✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

martedì 25 agosto 2020

Silloge poetica n°057


LE PAROLE PERSE ALTROVE

Come bufera sulle scoscese rocce della montagna
la pietra è il cuore del condannato offeso dall'aria impetuosa
quelle parole di persone senza cuore che feriscono

Talvolta è la parola cattiva a suscitare le lacrime
ma il dolore rimane nascosto e si vive da soli e non finisce
chi piange per quelli che si amano e chi per la sensibilità

Non ci sono molte alternative alle lacrime di coloro che amano
se si ama si piange e questo è il segno della nostra umanità vera
quando si piange dentro l'anima è come il filtrare della luce

Ancora qualche ora di sonno e mi sarò ritemprato
non dormo per l'angoscia di perdere le persone che amo
leggo dove capita per distrarmi e loro sono nei dettagli

Quando piangevo da bambino era per mio nonno che vidi morire
guardai il crocifisso appeso nella mia camera e dissi perché adesso
fai qualcosa gli dissi ed anche che non era giusto così presto

Ma quel crocifisso era mio nonno e le persone amate silenziose
non me ne accorgevo perché l'egoismo così stolto mi toglieva la vista
è proprio mio nonno quel Gesù che mi lascia e va in Paradiso

Quando ami una persona vorresti fosse immortale e presente
ma la morte è più forte del nostro abbraccio e le sue ali portano lontano
le parole di chi ho amato sono nel mio cuore e con loro le persone

 

LA FORNACE DELLE ANIME

Nell'abisso dove ardono i reprobi
alzano le urla le fiamme di un odio imperituro
nebbie silenti coprono il rimorso

Guide cieche che guidano altri ciechi
nel baratro del nulla che si erge sopra le membra d'argilla
forme opache si agitano nelle tenebre

Come fiori appassiti nel giardino dei morti
lugubre antro dove si spegne la speranza nella vita
non ci sono porte che aprono la fuga

Riescono oscure le bramosie della carne
niente di così perfido come l'odio che anela all'odio
fantasma del passato che danza il presente

Questa lenta agonia rammenta l'amore
un amore rifulge oltre la coltre delle nubi cerimoniali
è il sigillo di un demone antico

Viviamo senza sapere dove andremo
la verità negata di menti neglette oramai rinnegata
c'è derisione per l'altrui compassione

Senza l'amore si spegne la vita
e persone sempiterne muoiono ancora e ancora
è un canto questo fuoco immortale

 

LE OMBRE DEL VESPERO

Un pensiero viaggia per le strade
è il ricorrente anelito alla libertà che vuole parlare
troppo silenzio ha nascosto la verità

Ci sono grandi ideali calpestati dall'interesse
la vita è dimenticata nelle rovine di città nuove e antiche
quando volava alto il desiderio dell'alba

Ancora si aggira il lupo affamato
gli agnelli cercano rifugio nel loro pastore benevolo
il sangue degli innocenti sporca mani empie

Questo cuore ferito rigurgita angoscia
è un canto rotto dal rumore ferroso delle coscienze
corazze che disprezzano dure come l'acciaio

Notte oscura dove i fantasmi si estinguono
nel virulento morbo di sentinelle attente alla lussuria
sembra ovunque il chiassoso mordersi

Langue la terra dalle grida di gelide paure
si riconoscono i passi di coloro che abbiamo amato
trascorrono le ore ignare del lieto meriggio

Vinti sono i sovrani del celeste empireo
non ci sono che macerie dove si ergevano le forti mura
e le anime dei giusti nei campi elisi

 

QUESTO NOSTRO NEMICO

Le strade deserte e il cuore in apprensione
dall'oriente un demone invisibile ha invaso il mondo
si muove nell'aria nascosto e senza voce

Ci sono luoghi senza la pioggia o il vento
luoghi dove zone in cui l'inquinamento si è allontanato
dove le persone si tengono distanti

Ma il demone continua la sua corsa cattiva
e la medicina per sconfiggerlo è ancora sconosciuta
senza la paura non sappiamo chi siamo

