stare dalla parte di Dio o contro di Lui, in maniera apertamente dichiarata; gli indifferenti sono tiepidi e non amano con tutto il cuore né Dio né il prossimo, anche loro sono egoisti proprio come i corrotti, ma non in maniera così radicale poiché ogni tanto la coscienza ridiventa sensibile e si fa sentire per dirgli che stanno sbagliando, ogni tanto sono capaci di atti altruistici, comunque preferiscono la mediocrità al coraggio di una scelta per sempre. Il convertito è colui che ha dato ascolto alla propria coscienza, che non l’ha uccisa o soffocata come il corrotto o l’indifferente, il convertito ad un certo momento del suo percorso di vita ha compreso che stava sbagliando, che certe sue azioni e certi suoi comportamenti erano inequivocabilmente malvagi, è rientrato in sé stesso e ha pianto le lacrime del pentimento, ha compreso che la sua vita doveva cambiare in rapporto al Signore e al prossimo, altrimenti si sarebbe rovinato da sé stesso pagandone poi le conseguenze nell’eternità della sua anima: è una persona che ha avuto il coraggio di fare un sincero atto di fede nella Verità che ha conosciuto, di credere nel bene e nei suoi valori e di avere fiducia in esso, come direbbe il filosofo francese Pascal ha avuto il coraggio di fare la sua scommessa, quindi se Dio esiste tutto cambia e allora ci si deve adeguare per ottenere il proprio vero bene e il vero bene del prossimo; è ovvio che nella dimensione della fede la prospettiva della propria vita cambia inevitabilmente, il convertito ha scelto con intelligenza e libertà di credere, e poiché crede tutto nella sua vita cambia di conseguenza: la conversione è cambiamento, è una nuova vita che inizia, soprattutto interiormente; la preghiera è un aspetto caratteristico e molto importante di questa nuova vita, poiché credere significa pregare e molti Santi ci dicono che Dio è medico e medicina, nella conversione al suo amore Dio ha guarito la nostra anima dal peccato, perché noi gli abbiamo detto di sì, abbiamo accettato la salvezza dalla sua eterna Misericordia. Un altro aspetto caratteristico della conversione è l’amore nella vita di grazia, come per la fede l’amore è una scelta, si sceglie liberamente di amare, nessuno può costringerci, quindi l’amore è anche un atto meritorio davanti a Dio, ad esempio perdonare è un atto d’amore e chi si converte deve necessariamente perdonare per cominciare una nuova vita. Il convertito è colui che ha preferito Dio a satana, il bene al male, l’amore all’odio, il perdono alla vendetta, la vita alla morte: il cammino della sua vita è proiettato al futuro del Regno annunciato da Cristo, egli non appartiene più al mondo ma è un cittadino della città di Dio, la sua speranza è una speranza escatologica, i suoi desideri sono gli stessi di Colui che lo ha chiamato alla salvezza e nessuno può togliergli la sua pace, perché essa viene dall’alto. Ciascuno di noi ha una parte di torto e una parte di ragione, ma se giudichiamo negativamente gli altri cadiamo interamente nel torto, ricordiamoci che il primo dovere di un cristiano è di amare e che l’amore copre una moltitudine di peccati.

