PIETÀ
Quando cercai di arrivare
alla fine della mia storia
ecco presentarsi
all'occhio della mente pietrificata
il motivo per cui l'aria
bruciava di rancore fetido
come radicato da certezze
che si rivelano col tempo sempre più fallaci
è il gemito di un prigioniero
che mi riesce di conoscere
le catene della mia amara schiavitù
quando il mio cuore pesante cento chili
abbandonò l'odio covato per anni
l'angelo della clemenza
mi donò la pace di chi desiste
e io mi arresi
alle lacrime che lavarono il buio
quel buio nascosto
che mi faceva stare male con me stesso
e il perdono lo diedi innanzitutto al mio spettro
che si tramutò in risuscitato alla vita
perché volevo farmi beneficare
quindi scorgere nel peccato il peccatore
accorgermi della persona
anche se celata sotto tutto quel marciume
una porta stretta e difficile
ma praticabile
quella del cambiamento
una porta aurea se ben compresa
quella del perdono evangelico senza misura
che libera un prigioniero
sono proprio io
la mortificazione libera l'amore
che vede in chiunque
il proprio fratello dolente e la propria sorella spaurita
carne della mia carne
sangue del mio sangue
un cuore che batte come nel mio petto
finalmente esco dallo stolto egoismo
per conoscere quel qualcuno
la sua fragilità e i suoi errori
le sue lacrime ancor prima che si deturpasse
e in quel mondo infranto
vedo la persona
e la nemesi della sua anima
nella luce della grazia
prospettiva questa dentro di essa
di una pietas veridica e una giusta commiserazione
quella fiducia di Colui che soltanto
ci conosce nel profondo
che nel segreto giudica ad ogni istante
e concede a coloro che con sincerità lo amano
la medesima visione
tesoreggiando l'empatia che ci fa vedere
l'invisibile contenuto dell'interiorità
il tocco umano
di queste mie mani
CREAZIONE
La tempesta lassù domina gli eventi
i sogni degli uomini nascono da folgori incontaminate
e il rumore dell'immaginazione
si diffonde nell'etere dal luminare dei tuoni
quest'acqua che cade impressiona i tranquilli
e dirige le sorgenti verso i mari vasti
nel suo percorso chiude la bocca agli orgogliosi
che con il loro pretestuoso sapere
fanno deviare dalla verità superna i semplici
e l'eremo dei monaci studiosi
apre i suoi libri antichi al pozzo della conoscenza
da quel profondo sale a noi l'ignoto
che rifulge di intelligenza e di ragione nelle menti
non c'è motivo per avere paura
perché la sicurezza sta' nel fidarsi degli angeli nascosti
nei mondi lontani la bellezza del demiurgo
quaggiù sulla terra se casta quanto lacrimante
gli orizzonti delle stagioni
e le creature fantasiose
la cognizione di coloro che seppero oltre il negazionismo
il recondito significato della vita
e il suo valore alla luce della carità dei santi
TENEBRA
Nel giardino degli alberi pensosi
abita il fallace tessitore delle storie lugubri
vive di vuoto nel caos
e di quelle oscure presenze
mentre i suoi devoti
alimentano l'odio con propositi omicidi
quell'antro è la misura dell'ego
la stella morente che collassa su sé stessa
fuori da quelle pareti a strapiombo
tanto imbrattate di confabulante cattiveria
le voci dei malati di oscenità
riecheggiano di livore vendicativo
e cade l'uomo tra le spire del serpente
che avvolge il cuore
e lo miete di orrore cupido
senza la sua anima
la persona diventa una marionetta
il diavolo la usa e poi la getta nella fornace
queste marionette prive di ragione
vivono come i vermi
che mangiano il frutto marcio
poi cadono nel terreno
e spunta la radice inferina
l'iniquità s'alza vanitosa come lo stelo
mentre il letame
fa crescere rigogliosi i vizi
e il fiore del male
secca alla luce della bellezza diurna
MORTE
La morte è come un sonno
si sogna come persone in stato di veglia
perennemente coscienti
sembra che le immagini oniriche
siano attorno a quell'involucro che ci racchiudeva
come se il corpo
perduto nell'ultimo dei respiri sopiti
fosse ancora un possedimento
è cambiata la sequenza del tempo
si è estremamente dilatato
e quel luogo che era il mondo naturale
è diventato il sentirsi qui ed ora
lo stare ovunque e al contempo ma fuori da tutto
pensavo alla notte eterna
a un buio fitto come l'eclissi
pensavo scomparissi nel nulla
dissolto come la carne e il sangue
nelle sostanze infinitesimali
nella vastità della materia inanimata
di cui sono fatte anche le stelle
incandescenti con quella luce bellissima
ma ci sono
e non credevo il perché
significasse qualcuno che mi pensa
da sempre
in quell'attimo imperituro
nell'eternità dei più profondi misteri
in un amore tanto grande
e così recondito
STRANIERO
C'è questo mare imperioso
che separa il mito pagano dalla realtà evangelica,
attraverso i suoi flutti naviga la speranza
e il desiderio di una vita nuova,
lasciammo la nostra patria perché
in quel mare talvolta calmo talvolta tanto cattivo
ed emblema della taciturnità,
risiede quel pericolo che costa un prezzo minore.