Quello che da soli non possiamo superare
insieme saremo capaci di annientarlo per la vita comune
senza scrupoli e responsabilità siamo perduti

Questi eroi che combattono un mostro letale
che se la prende soprattutto con i più deboli ed esposti
hanno consacrato l'esistenza nel servizio agli altri

Con una coscienza che si pone delle regole
quando sono condivise da tutti e per il bene comune
il demone invisibile vedrà la sua capitolazione

Siamo in una società corrotta e questo è l'epicentro
un demone si è generato chissà da dove nemico dell'uomo
ma l'umanità che ama c'è ancora con la sua volontà

 

LE OMBRE DEL DESTINO

Ci sono cose che non vorrei sapere
oltre i muri del disordine e dell'indifferenza
non ho altra via per capire

Seguo quelle folgori nell'orizzonte vitreo
quello sguardo assente di donna senza futuro
nei meandri della desolazione sospiro

Non c'è una ragione in più per amare
senza il tuo cuore nel mio che batte e ribatte
ancora poco e mi perderò nel nulla

Sentieri ripidi verso mete lontane
nel tuo pensiero rivedo le cose che furono
e piango ansimante di vuoto

Furono costruite dimore eterne
nell'immortalità promessa da divinità estinte
non ho ancora colmato la misura

Quei fanciulli ridevano nell'ignoto
adesso li vedo nei miei sogni andare raminghi
non ci saranno altre visioni

Nella mia mente fuggono le sentenze
ho riprovevole vergogna per i miei secoli distrutti
questo destino con cui muore la civiltà

 

A META' DEL VIAGGIO

Quella danza che sottrae forza alla vita
decidere se sia il caso di abbandonare le vicissitudini
andandosene come se nessuno mi conosca

Trovare una porta dell'anima aperta
perdendo l'unico bene che si possiede a denti stretti
vincere la paura con l'abbandono fiducioso

Ho cercato nelle pareti della mia stanza
una fessura che desse sul crepuscolo fuori di qui
ma ho trovato soltanto dei rossi mattoni

Viaggiare con l'immaginazione nel cerchio
questo simbolo che porta il significato dell'imperituro
sono grandi i pensieri degli atei senza luce

La malinconia vincola il mio cuore al cielo
sento rivolgermi parole di conforto e di aiuto da dentro
quando oramai il nulla si è fatto sentire

Andare per le vie della perdizione e credere
convincersi che il dubbio sia tra i peccati il più servile
se dubito della mia vita ho dinanzi me stesso

Detesto quei rimorsi che non riesco a estinguere
qualche persona mi ha amato con le sue preghiere
ed ora prego sperando che qualcuno ci sia

 

CON LA PARVENZA DEL DIVERSO

Quando i tuoi occhi diventeranno i miei occhi
e le tue gambe incontreranno le mie camminando
allora i nostri cuori saranno un solo cuore

Nel procedere insidioso dei desideri
avevamo dimenticato la prossimità che ci rende umani
lasciavamo al caso le parole e le emozioni

Ero giovane di una giovinezza smarrita
placavo la sete di relazioni con un intenso vociferare
parlavo a me stesso e mi ascoltavo

Nel fiume che sorge su quel monte lontano
i pescatori catturavano le nostre vite oltre la cascata
noi diventavamo sordi in quell'acqua nervosa

Qualcuno guardandoci ci notava anomali
di una diversità che non fa paura ma che ci interroga
sentivamo venire meno il rispetto

Ma noi osservavamo le differenze con l'altrui peso
ci notavamo fuori dal gregge ed estranei a una comunità
l'amore vicendevole dava la giusta misura

Vivevamo per l'altro accanto a noi sorreggendoci
non facevano paura quelle giornate spese per aiutare
e alla fine ci sentivamo ancora felici

lunedì 24 agosto 2020

Silloge poetica n°058


QUANDO TERGI UNA LACRIMA

Non c'è nulla che ti cambia quanto la sofferenza
il tempo è il suo sentiero che perdi se decidi di diventare cattivo
quando condividi impari ad amare anche nel disagio