lunedì 9 dicembre 2013

La maschera del diavolo e il volto dell'Angelo

Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce ”. (2 Cor 11:14)
Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità ”. (Ef 5:8-9)
Questi versetti del Nuovo Testamento ovviamente non parlano del buio e della luce in senso materiale, fisico ma si riferiscono alla dimensione spirituale delle creature: satana si maschera da angelo di luce per nascondere a coloro che vuole ingannare le sue reali intenzioni, la luce in un ambito come questo diventa un inganno, una semplice apparenza esteriore; se si vuole trarre in inganno una persona le si presenta un bene apparente, illusorio e le si nasconde quello che c’è dentro, il veleno mortifero che la ucciderà, la si affabula con la menzogna e le si fa credere il falso come vero, difatti satana è molto eloquente come predicatore ed è capace di convincere anche i più scaltri che quello che dice è la verità sacrosanta! Come difendersi? Semplicemente imparando a pensare con la propria testa e conoscendo il più possibile, insomma coltivando un profondo senso critico, la capacità del discernimento. Ad esempio gli Angeli di luce non dicono cose contrarie all’amore e non affermano mai mezze verità, non insinuano il dubbio nella mente degli interlocutori nascondendo certi contenuti nei loro discorsi, come se ci fossero zone remote dove è meglio non addentrarsi per una questione di falsa prudenza, e la sincerità non porta mai in sé un’accusa verso qualcuno, non insinua l’incertezza e la diffidenza, perché sono tutte cose contrarie alla carità nei confronti altrui: coloro che seminano zizzania non sono Angeli di luce e occorre imparare a distinguere tra chi ci vuole veramente bene e chi ci vuole soltanto strumentalizzare per i suoi scopi. Al male piace mascherarsi per impadronirsi più facilmente di noi, vediamo un bene dove in realtà non c’è e cadiamo nella trappola, il male è vile perché se ne approfitta dei più deboli, dei più sprovveduti; il male porta addosso una maschera bellissima e seducente, per togliergli la maschera dobbiamo imparare a vedere oltre le apparenze, dobbiamo imparare a osservare con attenzione, che significa scrutare con l’intelletto e riflettere con la ragione, ma soprattutto applicare all’osservazione la forza delle virtù spirituali, dobbiamo domandare con la preghiera questa forza trascendente: satana ha una repulsione naturale per la preghiera, per questo con essa la sua maschera cade rivelando il suo vero volto, siamo noi che allora comprendiamo chi abbiamo veramente davanti e ci possiamo così difendere, possiamo dire di no al male, lo possiamo evitare, in quanto il male quando è rivelato alla conoscenza dell’anima è già sconfitto, è forte solamente quando si nasconde e diventa debole quando si è manifestato, quando il suo gioco è stato scoperto: se sai dov’è il pericolo, sai anche come evitarlo. La conversione è un continuo adeguamento al bene morale, bontà, giustizia e verità sono le virtù che nascono dalla luce, il Signore è luce e noi come figli della luce dobbiamo comportarci di conseguenza, le tenebre appartengono al passato, per il convertito è sorta l’alba definitiva, quella della sua salvezza, la notte del male è stata superata, tornare a quella notte buia significa rinnegare Dio che ha avuto misericordia di noi, portavamo delle maschere grottesche e invece adesso mostriamo il nostro vero volto illuminato dallo splendore di Cristo, non rimettiamoci quelle maschere scegliendo nuovamente il male e inoltrandoci nelle tenebre della notte di satana, per perderci inesorabilmente nella cattiveria, nell’ingiustizia e nella menzogna: ricordiamoci spesso che il Signore ci ama e questa memoria ci consoli e ci terga le lacrime, ci dia coraggio a proseguire il cammino della vita nella luce diurna.

venerdì 6 dicembre 2013

Preghiera per la festa dell'8 dicembre

Pubblico questa preghiera all’Immacolata Concezione di cui sono autore per celebrare l’8 dicembre, la sua festa liturgica e per coloro che sentono di essere indifferenti alla Madonna, perché sia amata anche da quelli che attualmente la ignorano nella miscredenza, comprendendo l’importanza fondamentale del suo ruolo nell’economia della salvezza di Cristo, con l’augurio che Dio doni a tanti che non vogliono credere il grande tesoro della fede.

Immacolata, hai dischiuso nella gratitudine e nell’ammirazione il cuore del Padre benignissimo, portando nella tua carne l’innocenza della prima donna generatrice dell’umana stirpe agli albori della storia, nuova Donna di una nuova umanità

Senza peccato sei oh Madre carissima e il maligno nemico su di Te non ha alcun potere, vivi immortale nel Regno del Tuo Figlio, prega, prega per noi miseri peccatori!

Immacolata, contemplata fin dal principio come aurora d’Amore dell’eterno Padre nel grembo della madre sua Anna, che senza causa di ribellione la sentì pulsare di sconfinata purezza, giglio fragrante di bene senza macchia, fiore bianco incontaminato

Senza peccato sei oh Madre carissima e il maligno nemico su di Te non ha alcun potere, vivi immortale nel Regno del Tuo Figlio, prega, prega per noi miseri peccatori!

Immacolata, l’universo intero non ha potuto dirsi esente dalla malizia del serpente antico, mentre Tu la più benedetta tra le donne hai l’anima candida come lino puro e il cuore terso come un diamante, sei senza eguali prima e per l’eternità dei secoli futuri

Senza peccato sei oh Madre carissima e il maligno nemico su di Te non ha alcun potere, vivi immortale nel Regno del Tuo Figlio, prega, prega per noi miseri peccatori!

Immacolata, concepita perfetta e libera senza le conseguenze della decaduta natura, fosti piena di grazia ancor prima che l’Angelo dell’annunciazione venisse da Te per domandare il Tuo sì, quel saluto interrogò la Tua umiltà che non si scosse nell’incertezza

Senza peccato sei oh Madre carissima e il maligno nemico su di Te non ha alcun potere, vivi immortale nel Regno del Tuo Figlio, prega, prega per noi miseri peccatori!

Immacolata, singolare bellezza tra tutte le figlie dell’uomo, onore dell’umano genere, fin dal primo Libro fosti consigliera di premonizione nella Tua chiamata alla sconfitta del maligno, e così gli schiaccerai la testa e sarai vittoriosa con la Risurrezione del primogenito tra i risorti

Senza peccato sei oh Madre carissima e il maligno nemico su di Te non ha alcun potere, vivi immortale nel Regno del Tuo Figlio, prega, prega per noi miseri peccatori!

Immacolata, senza macchia di male, senza mai essere soggiaciuta ai desideri del nemico della nostra salvezza, piccola creatura concepita tutta Santa nel segreto di un popolo scelto dall’Altissimo, Israele delle genti da cui sarebbe germogliato il virgulto della Vita

Senza peccato sei oh Madre carissima e il maligno nemico su di Te non ha alcun potere, vivi immortale nel Regno del Tuo Figlio, prega, prega per noi miseri peccatori!