Quasi la libertà entrerà
nelle vite tanto tribolate dei viandanti nelle tratte,
migrare è insito nella natura umana
e tutta la terra si riempì di lingue e culture diverse
grazie a Babele che disperse le molte genti
portando il loro dolore dappertutto,
quel muro sordo di incomunicabilità
e il grido disperato dell'espropriato apolide
ovunque nel mondo,
l'abbandono celere della propria casa e della famiglia,
di una terra oramai lontana
arsa dalle carestie, dalle guerre e dalla diseguaglianza.
Ho visto partire da così lontano
madri con nel grembo i nascituri verso un orizzonte pio,
e in quel mare divenuto sepolcro
i loro corpi esanimi scendere nelle acque abissali e fredde,
non c'è pietà nel nostro tanto scellerato mondo del benessere
dove l'idolo del denaro o la moneta di Caronte
vale di più della vita di un fanciullo nero
o del nitore e avvolgente amore di una madre.
Ghirlande di fiori bianchi per ricordare tanto patire
ma nella memoria ogni speranza è sradicata,
ogni lecita speranza è nelle mani di gente ostile
che nello straniero vedono una minaccia,
ma non si può fermare il migrare delle genti
perché in verità tutto cambia
e la vita troppo preziosa non ha prezzo,
neanche il prezzo di una traversata
quando il mare procelloso è il mostro che inghiotte corpi,
che famelico divora anche la fatica e le lacrime,
il dovere indisponibile di leggi antiche
di coloro che soccorrono restando ancora umani.
GUERRA
La guerra è il ritorno dello zero così tanto vile,
è dentro di noi e guarda al nostro cuore pavido
per ghermire la virtù della conciliazione,
sembra che la gente di buona indole sia in attesa
e ami la pace, la collaborazione, l'amicizia,
ma poi la cecità del demone
conduce all'odio, alla violenza e alla vendetta.
Non c'è rancore nella mano di chi lavora,
per il suo pane e per il trionfo della civiltà matura
che non conobbe la fiamma dell'ira,
quella degradazione della distruzione oltre misura,
la gente vuole davvero la pace ma il potente ha sete di sangue
ed è il sangue del fratello e della sorella in umanità,
che non hanno colpa a parte la patria e l'appartenenza,
di quale popolo la generazione che siamo,
manovrano i pochi con ferocia belluina
e con malizia vogliono indottrinarci alla cultura del nemico,
nascondono i crimini con astuta impostura.
È facile amare, è più saggio, più proficuo,
ma l'angoscia del futuro ci rende l'animo cattivo,
quanto debole è la pace
quando la legge del più forte domina le menti
e la lama dell'iniquità trafigge il diritto,
quanto sciocco riconciliarsi
dove il perdono è perdere il privilegio
e il sopruso diventa legge di arma senza discriminazione.
