CONSACRAZIONE DI SE STESSO A GESÙ CRISTO
SAPIENZA INCARNATA PER LE MANI DI MARIA
(di San Luigi Maria Grignion de Montfort)
O Sapienza eterna ed incarnata! O amabilissimo e adorabilissimo Gesù, vero Dio e vero Uomo, Figlio unico dell'eterno Padre e di Maria sempre Vergine!
Io ti adoro profondamente sia nel seno e negli splendori del Padre, durante l'eternità, sia nel seno verginale di Maria, tua degnissima Madre, nel tempo dell'Incarnazione.
Ti ringrazio perché ti sei annientato prendendo la forma di uno schiavo, per liberarmi dalla crudele schiavitù del demonio.
Ti lodo e ti glorifico per aver voluto sottometterti a Maria, tua santa Madre, in ogni cosa, al fine di rendermi per mezzo di lei tuo schiavo fedele.
Ma, ingrato ed infedele che sono, non ho mantenuto i voti e le promesse che ti ho fatto così solennemente nel santo Battesimo e non ho adempiuto ai miei obblighi. Non merito di essere chiamato tuo figlio e tuo schiavo. E siccome non c'è nulla in me che non meriti le tue ripulse e il tuo sdegno, non oso più avvicinarmi da solo alla tua santissima e augustissima Maestà.
Per questo ricorro all'intercessione della tua santa Madre, che mi hai assegnata come mediatrice presso di te: per mezzo suo spero di ottenere da te la contrizione e il perdono dei miei peccati, l'acquisto e la conservazione della sapienza.
Ti saluto, dunque, o Maria Immacolata, tabernacolo vivente della Divinità, in cui nascosta la Sapienza eterna vuol essere adorata dagli angeli e dagli uomini.
Io ti saluto, Regina del cielo e della terra, al cui impero è sottomesso ogni suddito di Dio.
Ti saluto, rifugio sicuro dei peccatori, la cui misericordia non mancò mai a nessuno.
Esaudisci i desideri che ho della divina Sapienza e ricevi i voti e le offerte che la mia pochezza ti presenta.
𝐼𝑜 (𝑛𝑜𝑚𝑒), 𝑝𝑒𝑐𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑒𝑑𝑒𝑙𝑒, 𝑟𝑖𝑛𝑛𝑜𝑣𝑜 𝑒 𝑟𝑖𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑚𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑡𝑢𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑖 𝑣𝑜𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝐵𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑖𝑚𝑜: 𝑟𝑖𝑛𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑎 𝑆𝑎𝑡𝑎𝑛𝑎, 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑣𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒, 𝑒 𝑚𝑖 𝑑𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜, 𝑆𝑎𝑝𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑟𝑛𝑎𝑡𝑎, 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑎 𝐿𝑢𝑖 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑐𝑟𝑜𝑐𝑒, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎.
𝐸 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒́ 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑖𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑓𝑒𝑑𝑒𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑜 𝑓𝑢𝑖 𝑓𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑖, 𝑖𝑜 𝑡𝑖 𝑒𝑙𝑒𝑔𝑔𝑜 𝑜𝑔𝑔𝑖, 𝑜 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑐𝑒𝑙𝑒𝑠𝑡𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑖𝑎 𝑀𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒 𝑃𝑎𝑑𝑟𝑜𝑛𝑎.
𝑀𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑎𝑐𝑟𝑜, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑜, 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎, 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑏𝑒𝑛𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑖 𝑒𝑑 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑖, 𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑒 𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑒, 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑡𝑒, 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑒, 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑛𝑑𝑜𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑒 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑚𝑒 𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑚𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒, 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟 𝑔𝑙𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙'𝑒𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀.
Ricevi, o Vergine benigna, questa piccola offerta della mia schiavitù, in onore e in unione della sottomissione che la Sapienza eterna si compiacque di avere alla tua maternità, in omaggio al potere che entrambi avete su questo miserabile peccatore, in ringraziamento dei privilegi di cui ti favorì la Santissima Trinità.
Dichiaro che d'ora innanzi io voglio, quale tuo vero schiavo, cercare il tuo onore e la tua obbedienza in ogni cosa.
