✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

mercoledì 3 marzo 2021

Silloge poetica n°053


L'INCERTEZZA

Vedevo nuvole nel cielo che solcavano l'aria
decrepite scene di sconsiderata voluttà nelle vecchie dimore
persone spoglie di dignità sottratta dalla cattiveria

La grande carovana nei deserti dal caldo secco
viaggiava per le dune del non ritorno fuori da questo mondo
e la rosa di roccia dai petali taglienti scottava

Nuovi orizzonti nelle caldaie dell'inferno
quei demoni cercavano il peccato con cui rapire gli illusi
la negazione di Dio e la negazione del valore delle vite

A migliaia suicidatisi nel disprezzo per la compassione
stormi di uccelli migratori che volavano incontro al sole nascente
e le piume cadevano come dalle ali in cera di Icaro

Questione di costante studio e approfondimento
comprendere la vita biologica per disprezzare la favola dell'anima
e farsi portatori di domande con la falce del sapere

A volte tornavano le inquietudini nelle risa sarcastiche
come il ritorno della coscienza tra il bene e il male preconcetti
fare in proprio il riconoscere bellezza alla persona

Nelle menti ristrette di chi crede nel nulla e nell'adesso
la reale prospettiva è tanto ampia quasi come il canto degli angeli
e muovono le volontà verso lo scopo ultimo e la casta morte

 

IL PESO DEL TUO PIANTO

Lacrime cangianti sul volto della luna
l'emblema oscuro dei senza rimorso che tremano
le perdute genti che varcano il fato

Fuori dal cancello oltre e prima del tempo
nascono silenti le idee che conducono nell'eremo
un luogo solitario per anime che cercano

Molte lacrime versarono i nostri occhi ciechi
sempre pronti a guardare dentro la psiche luminosa
nelle tenebre sospiri di ignare libagioni

Un fuoco alacre ardeva nella prigione senza porta
una ricerca dietro l'altra ci dirigeva verso l'uscita nascosta
tennero consiglio gli oracoli che sentenziano

Ancora una notte in quel buio opprimente
pochi giorni passati in solitudine come i secoli dei giganti
sarà una nuova alba a prefigurare parole

Quelle parole dette con un sentimento di ironia
lasciando alle spalle un cuore ferito da tante spine acuminate
e il foglio bianco dell'anima su cui scrivere preghiere

Si fecero intrighi per allontanare le vanità del mondo
le recondite spirali di un provvidente artigiano che lavora
costruendo la persona nell'oblio del disordine

 

LA SORDITA' DI AUSCHWITZ

Molte persone presero quei treni
che portavano ad una destinazione muta
qualcuno pensava di andare lontano
lo stridere dei carri mieteva silenzio

Troppe volte stetti con l'ansia nel cuore
mentre i convogli si fermavano al capolinea
viaggiare per non sapere dove e perché
arrivare nel luogo dove tutto sembra opaco

Si fermava il treno e la gente scendeva
povera gente con le sue povere cose
stavano ferme quelle persone e aspettavano
poi arrivava chi le incamminava là dentro

I bambini stretti alle madri ma tranquilli
come se quella gelida pianura fosse sicura
non piangevano ed erano diligenti
ma oltre quegli edifici i camini fumavano

Alcuni erano deboli e inabili al lavoro
andavano da un'altra parte a morire subito
gli altri che erano forti avevano ancora giorni
e la macchina della morte più che efficiente

Si stagliavano ombre dalle case di mattoni
senza igiene e con poco cibo ci si smarriva
poi qualcuno piangeva e un altro consolava
ma nelle giornate vuote tanta disperazione

Qualcuno scrisse se questo è un uomo e nulla
quella terra senza pietà bagnata dal sangue
dove l'uomo denigratore dell'uomo si abbrutiva
e la caligine dei forni saliva fino alle nuvole

 

I GRANDI ANTICHI

C'è un luogo dove mesta muore la morte
fuori dal mondo e nella terra arida dei senza scrupoli
una casa maledetta infestata da legioni di demoni