Le guerre tolgono il sonno ai poveri
ma fanno dormire sicuri nell'avidità i signori delle nazioni,
quel fanciullo non si ridesterà alla luce diurna
e il suo riposo è lassù nei prati del mondo celeste,
il suo peso lo porta il Cristo sulla via dolorosa,
fuori dalle mura di Gerusalemme
che come lacrime gronda il sangue degli indifesi
e attende l'angelo della giustizia.
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.
lunedì 14 agosto 2023
Silloge poetica n°032
martedì 8 agosto 2023
Il calderone laico delle religiosità e dell'ateismo
Il fanatismo religioso non è accettabile soprattutto quando si manifesta con la mancanza di rispetto, l’intolleranza o peggio con la violenza e la distruttività verso gli altri che non condividono le nostre convinzioni o la nostra fede, in questo caso la religione (o l’ideologia antireligiosa dei miscredenti!) si trasforma in perversione e non è più per il bene dell’uomo ma diventa un crimine contro l’umanità tra i peggiori di sempre; san Giovanni XXIII, il Papa buono del Concilio ecumenico Vaticano II e dell’Enciclica Pacem in terris, ha lasciato scritto nel suo testamento spirituale di ricercare innanzitutto ciò che unisce invece di ciò che divide, quindi l’altro non è un diverso ma una persona come noi che occorre conoscere per superare le paure fondate sul pregiudizio che possono tradursi addirittura in odio, questo deve convincerci che dobbiamo avere buon senso e buona volontà per costruire la concordia e la convivenza pacifica; la nostra società europea attuale che diventa sempre più multietnica e multiculturale lo richiede con grande esigenza, è un impegno che coinvolge la coscienza di tutti e che non possiamo trascurare: conoscere e amare il prossimo è un dovere civile e una dimostrazione di intelligenza tra le più nobili. Purtroppo la realtà è che esiste un fondamentalismo cristiano presente soprattutto in ambito protestante, ma anche in ambito cattolico c’è il fondamentalismo anche se meno aggressivo e pervasivo, poi c’è un islam moderato e un islam guerrafondaio, e in oriente certe sette religiose maggioritarie presentano una componente addirittura criminogena e sadica... il problema comunque non è la religione in sé, ma la malattia cancerosa che sta alla base della religione malintesa o dell’ideologia laicista del secolo presente, il problema serio è la natura degenere, distruttiva e autodistruttiva dell’uomo che non vuole cambiare.
venerdì 21 luglio 2023
Selezione di haiku n°090
Che gran caldo
zampilla l'acqua alla fonte
mi bagno il volto
Notte tranquilla
nel campo il frinire del grillo
domani forse verrà
Un panda seduto
la canna di bambù si flette
forza salubre
Afa di giorno
albero dai frutti rossi
il cardellino si ciba
Nella sabbia ferma
luna che corre lontano
alta marea
Il tuo volto mesto
sullo specchio oramai infranto
visione immortale
Eco di barbarie
è infamare l'altrui dignità
le parole corrose
Lacrime confuse
le gocce d'acqua cadono
quel che è nascosto
L'animo sofferente
liscio come marmo lavorato
ecco prende forma
Come quel carattere
duro è il guscio della noce
ma si frantuma
Nei boschi tinteggiati
le foglie cominciano a cadere
l'aria è senza vita
Si alza cupa l'alba
sui tetti si posano le cornacchie
pioviggina ovunque
Spunta dalle mattonelle
l'erba oramai arsa dal diserbante
seccata senza più linfa
Le campane rintoccano
suona la preghiera della sera
cani che latrano
Calura a metà giornata
la lucertola corre sui sassi
ombra fuggevole
La città trema
le fazioni hanno armi stolte
fuoco e non calma
Non c'è clemenza
un nero rancore maturato
volge alla notte
Fugge la pace
paura nel volgersi dietro
la violenza turba
Vinta è la loro vita
umana bilancia dei dolori
equa o falsa
Scruto negli occhi
la guerra è senza cielo
voce infranta
Solito sogno
nevischio che prelude
non c'è vento
Nel vaso d'argilla
agrifoglio dalle bacche rosse
buon auspicio
Bianco è l'albero
il muschio sulla roccia
velo di foschia
I tetti carichi
un manto ovunque
lumi dalle case
Cinciarelle cercano
è tanto fredda la grondaia
semi e frutta
L'anno declina
un sogno strano al risveglio
neve antica
Il freddo e la parvenza
sono nella stanza e qui fuori
è lieto abbandono
Calore lieve diffuso
dai sassi germina il tarassaco
fantasia che attrae
Scruto una frase
la lampada si affievolisce
pensiero che fugge