Immacolata, sarai bambina consacrata al Signore delle schiere, nel Tempio di Gerusalemme, la città santa che vedrà la Tua presenza di fanciulla e da lontano verso Nazaret e Betlemme il Tuo grembo di donna essere vero Tempio dell’Onnipotente e generare la natura umana del Figlio di Dio, redentore nostro crocifisso

Senza peccato sei oh Madre carissima e il maligno nemico su di Te non ha alcun potere, vivi immortale nel Regno del Tuo Figlio, prega, prega per noi miseri peccatori!

Cuore Immacolato di Maria, liberaci, guariscici e proteggici, Tu che qui in terra sei la nostra unica speranza in un avvenire senza dolore e morte, Tu che hai compreso pienamente e compiuto fedelmente la volontà dell’eterno Padre, Tu che sei la nostra luce, la nostra via, la nostra salvezza, noi Ti supplichiamo portaci a Gesù, Figlio Tuo e nostro Signore, nostra eterna felicità nella vita senza tramonto, oltre l’inganno delle apparenze e delle vanità di questo mondo; per le Tue dolcissime preci ottienici il perdono per sempre, dalla Misericordia divina fattasi Bambino nel Tuo seno verginale. Amen.

venerdì 22 novembre 2013

Il deserto del cuore come a Nazaret

I network televisivi e radiofonici di ispirazione religiosa, specie quelli cattolici, con le loro trasmissioni annichilano il senso dell’orazione e il valore intimistico della spiritualità cristiana, meglio quindi raccogliersi nel silenzio della riflessione, della preghiera e dello studio, che ascoltare radio e guardare televisione, perché la radio e la televisione dissipano la mente e il cuore e distolgono l’anima dal Signore: per trovare il Cielo dobbiamo cercare dentro di noi e non distrarci con le cose esteriori, con tutto ciò che proviene dagli altri. Per avvicinarci a Dio dobbiamo andare nel nostro personale deserto, dobbiamo trovare la nostra Nazaret sull’esempio della santa famiglia: Gesù bambino è cresciuto in sapienza, età e grazia stando accanto a due persone straordinarie come il suo papà legale san Giuseppe e la sua mamma Maria santissima, la casa di Nazaret è la casa del silenzio e della preghiera, senza alcuna distrazione in cose fatue e mondane, è la casa della divina provvidenza, è la casa in cui dimora l’amore di Dio e quest’amore deve dimorare nel nostro cuore, deve diventare parte di noi; non intendo dire con questo che tutti debbano necessariamente diventare dei mistici o dei contemplativi, ma se una persona cerca sinceramente Dio deve allontanarsi dalle distrazioni del mondo e coltivare la propria interiorità con zelo e tenacia, nel suo cuore troverà Dio che l’aspetta, in questa dinamica del profondo consiste la vera dimensione della preghiera, nel deserto e nella solitudine, ma non nella rinuncia al prossimo, è un deserto e una solitudine vissuta dentro di sé in compagnia dello sposo, come descrive bene l’incontro tra il Signore e l’anima, il Libro sacro del Cantico dei cantici, un rapporto d’amore poetico, sensuale e romantico tra due giovani che si cercano e si trovano. Si può vivere il deserto anche stando in mezzo agli altri, e vivendo con gli altri in spirito di fratellanza, perché ciò avvenga bisogna pregare con perseveranza e, come dice il Signore nel Vangelo, senza mai stancarsi: costruendo nel proprio mondo interiore, che coinvolge anche la mente e tutte le altre facoltà nascoste di una persona, una dimensione orante, l’assiduità alla preghiera, al dialogo diretto con il Signore, pensare a Dio come Lui realmente è, un soggetto distinto da noi che ci ascolta e ci risponde, una persona buona e recettiva, profondamente empatica, che può relazionarsi con ciascuno di noi, se noi lo vogliamo, basta un poco di buona volontà e di accoglienza. I bambini nella loro semplicità credono nell’esistenza di Dio e pregano, senza farsi troppi interrogativi cervellotici, sono semplici e spontanei nella loro fede e si fidano degli adulti come il papà e la mamma che gli parlano di Dio e gli insegnano le preghiere: nell’esercizio della preghiera occorre rassomigliare ai