O Madre ammirabile, presentami al tuo caro Figlio, in qualità d'eterno schiavo, affinché avendomi riscattato per mezzo tuo, per mezzo tuo mi riceva.
O Madre di Misericordia, concedimi la grazia di ottenere la vera sapienza di Dio e di mettermi nel numero di quelli che tu ami, ammaestri, guidi, nutri e proteggi, come tuoi figli e tuoi schiavi.
O Vergine fedele, rendimi in tutte le cose un così perfetto discepolo, imitatore e schiavo della Sapienza incarnata, Gesù Cristo, tuo Figlio, affinché io giunga, per tua intercessione e a tuo esempio, alla pienezza della Sua età sulla terra e della Sua gloria in Cielo. Amen.
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.
mercoledì 29 aprile 2026
L'atto di consacrazione all'Immacolato Cuore di Maria è uno scudo di straordinario potere contro lo spirito del male
lunedì 27 aprile 2026
La presenza reale di Gesù nella Santissima Eucaristia attestata dai demoni durante gli esorcismi
Dagli esorcismi di Padre Gabriele Amorth (1925-2016), è stato un presbitero, scrittore e partigiano italiano, esorcista della diocesi di Roma.
Quando i demoni attraverso la voce dei posseduti e durante le sessioni d'esorcismo sono costretti da Dio o dalla Vergine a rivelare cosa succede durante l'adorazione eucaristica.
Ovunque sia presente il Santissimo Sacramento vi sono angeli santi che invisibilmente fanno corte celeste e adorano Gesù nascosto, quaggiù in questo mondo come in Cielo.
Queste che seguono le trascrizioni:
• “Quando Lo adorate, Egli rafforza le vostre anime e distrugge tutto ciò che abbiamo fatto nelle vostre vite”.
• “Un'ora davanti a Lui ci porta via le anime che avevamo intrappolate per anni. È come una grande guerra contro di noi, e la perdiamo sempre!”
• “L'Ora Santa riempie di Luce le vostre case e le vostre famiglie. Non sopportiamo quella Luce, ci acceca!”
• “Quando si fa l'Ora Santa per i peccatori, essi ricevono la Sua Misericordia e le nostre catene si spezzano. Per noi è una condanna!”
• “Quelle ore di silenzio davanti a Lui sono come un martello che colpisce le nostre teste. Non possiamo resistervi!”
• “Il silenzio davanti a Lui è più potente di mille parole. Li riempie di Grazia e li rende invincibili!”
• “Ogni momento di adorazione offerto dalle anime del purgatorio le rende libere. Quegli atti sono come spade che tagliano le nostre catene!”
• “Le anime che Egli libera ci prendono terreno e non possiamo riprenderlo!”
• “Quando offrono la loro adorazione per i morti, noi perdiamo e loro guadagnano la Sua Luce. È insopportabile!”
• “Fermate questi culti riparatori! Ogni atto davanti a Lui distrugge ciò che abbiamo costruito con tanta fatica”.
• “Coloro che trascorrono del tempo davanti a Lui sono protetti! È come se avessero costruito una barriera tagliafuoco attorno a loro. Non possiamo raggiungerli facilmente!”
• “Ogni volta che uno di voi Lo guarda con fede, riceviamo un castigo che ci ferisce più di mille catene”.
• “Quando qualcuno Lo adora con tutto il cuore, ci toglie ciò che è nostro. Ci umilia ogni volta!”
• “Quelle preghiere davanti al Santissimo Sacramento per i peccatori, sono la nostra rovina. Ricevono la Sua Misericordia e si pentono, e questo distrugge le nostre trappole!”
• “Quando preghi per i perduti davanti a Lui, Egli ti mostra il Suo amore e spezza le nostre catene. Per noi è un disastro!”
• “Il culto per i peccatori ci lascia impotenti su di loro. Li copre con il Suo Sangue e non possiamo più toccarli!”