Ed ecco un anfratto dove regna il caos calmo
fuori dal mondo e nelle stanze segrete di un maniero
un verdetto di giuste sentenze di condanna

Nel segreto di un rudere dove si spegne la luce del sole
nell'eterna notte dove i dannati si mordono rabbiosi a vicenda
la vendetta è la legge di quei miseri obbrobri

Un faro indica la fiamma nera ai devoti del peccato
e il monito di chi calpestava la pietà è scritto nell'avvilimento
quel luogo è carico di odio e di fantasmi diabolici

Niente sembra il medesimo nella paura di pentirsi
perché la coscienza è spenta nell'insensibilità del cuore
l'anima è qualcuno che ha compreso di esistere

L'antico è l'angelo caduto che miete le anime
un emissario di quel Dio che promise la felicità eterna
quando la stirpe umana venne ingannata

Ogni attimo passato in quel mostro dai mille incubi
ci ricorda nel rimorso quanto non abbiamo amato nel tempo
ogni Comandamento fu inciso su tavole di carne

 

LA MALATTIA E' UN ORACOLO

Quel mostro che spaventa è la malattia che corrompe
sembra il decreto di un dio cattivo e dispettoso
che recide la speranza e apre senza pietas un baratro
nella malattia siamo persi davanti a noi stessi

Credere che la malattia non abbia senso è anche vero
e che sia la caparra di un pazzo che ci ha vilmente tradito
non se ne va per farci cogliere l'orrore senza ragione
l'inguaribilità è avere un po' di tempo ma sempre poco

Nella malattia il nostro sguardo buono è di chi ci ama
rimangono con noi nella solitudine e nell'angoscia disabitata
aprono il cuore con le loro parole che leniscono
e le preghiere fatte assieme confortano quanto una carezza

Vogliamo guarire e la medicina forse serve a questo
ma poi qualcuno ci dice che non è possibile
e l'abisso dove si sprofonda si apre in fretta nella tristezza
perché le lacrime lavano gli sbagli del passato

Su quel letto ci rigiriamo coscienti di notte
e nell'intimità della stanza ci convinciamo del destino
come se il dolore non avesse alcun significato
l'abbiamo fuggito tutta la vita e ora eccolo

Appeso al muro c'è un crocefisso di legno
quando lo guardiamo sappiamo che un altro ha sofferto
forse non era il creatore ma un uomo dabbene
qualcuno dice che mentre moriva ci amava

Questo dolore e questa solitudine sembrano fermarsi
nel tempo senza tempo di una visita amichevole
la malattia noi la combattiamo ma lei vincerà
e allora le piaghe di quel crocefisso ci interrogano

 

LA PACE DI CRISTO

Era un viaggio a senso unico quel mistero riscoperto
in ogni barlume di verità vedevo le persone con la loro amarezza
ad ogni incontro cercavo di scorgere mia madre e mio padre

Sono diventati vecchi con il trascorrere degli anni
la loro canizie e le rughe con lo sguardo un po' stanco
persone che mi diedero davvero tutto e la mia vita

Scrutando la malvagità della gente vile che si nasconde
occhi perfidi di odiatori perversi dalla mente sempre degenerata
senza rispetto per la dignità del debole e arroganti

Quando accadde che morissero piansi molte lacrime
e lo scherno degli stolti che vivono come bestie diaboliche
assembrava la mia testa insieme ai pensieri nostalgici

Nelle mani di mio padre vedevo il lavoro fatto di fatica
nello sguardo di mia madre l'innocenza come di bambina
e sempre quelle risa sarcastiche di chi gode del male

La sola ipotesi che solcava i miei ricordi era naufragata
come una barca in mezzo al mare nel temporale delle incertezze
e l'iride e la pupilla piangevano per quei morti lontani