bambini, diventare come loro, avere la loro stessa spontaneità a credere a quanto i grandi gli suggeriscono, perché la preghiera dei bambini per quanto essenziale, è una preghiera piena di fede, una fede sincera che con il trascorrere degli anni verso l’adultità, diventa il buon seme che nella vita futura germoglia per maturare in noi il dialogo con il Signore e la fiducia in Lui, per questo motivo è importante educare i piccoli alla preghiera e al senso di Dio; i bambini imparano dai grandi, il miglior atto educativo nei confronti dei bambini è il nostro esempio, far pregare i bambini è qualcosa di molto gradito al Signore, è qualcosa che in avvenire li renderà adulti migliori, per questo motivo se non si prega in famiglia con il tempo l’educazione dei fanciulli sarà in parte compromessa, educare alla preghiera significa educare alla civiltà e all’umanesimo cristiano, tutti i giovani e i giovanissimi ne hanno un bisogno immenso: i genitori che ai propri bambini non insegnano la preghiera e non parlano loro della bontà di Dio, sono dei dissennati che li consegnano al diavolo e che gli negano quel dono prezioso che è la fede e con la fede il senso della vita, la sua vera bellezza; i bambini ci ascoltano e ci guardano e comprendono molto più di quanto noi possiamo immaginare, cerchiamo di non tradirli e nemmeno di ingannarli, sarebbe una tragedia imperdonabile agli occhi del Dio divenuto bambino per condividere la nostra carne, la nostra natura umana. Per tornare al discorso sui media, per non distrarci dalla preghiera distraiamoci da televisione, radio e computer, ritagliamoci nella giornata dei momenti sacri soltanto per noi e parliamo a tu per tu con il Signore, insegniamo ai nostri bambini a fare lo stesso e a coltivare il senso di Dio, li beneficheremo immensamente e li faremo persone migliori, sempre che loro lo vogliano, ma è di norma difficile trovare opposizione al bene nell’innocenza: il linguaggio umano possiede un grande potere e cioè dare del Tu al proprio Signore ed entrare in relazione intima con Lui, soltanto gli esseri umani possono questo e le altre creature no; per valorizzare ogni giorno che Dio ci dà da vivere abbiamo la possibilità di pregare, non sprechiamo questo potenziale dissipandoci in tante stupidaggini che non hanno nessun valore, valorizziamo la nostra giornata con la preghiera, dedicando al Signore qualche ora del nostro tempo, una giornata in cui si prega è una giornata piena di valore, una giornata in cui si compiono atti di carità, che è la forma attiva della preghiera, è una giornata spesa bene, una giornata che non abbiamo sprecato inutilmente: alcuni sostengono da sempre, cioè da quando sono diventati adulti emancipati dalla cosiddetta puerilità, che il tempo è denaro e quindi vale in funzione del guadagno economico, ma il tempo della vita è una grazia che viene da Dio e vale in misura di quanto lo dedichiamo a Lui e non viceversa, di quanto a Lui lo togliamo per usarlo individualisticamente seguendo la seduzione dei nostri idoli. Nazaret è il simbolo del nascondimento e dell’umile povertà, Gesù è il Dio nascosto, che vive una vita semplice e ordinaria con gli affetti della sua famiglia, la Madonna e san Giuseppe, Gesù conosce la fatica del lavoro quotidiano, conosce il lutto nella perdita del proprio padre putativo, vede la condizione della propria madre divenuta vedova, le vedove erano persone deboli ed esposte nella società di quel tempo, non avevano tutele; Gesù conosce le difficoltà di una vita trascorsa in un villaggio abitato da persone sufficientemente abbienti ma non ricche, persone che vivevano del proprio lavoro: Nazaret è lo stereotipo sociale dell’esistenza della maggior parte dei cittadini del mondo, di quelli che non contano nulla, ma che agli occhi di Dio sono preziosi e amati con predilezione, i piccoli del Signore. Cerchiamo Nazaret e lì troveremo la santità di Dio, il suo amore per noi: nel nascondimento e nell’umiltà si nasconde l’Emmanuele, il Dio con noi.