Dopo il momento della prova essa diventa il maestro
quella croce non è più un peso gravoso ma un giogo soave
quando impari ad amare è perché hai condiviso le lacrime

Nessun cuore compassionevole nasce per un nulla
ma per aver portato su di sé il dramma e l'angoscia oscura
sono le piaghe del dolore e i frammenti del cuore

Ho guardato molta gente e la nobiltà di carattere è dire sì
accettare la volontà di Dio come norma del proprio getsèmani
è la norma di ogni autentica preghiera cristiana

Quando sai piangere per una persona o una creatura
le tue lacrime si mescolano alle lacrime di Gesù che soffre
sono le vostre lacrime per coloro che toccano un abisso

Non siamo poi così soli nell'avvicinare chi piange
c'è chi piange da anni e non vede uno spiraglio di luce
sentendoci vicini a loro qualsiasi cosa possiamo è amare

Non ci sono nemici spietati siamo tutti fratelli e sorelle
sono caduti i muri e si scorgono i volti e le lacrime e gli sguardi
non dobbiamo diventare cattivi ma accarezzare il prossimo

 

L'ESTERIORE E' UN PO' SVANIRE

Su quelle placide acque danza il vento
ribelli a ogni diniego le farfalle sfiorano la superficie
nel sereno di un giorno che passa lento

Nei campi l'erba profuma di selvatico
non ci sono molte tradizioni a cantare la bellezza fugace
tutti vogliono fermare il tempo che si protrae nel tempo

Quel volto sogna di luoghi incantati
una ragazza che libera si nasconde sotto il cielo azzurro
un cuore innamorato della bellezza del creato

Non ci sono stagioni ma il firmamento eterno
fuori dal mondo si delineano i destini di persone benevoli
tanto è il mare all'orizzonte quanto l'anima all'ignoto

Ho cercato di innamorarmi spesso per essere felice
non mi sono mai accorto dell'amore di Dio così grande
l'ho trovato nel creato e nella compassione

Quei simboli religiosi sono i tratti che ci rassomigliano
oltre quel che sembra c'è la vita e non il nulla insensato
ho pregato per toccare un cuore amante e sincero

Negli altri c'è il significato che spiega a me stesso
rispondendo con la comprensione mi sono sentito amato
la vita è così buona e la sua radice è nella vita


IL VIAGGIATORE TRA LE SPINE

Ci sono tragitti da percorrere a piedi che durano mesi
si cercano solide basi per costruire la durata dei tempi
anche se la brevità della vita induce a riflettere

C'è sempre qualcuno da incontrare che porta consolazione
è un po' l'ordine nuovo di un mondo che passa e non ritorna
come la marea che la forza della luna fa crescere e calare

Tra molti rovi spinosi il cammino è arduo per chi cerca risposte
ma meglio cercare che accontentarsi di restare fermi in un luogo
dentro le morti di amici lontani ecco il passato che veglia

Andare tra terre che si incontrano desolate e semplici
viaggiare per comprendere l'umanità a cui apparteniamo
e sempre tra rovi spinosi come la corona del Cristo

Non sappiamo dove porta il cammino ma possiamo sperare
nelle pianure ci sono bestie cattive ma anche angeli benevoli
tanti ostacoli che con l'ingegno superiamo per aiutarci

Viaggiamo sotto un sole che ci tende la mano
ci dice che vuole condurci fino alla vetta di un alto monte
è difficile salire ed è anche faticoso ma confortante

Ancora ci ritroviamo all'inizio del nostro cammino
è un continuo ricominciare tra cadere e rialzarsi e procedere
quello che ci attende oltre l'orizzonte è il giorno per giorno

 

NELLA CASA E QUELLA SUA PORTA

Vivo in una casa con una taverna e una mansarda
da sistemare con rivestimenti e legno a vista
nella mia stanza c'è spazio per un micromondo circolare

