Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

venerdì 30 novembre 2012

L'esistenza di Dio è innegabile


Baruch Spinoza 1632-1677
Testo tratto dall’Opera filosofica “ Etica 

Prop. 11.
Dio, ovvero una Sostanza che consta di infiniti attributi, ognuno dei quali esprime un’essenza eterna ed infinita, esiste necessariamente.
Dimostrazione: Chi nega questa proposizione provi, se è possibile, a pensare che Dio non esista. La sua essenza, in questo caso, non implicherà l’esistenza (Ass. 7). Ma questo è assurdo (Prop. 7). Dunque Dio esiste necessariamente.
Altra dimostrazione: Di ogni cosa si deve - se si voglia osservare il mondo in una prospettiva razionale - individuare la causa, o ragione, tanto dell’esistenza, quanto della non esistenza. P.es., se un triangolo esiste ci dev’essere una ragione, o causa, per cui esso esiste; e se non esiste deve parimente esserci una ragione, o causa, che impedisce che quel triangolo esista o che elimina la sua esistenza. Questa ragione o causa deve trovarsi o nella natura della cosa considerata o fuori di essa. P.es., la ragione per cui non esiste un circolo quadrato è indicata dalla stessa natura della cosa in esame: che, ovviamente, implica una contraddizione. Così ancora, sebbene all’inverso, la ragione dell’esistenza della Sostanza procede dalla sola sua natura, la quale appunto implica l’esistenza (Prop. 7). Ma la ragione per cui un certo circolo, o un certo triangolo, esiste, o non esiste, deriva non dalla natura di questi oggetti, ma dall’ordine di tutta quanta la natura materiale: dal quale infatti dipende che quella determinata forma triangolare o circolare o esista necessariamente, o non possa esistere. Queste cose sono evidenti di per sé. E da esse si deduce che ciò, a cui non ci siano ragioni o cause che impediscano di esistere, esiste necessariamente. Se perciò non può darsi alcuna causa o ragione che impedisca a Dio di esistere, o che sopprima la sua esistenza, si è costretti a concludere che egli esiste necessariamente. Ma se una tale ragione o causa ci fosse, essa dovrebbe trovarsi o nella stessa natura di Dio, o fuori di essa, cioè in un’altra sostanza di natura diversa (se infatti l’altra sostanza avesse la stessa natura, per ciò stesso si ammetterebbe che un Dio c’è): però una sostanza che fosse di natura diversa non potrebbe aver nulla in comune con Dio (Prop. 2), e quindi nemmeno potrebbe porre in alto o sopprimere la sua esistenza. Poiché dunque una ragione o causa che sopprima l’esistenza di Dio non può trovarsi al difuori della natura divina, essa dovrà necessariamente trovarsi, se Dio davvero non esiste, nella sua stessa natura, la quale di conseguenza implicherebbe contraddizione. Ma è assurdo affermare una tal cosa dell’Ente assolutamente infinito e sommamente perfetto: e dunque non si dà alcuna causa o ragione, in Dio o al difuori di Dio, che possa sopprimere la sua esistenza; ragion per cui Dio esiste necessariamente.
Altra dimostrazione: Poter non-esistere è un’impotenza (o un difetto), e al contrario poter esistere è una potenza (o una forza, o un vigore, o un dato positivo): la cosa è nota di per sé. Se quindi ciò che già esiste necessariamente non consiste in altro che in cose finite, si dovrà dire che degli enti finiti hanno maggiore potenza dell’Ente assolutamente infinito: cosa evidentemente assurda. Dunque: o non esiste alcunché; o l’Ente assolutamente infinito esiste, anch’egli, necessariamente. Ma noi, se non altro, esistiamo, o per nostro potere (cosa che conosciamo impossibile), o grazie all’esistenza di un’altra realtà che esiste necessariamente (Ass. 1; Prop. 7): e dunque un Ente assolutamente infinito, cioè Dio (Def. 6), esiste necessariamente.
Chiarimento: Nel passo precedente ho voluto dimostrare l’esistenza di Dio a posteriori, cioè utilizzando i dati dell’esperienza, al fine di rendere la dimostrazione meglio comprensibile: non già perché, sullo stesso fondamento, l’esistenza di Dio non possa dimostrarsi a priori, cioè utilizzando princìpi logici generali. Infatti, se poter-esistere è un potere, ne segue che quanto più di realtà compete alla natura di una cosa tanto più di capacità di esistere quella cosa ha in sé; e quindi ne segue che l’Ente assolutamente infinito, cioè Dio, possiede da sé un’assolutamente infinita capacità di esistere, e perciò esiste assolutamente. Molti forse, tuttavia, non riusciranno a vedere cosi facilmente la chiarezza di questa dimostrazione, perché sono abituati a considerare soltanto le cose che sono prodotte da cause esterne: e, fra queste cose, sembra a loro che quelle che si producono in breve tempo, ossia che esistono facilmente, altrettanto facilmente periscano, mentre, al contrario, essi giudicano difficili a prodursi, ossia non capaci di esistere così facilmente, le cose che a loro sembrano più complesse. Invero, per liberarli da questi pregiudizi, non ho bisogno di spiegare in questa sede sotto quale aspetto è vero il detto ciò che si fa presto, presto anche si disfa, e nemmeno di decidere se, considerando la totalità della natura, tutte le cose siano, o no, egualmente facili: mi basta soltanto notare che io qui parlo non delle cose che sono prodotte da cause esterne, ma delle sole sostanze, le quali (Prop. 6) non possono essere prodotte da nessuna causa esterna. Le cose ordinarie, cioè quelle che sono prodotte da cause esterne, constino esse di molte parti o di poche, debbono alla forza e al potere della causa esterna tutto ciò che hanno di perfezione e di realtà: e perciò la loro esistenza deriva non da una loro perfezione, ma dalla sola perfezione della causa esterna. Una sostanza, invece, non deve ad alcuna causa esterna la qualsiasi perfezione che essa possieda: per la qual cosa anche la sua esistenza - che quindi non è altro che la sua essenza - deve procedere dalla sola sua natura. La perfezione di una cosa, quindi, non si oppone alla sua esistenza, ma anzi ne è la condizione; mentre al contrario l’imperfezione di una cosa ne rende incerta l’esistenza: e pertanto non possiamo essere sicuri dell’esistenza di alcuna cosa più di quanto siamo sicuri dell’esistenza dell’Ente assolutamente infinito ovvero assolutamente perfetto, che è Dio. Dato infatti che l’essenza di Dio esclude ogni imperfezione ed implica la perfezione assoluta, questo stesso fatto elimina ogni ragione di dubitare della Sua esistenza e ne dà anzi la certezza suprema: come sono sicuro che apparirà evidente a chiunque vi rifletta un poco.