martedì 19 novembre 2013

La vita esige Dio, la morte lo nega

Ci sono molte persone convinte che Dio non esista, e che la vita sia soltanto qui al presente, in questo mondo, persone che credono nelle capacità dell’uomo di costruire qualcosa di meglio per sé e per le generazioni future, persone che vedono nella morte il peggiore dei mali e che hanno scommesso tutto sulla soddisfazione del proprio egoismo, come se si trattasse di un valore assoluto sul quale non poter transigere: anche questa è una buona filosofia, perché di Dio cosa ce ne facciamo se ad esempio con molto denaro possiamo diventare “autenticamente” felici e vivere senza pensieri e preoccupazioni, magari circondati da coloro che continuano a soffrire e a morire, nella nostra più totale indifferenza; non crediamo in Dio e non ce ne importa proprio nulla di cercarlo, perché tanto cosa ce ne facciamo di una fantasia alienante? E’ per questo che ci si suicida sempre di più e in gran numero, perché se perdiamo quello che per noi ha veramente importanza nella vita, la vita non è più meritevole di essere vissuta, allora meglio morire perché tanto dopo non c’è niente, quindi la morte è una buona soluzione, una via di fuga per risolvere definitivamente ogni difficoltà e problema, quindi con la crisi economica le statistiche ci dicono che in Italia il numero dei suicidi è salito alle stelle, negli ultimi anni fino ad oggi: se si perde l’idolo della ricchezza e del benessere, che sostituisce Dio per gli illusi senza moralità, allora meglio uccidersi e magari portarsi con sé nella morte anche i propri cari e qualcun altro… chi me lo fa fare di vivere, se non posso essere felice come voglio io, secondo i criteri valoriali della società postmoderna? Allora disertare la vita diventa la soluzione, meglio scappare in quel tunnel buio e sconosciuto che è la morte, che affrontare con coraggio il disagio della miseria, le privazioni e la sofferenza morale, quello che per qualcuno è una malintesa perdita di dignità, in quanto la dignità è creduta come l’opinione che gli altri nella società hanno di noi, lo status e il successo, ma la vera dignità della persona umana non è questa, la dignità è il nostro valore intrinseco agli occhi di Dio che ci ama perché ci ha fatti come sue creature buone, ma per chi non crede nell’esistenza di Dio cosa volete che sia la dignità di una persona, forse la sua anima immortale, visto che l’anima al pari di Dio non esiste? La dignità è un valore relativo per qualche benpensante ateo, c’è chi l’ha e chi non l’ha, a seconda delle valutazioni “cliniche” di coloro che detengono il potere diabolico di giudicare i propri simili e di decidere se una vita non valga più la pena di essere vissuta, sia quindi immeritevole di sopravvivenza e di continuità: questa è una ideologia senza scrupoli, e sono in molti che attualmente la professano calpestando l’esistenza del loro prossimo, dei loro fratelli e delle loro sorelle in umanità, è l’ideologia della società dell’anticristo e dell’antivangelo, dove il peccato personale e collettivo diventa un irrinunciabile diritto e Legge dello Stato che è necessario rispettare per essere liberi di esprimere la propria volontà, dinanzi all’idolo tirannico dell’ego esaltato sopra l’idea illusoria di un Dio di carità e compassione. Se non si adora Dio nel proprio cuore e fuori di sé, si adora l’io con tutti i suoi idoli blasfemi al seguito e la morte diventa la soluzione ad ogni problema apparentemente irrisolvibile: la democrazia esige il rispetto delle libertà personali, ma la libertà non è poter fare quello che si vuole estraniandosi da qualsiasi ordine etico, perché vi sia libertà occorrono delle regole condivise e l’osservanza da parte di tutti i cittadini di queste regole, il contrario è l’anarchia o addirittura la tirannide. Le regole condivise in democrazia si chiamano Legge e le Leggi patrie devono rispecchiare la morale naturale scritta nel cuore di ogni essere umano, fuori da quest’ordine c’è il crimine, quello che con un termine religioso poco conosciuto e poco compreso si chiama peccato: non ci sono soltanto peccati personali, ma ci sono anche peccati collettivi, colpe sociali, e questi peccati consistono nelle molteplici violazioni dell’ordine naturale della coscienza a favore del relativismo etico, della confusione tra il bene e il male che porta gli individui che si relazionano in una società, ad una vera e propria deriva etica. Noi sappiamo che uccidere è male, se ad un certo punto della storia diventa condivisibile l’idea che uccidere sia un bene, abbiamo in tal caso una colpa sociale, in questo modo è chiaro che noi non costruiamo una civiltà migliore, ma ci avviciniamo a degli aspetti infernali di una società nemica dell’uomo e della sua dignità. Se una persona è convinta che Dio è pura immaginazione e non lo cerca, cadendo successivamente, o in concomitanza, in un grave disordine morale e nella colpa contro la Legge di amore del Dio cristiano potrà essere perdonato da codesto Dio? La risposta è no, non può esserci perdono per coloro che persistono nel crimine contro la propria coscienza, senza autentica conversione non si può essere perdonati da Dio e si va incontro a un giudizio di condanna: il Signore è buono, ma è anche giusto ed è per questo motivo che esiste l’inferno per le anime impenitenti. Alcune rivelazioni private sostengono che la maggior parte di anime che si trovano all’inferno, non credevano nella sua esistenza e in quei tormenti così acerbi, mentre erano nella vita temporale e passeggera, come non credevano nell’esistenza di Dio e nella sua natura sommamente benigna ed è vero anche, bisogna aggiungere, che senza fede non si può piacere a Dio: un metro di valutazione che sancisce o meno la salvezza di un’anima, è la grandezza e la maturità della propria fede in rapporto a Dio, ma esiste anche una ignoranza incolpevole, comunque a noi basta convincerci che il Signore è buono e vede tutto, proprio tutto fin nel profondo dei cuori e che il suo Giudizio non fa torto a nessuno. Aggiungo queste due brevi giaculatorie che prego ogni giorno, sperando che in molti le facciano proprie: “Mio Dio, Ti amo, abbi pietà di noi e del mondo intero”; “Signore Gesù, Cristo, Figlio del Dio Altissimo, abbi pietà di noi che siamo peccatori!”.