• “Ci brucia, ci brucia! Quella Luce che si irradia dal Santissimo Sacramento, è come un fuoco che non si spegne mai!”
domenica 26 aprile 2026
Gesù è presente dove è invocato ma soprattutto nell'Ostia consacrata, nelle preghiere e nella carità agli ultimi
Giovanni 9,1-41
1 Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4 Dobbiamo compiere le opere di Colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
COMMENTO
Le 'opere di Dio' è la carità nei confronti di coloro che sono deboli, poveri, abbandonati, ammalati perché è in queste opere che nel mondo si rende presente Dio e sempre attraverso uomini e donne giusti, la malattia non è mai una colpa ma l'opportunità che hanno le persone di buon cuore di amare concretamente, di rendere presente Dio in questo mondo notturno malvagio e nemico di Dio, la carità, grazia o luce soprannaturale, con le loro azioni buone e i loro sentimenti onesti.
mercoledì 22 aprile 2026
Tutto il potere dell'Ave Maria recitata da una persona dal cuore puro, che offre sacrifici a Dio e ama il prossimo
A chi dice che la preghiera sia inutile o una perdita di tempo, propongo di pregare da soli o insieme l'Ave Maria con la convinzione di rivolgersi a una persona reale, di recitare l'Ave Maria con calma e pensando alle parole che si dicono, ponendovi attenzione e si sentiranno fin da subito dei benefici psicologici e col tempo quelli morali e spirituali. Non è autosuggestione ma la realtà di Dio che entra nella tua anima e la guarisce... e con l'anima Gesù guarisce tutta la persona, la libera dallo spirito del male e la salva. Il primo mezzo di grazia è la preghiera, il secondo è la perseveranza nella preghiera. Chi non prega l'Ave Maria non prega mai e non ha mai imparato a pregare, con questa preghiera teologicamente alta e al contempo semplice il cuore di un miscredente può cambiare sul serio e aprirsi alla Verità, aprirsi alla Grazia soprannaturale e pervenire alla pace interiore, a una pace profonda e trasformativa.
Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen.
lunedì 20 aprile 2026
Chi appartiene a Cristo rigetta la guerra e ha in orrore ogni forma di violenza, ama il dialogo e la convivenza pacifica
“Lupus est homo homini, non homo, quom qualis sit non novit.”, Tito Maccio Plauto, commediografo latino del III secolo a.C., nella sua commedia Asinaria. L'egoismo, l'avidità e l'ignoranza alimentano i conflitti, la violenza, la pulsione di morte, la paura, deturpano le coscienze, incattiviscono i cuori, il dialogo che si coltiva nella comprensione dell'altro è un atto della pura ragione oltre che della virtù di carità e ci rende capaci di sconfiggere l'ombra che si nasconde dentro di noi, che ci rende nemici carichi di rancore e ci degenera umanamente. Smettere di vedere il proprio simile come un competitore nocivo ma considerarlo come un collaboratore per costruire il bene comune, la civiltà dell'amore che è l'ideale del Vangelo, la convivenza e la pace nelle innumerevoli diversità, dove si viene stimati per la qualità del proprio carattere e non per la forza o per la capacità di affermarsi sugli altri, lo status sociale o su quanto denaro si possiede, non deve valere la legge del più forte come tra le bestie feroci che si divorano a vicenda ma la compassione del samaritano nella parabola del Vangelo, che Gesù spiega per farci capire chi è il nostro prossimo che dobbiamo amare alla maniera di noi stessi, tutti i Comandamenti di Dio si riassumono nell'amore che si deve avere per gli altri e soltanto chi li osserva ascoltando sempre la voce della coscienza entra alla fine della vita terrena nella Vita eterna, è degno di Dio Carità perché un cuore umano è davvero puro soltanto quando ama sinceramente. L'amore autentico che è purezza non è un sentimento fallace e incostante ma la seria volontà d'amare, di volere il bene altrui secondo i dettami della legge morale, che si fonde con altre virtù cristiane come l'umiltà, la mansuetudine e la castità. Se non si ama il prossimo – chiunque e indistintamente – che si vede! non si ama nemmeno Dio che non si vede (1Gv 4,20-21).