Quelle voci sono nei campi elisi della risurrezione
perché la Pasqua non è una triste nascita ma la grazia del Vivente
mi aspettano e mi hanno amato nella serenità di Cristo

 

DIPENDERE DA QUALCUNO

Lascio ad altri la loro anima bella e stonata
il loro pensare fasullo su schemi fissi e preconcetti
e nell'accogliere il diverso un lento abbraccio

Oltre le rimanenti frasi costruite per svago
ci sono le parole sempiterne di una coscienza pura
trasparente come vetro che cattura la luce

Cercando tra la gente il perché di tanti conflitti
vidi la solidarietà celata dentro gli anfratti dell'egoismo
la gente è ordinariamente buona e paziente

Le parole e i discorsi d'odio che travalicano
segnano un solco tra gli eguali di diritti e feriscono
non c'è qualcuno che desideri la concordia

Guardo sugli abiti dei poveri il peso dello scarto
e negli abiti dei benestanti l'odore del denaro che tutto può
come se il possesso dipendesse dalla forza

Non ci sono nuove libagioni per gli emarginati
è il solito vino dell'ira che bevono i tracotanti che biasimano
nel resto delle persone l'arte di vivere rinunciando

Quando l'orgoglio e il sopruso colmano il mondo
non c'è misericordia per l'adulto vulnerabile che cerca soccorso
la fiera delle vanità è per le strade e nelle case


LA CLASSE OPERAIA

Quanti fiori bianchi sul selciato
come le vittime e le ombre della sera
che coprono le fatiche di chi lavora
e stendono un velo sulla giornata

Ancora guadagni con mani avide
e l'operaio con il suo pane di sudore
vive il tempo come immoto
e ogni momento come impegno

Certi fanatici hanno detto basta
il lavoro è sempre un diritto
ma mai del bambino sfruttato
e del suo tempo di gioco

Gli uomini e le donne nelle fabbriche
un salario minimo se rivendicato
la serietà del lavoro e la sua dignità
nel guadagnarsi da vivere

C'è qualcuno che cerca il diritto
ma il lavoro è la norma della giustizia
una società giusta per tutti
dove il proletario ottiene il necessario

Dove i suoi figli studiano per l'avvenire
mentre le ragioni dello Stato
surclassano il valore del comprare
dove avere è indice di verità

Chi lavora ha conquistato la vita
le sue mani garantiscono per la famiglia
ma la povertà non porta a nulla
la sapienza è di chi agisce per risolversi