venerdì 1 novembre 2013

Ognissanti, dies natalis delle anime elette

Oggi è il primo novembre, festività di Ognissanti in cui si commemora il ricordo di tutti i santi e le sante della Chiesa; chi sono i santi? sono gli amici di Dio, coloro che nella vita sono stati fedeli alla sua Legge e ai suoi Comandamenti, coloro che hanno saputo amare con cuore libero e sereno, coloro che hanno testimoniato la fede in Cristo fino al sacrificio della vita, con coraggio e abnegazione, coloro che hanno fatto del bene senza chiedere nulla in cambio, sono coloro che la Chiesa dichiara tali perché hanno praticato con fatica e impegno le virtù cristiane in grado eroico; Ognissanti è la festa di chi nell’ordinario della propria vita ha saputo, anzi voluto con tutto il cuore, amare Dio e il suo prossimo, comprendendo che il significato dell’esistenza umana è nascosto entro un segreto accessibile a tutti, e cioè che la vita è grazia che viene dal Signore e dev’essere dono per gli altri che incontriamo sul cammino, dev’essere qualcosa di partecipato nell’amore; i santi e le sante sanno cosa significa piangere per chi soffre ed è solo, povero, emarginato, abbandonato, dimenticato da tutti e loro sono lì, sono presenti agli ultimi, vicino a loro, per condividere tutto, per dare sé stessi in un atto di autentica compassione che non si ferma al sentimento e alle lacrime, ma va oltre, fino a fondersi con il cuore del sofferente, fino a sentire l’altro come se si fosse nella sua persona, in una profonda empatia, in una comunione che è l’essenza stessa dell’amore divino; i santi e le sante sono l’onore dell’umano genere, le persone migliori che la nostra storia abbia avuto e avrà in futuro, sono persone normali come noi ma con una particolarità: hanno scelto di amare, e di amare quel Dio che li ha amati prima di ogni tempo, di amarlo nel prossimo, di amarlo con tutto il cuore e con assoluto disinteresse. Ci sono santi e sante che la Chiesa proclama tali solennemente perché siano esempi da seguire per tutti gli altri fedeli, ma sono molti di più i santi e le sante sconosciuti, persone che si sono santificate nel nascondimento, persone che nessuno conosce e che nessuno conoscerà, che il tempo si è portati via come tutti i nati da donna che magari non hanno fatto la storia, ma hanno vissuto una vita umile e all’insegna del quotidiano, proprio come noi, ma che il Signore ha riconosciuto per suoi figli e sue figlie e ha accolto nel suo Paradiso, anime innumerevoli di beati nella comunione dei santi, ma cosa significa comunione dei santi? Significa che tutte le persone che si trovano in stato di grazia di Dio, condividono i beni eterni, per coloro che sono morti è la visione beatifica nell’aldilà e sono felici e libere, impossibilitate a peccare e a separarsi dal sommo bene che è Dio stesso, Trinità beatissima nella comunione e nella partecipazione della Carità, Dio stesso; coloro che attualmente vivono quaggiù e si trovano in grazia di Dio, partecipano in modo indiretto e insensibile alla beatitudine celeste, quando passeranno la soglia della morte entreranno in Paradiso; la grazia di Dio è la condizione dell’anima in comunione con Dio ed è in stretto legame con la comunione dei santi, chi è in grazia di Dio partecipa fin da subito alla comunione dei santi; tutto questo collima con il Mistero della nostra salvezza compiuta da Gesù sulla Croce, è Gesù che ci dona il Paradiso, è Lui il nostro Cielo. Per essere degni di andare in Paradiso è necessario vivere in grazia di Dio, escludendo da noi il peccato, il male, l’egoismo, la menzogna, la cattiveria, quindi tutto quello che potrebbe separarci dall’amore di Dio, per entrare in Paradiso occorre affidarsi alla divina Misericordia ed essere in grazia: il Signore tramite la sua Chiesa ci ha donato tutti i mezzi che sono necessari per mantenersi in grazia, questi mezzi sono i Sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia, sono i mezzi soprannaturali con cui il cristiano vive della stessa vita di Dio, vive in comunione con Lui, anche i santi e le sante hanno dovuto ricorrere a questi mezzi per poter avanzare e crescere nel proprio viaggio personale verso l’eterna salvezza, un continuo cammino di conversione a Dio e di separazione dal peccato, hanno dovuto combattere il male che si annidava in loro e scegliere sempre per il bene, sono loro a insegnarci che la vera vita cristiana è la vita di un soldato in battaglia, è un combattimento instancabile contro le forze del male, contro l’impero delle tenebre le cui colonne portanti sono la carne, il mondo e il maligno. I santi e le sante sono grandi combattenti, non si sono mai arresi e sono coloro che veramente hanno realizzato in pienezza la propria vita, l’hanno realizzata scegliendo Dio e rinunciando a sé stessi, è come se in loro il Santo Vangelo sia divenuto persona a imitazione del Maestro Gesù Cristo, i progetti che il Signore aveva su queste creature buone si sono compiuti perché hanno ascoltato la sua Parola di verità e gli hanno dato la massima fiducia. In questo giorno ricordiamoci del Cielo in cui tutti i nostri santi e le nostre sante vivono eternamente, loro ci vogliono felici per sempre e noi cerchiamo con il nostro impegno di cristiani di diventare conformi alle beatitudini evangeliche, per essere degni di partecipare al medesimo destino di gioia e di pace senza tramonto. L’ultima parola non è della morte, l’ultima parola è la Risurrezione di Cristo, fissiamo lo sguardo a Gesù risorto, quello è il nostro vero destino e il senso autentico della virtù teologale della Speranza. La festa di Ognissanti è una festa con una valenza prettamente pasquale ma anche universale, il dies natalis di ogni anima umana creata da Dio-Amore per il Paradiso, il Dio amante della vita.

