Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

venerdì 18 ottobre 2013

Le bugie del diavolo

L’arte della menzogna è un’abilità che il maligno possiede in sommo grado, non a caso il Signore nei Vangeli lo definisce il padre della menzogna; ci sono numerose testimonianze di esorcismi in cui il demonio fa delle dichiarazioni spontanee, queste dichiarazioni debbono essere considerate sempre come delle falsità, come delle astute bugie; le persone che subiscono la possessione diabolica durante la preghiera di esorcismo entrano in trance e a quel punto è il demonio dentro quella persona a parlare, e lui è un grandissimo bugiardo, cerca di distogliere dall’obiettivo primario degli esorcismi e cioè dalla liberazione e di portare i presenti ad atti di curiosità che esulano dallo scopo della preghiera rituale, che dev’essere sempre e soltanto la cacciata dei demòni dalla persona colpita dalla possessione, la liberazione duratura di quella persona, una liberazione senza ulteriori ricadute, perché la liberazione dal male è sempre un atto di carità nei confronti di una persona sofferente, è parte della pastorale di carità in tutte le chiese. I demòni parlano non di rado di anime di defunti presenti nella persona o nei luoghi infestati, e queste presenze di anime umane dichiarate dai demòni sono sempre e soltanto menzogne, a dare i disturbi non sono mai le anime dei trapassati ma sempre i demòni, anche se è possibile che le anime dei dannati siano richiamate dall’inferno per un’attività di natura diabolica, ma questa è e rimane soltanto un’ipotesi teologica, non c’è nulla di confermato: la fede cattolica ci insegna che le anime dei defunti dopo la morte vengono giudicate da Dio e vanno direttamente nelle loro sedi eterne che sono l’inferno, il purgatorio, che è già un ambito di salvezza, o il Paradiso, non ci sono anime che restano legate alla dimensione terrena per cui i viventi possono interagire con i morti, questo è un inganno che i demòni sono interessati a far passare come veridico, basti pensare agli errori dello spiritismo, della necromanzia e di un certo occultismo, dove chi esercita queste pratiche non fa altro che entrare in contatto con gli stessi demòni, con il maligno ed è esattamente ciò che loro desiderano, per questo tentano in ogni occasione che gli si presenta di ingannare e di portare le persone testimoni di questi fenomeni soprannaturali, all’inganno più subdolo; satana è uno spirito intelligente e conosce alla perfezione la mente umana, comprese le sue debolezze, per questo motivo gli risulta facile ingannarci. A volte i demòni nell’interrogatorio sono costretti a dire la verità, quando ad esempio l’esorcista glielo impone nel Nome di Gesù Cristo o della Madonna, ma a quanto dichiarano spontaneamente non c’è da credere: il Rituale dice di fare solamente alcune domande al demonio durante l’esorcismo, come ad esempio i motivi che lo hanno indotto a possedere quella persona o riguardo la data precisa della sua fuoriuscita, della liberazione, le domande di curiosità che esulano da quanto il Rituale ammette come lecite e attinenti sono da evitare per una questione di prudenza, sono assolutamente da evitare per non essere tratti in errore; il demonio quando è ciarliero parla con lo scopo di distogliere le persone dalla preghiera e dal desiderio della liberazione, che è l’unico bene da perseguire negli esorcismi, l’unico bene per la persona vittima del maligno. Satana è sempre e soltanto un gran bugiardo, ricordiamocelo sempre, lui dice le bugie per portarci lontano dalla Verità e in questa maniera danneggiare la nostra fede sana e genuina, il Rituale romano degli esorcismi lo definisce come il maestro di tutti gli eretici, cerchiamo di stare in guardia anche da tutti i vari falsi maestri del mondo contemporaneo, autoproclamatisi uomini di Dio, che sono più o meno inconsapevolmente suoi strumenti per spargere menzogne; queste sono tutte cose che fanno davvero male alla nostra anima e favoriscono l’impero delle tenebre. Consiglio a chi vuole conoscere la dottrina e la fede secondo la verità della Rivelazione cristiana, di leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica, di studiarlo con attenzione perché è davvero una grande fonte di ricchezza spirituale, inoltre ci matura culturalmente. Aggiungo alla pagina una preghiera di liberazione della tradizione che si chiama Anima di Cristo:


Anima di Cristo, santificami
Corpo di Cristo, salvami
Sangue di Cristo, inebriami
Acqua del costato di Cristo, lavami
Passione di Cristo, confortami
Oh buon Gesù, esaudiscimi
Entro le Tue piaghe nascondimi
Dal maligno nemico difendimi
Nell’ora della mia morte chiamami
Non permettere che io sia separato da Te
Fa ch’io venga a Te a lodarti con i Tuoi Santi 
per i secoli dei secoli
Amen.

