Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

sabato 28 marzo 2026

Silloge poetica n°093


SECOLARITÀ

Quando ero bambino pensavo al mondo
come alle relazioni familiari,
perché tutto il mio mondo erano la mamma e il papà,
quel fiore nero che stava oltre le mura di casa
si trovava nell'ignoto della città
con l'indifferenza colpevole delle creature umane,
lontano dalla culla della verità che difendeva
il mio cuore di fanciullo dalla cattiveria
e dal disprezzo di chi non ha conosciuto davvero nulla,
quel nulla ateo di chi crede all'uomo
come a un qualsiasi animale
e non è capace di sentire sincera compassione
e di scrutare negli occhi del debole,
l'anima al di fuori del tempo
e di contare le lacrime che scendono su gote affrante,
sul volto segnato con rughe dal tempo
di uomini e donne nella stanchezza di una vita sacrificata,
per figli infelici il cui destino è stato
l'amarezza della solitudine e la desolazione della mente,
non ho trovato consolazione dalla vita
ma il vuoto dei valori spirituali,
in cristiani apostati privi di quell'autentica fede,
santa tra le menzogne della civiltà laica,
che ha reso del tutto libere
le anime dalle catene dell'egoismo,
non più scese al compromesso con il secolo presente
e la pietà del Cristo la bilancia del giudizio,
così la Croce benedetta il richiamo alla coscienza,
perché se ami non domandi per te stesso
– dal prossimo come un diritto
ma offri la tua vita buona e le tue preghiere caste,
su quella Croce lassù sul Calvario
tra le innumerevoli croci – nei cinque misteri dolorosi
della tua corona del rosario,
per i nostri fratelli e le nostre sorelle
– che è la nostra stessa umanità tanto umiliata da cuori insensibili,
di pietra come i marmi di chiese oramai vuote
e persone colme della turpe ignominia
che non hanno mai conosciuto l'amore e la carezza di Dio.

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