domenica 12 aprile 2026
Le persone hanno un unico corso di vita poi viene il giudizio di Dio, morte, giudizio, inferno, purgatorio o paradiso
Tutto ciò che concerne il corpo col tempo si dissolve, la vita è un inesorabile cammino verso questa dissoluzione finale che nessuno può evitare, non rimane niente di ciò che sono le soddisfazioni materiali, carnali o egoistiche, cadono tutte nel nulla e se ci fosse un'anima da salvare l'unica cosa che avrebbe senso nella vita sarebbe soltanto la virtù della compassione e la preghiera recitata con convinzione come il Santo Rosario e le altre della Tradizione, insomma tutto ciò che ci rende davvero umani e degni di essere definiti tali, come interessarsi dei deboli, dei malati e dei poveri e aiutarli concretamente, il resto come il denaro in un bel conto in banca, il piacere da qualche femmina o la propria affermazione personale, lo status sociale e il successo, a cui danno valore la maggior parte delle persone mondane marcisce con il corpo o diventa in qualche decina d'anni un pugno di cenere; nell'Apologia di Socrate il suo discepolo Platone scriveva che il suo maestro che non scrisse niente insegnava ai giovani che si doveva diventare il più migliori possibile sotto l'aspetto della virtù morale perché poi si sarebbe stati felici per sempre dopo la morte, la città di Atene lo condannò a morte per corruzione della gioventù e blasfemia contro le divinità pagane perché parlava di un certo dio sconosciuto a cui si doveva rendere conto della propria coscienza una volta concluso il cammino terreno, una città fatta di gente amante del benessere e non del sacrificio per il prossimo messa a nudo dal filosofo nella sua viltà di fronte alle scelte che cambiano davvero il cuore di una persona e la loro mediocrità intellettuale, nell'insipienza così radicale riguardo quelle cose che contano davvero nella vita e sono preludio all'eternità, l'eterna Sapienza presente nel Vangelo, cose che non svaniscono perché vanitas vanitatum et omnia vanitas. “Solo la carità rimane dopo questa vita” (San Tommaso d'Aquino, cfr. Summa Theologiae, I-II, q. 67, a. 1).
mercoledì 8 aprile 2026
Ci sono mezzi di grazia con cui si allontana il male da luoghi e persone, uno di questi è la preghiera del Santo Rosario
L'infestazione diabolica è caratterizzata da fenomeni strani e sinistri inequivocabili, ma alcuni di questi fenomeni si possono confondere con elementi del mondo materiale o dell'ambiente, disturbi di origine naturale nella casa o in un luogo circoscritto, talvolta si tratta di suggestione psicologica o addirittura psicosi, se ci sono presenze diaboliche si deve innanzitutto pregare con perseveranza e si consiglia sempre il Santo Rosario associandogli la sincera conversione alla Legge morale, con la castità, la carità e l'umiltà, risolversi a ricevere quanto prima il Sacramento della riconciliazione e del perdono, la remissione delle colpe personali, la Comunione eucaristica che rende l'anima forte e resiliente allo spirito del male, tutto questo ha un grande carisma esorcistico e non è semplice devozione, ma qualcosa che allontana i demoni sul piano della realtà fisica.
martedì 7 aprile 2026
Se il Vangelo fosse esercitato non rimarrebbe che il male inevitabile delle malattie, della vecchiaia e della morte
La questione del male non la si spiega soltanto considerando la natura umana che è oggettivamente inferma o difettosa, incline alla corruzione del corpo e dell'anima, sia nervosa che psichica e spirituale, tutto il male che si compie nel mondo è opera degli uomini che restano liberi di fronte alle scelte morali, non c'è poi tutta questa infermità mentale a incidere sul comportamento delle persone ma troppa malvagità esercitata volontariamente, le facoltà della mente compresa l'intelligenza usate a favore del peccato, in modo insipiente, contro la Legge di Dio e il Comandamento della carità, il peccatore infatti è chi ama il male, chi lo compie in relazione al prossimo, quasi a scopo voluttuario, nemmeno i demoni possono tanto così concretamente nel mondo fisico, sul nostro piano della realtà, soltanto pura influenza sulle menti che non significa controllo assoluto perché ogni persona umana rimane sempre libera di fare il bene o il male, di perseverare nel bene o nel male, di coltivare la sensibilità della coscienza e l'umana compassione o di pervertirsi gradualmente e irreparabilmente. La frase “il male fa male a chi lo fa” non è una citazione letterale attribuibile con certezza a un autore preciso, ma esprime un'idea molto antica e diffusa, presente in diverse tradizioni filosofiche e religiose. Socrate attraverso Platone sosteneva che chi compie il male danneggia soprattutto se stesso, perché corrompe la propria anima. Un'idea simile si trova nel Gorgia. Sant'Agostino insegnava che il male non è una sostanza propria, ma una mancanza del bene (privatio boni); chi lo compie si allontana da Dio e quindi si ferisce interiormente. La Bibbia contiene vari passi affini, ad esempio “Chi scava una fossa vi cadrà dentro” (Proverbi 26,27), che suggerisce che il male ritorna su chi lo compie. Gautama Buddha insegna che le azioni negative generano sofferenza per chi le compie (legge del karma).