giovedì 29 novembre 2012

Il Segno benedetto della Croce su di noi


Prima di ogni preghiera cristiana, compresa la santa Messa, tutti noi anteponiamo il Segno della Croce, ciascuno di noi fa il Segno della Croce prima di pregare e termina con esso la propria preghiera; per fare il Segno della Croce occorre tracciare con la mano destra i due bracci della Croce prima dall’alto verso il basso e poi da sinistra verso destra, invocando la Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, il Padre e il Figlio sul braccio verticale mentre lo Spirito Santo sul braccio orizzontale, significando la dinamica vitale e di circumsessione tra le tre Persone divine, lo scambio eterno di Amore tra il Padre e il Figlio, il cuore stesso della vita di Dio; con il Segno della Croce che tracciamo sul nostro corpo vogliamo significare la nostra intima consacrazione a Dio, il nostro appartenere a Cristo con tutto ciò che ne consegue relativamente all’ambito della nostra personale redenzione; il Segno della Croce può essere considerato un esorcismo minore, in quanto porta in sé la virtù liberatrice dal maligno che Cristo ci ha partecipato con la sua vita, morte e risurrezione, la Croce quindi è il Segno della vittoria su satana, sul peccato e sulla morte, con il Segno della Croce attualizziamo sulla nostra persona o sul nostro prossimo questa vittoria, che appartiene sì a Cristo ma che Egli ci comunica in quanto battezzati e figli di Dio, suoi discepoli.