Dentro la mia casa senza porta ci sono diverse persone sensibili
alcune sono fatte di carne e ossa come me
altre sono invisibili ma non vivono in un mondo fantastico

Le persone che non si vedono si pensano
allora pensandole e pregandole eccole proprio accanto a me
non mi parlano a voce perché è impossibile

Le persone nella mia stanza in taverna sono buone
comprendo il loro amore nei miei confronti
desiderano che io sia giusto e mi comporti saggiamente

Se con le orecchie ascoltassi per davvero le loro voci
allora sarei preda delle allucinazioni e il rifletterle un delirio
ma loro vivono dentro le parole della preghiera

La mansarda è spoglia e piena di tele di ragno
la si potrebbe rendere abitabile e la trave maggiore è alta
si cammina in piedi e verso le pareti ci si deve sedere

Un luogo è sotto il livello del terreno e l'altro è in alto
sono due luoghi che hanno un significato e nascondono segreti
dentro questi luoghi ci sono delle dimensioni

La casa è un universo e c'è posto per i vivi e per i morti
abitandola non ho paura perché conosco il suo vero profondo
è come l'inconscio abitato da chimere e idee simboliche

Quando sono solo e guardo al Signore che mi scruta
mi trovo alla presenza di un Cuore che mi ama con desiderio
su quel Crocifisso scorrono anche le mie lacrime

Non saprei dire se lassù in Paradiso vogliono anche me
come all'inferno coloro che guerreggiano per la mia anima
ma la mia anima è di Cristo e della santa Vergine

 

QUESTO GIORNO CHE PASSA

Andare per una strada e provare paura e angoscia
l'odio che diventa come materia oscura e disperante
sotto un sole tenue d'inverno senza luce

E' questo nuovo procedere delle fasi e del negare
la coltre di nubi che protegge la fragilità dei sensibili
niente è più perspicace dell'animo dolente

L'orologio segna le tre della notte ed è morte
ancora qualche ora e saranno le tre per il Crocefisso
è poi domenica e ancora una nuova alba fredda

Certi viandanti cercano sempre di scoprire la strada
quella giusta se la portano dentro senza mai saperlo
vedevano i sassi sul selciato e inciampavano giù

Soltanto un'altra ora di tragitto a piedi
il tempo sembra scandire le parole e tutto si ferma
dove c'erano le ombre sopravviene la luce

Gli alberi d'inverno riposano gelidi e imperturbabili
senza messaggi di antiche volontà che sembrano pensare
sono stanchi e l'aria accarezza i loro rami

Quei tronchi forti e alti sostengono il cielo
non cadono gli angeli ma gli uomini con i loro affanni
tante lacrime che salgono come linfa ibernata

 

GUARDARE OLTRE L'ORIZZONTE

Sulle alte montagne volano le aquile perdendosi
sembra che il sole piova rugiada nel mattino dei risorti
non c'è speranza per un mondo violento

Dedicano pagine di compunzione gli acerbi scrittori
quella letteratura è un rimprovero per i prosatori rassegnati
non c'è vita dove si è abbandonata la via dei giusti

Prologo inaspettato di chi vede avanti la perdizione
coltivare quelle parole nel cuore esasperato da tante vanità
non trovare niente che beatifichi il presente

Sono fuorviate le coscienze che non credono
convincersi di chi siamo e dove andiamo è il primo Vangelo
non c'è verità per lo stolto che non si accorge

Ed ecco le montagne con il loro limite superato
quelle vette sono senza elogio da parte dei colpevoli
è un orizzonte senza valori e senza cielo

Anche se ricerchiamo un significato esso ci sfugge
non abbiamo altro bisogno che sentirci amati e vivere per gli altri
l'illusione della felicità la cerchiamo nell'assurdo

Alle schiere degli angeli interessano le anime in Paradiso
invece ai demoni dell'inferno soltanto il desiderio di bestemmiare
quello che appartiene alla volontà è Dio o il nulla

 