domenica 27 ottobre 2013

La Madonna è nostra Madre e ci insegna a pregare

Le grazie giungono all’uomo attraverso Maria, piena di grazia, Lei è la mediatrice tra Cristo e i cristiani, tra il Cielo e la terra

Ogni grazia che gli uomini ricevono, con bellissimo ordine da Dio vien concessa a Cristo, da Cristo alla Vergine, dalla Vergine a noi. Infatti il donatore di ogni grazia è primariamente Dio, come scrive l’Apostolo Giacomo: “ Ogni buon dato e ogni perfetto dono viene di sopra, scendendo dal Padre dei lumi ”. Le grazie procedono secondariamente dal Signore Gesù Cristo in quanto uomo, poiché Egli mentre visse nel mondo ci meritò tutti quei favori che Dio fino dall’eternità aveva disposto di concedere al mondo, siccome è scritto nel Vangelo di san Giovanni: “ E dalla pienezza di Lui noi tutti abbiamo ricevuto e una grazia in cambio d’un’altra ”. Le grazie procedono in terzo luogo dalla Vergine benedetta, poiché, fin dal tempo nel quale essa concepì Dio nel suo seno, ebbe, direi quasi, padronanza ed autorità su di ogni temporale concessione fatta dallo Spirito Santo, dimodoché nessuna creatura riceve alcuna grazia se non per mezzo di Lei. Pertanto, essendo Cristo il nostro capo dal quale ogni benefico influsso deriva nel corpo mistico, la beata Vergine è come il collo, per cui questo influsso passa per le varie membra, siccome Salomone parlando di Cristo attesta: “ Il Tuo collo, cioè la Vergine Santissima, è come torre d’avorio ”. Di che san Bernardo esclama: “ Nessuna grazia scenda dal Cielo in terra, se non passa per le mani di Maria ”. A buon diritto adunque può salutarsi piena di grazia Colei dalla quale tutte le grazie derivano nella Chiesa.

San Bernardino da Siena, Cinque sermoni, pp. 71-72

Come si prega il Santo Rosario

« Ave oh Maria, piena di grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del Tuo seno Gesù; santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen ».

La preghiera più potente ed efficace per chiedere e ottenere le grazie da Dio è il Santo Rosario della Beata Vergine Maria, ed è anche la preghiera con il più grande potenziale apotropaico e di liberazione dal male, che secoli di tradizione orante nella Chiesa ci hanno consegnato, è una preghiera semplice che tutti possono recitare, è la preghiera dei piccoli e degli umili, la preghiera dei poveri in spirito secondo le beatitudini evangeliche, così come sono i veri figli e le vere figlie della Madonna; il Santo Rosario è una preghiera contemplativa e litanica, costituita da quattro Corone e da venti Misteri da meditare in concomitanza con la recita delle Ave Maria, tutti i Misteri del Rosario sono attinti dal Santo Vangelo, dalla vita del Cristo e della sua Santissima Madre, dalla loro vita descritta nelle pagine della Sacra Scrittura, dagli episodi più importanti e significativi della loro esistenza tra noi e per noi, vera sorgente della nostra redenzione dal peccato, dalla morte e dal maligno, perché nel Santo Rosario c’è tutta la storia della nostra salvezza: per ognuno dei Misteri si pregano a voce un Padre nostro, dieci Ave Maria e un Gloria e si medita interiormente il Mistero corrispondente alle Parole del Santo Vangelo, si concludono i cinque Misteri di una Corona con la recita della Salve Regina e si aggiungono come intermezzo ai Misteri altre preghiere, di diverso carattere, si incomincia e si conclude il Santo Rosario con il segno della Croce. Anche la postura e l’atteggiamento che assumiamo con il nostro corpo è importante, ma di più le disposizioni interiori, in primo luogo la fede e la carità, è lecito affermare che occorra metterci il cuore per pregare bene, ma non il sentimentalismo romantico bensì un sincero sentimento filiale d’affetto alla propria Madre. Una preghiera che si recita alla fine di ogni Decina è stata insegnata dall’Angelo ai tre pastorelli di Fatima ed è la seguente: “ Oh mio Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia! ”.