lunedì 1 febbraio 2021

La forza dell'incredulità

Ci sono persone che non credono nell’esistenza di Dio, forse perché la realtà le porta lontano dall’idea di Qualcuno che si occupa degli uomini con amore, o che da una dimensione soprannaturale ha creato tutto e così anche la vita e ogni persona umana. Non è una posizione intellettuale irragionevole per chi vuole rimanere con i piedi ben piantati a terra, per chi non è abbastanza filosofo da cercare una risposta sull’origine di questa realtà o se questa realtà serva a qualcosa, abbia quindi uno scopo che comporti per l’uomo una serie di scelte e una certa mentalità, quella che in molti hanno definito la ricerca della Verità. L’ateismo ha una spiccata forza intellettuale ma pone le basi per una antropologia che guarda all’uomo come ad uno dei tanti animali che popolano il pianeta e a qualsiasi fenomeno come il risultato della somma degli elementi che compongono la natura e la materia; ci sono le leggi di materia da conoscere e la morte è la fuga da queste leggi verso il nulla, non c’è altro e la morale a proprio uso e consumo asseconda quel pensiero per cui ogni cosa è lecita in assenza di un giudizio e di una trascendenza che come tale ha la necessità di confermarsi nell’anima e nel suo rapporto con Dio, un giudizio che può essere di condanna per coloro che si estraniano da una Legge superiore che dimora nella coscienza come qualcosa di spiritualmente vitale e che si pone addirittura prima del legame con la carne e le sue funzioni in rapporto alla realtà contingente. Questa Legge rende l’uomo capace di distinguere tra il bene e il male, capace di comprendere che le sue scelte e le azioni che compie si distinguono in buone o cattive e comportano delle conseguenze in rapporto a Dio che ci ha creati, in prospettiva dell’eternità dopo la morte che per l’ateo non è altro che la distruzione della persona, l’assenza di qualsiasi soffio vitale, la fine di tutto in un nulla senza ritorno. La Legge eterna ci permette di esaminare noi stessi e di renderci consapevoli se quello che facciamo sia giusto o sbagliato, c’è una vita morale nell’uomo che non può essere cancellata dalle convenzioni o dagli errori di giudizio, coltivare la coscienza significa mantenere saldo il nostro legame con Dio e vivere della sua grazia, con il rimorso della coscienza sentiamo che qualcosa è male e siamo capaci di correggerci per conformarci di continuo a quella Legge scritta da Dio nelle nostre anime. Nessuno è esente dal commettere delle trasgressioni a quella Legge che si chiamano colpe, la differenza tra le persone risiede nella capacità di pentirsi e di convertirsi, o meglio nella volontà di pentirsi e di convertirsi, di tornare sulla via del bene oppure di proseguire su quella del male fino ad estinguere la sensibilità della coscienza nell’impenitenza, e poi nell’impenitenza finale per perdersi separati da quel sommo bene che è Dio cadendo nel male assoluto, dove i demoni hanno la propria dimora e la propria potestà; per morire alla grazia occorre un atto di volontà contro quella Legge, non c’è colpa senza l’esercizio della volontà, occorre volere il male sapendo che si tratta del male, cioè di una grave offesa fatta a Dio o al prossimo; l’offesa più grande che si possa compiere è qualsiasi atto, pensiero o parola che annientino l’amore per Dio o per il prossimo, anche l’indifferenza è qualcosa che offende gravemente la carità, è una colpa grave il disinteresse per gli altri, o quei peccati che si dicono omissioni, tutto quello che lede l’amore in noi. Si entra in Paradiso con l’amore e si va all’inferno senza amore, anche questa verità è scritta nella Legge eterna; la vita dell’anima è la vita della grazia, solamente chi è capace di amare sul serio può entrare nella vita, nella stessa vita di Dio, ma tutto questo fa parte delle realtà invisibili fuori dall’ordine naturale e sono pochi coloro che ci credono davvero, che hanno scommesso tutto sul senso stesso della vita in un mondo come il nostro che sembra una propaggine dell’inferno. La morte è la porta che apre sull’eternità: “Non muoio, entro nella vita”, questa frase è di Santa Teresa di Lisieux il cui destino fu felice perché la sua fede non si arrese al dubbio.