lunedì 6 aprile 2026
Cosa pensa di me il Signore? ad ogni istante mi osserva e guarda fin dentro le profondità del mio cuore
Quando dici delle cattiverie su qualcuno, quando lo disprezzi o lo diffami sporcando la sua reputazione, quando mentendo su di lui ne calpesti l'onorabilità, quando lo umili considerandolo senza dignità, lo fai soffrire nell'animo e lo fai piangere domandati cosa pensa di te in quel momento il Signore e cerca di capire che Egli vede chiaro dove nessuno può vedere, che conosce ciò che a tutti è sconosciuto e che alla fine della tua vita ti giudicherà con la misura dell'amore che hai avuto per gli altri, anche per quella persona che tutti scartavano, quanto hai perdonato a chi ti ha fatto del male, quanto hai aiutato il debole o il bisognoso, se ti sei interessato della sua vita e del suo destino, se hai saputo metterti nei panni di un'altra persona in quel momento ferita o oltraggiata, condividendone i sentimenti amari, sappi che Gesù si è messo al nostro posto in tutte queste situazioni negative e dolorose ed è forse l'unico capace di compatirci e di accoglierci, l'unico davvero coinvolto con ciascuno di noi, con me e con te. La verità è che Gesù lo devi sentire nel cuore perché possa cambiarti, è reale e non è una favola per idealisti o sognatori utopici.
domenica 5 aprile 2026
O santo Crocifisso sii per me dolce e sicuro conforto nel cammino verso la Pasqua eterna del Cielo
Dal Vangelo di Giovanni 10, 7-18
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. 11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. 12 Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; 13 egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. 16 E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. 17 Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
COMMENTO
Gesù è il Signore, nessuno può togliergli la vita ma la offre Lui sulla Croce in un sacrificio volontario, soltanto Gesù ha il potere di donarla e il potere di tornare a vivere risorgendo dai morti, è il Suo potere, non è il potere di un uomo, può trattarsi solamente del potere di Dio, il potere del Suo amore che trae dalla morte un corpo esanime per la risurrezione, un corpo spirituale nella gloria celeste, il corpo del Risorto. Gesù offre la vita per ciascuno di noi, è il Suo sconfinato amore per le anime che gli fa compiere l'atto di carità più alto e nobile, dare la vita per qualcuno che si ama e Gesù ha dato la vita anche per me e l'ha data per tutti indistintamente, quanto è preziosa anche una sola anima per Dio Carità! L'obbedienza al Padre collima con la volontà del Figlio, Dio è amore eterno nella Trinità, Dio per Sua natura è inscindibile, Dio è vita immortale, le anime redente partecipano di questo amore vicendevole, che è la vita eterna che Egli ci ha promesso se avessimo scelto di amare. Nella risurrezione di Gesù buon pastore c'è la risurrezione delle Sue pecore, non è un'ovile limitato nello spazio e nel tempo ma universale e senza steccati, sono le pecore che conoscono la Sua voce, che lo amano con tutto il cuore, Gesù è la porta e i redenti l'attraversano per entrare nella vita senza fine dove l'anima riceve ciò per cui è stata creata, la visione beatifica di Dio o anche detta comunione dei beati o Paradiso. La metafora delle pecore, dell'ovile e del buon pastore richiama un Salmo di Davide molto noto, il Salmo 23 che la santa umanità di Cristo senz'altro conosceva a memoria fin dalla Sua fanciullezza anche recitato con Maria, Sua Madre in casa o in sinagoga o al Tempio. L'apostolo Giovanni in un'altra parte della Scrittura dice che chi ama è passato dalla morte alla vita e che chi non ama rimane nella morte.