OGGI E ANCORA GUERRE

Queste guerre combattute dalla viltà e dal bieco interesse
il mondo porta in sé teatri di morte dove gli indifesi sono uccisi senza pietà
non c'è una sola battaglia giusta ma sangue che si spegne

Nelle grandi battaglie ci sono soldati forti e valorosi
sulle strade delle città distrutte sangue spento di popoli schiavi
non c'è guadagno nelle battaglie ma delirio fratricida

Ogni giorno cadono bombe dal grande costo in denaro
sulle case della povera gente considerata a tradimento ostile e pericolosa
perché costoro non sono i nemici ma i miseri del mondo

Vivono con pochi dollari al giorno e sognano di volare via
chi li uccide ha il suo fucile che ne vale tanti di più e spara ancora odio
questa gente inerme non compie atti di aggressione

Quel terrore che scorre nelle loro vene senza violenza
sono le lacrime versate per il dolore e sapere di non poter scappare
combattiamo e non si tiene conto della vita che chiede aiuto

Allora in tanti fuggono dalla loro patria e sognano di trovare riparo
vanno lontano per sfuggire alla bocca dei leoni e trovare un futuro di pace
c'è chi resta ma non combatte e invece tenta di sopravvivere

Ma la vera battaglia è con la paura e con il lutto
le persone che amano muoiono presto e gli orfani disperano nella polvere
con la guerra tutto è finito e vincono quelli che hanno il denaro

lunedì 27 luglio 2020

La cattedrale del crepuscolo

Lo Stige (odio – Στύξ) è il più arso fiume infernale, porta nel suo flusso interminabile le anime di coloro che hanno conculcato la vita altrui e hanno anteposto la propria alla dignità dei deboli. L’Acheronte (afflizione – Ἀχέρων) attraversa pianure aride e inferine, conduce alla cattedrale del crepuscolo le anime dei prelati che trascurarono in vita l’adempimento della volontà di Dio, la salvezza delle anime e ingannarono il gregge loro affidato con l’ipocrisia per guadagno, orgoglio e vanagloria. Dalla cattedrale del crepuscolo sorgono altri tre fiumi che si dipartono in tre direzioni, verso sud il Flegetonte (fuoco – Φλεγέθων) che trascina con sé le anime degli amanti del denaro e del piacere che posero in questi idoli tutto il desiderio e la brama del potere mondano, verso est il Lete (oblio – Λήϑη) che impetuoso nelle sue acque nere e putride porta il rancore dei demoni e dei dannati, il rancore che ogni cuore corrotto ha coltivato contro l’altro, ogni altro sul cammino, ogni altro predestinato dalla provvidenza, verso nord il Cocito (lamenti – Κώκυτος) con le sue acque tranquille e chiare da cui traspare una moltitudine di anime avvolte in un freddo pungente che migrano verso l’abisso di tenebra come fiamme accese, sono le anime dei bestemmiatori e dei denigratori della fede. La cattedrale del crepuscolo si erge al centro della valle lacrimosa, è un edificio vasto e imponente, in