lunedì 4 gennaio 2021

Le utopie della scienza

I progressi della scienza riescono a dare speranza all’umanità, ma questo rimane un mondo pieno di ingiustizia e contraddizioni, è un mondo violento dove gli uomini manifestano quasi tutti una dose impressionante di psicopatia, il progresso scientifico senza il progresso morale è un’arma a doppio taglio; quello in cui confidiamo per portarci alla salvezza potrebbe diventare un incubo che ci farà cadere nel disordine e nell’insicurezza; al presente l’uomo dispone di tutti i mezzi per salvare il pianeta con le sue creature e al contempo dispone di tutti i mezzi per portare distruzione e la fine della nostra specie. La sovrappopolazione sembra un nemico per il futuro della civiltà umana, eppure disponiamo di tutte le risorse per sfamare tutti e dare a tutti prosperità e stabilità quando tutti sanno che la ricchezza è a disposizione di pochi e molti popoli vivono senza nemmeno i mezzi fondamentali di sussistenza. Quei pochi che diventano sempre più ricchi ad ogni crisi e le moltitudini private dei loro diritti, persino del diritto alla vita; la persona umana mercificata per soddisfare le aspettative di vita e le esigenze anche depravate dei pochi egemoni, queste differenze che spingono le potenze militari ad accendere guerre e a martirizzare la povera gente indifesa nell’atto di rapinare le risorse economiche che servono a pochi Stati per la loro conservazione e non per il progresso di tutte le genti sulla terra. Le risposte politiche sono sempre insufficienti e i disastri prodotti ci portano sempre più vicini al collasso, ad esempio per quello che riguarda il cambiamento climatico e l’ecosostenibilità. Occorre invertire la tendenza con decisioni improcrastinabili, occorre che chi detiene il potere prenda coscienza della situazione che accomuna tutta la grande famiglia umana e vi siano scelte e azioni davvero progressiste e in questo la scienza è davvero determinante, perché la scienza ci offre delle risposte su come intervenire all’interno di quelle criticità che minacciano la salute del pianeta e l’equa distribuzione delle risorse alle popolazioni, la risposta a questa pandemia da Covid-19 è venuta dalla scienza e la reale possibilità che i danni siano contenuti con la campagna vaccinale già in atto non è utopia. La civiltà è costantemente minacciata ma con la buona volontà possiamo affrontare tutti i pericoli che provengono dall’egoismo e dal vuoto dei valori, ci sono forze di bene in gioco che possono fare la differenza e l’intelligenza dell’uomo a vantaggio della propria collettività e della biosfera; l’orizzonte che deve permeare la politica non dev’essere soltanto l’interesse di parte o corporativo, perché quello che viene fatto in un paese ha ripercussioni ovunque nel mondo. Occorre una mentalità davvero comunitaria e condivisione di obiettivi per rendere fattibile una società senza muri o differenze che accentuino la separazione e le monadi, la via sbagliata è quella che ci rende rapaci gli uni degli altri, è quella dell’indifferenza e del disprezzo per il prossimo, ogni persona con cui entriamo in contatto è il nostro prossimo e la solidarietà un dovere di ogni cittadino consapevole, un valore puramente umano. “Se riesco a cambiare in positivo una parte del mondo cambia, perché ciascuno di noi è una parte del mondo e nessuno può fare a meno degli altri”, agire insieme per cambiare il comune destino è il fondamento della politica del presente, di ogni azione politica sana, altrimenti prevarrà la decadenza e forse non ci sarà ritorno, sarà troppo tardi: si deve vivere per gli altri e mai per soddisfare l’ego, la vanagloria o la fame di successo per affermarsi e possedere il denaro, occorre al giorno d’oggi riscoprire il significato della parola sacrificio.