venerdì 3 aprile 2026
I testi che trattano del demonio nel primo millennio cristiano cosa dicono? qui di seguito una sintesi analitica
Nel primo millennio cristiano la riflessione sul demonio si sviluppa all’interno della teologia e soprattutto dell’esperienza spirituale concreta. I Padri della Chiesa non considerano il demonio come un principio opposto a Dio, ma come una creatura decaduta, reale e pericolosa, tuttavia radicalmente subordinata al Creatore. Alla base di tutta la loro visione vi è la convinzione che il male non sia originario.
Origene afferma con forza che la condizione demoniaca nasce da una caduta libera: “Alcuni esseri razionali, creati buoni da Dio, si allontanarono volontariamente dal bene e, raffreddandosi nell’amore divino, divennero ciò che ora chiamiamo demoni” (De principiis, I, 5, 3). E ancora: “Il diavolo non è tale per natura, ma per scelta” (De principiis, I, 8, 1). Questa prospettiva viene ripresa e approfondita da Agostino d'Ippona, che nel De civitate Dei scrive: “I demoni sono spiriti immondi, divenuti tali per superbia; non sono creati malvagi, ma lo sono diventati” (De civitate Dei, XI, 9). Tuttavia, aggiunge un elemento decisivo: “Quanto possono, lo possono solo per permissione di Dio” (De civitate Dei, IX, 23). In questo modo viene esclusa ogni forma di dualismo: il demonio è reale, ma non è mai alla pari con Dio.
L’azione dei demoni si manifesta soprattutto come tentazione e inganno. Evagrio Pontico descrive con grande precisione questo processo interiore: “Il demonio non conosce il cuore dell’uomo, ma osserva i suoi movimenti e, da ciò che vede, suggerisce pensieri” (Praktikos, 6). E precisa: “Non costringe, ma persuade; non domina, ma insinua” (Praktikos, 12). La lotta si svolge quindi nella mente, attraverso i pensieri. “I demoni combattono con pensieri continui, come onde che non cessano mai” (Praktikos, 48), scrive ancora Evagrio, e aggiunge: “Quando preghi, essi ti suggeriscono immagini, ricordi e desideri, affinché la mente non resti in Dio nemmeno per un istante” (De oratione, 63).
Questa analisi viene sviluppata da Giovanni Cassiano, che descrive una vera dinamica del male: “Otto sono i principali spiriti maligni: gola, fornicazione, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria e superbia” (De institutis coenobiorum, V, 1). Il loro metodo è graduale: “Prima insinuano un pensiero semplice; poi lo rendono piacevole; infine spingono al consenso” (Collationes, V, 13). Ma il momento più drammatico arriva dopo il peccato: “Dopo aver persuaso, accusano; e dopo aver accusato, spingono alla disperazione, suggerendo che non vi è più perdono” (Collationes, II, 5).
Accanto a questa dimensione interiore, i testi del deserto offrono descrizioni fortissime e impressionanti. Nella Vita di Antonio Abate, scritta da Atanasio di Alessandria, si legge: “Di notte, i demoni riempivano la sua dimora di clamori: si udivano come eserciti in marcia, armi che cozzavano, cavalli che nitrivano; le pareti sembravano scosse e tutta la casa tremava” (Vita Antonii, 9). In un altro passo: “Si mostrarono sotto forma di belve feroci: leoni, serpenti, tori infuriati; alcuni lo assalivano, altri digrignavano i denti contro di lui” (Vita Antonii, 9). E ancora: “Lo percossero con tanta violenza che giaceva a terra senza voce, come morto” (Vita Antonii, 8).