Il respiro nel freddo
plenilunio terso sul lago
luce dai monti
Cortile di sassi
i cuccioli di cane giocano
socialità benintesa
Accorgersi delle nubi
freddo pungente addosso
la neve è fuggita
Un crisantemo
il tempo corre a rilento
stelo che sorregge
Gemme sugli alberi
nel canto degli uccelli
il bosco sorride
Non c'è acqua
il pozzo è così profondo
taciturnità
Osservo la notte
vertigini sul dirupo
e foglie al vento
giovedì 22 giugno 2023
Il segno dell'amore
Se a nessuno importa di te amare diventa difficile perché l’amore è relazione, scambio e interesse vicendevole... ma per amare disinteressatamente (educarsi ad amare da quel profondo che è la propria interiorità) occorre essere stati amati o sentirsi amati semplicemente per come si è, qualcosa che si vive quasi fosse una componente mistica della propria realtà o esperienza e che non è proprio dell’istinto di natura. La solitudine è la morte di ogni sentimento d’amore come il collassare egoisticamente su sé stessi, all’opposto c’è la conflagrazione dell’istinto di sopravvivenza, uscire dall’ego per donarsi a qualcuno o agli altri, la felicità è vivere sentendo quello che sentono gli altri per accorgersi del loro mondo, del loro esserci indipendentemente da noi, toccare le piaghe del dolore ci rende possibile amare, la compassione non soltanto ci nobilita ma è l’acme della nostra umanità e del nostro approcciarci allo spirito del divino. Chi ama davvero è una persona che sente, altamente recettiva e scrupolosa; se sappiamo che non ci importa niente e in questa idea troviamo soddisfazione, abbiamo rinunciato alla bellezza, ci siamo deturpati dentro, siamo diventati angeli caduti separati dalla grazia. L’archetipo della persona che ama è la madre che accoglie e protegge il suo bambino, chi ama ha nella dimensione del suo presenziare dentro la propria consapevolezza sempre una componente materna, qui c’è apprensione, gentilezza e abnegazione, perché uomini, donne o bambini, nelle differenze, nei generi o nelle età, se amano veramente e con tutto il cuore sono essenzialmente delle madri per il prossimo.
domenica 11 giugno 2023
Intervista con Melid (demonio impuro)
Questo libricino è rielaborato sotto forma di intervista tra l’esorcista, Don Giuseppe Tomaselli, e il demonio impuro, di nome Melid. Ovviamente non una vera intervista al demonio, il titolo è ironico dato che non c’è da parte dei dannati la volontà di collaborare spontaneamente alla salvezza delle anime e devono però sottostare alla volontà dell’Altissimo alla quale non possono che obbedire senza eccezioni.
Queste rivelazioni sono state prese, molto probabilmente, dagli esorcismi condotti da Don Giuseppe Tomaselli in più sedute, e poi riportati in modo da poter far comprendere ai lettori la storia e i temi trattati, per disegno divino, in una maniera più semplice, tralasciando di riportare tutti i procedimenti del rituale degli esorcismi vero e proprio. E’ presumibile, che il sacerdote Don Tomaselli, per non creare panico o paure nei lettori non di questo “campo”, ai quali questo libricino è rivolto, abbia voluto “addolcire” il tono del linguaggio di queste rivelazioni e le abbia volute riportare come insegnamento e per essere meditate. Bisogna sempre tenere a mente, che col demonio l’esorcista non tiene un vero e proprio dialogo, come può sembrare da questi scritti riportati qui di seguito, per via della impossibilità di trovare in lui una persona (di natura angelica, oramai decaduta o umana quando anziché impossessarsi degli ossessi gli spiriti maligni di natura angelica sono spiriti di natura umanoide, come lo è ad esempio Giuda Iscariota) che sia disposta a dialogare con sincerità: primo perché nessun dannato ha lo spirito di verità di Dio in se stesso e quindi non proferirebbe che menzogne, secondo perché è tutto ciò che è contrario al Bene. Da questo si comprende che ad una sola condizione satana può dire la verità e “collaborare” per la salvezza dei viventi: se viene costretto da Dio. E l’esorcista di fatti costringe il demonio o i demoni che si impossessano dei corpi degli ossessi a dire la verità, a lasciarli in pace e a ritornarsene nell’inferno da dove sono venuti. Tenendo bene a mente quindi questa piccola premessa, possiamo andare a leggere “l’intervista” con Melid, demonio impuro, di Don Giuseppe Tomaselli.