mercoledì 16 dicembre 2020

Quegli innocenti martiri del Natale

Tra l’anno che è quasi trascorso ed il prossimo ci sono le festività natalizie, la maggior parte della gente le vivrà da pagana nel disinteresse per il tema religioso che caratterizza il Natale, quella strage degli innocenti compiuta da Erode che cercava di uccidere il Bambino, quei bambini uccisi dalla polizia di quella canaglia, sono ancora i bambini che vivono il nostro tempo martoriato da tante difficoltà e incertezze, sono i bambini maltrattati, abbandonati, usati dagli adulti privi di umanità e di coscienza, potrebbero essere i nostri bambini al sicuro nelle nostre case riscaldate nel freddo dell’inverno, ma sono i tanti bambini nel mondo di oggi che purtroppo per tante cause soffrono ancora. Tanti dimenticano che il piccolo Gesù salvato dagli angeli ha avuto la sua controparte nei bambini assassinati con l’intento di uccidere Lui, assassinati di spada davanti alle loro madri; Gesù si è salvato per andare incontro a quella Croce che lo attendeva nell’avvenire e gli innocenti martiri sono stati portati in Paradiso tra le braccia dei loro angeli custodi, due destini diversi ma un medesimo porto sicuro, il Regno dei cieli. Il Vangelo spiega così quell’episodio doloroso: «Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più» (Matteo 2: 17,18). Il mondo è una macchina costruita appositamente dal maligno in complicità con gli uomini empi per offendere Dio nel disprezzo della vita dei più deboli e per favorire la perdizione delle anime, il mondo non è la civiltà democratica con tutte le sue contraddizioni dove i diritti delle persone sono messi al centro dell’interesse comune, tutto al contrario perché nella realtà è una macchina antropofaga che appartiene al suo vero principe che è il diavolo. I bambini di Betlemme sono morti per volontà del diavolo che agisce per tramite degli uomini a lui asserviti e il Signore lo ha permesso, come permette tante altre e innumerevoli ingiustizie, ma la morte è soltanto apparenza e nessuno porterà mai via a quegli innocenti la loro felicità, il Paradiso che tanti intendono come una favoletta o l’oppio dei popoli. Questo mondo non è a misura di bambino, è il mondo di quegli adulti che non sanno dare cose buone ai loro bambini, questa sembra una frase che contraddice il Vangelo perché Gesù afferma che “voi cattivi sapete dare cose buone ai vostri bambini”, quando mette a paragone la bontà umana con la bontà di Dio che è immensamente più grande, poiché è facile capire come gli uomini e le donne della nostra epoca non siano tutti uguali, e di tutte le altre epoche del resto. Noi adulti non dovremmo pensare di abbassarci al livello dei bambini quando ci rapportiamo a loro, ma dovremmo invece pensare di innalzarci all’altezza dei loro sentimenti e dei loro cuori, per la nobiltà d’animo di ogni bambino o bambina. Una società che non tutela l’infanzia e non rispetta la fanciullezza è una società decadente fatta di individui che sono incapaci di educare sia con la parola che con l’esempio, ma come ho detto prima grazie al Cielo non siamo tutti uguali. Quasi non serve educare i fanciulli alla benevolenza e alla compassione perché fanno parte delle loro qualità innate, è l’espressione della loro sensibilità spirituale, della loro bellezza interiore, andrebbero invece rieducati gli adulti che troverebbero nei piccoli i migliori maestri. Il Natale è la festa di un Bambino che ci insegna il valore della semplicità e l’importanza dell’umiltà che contraddistingue le persone savie, è l’amore incomprensibile di Dio per l’uomo, pensare che Dio sia potuto diventare Bambino è un atto sconfinato di amore, è il Mistero più grande della fede cristiana.

[…]

tu se’ colei che l’umana natura 
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore 
non disdegnò di farsi sua fattura.

(Paradiso, XXXIII, 4-6)

Silloge poetica n°054


L'ETA' CHE SCIVOLA LONTANA

Quanto muoversi in tondo
senza enumerare i passi
che richiedono resilienza
e fanno un rumore assordante

Accetto di seguire un fine
e ad ogni battito di ciglia
il cuore mi ricorda la vita
è tanto solo con il sangue che scorre

Guardo nel vetro dello specchio
la stanza è piccola per perdersi
ma io mi perdo nel dimenticare
ogni sogno è una presa di coscienza

Facendo finta di niente
mi siedo sulla poltrona di vimini
un animo lieto mi accarezza
la luce diurna e il suo abbraccio

Non sapevo dove fossero le chiavi
ma quella porta dovevo aprirla
non verso l'interno ma verso l'esterno
ad ogni ora perdevo il sonno

Quando da piccolo guardavo i libri
quelle figure diventavano magiche
dei personaggi respiravano sulla carta
e come farfalle volavano via

Non pensavo a niente da bambino
fisso sull'attimo e sull'affetto ai miei
mamma e papà mi guardavano contenti
il loro odore lo sentivo sugli abiti

 

IL PASSAGGIO

Cercare fuori sempre altrove
non rinnovare mai il fato al caos
come il frutto maturo del melograno
infiniti come la sua immortalità

Nel cerchio perfetto dell'ansia
tornare alla primavera inconsueta
queste stagioni che si rinnovano
vuoti che si riempiono di anni