mercoledì 16 ottobre 2013

Il bene che voglio e il male che non voglio

Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio ”. (Rm 7:19) Questa frase dell’Apostolo san Paolo tratta dalla Lettera ai Romani, pone in evidenza una contraddizione a cui tutti gli esseri umani sono soggetti, esiste una dicotomia nella natura psichica della persona, una sorta di incoerenza tra ciò che accettiamo come bene nella nostra coscienza, magari interiorizzando la Legge di Dio, e quello che compiamo con le nostre azioni, quindi una tendenza naturale al male che i Padri della Chiesa antica hanno definito con il termine concupiscenza; concupire significa sentire in sé il desiderio di compiere il male nonostante i dettami della propria coscienza, significa conoscere il bene e il male, scegliere il bene consapevolmente ma covare nella carne, quindi nella mente e nell’istinto, la frenetica inclinazione di fare il male, il desiderio irrefrenabile di violare la Legge di Dio, di calpestare i Comandamenti ogniqualvolta ci si presenta l’occasione per farlo, questo desiderio di male si manifesta specificamente in quelli che sono definiti dalla teologia come i sette vizi capitali, si può benissimo affermare che l’ego umano ha sette bocche fameliche da soddisfare che sono la superbia (sfoggio della propria superiorità rispetto agli altri), l’accidia (la pigrizia, l’ozio, la poca voglia di fare, l’apatia, il disinteresse verso gli altri, verso sé stessi, e verso la vita), la lussuria (dedizione al piacere e al sesso), l’ira (il lasciarsi facilmente andare alla collera), la gola (abbandono e esagerazione nei piaceri della tavola), l’invidia (desiderio malsano verso chi possiede qualità, beni o situazioni migliori delle proprie), l’avarizia (mancanza di generosità, colui che è taccagno, ma in origine indicava la tendenza all’accumulo eccessivo ed ingiustificato, la tesaurizzazione), questi sette vizi sono dei veri e propri abiti del male, come li definisce il grande filosofo greco Aristotele; al pari delle virtù, i vizi derivano dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di abito che lo inclina in una certa direzione. I vizi diventano la manifestazione della psicopatologia dell’uomo. I vizi diventano quindi malattie dello spirito. La concupiscenza è l’origine di tutti i vizi, ed è scritta a caratteri indelebili nella nostra carne, è parte della nostra natura decaduta: per dire un no sincero ai vizi e far nascere in noi le virtù morali occorre un grande sacrificio, occorre rinunciare a sé stessi, al nostro egoismo esasperato, facendo ricorso alla mortificazione, vocabolo che letteralmente significa dare morte, a che cosa? alle radici del male che sono in noi, estirpandole dal nostro cuore, occorre scegliere e fare il bene tutte le volte che ne abbiamo l’occasione, in caso contrario facendo il male alimentiamo i vizi e ci corrompiamo interiormente, deturpiamo la nostra anima; se un raggio di luce entrasse nella nostra povera anima vedremmo con chiarezza lo stato pietoso di bruttura e sporcizia in cui versa e inorridiremmo, praticare la virtù significa fare pulizia dall’iniquità che abita in noi e preparare una degna dimora a Dio, perché la santità di Dio richiede che lo si ospiti in un cuore puro e terso, alieno dal male. Per comprendere lo stato della propria anima è necessaria una profonda conoscenza di sé e delle questioni spirituali e morali, occorre un esame accurato delle azioni compiute nell’arco di tutta la vita; ricordiamoci che il bene è difficile ed esige impegno mentre il male è facile, scolpire una statua stupenda per un abile e geniale artista richiede impegno e dedizione nel tempo, per distruggerla basta un istante e dopo non si può più riparare il danno, così è per la cura della propria anima: la virtù è difficile ma ci dona la libertà, mentre il vizio schiavizza e ci toglie dignità, è una battaglia che va combattuta con perseveranza, senza mai stancarsi o peggio ancora arrendersi, è una battaglia importante perché in gioco c’è la nostra eterna salute. Tutti noi desideriamo fare il bene e invece molto spesso ci capita di fare il male e la nostra coscienza, vigile e attenta vicaria di Dio, ci rimprovera e ci ammonisce severamente, e perché questo accade? Come ho detto prima la natura umana è corrotta e tutte le creature umane la condividono egualmente, ma la grazia del Signore ci guarisce e ci conferisce la forza di opporci ai vizi capitali e alle tentazioni, ci rende capaci di fare il bene e di acquisire meriti per la vita eterna; la grazia è una forza che guarisce l’anima, che la trasfigura nella carità, che la fa diventare simile alla Sorgente eterna da cui scaturisce, è una forza positiva e trasformante: le persone buone e virtuose le si può distinguere con chiarezza, anche se il cuore lo vede solamente Dio, Lui solo sa che cosa c’è in un’anima, noi semplicemente apprezziamo i frutti di quell’anima. Bisogna volere il bene e sforzarci di farlo, mentre il male va detestato ed evitato anche a costo di grandi sacrifici, la Legge di Dio e i suoi Comandamenti sono la nostra bussola, seguiamo la bussola per non cadere in errore, non possiamo barattare la nostra libertà per la soddisfazione meschina del nostro egoismo, Gesù ha detto: “ La Verità vi farà liberi ”, seguiamo l’insegnamento del Maestro, ascoltiamo la sua Parola che davvero rende liberi di amare  e incominciamo ad amare, non procrastiniamo nell’indolenza.

