Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

giovedì 7 agosto 2025

Silloge poetica n°102



LUCE

Senza luce quel vetro
della finestra
mi faceva sentire un'ombra fuori di me,
senza luce era come se le ombre
attraversassero il mio corpo
e si fondessero con la mia anima,
se la luce è la preghiera
allora le tenebre sono qualsiasi cosa nel mondo
che seduce appropriandosi del cuore,
senza la preghiera la luce spirituale è spenta
come il vetro chiaro della finestra
da cui non traspare più il sole,
ma allora le nubi nere di un temporale estivo
sono il peccato che ci priva della grazia,
ogni peccato è tenebra
che acceca l'anima nell'oscurantismo
della negazione di ogni virtù,
la pura carità è la virtù
che il fuoco della preghiera alimenta
e ogni bagliore luminoso di quel fuoco
è il Signore in noi
che ci rende davvero umani.


NAUFRAGHI

La nave nella veemente tempesta
come la coscienza nel vuoto,
questi naufraghi che sfiorano l'acqua in superficie
agitata e percossa da marosi
che ledono ogni scrupolo che si annida
ancora nella fossa profonda,
vittime di un calcolato ed iniquo profitto
che sulla terra ferma
così radicata è la pianta del male,
dove fiori neri e foglie spinose
crescono a danno del nitore d'innocenza
e cuori frustrati da miriadi di demoni.


TERRA PROMESSA

La guerra è il serpente che si morde la coda,
è un cerchio che divampa nei cuori
e arde di vendetta,
il corpo di un fanciullo diventa bersaglio
per i denti acuminati del fucile;
centinaia di colpi sul candore verginale
e il sangue bagna le nuvole come di bianco cotone
sopra una terra desertica,
una terra inospitale dove il sole è diventato nero
e le stelle ballano la danza macabra,
nella notte del plenilunio
il dolore è come riflesso in uno specchio
e c'è polvere d'ossa ovunque intrisa di lacrime gelide;
nella vita innocente scorre la linfa dello spirito
quando gli angeli della pace
abbracciano un'anima e la conducono lassù
nelle dimore eterne,
sembra spegnersi la pietà
ma nel sacrario interiore delle vittime
il perdono è sempre risorgente,
dalla cenere dei camini
e dalla bellezza dei volti rassegnati,
dagli sguardi benevoli e lieti;
non c'è ancora la fine
perché l'amore troverà altri luoghi
dove potersi radicare
e germogliare verso il cielo di nuovo sereno.

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