Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

martedì 7 aprile 2026

Se il Vangelo fosse esercitato non rimarrebbe che il male inevitabile delle malattie, della vecchiaia e della morte

La questione del male non la si spiega soltanto considerando la natura umana che è oggettivamente inferma o difettosa, incline alla corruzione del corpo e dell'anima, sia nervosa che psichica e spirituale, tutto il male che si compie nel mondo è opera degli uomini che restano liberi di fronte alle scelte morali, non c'è poi tutta questa infermità mentale a incidere sul comportamento delle persone ma troppa malvagità esercitata volontariamente, le facoltà della mente compresa l'intelligenza usate a favore del peccato, in modo insipiente, contro la Legge di Dio e il Comandamento della carità, il peccatore infatti è chi ama il male, chi lo compie in relazione al prossimo, quasi a scopo voluttuario, nemmeno i demoni possono tanto così concretamente nel mondo fisico, sul nostro piano della realtà, soltanto pura influenza sulle menti che non significa controllo assoluto perché ogni persona umana rimane sempre libera di fare il bene o il male, di perseverare nel bene o nel male, di coltivare la sensibilità della coscienza e l'umana compassione o di pervertirsi gradualmente e irreparabilmente. La frase “il male fa male a chi lo fa” non è una citazione letterale attribuibile con certezza a un autore preciso, ma esprime un'idea molto antica e diffusa, presente in diverse tradizioni filosofiche e religiose. Socrate attraverso Platone sosteneva che chi compie il male danneggia soprattutto se stesso, perché corrompe la propria anima. Un'idea simile si trova nel Gorgia. Sant'Agostino insegnava che il male non è una sostanza propria, ma una mancanza del bene (privatio boni); chi lo compie si allontana da Dio e quindi si ferisce interiormente. La Bibbia contiene vari passi affini, ad esempio “Chi scava una fossa vi cadrà dentro” (Proverbi 26,27), che suggerisce che il male ritorna su chi lo compie. Gautama Buddha insegna che le azioni negative generano sofferenza per chi le compie (legge del karma).

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