esso si celebra un culto di demoni, dove viene adorata l’immagine della bestia, tutti coloro che adorano la sua immagine sono empie creature somiglianti a bestie sconosciute, hanno voci rauche ed esprimono una rabbia insopprimibile. Il simulacro della bestia è un artefatto realizzato per inoculare il veleno mortifero della dannazione ai viventi, chi bagna la lingua nel veleno cambia e diventa simile ai demoni, nel mondo ci sono molti che cambiando offrono la loro anima al maligno. La somiglianza a un demone consiste nell’estinzione della carità, trasgredendo la Legge eterna, e scegliendo il male con un atto di volontà, con la consapevolezza che si tratta del male, si può commettere un peccato mortale solamente esercitando la propria volontà, questo implica anche l’esercizio del libero arbitrio, volontà e libertà sono medesime, sono coese per l’azione, il pensiero e la parola. La cattedrale del crepuscolo non ha giorni o notti, sussiste in una notte sempiterna, ma non manca una luce tremula e opaca che lascia trasparire le ombre, quelle ombre che sono le anime perdute trascinate dai cinque fiumi dell’oltretomba verso luoghi di tormento e angoscia. Il culto nella cattedrale è perpetuo, i demoni circondano la cattedra di Lucifero che amministra ai dannati la malvagità che li separa e li abbrutisce, quella malvagità oscena che pone le sue radici nella superbia, nell’ergersi contro Dio e il suo Regno, nel costituire un mondo alternativo dove tutto è invertito, la pace in violenza, la compassione in sadismo, la preghiera in disprezzo. La cattedrale del crepuscolo ha sulla sua sommità delle guglie attorno alle quali si addensano nubi nere e fuligginose, sono i peccati dell’umanità che raggiungono l’inferno e partecipano al culto del diavolo omicida fin dal principio e padre della menzogna. Per accedere alla cattedrale c’è un grande portale e un maniglione di bronzo con cui battere tre volte lentamente, sono le tre di ogni notte del mondo, l’ora del diavolo, l’ora contro Dio che è in Tre persone. Quando si è entrati in cattedrale il lucerniere che si staglia in alto appare maestoso ed è carico di innumerevoli lucerne che ardono con il sangue delle bestie, che raminghe si aggirano per infiniti territori sotto una spaventevole penombra. La cattedra di Lucifero è in fondo e sulla parete dietro di lui una grande croce rovesciata sovrasta ogni spazio in ogni direzione all’interno della costruzione, è il simbolo dell’anticristo che domina il mondo con le sue false luci in cui l’amore è ingiuriato dai peccatori, è la porta dell’inferno e per ogni peccato mortale associato all’impenitenza una porta si apre e un’anima cade nel fuoco eterno dove è pianto, solitudine e amarezza. Quello che è proprio del diavolo è il peccato e suoi i peccatori, il diavolo che non si mantenne nella verità.