Esorcista: Melid, intratteniamoci in conversazione, per fare un’intervista.
So per studio e per esperienza che tu operi sempre per il male, poiché sei confermato nel male e non puoi volere altro che il male. Ma so anche che pur volendo sempre il male, indirettamente, contro tua voglia, per disposizione divina puoi cooperare al bene, così avviene che tante volte tenti al male e chi vince le tue tentazioni si arricchisce di meriti eterni. Quest’intervista potrà operare molto bene, ed io prego Dio che ti costringa a rispondere ai quesiti che ti presento.
Demonio: Ebbene, pretaccio, cosa chiedi? Non dimenticare che tu parli con Melid! E dimmi: come sai che io mi chiamo Melid?
Esorcista: Me lo dicesti tu stesso al nostro primo incontro tanti anni or sono. Anzi allora eravate in due, tu ed il tuo aiutante Ofar. Allora ti chiesi: Come mai siete in due? Voi di solito andate in giro per il mondo o in uno o in tre o in sette e tu mi rispondesti indispettito: Cosa sai tu di questi numeri? Prima di andare avanti con l’intervista, ti rivolgo una domanda in apparenza inutile, anzi piuttosto sciocca: Tu, Melid, in qualità di demonio, esisti o no?
Demonio: Ignorante! E come potrei non esistere?
Esorcista: Bugiardo! Quando ti conviene, dici che esisti; in caso contrario fai dire sfacciatamente che non esisti. Quando in quella seduta spiritica i curiosi chiamano l’anima di un defunto e dicesti: Il demonio non esiste. Sono i preti che v’insegnano queste corbellerie. Dimmi Melid, prima di essere demonio chi eri?
Demonio: Ero un alto ufficiale della Corte Angelica, un Cherubino, ed ora sono un ufficiale di satana.
Esorcista: Ma come ti sei deciso a lasciare il Paradiso ed a piombare nell’inferno? Non sapevi che c’era preparato l’inferno, perché ti sei azzardato a ribellarti a Dio?
Demonio: Lui, l’Altissimo, disse a me ed ai miei compagni che ci avrebbe messi alla prova, non ci disse che ci avrebbe punito con l’inferno, nel fuoco eterno; ed è fuoco, fuoco!
Esorcista: E quale fu la prova, alla quale foste messi tutti gli Angeli?
Demonio: Accettare che il figlio dell’Altissimo avrebbe presa la natura umana e noi, di natura angelica, che è di gran lunga più nobile di quella umana, avremmo dovuto umiliarci davanti a Lui ed adorarlo. Lucifero, che splendeva come il sole nel firmamento, si ribellò: «Se si farà uomo, disse, non lo servirò, sarò a lui superiore!». Apparve durante la prova la figura di un uomo.
Esorcista: La figura di quest’uomo era coronata di spine, o era in croce?
Demonio: No; era la figura d’un semplice uomo. Grandi schiere di Angeli eravamo del parere di Lucifero. S’ingaggiò una lotta terribile tra Michele e Lucifero e tra fuoco e zolfo d’un colpo precipitammo nel pozzo infernale.
Esorcista: Bel guadagno facesti quel giorno, infelice angelo ribelle! Ora sei pentito del male fatto?
