Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

sabato 16 maggio 2026

Ad ogni istante della vita si può andare in esilio dal corpo e poi stare per sempre con il Signore

EPISTOLA 2Cor 4, 18 – 5, 9 

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 

Fratelli, noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito. Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. 

COMMENTO 

La chiave di interpretazione che apre alla conoscenza dell'essere umano, non come sostengono gli atei l'uomo un animale qualsiasi, un animale del tutto soggetto alle leggi di materia e quindi anche alla mortalità, la morte con la dissoluzione del corpo sarebbe la fine di ogni sussistenza, quel nulla indecifrabile da cui veniamo e a cui andiamo, il non senso della nostra vita e di tutto ciò che esiste, ma l'embrione o il feto umani sono qualcosa che esula dalla materia di cui sono fatti tutti gli animali di diversa specie (dignità o capacità giuridica?), è il mistero dell'immortalità dell'anima e del suo rapporto diretto con il Creatore. San Paolo per qualche dotto interprete della mente umana, per qualche psicoanalista, scriveva così perché epilettico e alienato mentale, uno psicotico certo della sua interpretazione arbitraria dell'esistenza o realtà, certo della veridicità delle sue esperienze deliranti extracorporee. Chissà se le cose stanno proprio in questi termini? Se la mistica e le malattie mentali sono cose differenti? San Paolo era consapevole e decisamente molto equilibrato.

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