Breve storia del Santo Rosario

All’origine del Rosario vi sono i 150 Salmi di Davide che si recitavano nei monasteri.
Per ovviare alla difficoltà, al di fuori dei centri religiosi, di imparare a memoria tutti i Salmi, verso l’850 un monaco irlandese suggerì di recitare al posto dei Salmi 150 Padre Nostro.
Per contare le preghiere i fedeli avevano vari metodi, tra cui quello di portare con sé 150 sassolini, ma ben presto si passò all’uso delle cordicelle con 50 o 150 nodi.
Poco tempo dopo, come forma ripetitiva, si iniziò ad utilizzare anche il Saluto dell’Angelo a Maria, che costituiva allora la prima parte dell’Ave Maria.
Nel XIII secolo i monaci cistercensi svilupparono una nuova forma di preghiera che chiamarono rosario, perché la comparavano ad una corona di rose mistiche donate alla Madonna. Questa devozione fu resa popolare da san Domenico, che nel 1214 ricevette il primo rosario della Vergine Maria come strumento per l’aiuto dei cristiani contro le eresie.
Nel XIII secolo si svilupparono i Misteri del Rosario: numerosi teologi avevano già da tempo considerato che i 150 Salmi erano velate profezie sulla vita di Gesù. Dallo studio dei Salmi si arrivò ben presto alla elaborazione dei Salteri di Nostro Signore Gesù Cristo, nonché alle lodi dedicate a Maria. Così durante il XIII secolo si erano sviluppati quattro diversi salteri: i 150 Padre Nostro, i 150 Saluti Angelici, le 150 lodi a Gesù, le 150 lodi a Maria.
Verso il 1350 si arriva alla compiutezza dell’Ave Maria come la conosciamo oggi. Questo avviene ad opera dell’Ordine dei certosini, che uniscono il saluto dell’Angelo con quello di Elisabetta, fino all'inserimento di «adesso e nell’ora della nostra morte. Amen».
All'inizio del XIV secolo i cistercensi, in particolare quelli della regione francese di Trèves, inseriscono le clausole dopo il nome di Gesù, per abbracciare all’interno della preghiera l’intera vita di Cristo.
Verso la metà del XIV secolo, un monaco della certosa di Colonia, Enrico Kalkar, introdusse prima di ogni decina alla Madonna, il Padre Nostro. Questo metodo si diffuse rapidamente in tutta Europa.
Sempre nella certosa di Trèves, all’inizio del 1400, Domenico Hélion (chiamato anche Domenico il Prussiano o Domenico di Trèves), sviluppa un rosario in cui fa seguire il nome di Gesù da 50 clausole che ripercorrono la vita di Gesù. E come aveva introdotto Enrico Kalkar, i pensieri di Domenico il Prussiano erano divisi in gruppi di 10 con un Padre Nostro all’inizio di ogni gruppo.
Tra il 1435 e il 1445, Domenico compone per i fratelli certosini fiamminghi, che recitano il Salterio di Maria, 150 clausole divise in tre sezioni corrispondenti ai Vangeli dell’infanzia di Cristo, della vita pubblica, e della Passione-Risurrezione.
Nel 1470 il domenicano Alain de la Roche, in contatto con i certosini, da cui apprende la recita del Rosario, crea la prima Confraternita del Rosario facendo diffondere rapidamente questa forma di preghiera: chiama Rosario «nuovo» quello con un pensiero all’interno di ogni Ave Maria, e Rosario «vecchio» quello senza meditazione, con solo le Ave Maria. Alain de la Roche riduce a 15 i Misteri (suddivisi in gaudiosi, dolorosi, gloriosi), e sarà solamente con Papa Giovanni Paolo II (un grande apostolo del Rosario), con la lettera apostolica «Rosarium Virginis Mariae» (2002), che verranno reintrodotti i misteri luminosi sulla vita pubblica di Gesù.
I domenicani sono stati grandi promotori del Rosario nel mondo. Hanno creato diverse associazioni rosariane, tra cui la Confraternita del Rosario (fondata nel 1470), la Confraternita del Rosario Perpetuo (chiamata anche Ora di Guardia, fondata nel 1630 dal padre Timoteo de’ Ricci, si impegnava ad occupare tutte le ore del giorno e della notte, di tutti i giorni dell’anno, con la recita del Rosario), la Confraternita del Rosario Vivente (fondata nel 1826 dalla terziaria domenicana Pauline-Marie Jaricot).
La struttura medievale del Rosario fu abbandonata gradualmente con il Rinascimento, e la forma definitiva del Rosario si ha nel 1521 ad opera del domenicano Alberto di Castello.
San Pio V, di formazione domenicana, fu il primo «Papa del Rosario». Nel 1569 descrisse i grandi frutti che san Domenico raccolse con questa preghiera, ed invitò tutti i cristiani ad utilizzarla.
Leone XIII, con le sue 12 Encicliche sul Rosario, fu il secondo «Papa del Rosario».
Dal 1478 ad oggi si contano oltre 200 documenti pontifici sul Rosario.
In più apparizioni la Madonna stessa ha indicato il Rosario come la preghiera più necessaria per il bene dell’umanità. Nell’apparizione a Lourdes del 1858, la Vergine aveva una lunga corona del Rosario al braccio. Nel 1917 a Fatima come negli ultimi anni a Medjugorje, la Madonna ha invitato e ha esortato a recitare il Rosario tutti i giorni.

Dal libro: Le Litanie