Demonio: Pentito? Giammai! … Lui, l’Altissimo, non doveva umiliarsi così! Io odio e odierò per sempre il Cristo, perché per Lui mi trovo nell’inferno. Come è ingiusto questo Dio! Un solo peccato io ho fatto e sono condannato nel fuoco eterno; mentre voi con tanti peccati ed assai gravi avete quella Donna (…la Madonna). L’avessimo avuta anche noi!…
Esorcista: Nell’inferno come siete organizzati?
Demonio: Il Cristo vi diede qualche idea, quando gli fu rinfacciato che scacciava i demoni per l’appoggio di Belzebul, dicendo: Come può satana andare contro satana. Un regno diviso in se stesso va in rovina, mentre il regno di satana perdura. Nell’inferno c’è il vero regno di satana; Lucifero ne è il capo, il despota. Quelli che eravamo ufficiali di Corte Angelica, ora siamo ufficiali delle schiere infernali. Ero un cherubino ed oggi sono un alto ufficiale del regno di satana, con il compito più lucroso ed interessante, che è quello di spingere all’impurità.
Esorcista: Voi demoni non avete bisogno di dormire, di procurarvi il pane quotidiano e non potete sentire il peso della stanchezza. Come svolgete la vostra attività?
Demonio: Odiando Dio e rodendoci di rabbia e di gelosia contro le creature umane. Sfogando l’odio verso Dio, dovremmo sentire del piacere; invece tutto aumenta la nostra sofferenza.
Esorcista: Chiedo un’altra delucidazione. Voi demoni state sempre nel pozzo della fornace ardente o potete anche uscirne?
Demonio: Per permissione dell’Altissimo, Lucifero può mandare demoni in giro per il mondo. Tu da prete, sai che non si possono scrutare i disegni divini. I demoni che vagano per il mondo, continuano a soffrire, perché sono sempre sotto la mano punitrice di Dio. Però andando in giro per il mondo, possono avere dei sollievi.
Esorcista: Comprendo in qualche modo questa situazione, perché Gesù disse: Quando un demonio esce da un uomo, va in giro in cerca di riposo. E poi tu stesso, Melid, me lo facesti comprendere, quando durante un esorcismo mi chiedesti: Dimmi dove devo andare e me ne vado! Va in alto mare nel corpo di qualche pesce. Tu mi rispondesti: Io cerco uomini. E tu soggiunsi: E perché non vuoi andare nel corpo del pesce? Mi rispondesti: e perché non vai tu a riposare nel corpo delle bestie? Dunque, voi demoni che andate vagando per il mondo, pur soffrendo senza interruzione per il vostro stato di dannazione, potete avere degli alti e bassi di sofferenza. Voi demoni, quando andate in giro per il mondo, se Dio lo permette potete impossessarvi di un corpo umano; ne sono prova gli ossessi; nel Vangelo si parla spesso di questi infelici ossessi. Quando non potete impossessarvi degli uomini, v’impossessate delle bestie, come faceste a Gerasa, al tempo di Gesù, entrando nel corpo di quei maiali che pascolavano. Potete anche impossessarvi di certi luoghi, come potrebbe avvenire nelle stanze ove si fanno le sedute spiritiche, ed ivi potete produrre fenomeni strani e terrificanti, per cui si rende necessaria l’opera sacerdotale con particolari benedizioni.
Demonio: Hai altro da chiedere?
