✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

giovedì 12 novembre 2015

Selezione di haiku n°001

Haiku (del medesimo autore e apologeta)
I° – Antologia di metafore tra la natura e il mondo interiore

La perla preziosa del cuore
suonano le note sul pentagramma in estate
quel che ascolto è candore

Albero tra radici e chioma
stende i suoi rami frondosi nei sogni
eco di voci chiamano fantasie

Nulla è bello come volare
libellula sullo specchio d’acqua di uno stagno
sorridere alle nuvole che migrano

La tigre aggredisce chi brama
mangiare è nutrire il desiderio del vivo
saziando lo stomaco cresce celermente

Donna che conosce chi amerà
amare è la dottrina del vento libero
senza libertà la persona ammutolisce

Fare per essere nel divenire
ambra dalla resina antica che immortala lucentezza
la bellezza traspare dal legno

Saggezza che vuole il bene
nel risentimento prova tristezza e senso desolante
la locusta divora le colture

Luna circolare nel firmamento immenso
il suo riflesso negli sguardi dei meditabondi
pupille nere che scrutano lontano

Vento caldo dai deserti soffia
si appoggia lieve la guancia su costei
carezzando la pelle muove tenerezza

Non c’è coraggio senza ardire
il lupo cerca nella steppa la gazzella
facile con la carne passibile

Rispetto è correre con affetto
dal bosco e dal sottobosco rumori ancestrali
la lentezza è rispetto sagace

Senza pioggia il lago dissecca
arida è l’anima senza affezione e sensazioni
se qualcosa di importante rimane

giovedì 3 settembre 2015

Chi crede non s'illude, è razionale

Decalogo catechistico per chi ha perso la “bussola” della fiducia e della preghiera, cadendo nel più gretto nichilismo e nell’ipocrisia.

I° – Il Cristianesimo non è una tra le tante religioni, e non è una religione.

II° – Il Cristianesimo è la persona di Gesù Cristo, Dio vivente, presente e operante: ieri, oggi e sempre; nascostamente, che noi amiamo sopra noi stessi e sopra ogni cosa, in quanto nostra speranza e sommo Bene.

III° – Il cristiano non solo crede in Dio creatore, Spirito e Verità: crede che Gesù Cristo è Dio.

IV° – Dio è Amore: la sua forza è dolcezza.

V° – Il Signore ama ogni persona come figlio unico, non dimentica e non abbandona nessuno, da Lui riceviamo l’esistenza e la perpetuità, ma esige incessantemente la fede, ma di più l’amore.

VI° – Morire significa incontrare Gesù.

VII° – Tutta la dottrina cristiana si riassume nell’amore, per Dio a cui andiamo, per sé e per il prossimo.

VIII° – Chi non ama rimane nella morte, estraneo al Signore.

IX° – Chi ama passa dalla morte alla vita, in comunione con il Signore.

X° – Amare significa sofferenza e sacrificio, abnegazione, rinuncia e dono di sé agli altri.

lunedì 18 maggio 2015

Libero arbitrio e senso di Dio

Nella vita non possiamo controllare quasi niente, sono troppe le persone che hanno la convinzione di avere potere sul proprio destino, l’esame di realtà ci dice che non è così; quello che possiamo fare è scegliere se voler bene o voler male, il rimanente del tempo è una conseguenza di una nostra impostazione morale. La vita è un contenitore che noi riempiamo con i pensieri, le parole e le azioni in cui non c’è alcuna cosa che sia neutra, non ci sono sfumature ma soltanto la chiara e netta distinzione tra il peccato e la grazia. Fuggire il male e fare il bene è l’unica possibilità aperta alla persona per liberarsi dalla schiavitù del maligno e diventare libera di amare Dio e il prossimo; sono pochi coloro che comprendono fino in fondo questo linguaggio, il mondo è una macchina che corrompe e allontana dalla Verità: l’uomo propone, Dio dispone… antica e saggia massima morale che invita all’umiltà, alla preghiera e al fiducioso abbandono nella Provvidenza.

