Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

sabato 11 ottobre 2025

Silloge poetica n°033


NEGHITTOSITÀ

Gesù non ti ho mai amato
per la tua Croce
ma per usare della vita
come una candela che si consuma
lenta in giorni lieti
e senza contrarietà e combattimento,
quasi fossi un gretto devoto
di una divinità pagana
che concede un'edonistica consolazione
ai vili e ai meschini;
Gesù non ti ho mai amato
perché hai dato la vita in sacrificio
per ottenermi la grazia,
ma perché il denaro mi illudesse
con un falso senso di sicurezza,
perché il denaro mi facesse sentire
forte come tra i più forti animali della società,
un lupo famelico
che nell'avidità e nell'egoismo
non chiudesse mai le fauci sulla preda inerme,
ma la facesse sanguinare
per infliggerle tanto dolore come a un prossimo
nella debolezza e nel bisogno,
con l'indifferenza di un cuore di metallo;
Gesù non ti ho mai amato
perché non mi ami
ma per avere di che odiare
il Dio della vita
che ad ogni istante mi fa battere il cuore,
perché in ogni battito
mi stupisce con il suo interesse
per una creatura insignificante che come me
è diventata figlio,
e che nella luce sempiterna
ha trovato l'inganno di farsi tenebra,
un buio di disprezzo per l'amore;
Gesù non ti ho mai amato
non perché non ho capito l'amore,
ma perché la solitudine ha schiacciato il mio cuore
sotto il peso di ogni lacrima versata
per non essermi sentito amato
e il tuo nulla pieno di rimorso,
la tua mancanza
è ancora qui nell'interiorità del mio nulla,
fuori soltanto la neve
di un inverno gelido fatto di fantasmi
che attraversano il mio sguardo,
lontano il Sole calante
smorto e ambiguo nel suo immergersi
nella dimenticanza;
Gesù non ti ho mai amato
perché non ho voluto amarti,
perché ho preferito me stesso alla bellezza
e non sono stato docile
alla tua insondabile misericordia,
perché non ho compatito
le sofferenze e le umiliazioni degli altri,
perché la mia cattiveria ha offuscato
il sentimento per cui ognuno
è parte di me ed io vivo negli altri,
che sono l'emblema
dell'amore vilipeso con l'ingratitudine
di chi si chiude al perdono,
e compie l'atto di morte della propria anima.

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