Invocazione alla Croce

Croce vittoriosa, vessillo glorioso di Cristo Gesù redentore, con la tua Luce eterna e gloriosa, nel nome di Gesù santissimo e di Maria santissima, liberami da ogni influenza del maligno e dei demòni, dalle loro vessazioni e dalle loro ossessioni, dai condizionamenti e dalle strumentalizzazioni: il Segno della santa Croce reprima e faccia fuggire satana, il demonio maledetto e tentatore; eterno Padre infondi potere ed efficacia benigna al mio Segno di Croce. Che con esso, con l’amore e il sacrificio di Gesù, tuo Figlio morto e gloriosamente risorto per noi, per donarci la vita eterna, possa io sconfiggere il maligno e i suoi seguaci, anche umani, ed ottenere dalla Grazia la vittoria del bene, dell’amore e della giustizia. Spirito Santo, potenza eterna d’amore, possa la tua effusione di Luce purissima divina, scaturire dal mio Segno di Croce e dissolvere in chiunque e ovunque le tenebre del male. Invoco Te, beata Vergine Maria, Madre di Dio immacolata, con la tua preghiera e potente intercessione, infondi forza ed efficacia al mio Segno di Croce:
  nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, amen.

martedì 27 novembre 2012

Il saggio sceglie il bene


I libri sapienziali della sacra Bibbia affermano che la vecchiaia, la longevità di anni, non corrisponde affatto all’essere diventati saggi, il numero di anni non è corrispondente al grado eminente di saggezza in una persona, ci sono vecchi che sono stolti e giovani o giovanissimi che sono saggi; la maturità psicologica e mentale in un individuo da che cosa è data veramente? penso sia data dalla Grazia spirituale a cui quella persona ha aderito con la propria libertà durante il tempo della sua vita, breve o lungo che sia è indifferente, non è per niente una questione di neurone, il bene e il male sono forze che esulano dai condizionamenti della materia organica, insomma è un grande mistero la differenza che passa tra un soggetto ed un altro sul piano morale, è il mistero della libertà. Un Salmo recita pressappoco questa frase: lo stolto ha detto nel suo cuore, non c’è Dio… tutti si sono corrotti, tutti sono deviati… non c’è chi faccia il bene, neppure uno; in fondo il principio della vera sapienza viene dalle virtù morali, tra cui la fede, sono le virtù che ci rendono veramente umani, l’uomo non è soltanto un animale sociale, per dirla come il grande filosofo, ma è soprattutto un animale virtuoso, a condizione che lo voglia, che lo decida tramite l’esercizio della sua libertà. Essere saggi significa ponderare con intelligenza, ragione e virtù le diverse situazioni della vita, la propria persona e le altre persone nelle situazioni e nei diversi contesti e saper agire di conseguenza a fin di bene; essere stolti è la totale incapacità di prendere decisioni vantaggiose non soltanto per sé stessi, ma anche per chi ci è vicino, per chi ci è prossimo o per i lontani la cui vita e il cui destino dipende anche da noi; essere stolti è l’equivalente dell’essere irresponsabili e dannosi, essere saggi è l’esatto contrario, quindi la saggezza consiste nella piena responsabilità delle proprie azioni con la finalità precisa del bene, proprio e altrui, la saggezza è la virtù delle persone buone. Quando una persona dimostra la sua totale stoltezza? Quando compie il male, ma il male ha talmente accecato la sua coscienza che non se ne rende consapevole, pensa con convinzione di fare la cosa giusta, vive nella tenebra più fitta e non è in grado di provare alcun rimorso per gli errori commessi, poiché non li ritiene tali! anzi cerca continuamente delle giustificazioni che sedino quel barlume di dolore che ancora si fa sentire nel suo profondo. La peggiore stoltezza è essere incamminati senza saperlo sulla via della perdizione, il diavolo conosce perfettamente le dinamiche di questo inganno estremo e le attua con cura e diligenza, le anime catturate nella rete non se ne avvedono finché non giungono a destinazione, cioè nell’inferno, la maggior parte di loro è convinta che esso non esista, che sia soltanto una fantasia o una superstizione religiosa, non essendo nemmeno capaci di applicare un minimo di intelligenza critica, poiché l’inferno lo vivono già al presente. La saggezza è quella forza sorgiva dell’uomo virtuoso e di pace, dell’uomo misericordioso e compassionevole, insomma dell’uomo buono, una persona buona è una persona veramente saggia; come si fa a diventare buoni? basta volerlo, facendo sempre la scelta giusta, scegliendo sempre il bene nella propria vita; come si distingue il bene dal male? è una differenza scritta nel cuore di ciascuno, ognuno di noi lo sa nella verità del suo mondo interiore, sono pochi i folli che vivono nell’ignoranza etica, tutti nascono con la bussola morale, anche se talvolta risulta tarata in modo erroneo a causa della natura umana corrotta, o a causa della propria cattiva volontà reiterata nel tempo; il bene e il male, la saggezza e la stoltezza sono le vie su cui ci incamminiamo nella vita, da cui non possiamo disertare, a noi la scelta di che cosa preferiamo seguire, di che cosa ci sembra più proficuo per il nostro destino.