mercoledì 13 maggio 2015

Vergine potente contro il male, prega per noi

†Preghiera alla Madonna di Fatima


Nostra Signora di Fatima che hai prediletto tre semplici fanciulli, Giacinta, il suo fratellino Francesco e Lucia per far conoscere alle genti la Verità sul destino delle anime oltre la vita di quaggiù, aiutaci a rinunciare al male il cui istigatore è il diavolo e a dire sì per sempre all’Amore e alla Misericordia del tuo figliuolo Gesù che desidera tanto fortemente la nostra eterna salvezza, aiutaci ad avanzare nel cammino di conversione al Signore senza smarrire la buona volontà e la fiducia, aiutaci ad invocarti come nostra vera Madre benignissima e soccorritrice confidando nel tuo prezioso ausilio e nella tua materna protezione quando siamo in pericolo e contro i nemici dell’anima e del corpo, augusta Regina degli Angeli e condottiera delle schiere della Luce; oh Cuore Immacolato di Maria a te ci affidiamo pregando assiduamente il Santo Rosario, e con affetto filiale ti domandiamo: liberaci, guariscici e confortaci nelle situazioni di prova e di sofferenza, conserva in noi sempre vive e accese le virtù di fede, di speranza ma soprattutto di carità, cambia i nostri cuori e rendili buoni e puri com’è il tuo che amandoci come figli e figlie di un amore immenso, non si arrende di fronte a nessuna chiusura e ingratitudine; oh Madonna ti supplichiamo affinché le nostre sofferenze non siano vane, ma giovino alla salute dell’anima e per la conversione dei peccatori, inoltre fa che accettiamo con coraggio e abnegazione il dolore e le lacrime dalla permissione dell’Altissimo per riparare ai nostri molti e gravi peccati con cui vi abbiamo offesi, ingiuriati e amareggiati, oh Gesù e Maria. Quando verrà la nostra ultima ora sii presente accanto a ciascuno di noi oh Vergine Immacolata, per difenderci dal maligno nemico, schiacciando il suo capo altero e rimandandolo nella sua sede tenebrosa, così che non si ripresenti mai più… per poi abbracciarci teneramente e prenderci con te, oh nostra buona Madre e accompagnarci nella Luce perpetua del Paradiso. Così sia.

“ Si recitino tre Ave Maria alla Madonna ”.

venerdì 3 aprile 2015

Gesù si è sacrificato per amore della mia anima

LA PASSIONE E LA MORTE DEL SIGNORE DESCRITTE DA UN ILLUSTRE MEDICO FRANCESE DEL SECOLO SCORSO

Alcuni anni fa in seguito alle ricerche del dottor Barbet, si poteva ormai essere certi che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia.

In seguito a quella osservazione il medico in questione stese per iscritto una allucinante ricostruzione, dal punto di vista scientifico, della passione di Gesù. Premise un’avvertenza: « Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l’anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione ».

« Gesù entrato in agonia nell’orto del Getsemani – scrive l’evangelista Luca – pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra ». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidrosi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l’angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiacciato Gesù. Questa tensione estrema produce la rottura delle finissime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudoripare... Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra. Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sinedrio ebraico, l’invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell’atrio. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto. I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudore di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla. A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudore freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una vertigine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue. Poi lo scherno dell’incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell’acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo. Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto). Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell’ala cartilaginea. Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d’uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione. Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verticale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di ciottoli. I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica mette un piede dopo l’altro; spesso cade sulle ginocchia. E sempre quella trave sulla spalla. Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso. Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spogliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l’anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta. Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe. I carnefici danno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope? Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s’incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l’orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno. Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice, con un movimento violento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quello dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato distrutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante. Un supplizio che durerà tre ore. Anche per l’altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori. Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi facendolo camminare all’indietro, lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il braccio orizzontale della croce sul palo verticale. Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno. Ogni volta che Gesù solleva la testa, riprendono le fitte acutissime. Gli inchiodano i piedi. È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere. La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari. Ma questo non è che l’inizio di una tortura atroce. Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenticare. È ciò che i medici chiamano tetania, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell’addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L’aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire. Gesù respira con l’apice dei polmoni. La sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico. Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d’aria non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi sembrano uscire fuori dalle orbite. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio! Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovrumano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo. Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ». Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l’asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi... Inimmaginabile! Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non può scacciarle. Fortunatamente, dopo un po’, il cielo si oscura, il sole si nasconde: d’un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare. È l’asfissia periodica dell’infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte. Una tortura che dura tre ore. Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l’asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento. Ma il Padre (ed è l’ultima prova) sembra averlo abbandonato: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ». Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna? Gesù dà un grido: « Tutto è compiuto! ». E a gran voce dice ancora: « Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ». E muore.