Queste manifestazioni non erano soltanto terrificanti, ma anche profondamente ingannevoli. Gli stessi demoni potevano mutare aspetto: “Talvolta si trasformavano in donne e cantavano per sedurlo” (Vita Antonii, 5), oppure “apparivano come monaci e parlavano delle Scritture per ingannare” (Vita Antonii, 25). Qui emerge uno degli aspetti più inquietanti della tradizione patristica: il male può presentarsi sotto forma di bene.
Anche i detti dei Padri del deserto riportano esperienze simili: “Un fratello vide demoni come Etiopi neri che lo circondavano ridendo, e il suo cuore venne meno per la paura” (Apophthegmata Patrum, Antonio, 5). Un altro racconto dice: “Il demonio gli apparve come un gigante che toccava il cielo; ma al segno della croce svanì come fumo” (Apophthegmata Patrum, Antonio, 7). Queste immagini mostrano insieme la forza dell’impressione e la fragilità reale di tali apparizioni.
Agostino d'Ippona mette in luce anche l’aspetto morale e religioso dell’azione demoniaca: “Essi desiderano essere temuti e adorati; si nutrono dell’errore degli uomini” (De civitate Dei, VIII, 19). E ancora: “Si presentano talvolta come benefattori, per essere venerati come dei” (De civitate Dei, IX, 20). In questo senso il demonio non si oppone sempre frontalmente a Dio, ma può insinuarsi nella religiosità stessa, deformandola.
Particolarmente sottile è la tentazione della superbia spirituale. Evagrio Pontico afferma: “Il demonio della vanagloria è il più sottile, perché suggerisce all’uomo che è santo” (Praktikos, 13). E aggiunge: “Meglio cadere in un peccato che credersi giusti” (tema sviluppato in Praktikos, 14-15). Questa affermazione paradossale mostra quanto sia pericolosa l’illusione spirituale.
Nonostante la forza di queste descrizioni, tutti i Padri insistono sul fatto che il potere dei demoni è limitato. Agostino d'Ippona usa un’immagine molto efficace: “Il diavolo è come un cane legato: può mordere solo chi gli si avvicina” (In Ioannis Evangelium Tractatus, 7, 7). E ribadisce: “Non vincerebbe nessuno, se non trovasse complicità” (De civitate Dei, XII, 6). Anche Origene insiste sulla libertà dell’uomo: “Ogni anima conserva la libertà” (De principiis, III, 1, 21).
Antonio Abate, forte della sua esperienza, afferma: “Se avessero potere, basterebbe uno solo; ma poiché non possono, si mostrano in molti per spaventare” (Vita Antonii, 13). E aggiunge: “Quando li disprezzi, diventano deboli” (Vita Antonii, 30). Il loro potere è quindi legato alla paura.
Il centro della riflessione resta però Cristo. Nella stessa Vita si legge: “Il segno della croce e il nome di Cristo fanno fuggire i demoni” (Vita Antonii, 13). Agostino d'Ippona interpreta questa vittoria in modo teologico: “Il Signore ha vinto il diavolo non con la forza, ma con la giustizia” (De civitate Dei, XIII, 14). E ancora: “La passione di Cristo è il laccio con cui il diavolo è stato preso” (Sermo 263).
Infine, i Padri offrono criteri di discernimento. Antonio insegna: “Non credere a ogni spirito” (cf. Vita Antonii, 35). E propone una regola fondamentale: “Ciò che porta pace, umiltà e carità viene da Dio; ciò che genera turbamento e orgoglio viene dal nemico”. La vita spirituale è descritta come una vigilanza continua, simile a quella di un portinaio che controlla chi entra nella città. Giovanni Cassiano usa proprio questa immagine: “Come un portinaio alla porta della città, così il monaco deve vigilare sui pensieri” (Collationes, I, 20).