Esorcista: Ancora sono all’inizio. Ti presento una mia constatazione, frutto di esperienza, che riguarda l’ossessione di uomini e di donne. Dato che nel corpo umano godi di un certo riposo, quando ti è permessa l’ossessione, tu fai il possibile per rimanere nel corpo umano e ricorri alle tue numerose astuzie; prima di tutto fai il possibile per non farti riconoscere come demonio, per non essere cacciato. Scegli corpi umani che abbiano qualche malessere, così la gente invece di badare all’ossessione bada alla malattia; nel corpo di certi ossessi ci può essere quindi la malattia e l’ossessione; per non farti cacciare, sovente dici: Sono uno spirito buono e son venuto per aiutare tutta la famiglia. Tu temi gli esorcismi e, quando sei scoperto, trai in inganno il sacerdote esorcista sforzandoti di far comprendere l’inutilità degli scongiuri religiosi, cosicché il sacerdote, non vedendo alcun frutto, lascia gli esorcismi. Anche con me talvolta hai usato questa tattica ed ho cercato di non cadere nella tua rete. Ricordi Melid, quell’uomo che da più di vent’anni tenevi nell’ossessione? Ebbene, ogni giorno facevo l’esorcismo; tu resistevi; cominciai a farlo due volte al giorno ed allora, irato, dicesti: Basta! Non ne posso più! Preferisco ritornare nel pozzo infernale. Tra le insidie degli ossessi c’è anche questa: quando vieni scoperto sovente dici: Sono l’anima della tale persona uccisa. Ricordi, Melid, quando in un esorcismo domandai: Chi sei? Mi rispondesti: Sono il maresciallo Bluetti di Palermo, ucciso sedici anni fa. Man mano che incalzavano le preghiere, ti rivelasti: Si, sono il demonio! … E perché vuoi cacciarmi? Che male faccio a questa creatura? Melid, vorrei sapere perché voi demoni preferite ritornare nell’inferno, anziché subire gli esorcismi.
Demonio: Quando siamo nell’inferno la sofferenza è grande; durante l’esorcismo la sofferenza è grandissima. Nell’inferno siamo, per così dire, lontani da Dio; durante l’esorcismo siamo vicini alla Divinità ed aumenta la sofferenza, come quando c’è una fornace ardente; più ci si avvicina e più aumenta il calore.
Esorcista: Chi l’avrebbe mai detto che tra te, Melid, e me avrebbero dovuto attuarsi tanti rapporti, non di buona amicizia, ma di vicendevole lotte? E che lotte! Più volte mi chiedo, scherzando: Ma Melid come mai sente tanta attrattiva verso di me? Mi segue di notte e di giorno per tormentarmi nello spirito e nel corpo. Tu, o demonio sei tanto industrioso nel disturbarmi, però essendo angelo delle tenebre, preferisci molestarmi o apparirmi nelle ore notturne.
Demonio: Pretaccio, ci vuole poco a comprendere il motivo della mia condotta nei tuoi riguardi. Io lavoro per strappare anime a Dio e tu lavori per rubarmi anime. Spendi la tua vita a scrivere e diffondere libretti religiosi popolati ed i lettori credono ciò che tu scrivi.
Esorcista: Ma se tu sei potente, allorché scrivo contro di te libri e ne ho scritti quattro direttamente contro di te, perché non mi paralizzi la mano?
Demonio: Non posso. Quel tale (Dio) non lo permette.
Esorcista: Ricordati, Melid, cosa facesti un paio di mesi addietro? Stavo per levarmi letto, erano le ore sei, venisti nella mia camera arrabbiato e mi afferrasti per il collo; avresti voluto strozzarmi. Io sentivo le tue manacce al collo e nelle altre parti del corpo. La lotta fu forte Ma vincesti tu, perché il Cristo ti ha dato un’arma alla quale non posso resistere. E’ l’invocazione del Sangue di Cristo, invocazione, che tu ininterrottamente ripeti quando sono addosso a te. Quella mattina tu avevi pronti per la spedizione due mila libri e per questo motivo ti piombai addosso. Mentre siamo nell’argomento delle tue manifestazioni dirette, chiariscimi qualche circostanza un poco oscura. La notte del 24 maggio 1963, venisti nella mia camera. Eri sotto le sembianze di una donna, anzi un donnone. Ti sei gettato addosso a me. Io cercai di resistere, come al solito; in un dato momento mi rendesti del tutto immobile. Allora mi toccò subire il tuo assalto. Tu sai che quando noi due lottiamo, istintivamente ti do dei morsi alle mani e alle braccia, con le mie mani ti tocco, però quando ti do i morsi, coi denti non stringo nulla. Come mai che con le mie mani ti tocco, ovvero sento le tue membra che toccano me e con i denti non stringo nulla?