RITUALE ROMANUM 

DE EXSEQUISS

Libera me Domine, de morte æterna, in die illa tremenda. Quando coeli movendi sunt et terra: dum veneris judicare sæculum per ignem. Tremens factus sum ego et timeo, dum discussio venerit, atque ventura ira. Quando coeli movendi sunt et terra: Dies illa, dies iræ, calamitatis et miseriæ dies magna et amara valde. Dum veneris judicare sæculum per ignem. Requiem æternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.

Liberami, Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando cielo e terra saranno sconvolti: quando verrai a giudicare il mondo, col fuoco. Timore e spavento mi afferrano per il terribile giudizio: quando cielo e terra saranno sconvolti. Giorno d’ira è quello, giorno di calamità e di miseria, giorno grande e amarissimo, quando verrai a giudicare il mondo, col fuoco. L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua.

Liberami, Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando cielo e terra saranno sconvolti: quando verrai a giudicare il mondo, col fuoco.

giovedì 9 luglio 2020

La visione del male

Nel deserto di Siloen si nascondeva una strega che possedeva un occhio di vetro concessole in dono da Metiel, un demone che prediceva il futuro attraverso la chiaroveggenza. L’occhio di vetro era un oggetto maleficiato con la proprietà di rivelare cose nascoste e serviva alla strega per fare disonesti guadagni. Un giorno la strega decise di intraprendere un viaggio nelle terre perdute ove si stagliavano rachitici gli alberi morti trapiantati dalla valle del pianto, ansiosa di ricevere dai sette demoni che presiedono ai sette vizi capitali, le conoscenze necessarie per sopraffare le tre grandi virtù cristiane. Giunta alla roccia della disperazione incontrò il demone dell’invidia che le disse: “Le persone che tu credi migliori di te offendile e calunniale in vari modi, chi ha cose migliori delle tue consegnalo alla diffamazione”. Giunta al fiume melmoso incontrò il demone della lussuria: “Soddisfa le fami carnali e la concupiscenza degli occhi per renderti impura e sedurre le anime degli amati da Dio”. Gli si fece incontro il demone della superbia: “Convinciti di essere superiore alle persone più nobili e disprezza i semplici e coloro che dimostrano valore morale”. Ed ecco il demone dell’ira sul sentiero dell’infelicità e della vuotaggine: “Il rancore ti renda rabbiosa come una lupa sanguinaria dai latrati sadici e dallo sguardo grifano”. Oltre il sentiero della stoltezza saccente incontrò il demone della gola che le disse: “Ogni appetito sensibile va appagato fuori misura perché la mala bestia dopo che ha mangiato ha più fame che prima”. Trovatasi sperduta nella campagna maleodorante la strega incontrò il demone dell’avarizia che pronunciò il suo apoftegma: “Arraffa tutto quello che puoi e ama il denaro e per il denaro sii disposta anche ad ammazzare”. E infine eccole venirle incontro sotto la quercia degli impiccati il demone dell’accidia: “Ogniqualvolta sentirai il richiamo della coscienza a fare del bene e a perseverare operosamente in esso, distogli il tuo sguardo e mettilo nella svogliatezza e nella pigrizia spirituale”. La strega istruita da quei sette demoni vanagloriosi tornò alla sua patria natia e cominciò a proferire parole contro la verità e a convincere la gente dei dintorni a non credere, a non sperare ma soprattutto a non amare. Trovò un certo seguito di patetici personaggi dalla natura egocentrica e li educò a credere al benessere, a sperare nell’orgoglio e ad odiare per vendicarsi nelle occasioni propizie, quelle in cui le proprie responsabilità sono sotterrate da una coltre di falsità. Sopraffatte le virtù il mondo divenne una propaggine dell’inferno e gli angeli del Signore si ritirarono nell’empireo solitari ed affranti. Gli uomini patetici pensarono di aver costruito il mondo perfetto e la strega esultò di gioia maligna alla vista di quell’obbrobrio di viltà. Le meschine attitudini fondarono le nuove leggi e la tenebra di un antro profondo avvolse il cielo che si spense in un gelo pungente. Ma ecco la Donna giovane, innocente e immortale che con la sua carità trasse gli uomini alla ragione e li distolse dal male. La consapevolezza di avere intrapreso una strada sbagliata verso un destino di perdizione li fece rientrare in sé e la carità con il pentimento estinse i vizi che come fumo uscirono dalla creazione, disparvero per sempre. La strega morì e i sette demoni lasciarono le terre, tornò la luce e la comprensione dell’amore celeste più grande della fede e della speranza. L’angelo della carità offrì incenso al Signore e l’angelo della fede offrì le sue caste preghiere, l’angelo della speranza una civiltà con il volto della pace e la giustizia ferrea dell’equità. L’utopia del cristianesimo scardinò il potere e la manipolazione dei demoni, le streghe furono tutte cacciate dalla primavera della vita. Nel cuore di ogni epoca in cui sorge la carità i vizi svaniscono presto nella loro consistenza effimera, e la Donna che è nostra madre vittoriosa sempre ci conduce come sue conquiste alle virtù.