lunedì 26 novembre 2012

La preghiera è il respiro dell'anima


Delle persone illuminate hanno affermato che la preghiera è il respiro dell’anima, senza preghiera l’anima appassisce; le persone che non vogliono pregare si consegnano inevitabilmente tra le grinfie del maligno e lui non esita a strumentalizzarle, a fare di loro le sue marionette per perpetrare il male, il peccato. Ogni preghiera è buona, dalle formule alla preghiera spontanea, ma la preghiera migliore è quella che viene dal cuore, quella sincera colma di sentimento di pietà e d’amore: con la preghiera incontriamo la persona di Dio e diventiamo suoi intimi amici, entriamo in confidenza filiale con Lui. Pregare significa parlare a delle persone viventi come Gesù e la Madonna, avere con loro un contatto e porsi nella condizione di riceverne risposta: con la preghiera il Cielo entra nella nostra vita, trasformandola e facendoci diventare degni del perdono del Signore, della sua smisurata Misericordia, attraverso la preghiera riceviamo la benedizione di Dio sulla nostra vita; con la preghiera possiamo chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, sia sul piano materiale che su quello ancor più prezioso della salute e del vero bene della nostra anima, la Grazia santificante. Dio ci viene già incontro con la sua provvidenza e noi con la preghiera ci abbandoniamo ad essa nella massima fiducia, con la convinzione che il Padre buono non ci farà mancare niente di cui abbiamo bisogno: ogni cosa che ci necessita la possiamo chiedere nella preghiera a Dio, sapendo che Egli ci ascolta e che non ci farà mancare mai il suo aiuto; per ottenere dal Signore con la preghiera occorre una grande fede, la virtù della fede è oggetto di ammirazione e ricompensa da parte di Dio. Possiamo pregare con fiducia anche la Madonna, poiché Gesù, il suo Figlio divino, ha stabilito che tutte le grazie, sia di ordine materiale che di ordine spirituale, passino dal cuore e dalle mani della sua Madre santissima che intercede a nostro favore presso la Santissima Trinità: Maria, la Madre di Gesù, è il tramite di ogni nostra preghiera, è la via di comunicazione tra Dio e i suoi figli sulla terra, quindi pregare la Madonna significa ricevere senz’altro le grazie che domandiamo. Talvolta non ci viene concesso quello che chiediamo con la nostra preghiera personale, perché Dio che è più sapiente di noi dispone le cose nella vita di quaggiù, per il nostro vero bene, per un bene più grande che adesso non comprendiamo ancora e cioè le realtà eterne, e per prima la salvezza eterna della nostra anima; se chiediamo con fede comunque riceviamo, forse non subito, forse non quello che vogliamo a tutti i costi, ma per il nostro bene riceviamo sempre dal Signore, ricordiamoci che Lui ci ha dato la vita, ci ha creati dal nulla e ci ama di un Amore eterno e intramontabile. La preghiera è relazione con Dio, significa nutrirsi del suo Amore, mangiare di Lui: chi sa pregare veramente è una persona che rinnova la sua vita ogni giorno, che è capace di edificarsi nel bene, in quanto lo Spirito Santo la trasforma e la rende bella e gradita al suo Signore; la preghiera infonde pace interiore e coloro che pregano sanno superare anche i traumi e i disagi psicologici, piccoli e grandi, la preghiera possiede una capacità intrinseca di guarigione, è un potenziale altamente terapeutico che purifica la mente e il cuore da scorie e sporcizia: se si desidera un contatto autentico con il soprannaturale e riceverne dei benefici, è indispensabile pregare con fede e con amore; pregare significa parlare ad altre Persone e non sentirsi mai soli, vuol dire infrangere il muro della solitudine per entrare in comunione con le Persone che ci amano sul serio, Dio, la Madonna, gli Angeli e i Santi e i Beati del Paradiso, pregare significa essere sempre in compagnia del Signore nel proprio cuore, accoglierLo nel proprio cuore come nel suo tempio di elezione. Le modalità della preghiera sono tante, ma la più eminente è quella fatta con atti di amore sinceri e perfetti, è la relazione d’amore con le Persone di Gesù e della Madonna, che è anche la chiave di volta della vita spirituale, della mistica: si può pregare per adorare, per chiedere, per ringraziare etc. ma si deve pregare soprattutto per amare! L’amore è il vero senso della preghiera, altrimenti la preghiera diventa preghiera parolaia, vuota e sterile, priva di quella dinamica di carità che è comunicazione e relazione con Dio; la preghiera parolaia è priva di valore, può forse addolcire la mente, ma non può cambiare il cuore infondendo le virtù benefiche dello Spirito Santo: chi prega davvero ama e chi ama non può fare a meno di pregare, in quanto amare Dio e il prossimo è il più alto atto d’orazione, è la preghiera che si incarna nella persona, che diventa persona e agisce per il bene, non potendone più fare a meno, tutto questo rappresenta la dinamica dell’emendazione dal passato e della conversione autentica, è la risurrezione di un’anima alla vita di Grazia.