Si attendono pochi mesi al mutare
e il fragore dei flutti di un mare mosso
addentro le onde che si muovevano
sempre desiderose di rumore

L'estate in quell'acqua salata
e la scogliera che chiamava a saltare
dentro il movimento celere
di un mare soleggiato e vasto

Sarà ancora autunno e poi la neve
negli anfratti di un sopito librarsi
come gli insetti che si allontanano
dai fiori ricchi di un polline sterile

Guarderà l'occhio oltre la finestra
dalla casa sulla collina e attorno i prati
quel verde che richiama la linfa
vivificante pulsare dell'erba e dei fiori

Nel terreno un brulicare di animali
nelle stagioni dormono e si risvegliano
ancora attorno all'incedere dei passi
dalla casa nell'orizzonte sereno

 

NOSTALGIA D'AMORE

Vedevo i tuoi occhi riflessi nei miei
sentivo sempre le tue parole
accorgersi di me e commuoverti ancora
erano gli oracoli della vita
trascorsa insieme
nel triste declino della vecchiaia

Le ignavie giornate che attendevano
come solerti sentinelle l'aurora
il ritorno dell'amato
il suo canto che come profumo
si materializzava in nuova fragranza
era sempre al mio seno il tuo volto

Quei paesaggi attraversati
da noi insieme su un calesse di velluto
dicevano il nostro amore
che viveva dei nostri desideri
ed insieme fare progetti e speranza
in quel futuro che si stagliava tra le nuvole

Quando il canto degli uccelli
copriva il nostro dialogare
le nostre labbra vicine le une alle altre
la fiamma dell'anima che si univa
alla fiamma del desiderio
come brace nei corpi e respiro di vita

Le mani dell'amato sul mio corpo
e le sue viscere dentro di me
come lo stelo di un fiore pingue
il fiore che nasceva ad ogni abbraccio
quando la distanza lo strappava
disseccava come tra tanti anni e tante ore

L'amore è per i coraggiosi
che osano pensare che la vita
sia l'inquieto agitarsi dei cuori gli uni negli altri
quando l'intersecarsi delle dita
diventa un intreccio felice delle anime
l'anima fatta di carne pulsante

Nella ricerca del mio amato
trovai sempre volti pronti a deridermi
perché l'amore non è serio
dove per l'altro non sacrifico me stessa
e non dono il mio sangue caldo
come nettare e bevanda inebriante

 

PERCHÉ

Le tessitrici della realtà
come ragni fabbricanti la tela
accolgono anime da curare

Oltre questo vuoto
nella profondità interiore
ci sono avidi mostri

Osservo pacato l'orologio
suona i minuti ma ignora le ore
quando si apre la porta

Dietro quella stanza
voci di angoscia e paura
chiuse nel muro di mattoni

Ascoltare per capire
per farsene una ragione del buio
non sono nessuno

Tante persone e non gli importa
come se il trascorrere della quotidianità
andasse a rilento

Il cuore si ferma e poi batte
pensavo alla fine e mi ritrovo qui
nel gentile miraggio della vita

 

LA CULLA DELLA SOCIETA'

Ci sono esistenze escluse da redimere
sangue innocente sui nostri abiti di lino bianco
nuovi abbandoni nei luoghi della vergogna
e templi di egoismo e di indifferenza

Quando ci furono i morti dappertutto
andavano cercando chi rapire
quei sospiri di una madre in lacrime
sembrava che la città ansimasse

Troppe persone colpite dall'anonimato
e troppe canaglie intente a godersi la vita
mentre i più deboli soccombono ancora
gli impuri nel ricercare la felicità della pancia

Una mano compassionevole si tendeva
aveva capito che la cattiveria muore con noi
e la falsità è la moneta del diavolo
con cui si compra la merce scadente o avariata

Come fiori che marciscono nell'acqua
putridume nascosto nei sepolcri imbiancati
il costante rumore del marmo che si sgretola
quando chi lavora costruisce tombe