mercoledì 10 giugno 2020

La tecnocrazia distopica

L’uomo di oggi vive in un mondo tecnologizzato in continuo progresso, nonostante tutti i paradossi etici e le diseguaglianze sociali che rispecchiano la sua crisi interiore e il suo disagio esistenziale. La tecnologia serve all’uomo più di quanto l’uomo serva ad essa, non è ancora un supervisore indipendente dotato di pensiero autonomo, rimane uno strumento nelle mani di un artefice che detta le regole entro cui le azioni delle macchine devono esplicarsi per trarre un profitto utile alla nostra specie o a corporazioni della nostra specie, si pensi infatti al digital divide e alla marginalizzazione di grandi fasce della società o di interi popoli definiti in via di sviluppo. L’educazione nelle scuole passa anche dall’alfabetizzazione informatica fin dall’infanzia, si pensi alla didattica a distanza durante l’emergenza Covid-19 che qualcuno critica perché favorirebbe l’autismo digitale o un comportamento coatto da hikikomori, quindi la mancanza di socialità reale e di relazioni sane che ogni ambito scolastico dovrebbe fornire agli studenti di ogni età. I computer sono parte integrante del mondo produttivo e della scuola, sono necessari allo sviluppo e le intelligenze artificiali fanno sempre più parte del nostro mondo, con queste intelligenze dobbiamo entrare in una dialettica per acquisire conoscenze, informazioni e come una significativa estensione del nostro pensiero e del nostro ragionare, persino della nostra immaginazione sul piano creativo. Senza le macchine interconnesse che costruiscono un mondo smart e cybernetics avremmo una civiltà meno evoluta sul piano dell’intelligenza e risposte incerte della nostra intelligenza a ogni problema del vivere e dello stare insieme. Il problema del senso del vivere non si pone in una società dove le tecnologie sono una rete di fattori che migliorano la qualità della vita con l’ambizione di renderci liberi, dove per libertà s’intende l’emancipazione da tutto ciò che contraria il benessere e la piena realizzazione della persona secondo le sue qualità e il suo potenziale. In una tecnodemocrazia per rendere fattibile la convivenza civile occorrono delle leggi che mettano l’uomo al centro e considerino le macchine delle fonti di utilità e non le destinatarie dell’opera dell’uomo, la rivoluzione delle macchine consiste nell’equilibrio tra le azioni dell’uomo in riferimento al proprio ambito, non in una declassazione dell’uomo in favore delle realtà artificiali; senza l’umanità che viene valorizzata e un’etica condivisa nelle dinamiche relazionali, il ruolo delle macchine perde la sua funzione positiva, la sua valenza filantropica in favore di una tirannide dove l’uomo si asservisce alla produzione e al consumo come prosternandosi davanti a un idolo di cui non può fare a meno, e che lo mette nella condizione di perdere diritti e dignità. Le macchine possono essere programmate, seguono degli automatismi e non diventeranno mai esseri viventi, è una convivenza in cui l’uomo che è l’architetto delle macchine non può rinunciare al suo primato di fondatore di un ordine dove l’artificiale e il biologico non staranno mai sullo stesso piano, la macchina è una estensione dell’uomo, l’opera della sua intelligenza e non sarà mai il contrario. Ogni macchina costruita dall’uomo ha sempre avuto lo scopo di favorire la conoscenza della realtà, intervenire su di essa e migliorarci dal punto di vista antropologico, con la sinergia di diverse discipline come matematica, fisica, chimica e filosofia della scienza. Se nella Bibbia si legge un verso che dice che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, nella tecnologia tutto dovrebbe concorrere al bene dell’uomo, senza cadere nel malinteso delle macchine come un fine utile a cui tendere in senso assoluto e non come un mezzo di cui disporre per il sostentamento del genere umano e delle sue società. La matematica per spiegare la natura necessita sempre di una coerenza senza difetti, la filosofia di una morale senza compromessi che ponga l’uomo al centro, l’informatica di protocolli e codici condivisi e di un accesso libero alle risorse che non trascuri nessuno. Una macchina non potrà mai pensare sé stessa, la persona umana invece può pensare le macchine e inventarle con il suo genio, c’è grande differenza tra essere cosa ed essere persona. Se nel futuro i ruoli si confonderanno sarà l’inizio di una decadenza e non di una evoluzione che ci farà passare oltre i limiti della nostra natura. La vita biologica come la sua origine rimangono ancora quasi del tutto inspiegabili, se ci sarà la vita artificiale non diventerà mai l’equivalente di un clone, piuttosto un semplice prodotto in nostro favore e tale rimarrà sempre, le implicazioni etiche tra l’artefice e l’artefatto piuttosto serie se questa sicurezza dovesse scardinarsi. I computer della nostra modernità sono molto diversi da quelli di film cult come Matrix, le macchine autocoscienti che con le loro reti neurali assimilano l’uomo come fonte energetica e il nostro cervello prigioniero di una neurosimulazione appartengono all’ambito della fantascienza.