sabato 24 novembre 2012

La guerra, arte del disordine innato


Sapete quali sono le cause più gettonate dell’accendersi di nuove guerre nel mondo? La prima causa è l’interesse dei grandi potentati economici internazionali che vedono nelle dinamiche di un conflitto in atto, ottime possibilità di fare guadagni; la seconda causa è la medesima, con l’aggravante che a fare il proprio interesse sono i pochi sulla pelle dei tanti, cioè gli oligarchi del potere appoggiati dall’economia dei mercati, la finanza snob, cinica e disumana delle piazze affari e dei palazzi d’oro, enti più o meno occulti che strumentalizzano le forze militari, raccontando la storiella non sempre coerente al vero, della necessità di realizzare interventi armati, per garantire la sicurezza di un Paese sovrano ed esportare ai miserabili stranieri la loro favolosa democrazia libertaria; la terza e ultima è la medesima di quelle sopracitate con la specificità della logica di vendetta, dove sangue chiama altro sangue, questo è il caso dei genocidi dell’epoca moderna, dove chi ammazza lo fa esclusivamente per spasso e… nel proprio piccolo anche per ladrocinio; c’è anche un’altra causa, poco conosciuta e cioè l’insindacabile necessità di combattere l’incremento demografico della popolazione mondiale, come? mietendo più vittime che si può, ovviamente, per la serie “ umanità parassita ”… a questo scopo esiste anche il meraviglioso strumento dell’aborto, nonché quello dell’eutanasia: le risorse per sopravvivere non bastano per tutti, un’altra menzogna inflazionata nata per coprire la cupidigia di pochi, sull’indigenza dei molti; è opinione comune che l’assetto socioeconomico del villaggio globale ha bisogno di un forte equilibrio e le analisi propongono sempre nuovi schemi che integrano soluzioni condivise: la verità è che la teoria dei giochi ha un solo comune denominatore, il caos imprevedibile. Tutto questo orrore evidenzia un suo fondamento, che va ricercato nella natura umana: l’uomo è ordinariamente una creatura malvagia che non smentisce la sua cattiveria, su questa semplice verità si può credere che le cose riguardo alle guerre nel mondo, non cambieranno praticamente mai; l’uomo porta in sé un elemento perverso di autodistruttività, il fatto che sia dotato di intelligenza lo rende pericoloso non soltanto per sé, ma anche per la natura del pianeta sul quale vive e per le altre specie animali: ovviamente la dignità dell'uomo non è quella del parassita, egli è il custode al quale Dio ha affidato la creazione e il Signore lo considera degno della sua fiducia, nonostante si dimostri molto spesso un irresponsabile. Nessuno conosce la cura risolutiva alla malattia “ uomo ”… sarà forse l’estinzione? Può darsi, siamo infatti sulla buona strada perché ciò si verifichi quanto prima. In natura l’uomo è indubbiamente il peggiore parassita del pianeta, un vero flagello della creazione, chissà se con il tempo riusciremo a invertire la tendenza, la nostra innata distruttività, se non ci riusciremo sarà davvero la fine, tutta la vita nell’universo scomparirà e noi la seguiremo nel suo eclissarsi; le guerre sono la dimostrazione tangibile che l’umanità è malata, ma non dobbiamo disperare dell’immenso potere taumaturgico che si cela in essa, l’umanità può guarire se lo vuole: auguriamoci che questo accada, noi siamo la malattia, ma siamo anche la cura.