Sono i nuovi cimiteri sotto la luna
la storia da cui non abbiamo imparato nulla
tutto si ripete in un ritorno maniacale
e ogni carezza d'amore culmina nel vuoto

La nostra è una generazione senza passato
ferma all'imbecillità di un mondo che ama l'apparenza
il denaro con la roba inutile da comprare
e i figli deturpati dal nichilismo che ossessiona

 

L'EPITAFFIO DEL MARE

Queste guerre che rendono il mondo uno spettro tetro
sentore di sangue sulle pietre che sono a fondamento delle città
la distruzione ovunque e le persone che scappano

Attraversare il mare con i propri bambini per trovare scampo
e vedersi sfruttare nei traffici iniqui che barattano con l'umanità
la svendono per il guadagno e la gettano tra i flutti

Arrivare nelle terre dell'occidente e vedere svanire i sogni
quei fanciulli che con lo sguardo ci scrutano in fondo al cuore
e il nostro imbarazzante benessere in quell'acqua agitata

Le carestie nelle civiltà lontane avvilite dalla violenza
quella fame nera che porta via intere generazioni e le perde
un canto al di sopra dei popoli e nelle lacrime

Ed ecco un corpo esanime per guadagnare denaro
su quella spiaggia che si trasforma in uno studio televisivo
e grandi soldati che abbracciano un bambino spento

La sua anima è presa dagli angeli e fugge lontana
dove le barche non possono arrivare nemmeno con la speranza
una madre è annegata nell'angoscia e un padre piange

Sono i superstiti delle tragedie quei poveri migranti
come noi italiani un secolo addietro cercavano una nuova patria
attraversando con le navi gli oceani incontro al futuro

 

LA COLLINA SILENZIOSA

Sulla collina del teschio e delle ossa secche
ci sono le paure e le angosce di ciascuno che zittisce
sono argini che chiudono tutti i sepolcri

Accidentalmente ledono la speranza
quando nella nebbia di una vita oramai perduta
l'inverno si appresta a scrivere l'epilogo

La folta chioma della donna che pianse
e che con le sue lacrime lavò i piedi del Salvatore
i suoi capelli che asciugarono e con cui amò

Molte colpe furono coperte da molto amore
ed ora c'è lei su quella collina a condividere il cuore
sentire la sofferenza dentro l'anima pesante

Ci sono troppe strade ardue nel mondo
e tutte portano al Calvario di quel giorno lontano
la morte del male sopraffatto dalla vita increata

Si ruppero le rocce e nel cielo l'eco del tuono
ecco rinvigorirsi l'attesa e l'abisso tra due popoli
nel tempio oramai caduto ed eclissato

Quella Croce di legno e le innumerevoli croci
quando si ama si prende sulle spalle il peso dell'altro
dove c'è reciprocità nel caricarsi di tante croci

 

QUEL DOMANI NELL'OGGI

Ho coltivato i miei figli come crisantemi
e ho imparato dove non comprendere è forse sentire
nelle sere adombrate dal fuoco del camino

Nel respiro che agitato copriva il battito
il mio cuore ha imparato che i figli sono la libertà
mia figlia ha l'animo di un'avventuriera

Ancora poche primavere e io scomparirò
lasciando ai crisantemi il colore del domani imperituro
come donna venuta da un futuro enigmatico

Tra i fiori del mio giardino ho composto l'humus
quella terra feconda dove i ricordi diventano delle realtà
dove il presente è quella realtà immemore

Quei fiori ricordano l'erudizione e l'ignoto
sono dei monasteri costruiti sulla roccia che varcano le età
e i crisantemi rossi e bianchi un buon auspicio

A volte tornare a spiegare il bene a mia figlia
e cercare di inculcare il disprezzo del male che seduce
sembra una continua lotta contro l'egoismo

Quei figli e quelle figlie di genitori pensosi
che come fiori caduchi aprono alla sensibilità rimasta sola
sono i fiori che nel giardino appaiono più belli