Nel complesso, la demonologia del primo millennio appare insieme drammatica e profondamente equilibrata. Il demonio è descritto come presenza reale, capace di incutere terrore, di assumere forme mostruose o seducenti, di agire nel corpo, nella mente e nello spirito. Tuttavia, il suo potere è limitato, subordinato e incapace di annullare la libertà umana. La sua forza risiede nell’inganno e nella paura, mentre la sua sconfitta è già compiuta in Cristo e si rinnova ogni volta che l’uomo sceglie il bene nella fede, nell’umiltà e nella perseveranza. La sua forza è reale ma limitata, mentre la vittoria appartiene a Cristo e a chi rimane unito a Lui.
giovedì 2 aprile 2026
Credere nel Signore e nella Vergine e pregare con fede sincera è l'unico modo di dare senso e direzione alla propria vita
Nelle Lettere di J. R. R. Tolkien ci sono diversi passaggi in cui emerge chiaramente la sua fede cattolica e il riferimento a Gesù e alla Vergine Maria. Uno dei più noti si trova nella Lettera n. 142 (1953), scritta al gesuita Robert Murray:
«La The Lord of the Rings è naturalmente un’opera fondamentalmente religiosa e cattolica; inizialmente inconsciamente, ma poi consapevolmente nella revisione. Per questo motivo non ho inserito, o ho eliminato, praticamente ogni riferimento a qualsiasi cosa che assomigli alla “religione”, ai culti o alle pratiche nel mondo immaginario. Perché l’elemento religioso è assorbito nella storia e nel simbolismo. […]
Penso che sappia (sebbene io non l’abbia mai detto esplicitamente) che il personaggio di Galadriel è, in qualche modo, riflesso della Madonna; e che la sua purezza e potere derivano da quella fonte».
In altre lettere Tolkien parla più direttamente di Gesù Cristo e della Vergine Maria. Ad esempio, nella Lettera n. 213 (1958):
«Io sono cristiano (il che può essere dedotto dalle mie storie), e in effetti cattolico romano. […] Il dramma del mondo è quello della caduta e della redenzione — e la Redenzione è stata compiuta da Gesù Cristo».
E ancora, in un passaggio molto significativo della Lettera n. 43 (1941), scritta al figlio Michael durante la guerra, emerge anche la sua devozione mariana:
«Rivolgiti alla Madonna nei momenti difficili: ella può ottenere grazie per te da suo Figlio».
Questi testi mostrano bene come, per Tolkien, la figura di Gesù Cristo e della Vergine Maria non siano semplici riferimenti devozionali, ma la chiave profonda della sua visione del mondo e, indirettamente, anche della sua opera letteraria.
mercoledì 1 aprile 2026
La conversione è semplicemente l'aver capito che il proprio cammino nella vita è sbagliato ed è necessaria la carità
Giobbe 22, 21-30
Riconcìliati dunque con lui e avrai pace;
ne avrai un gran beneficio.
Accogli la legge dalla sua bocca
e poni le sue parole nel tuo cuore.
Se tornerai all'Onnipotente con umiltà,
se allontanerai l'iniquità dalla tua tenda,
se stimerai come polvere l'oro
e come sassi dei torrenti l'oro di Ofir,
allora sarà l'Onnipotente il tuo oro
e per te sarà come mucchi d'argento.
Allora sì, nell'Onnipotente ti diletterai
e alzerai a Dio la tua faccia.
Lo supplicherai ed egli ti esaudirà
e tu scioglierai i tuoi voti.
Deciderai una cosa e ti riuscirà,
sul tuo cammino risplenderà la luce.
Se ti umiliano, dirai: «Si rialzeranno!».
Dio soccorre chi ha gli occhi bassi.
Egli libererà anche l'innocente;
sarà liberato per la purezza delle tue mani.
COMMENTO
Il primo passo per riconciliarsi con il Signore è come con qualsiasi altra persona che abbiamo maltrattato o ferito, parlargli da amico confidenzialmente e domandargli perdono di averlo offeso con le colpe commesse, con i propri sbagli o mancanze di carità o qualsiasi altro difetto che abbia abbrutito la nostra coscienza, è semplicemente pregare ma con sincerità che vuol dire parlare al Signore sapendo che Egli ci ama anche se siamo inclini al male, sapendo che la Sua misericordia ci precede come nella parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso, che prima che noi soffrissimo nelle prove della vita Egli ha sofferto per noi, ci è così vicino da aver condiviso tutto con noi, il nostro amico più caro, più intimo e così vicino al nostro cuore da ascoltarne ogni battito e forse l'unico vero capace di dire 'ciò che fate a lui lo fate a me'.