venerdì 11 ottobre 2013

Luce che splende nelle tenebre

Dai racconti pubblicati sul Bollettino ufficiale degli esorcisti italiani si desumono molti insegnamenti utili alla vita spirituale e morale delle anime; la casa del demonio è una casa tenebrosa, gli spiriti maligni sono abitatori delle tenebre e desiderano che nella persona che possiedono corporalmente e mentalmente non abbia accesso la luce. Che cos’è la luce per i demòni? La preghiera è luce, i Sacramenti sono luce, lo Spirito Santo è luce, la grazia con quello che l’accompagna è luce, come il bene, l’amore, la compassione, il perdono, la giustizia, la verità, la castità, ogni genere di purezza spirituale e morale, ogni buon sentimento e moto interiore positivo, tutto questo è considerato dai demòni come “ la Luce ”, Dio stesso è Luce e non soltanto Luce ma anche fuoco che brucia, il demonio non sopporta la Luce ed è arso dalla presenza e dal contatto con essa: l’acqua benedetta è per i demòni come fuoco scottante, così come i segni di Croce, la stola del sacerdote e le preghiere che sono per lui insopportabili, a queste cose il demonio reagisce quasi sempre in modo avverso e rabbioso, oppure tace ma in sé cova l’odio più feroce e disperante. Il demonio vuole che si creda che egli non esiste e soprattutto che non è presente in una persona, così rimanendo nascosto avvinghia quell’anima nelle spire del peccato e la fa sua, il suo scopo è di portarla all’inferno al momento della morte, non gli interessa nient’altro; quando una persona non prega il suo mondo interiore è tenebra in cui è quasi del tutto assente la luce, questa condizione di buio fa dell’uomo l’abitazione prediletta del maligno e allora egli non esita ad insediarsi e a infestare un individuo proprio alla maniera di uno spregevole parassita. Per espellere i demòni da una persona occorre tanta luce affinché la casa che si è scelto per abitare diventi per lui inabitabile e così se ne vada di spontanea volontà, oppure invocando il Signore, la Madonna o san Michele arcangelo siano essi a portare con la loro presenza la Luce e a scacciarlo definitivamente: il maligno non sopporta la Luce e i suoi occhi empi vedono tutto quanto è sacro come Luce, tutto quello che viene accomunato con Dio come Luce, alla Luce soffre terribilmente e cerca le tenebre, alla presenza della Luce si dà alla fuga e scappa lontano per nascondersi nel suo habitat naturale che sono le tenebre più oscure. Ci sono possessioni incolpevoli che riguardano il corpo e la mente e possessioni in cui è evidente la responsabilità del soggetto, per la sua scelta deliberata del male, del peccato, addirittura la sua consacrazione a satana con il patto di sangue: bisogna tenere presente un elemento importantissimo e cioè che senza la conversione personale a Dio la liberazione non è possibile! E una conversione autentica passa sempre dal pentimento delle proprie colpe e dalla penitenza, in particolare dal sacramento della Confessione che ha un potere liberatore dal maligno eccezionale… e poi ovviamente dalla preghiera personale, che è luce che scaccia le tenebre e i tenebrosi abitatori di quei luoghi oscuri e insospettabili. Rimanere nel peccato dà occasione ai demòni di far propria una persona e di nascondersi in essa, una persona che non crede e non prega mai è la casa preferita di satana, lui non esita a impossessarsene, quando ha fatto suo un cuore umano ha vinto la sua più importante battaglia contro la Luce, e quasi sempre quella persona non ne è consapevole, lo sarà quando dopo la morte perverrà giù nell’inferno eterno. Il maligno è il principe delle tenebre, lui predilige le tenebre e odia la luce, noi dobbiamo portare nella nostra anima la Luce, cioè la presenza di Dio per poterci difendere dal nemico della nostra eterna salute, innanzitutto occorre pregare con fede e aderire a ogni forma di carità, è la via preferenziale per rimanere stabili nella Luce: satana non si stanca mai, è sempre in agguato ed è all’opera sia di giorno che di notte e ci aggredisce quando meno ce lo aspettiamo, noi senza la Luce di Dio, senza il mistero della sua grazia, siamo deboli ed esposti. Se il maligno si nasconde e ti lascia in pace, significa che forse con te ha vinto, non possiede il tuo corpo bensì la tua anima. La vita spirituale è un continuo combattimento tra la Luce e le tenebre, guai se abbassiamo la guardia, non dobbiamo rinunciare o desistere dalla preghiera, non è la conversione all’amore di Dio ma è la perseveranza nella conversione, a condurci al porto sicuro della salvezza: chi si arrende è perduto, occorre perseverare.