Demonio: La spiegazione l’avesti quella stessa notte. Subito dopo l’assalto di quella donna, tu mi vedesti in forma umana presso il tuo letto. Allora facesti uno studio su di me. Ti fermasti ad osservare la mia carnagione, i nervi, le vene e l’ossatura. Vedevi il corpo umano, in pelle ed ossa. Ti venne l’istinto di toccarmi; appena la tua mano toccò la mia mano, sull’istante io scomparvi e tu rimanesti solo in camera. Noi demoni, sebbene ribelli, abbiamo conservata la nostra natura angelica, con l’intelligenza, che supera ogni intelligenza umana. Conosciamo tanti segreti di natura, per cui possiamo prendere qualunque forma sensibile e possiamo anche far vedere ciò che non esiste fisicamente o non far vedere ciò che esiste oppure far provare o no le varie sensazioni. Il corpo di quella donna che sentivi addosso ed il corpo umano che vedesti, non esistevano come tali, però agivano come se esistessero fisicamente.
Esorcista: Perché questo assalto avvenne in quella notte?
Demonio: Per uno sfogo di rabbia contro di te, perché il giorno precedente eri stato ricevuto dal Papa in udienza privata ed avesti modo di fargli le tue confidenze, cosa che mi era dispiaciuta.
Esorcista: Mi pare che tanti assalti me li fai a proposito ed a sproposito. Ricordi, Melid, che anni or sono mi assalisti nel cuore della notte? Venisti nella mia stanzetta, al solito ti avventasti al collo, ma potesti fare poco, perché come tu vedesti, apparve una mano minacciosa sulla spalla del mio letto e tu, dopo pochi minuti ti dovesti lasciarmi e partire. Ed alla fine di luglio, 1983, quando ero a Fiuggi nella Pensione Santa Chiara, perché venisti a lanciare una bomba a mano nella mia stanza? Che colpo e che esplosione! Io dissi: questa volta Melid avrà fracassato lavandino, specchi ed altro! Invece tutto rimase intatto.
Demonio: Volli disturbarti perché a Fiuggi con le tue quotidiane conferenze vespertine, mi strappasti delle anime, che avevo io e ritornarono a Cristo.
Esorcista: Melid, ci fu un lungo periodo in cui i tuoi assalti erano molto frequenti.
Demonio: Certamente, perché allora scrivevi libri senza interruzione, stando nella quiete di una montagna. Ad ogni libro che scrivevi, aumentava la mia rabbia, allora ti assalivo anche in forma di ossessione.
Esorcista: A proposito, in quel tempo, ebbi la voglia di constatare come t’impossessavi di me. Gesù mi accontentò. Una sera, mentre mi disponevo al riposo, trovandomi nella mia stanzetta, all’improvviso udii come l’appressarsi di un ciclone, preceduto da un sibilo acuto, all’altezza di un metro dal letto. Contemporaneamente fui in tuo possesso e mi trovai in un antro diffuso di penombra. Eravate in tre, con la faccia nera. Gli altri due si misero a sedere e guardavano la scena della lotta che si svolgeva tra noi due. La lotta fu forte e si protrasse per dieci minuti poiché appena mi lasciasti controllai l’orologio. Melid, quante seccature mi procuri e sotto quante forme ti manifesti a me, anche lungo le vie, come facesti; in questa mia città, proprio in piazza; nella nottata a Firenze, nel ricovero, sotto forma di guardia notturna. Vorrei sapere che vantaggio hai quando moltiplichi le seccature su di me. Se sto a letto, ecco uno squillo di campanello sotto le coperte, ovvero sotto forma di sparviero, batti le ali fortemente e ripetutamente sul guanciale, oppure ti corichi al mio fianco e mi fai sentire anche i tuoi respiri. Ed inoltre che gusto quando lungo il giorno mi regali dei pugni alle spalle, oppure come un ragno m’invadi la faccia e ricordo anche quando mi facesti sentire un grosso ago, che partendo dalla sommità del capo, mi traforò testa e faccia fin sotto il mento! In realtà non c’era nulla, ma mi facesti sentire il dolore di una vera trafittura. E che gusto hai quando mi fai sentire la tua vociaccia sguaiata?
Demonio: Pretaccio, ci vuole così poco a comprendere! Siccome tu mi produci delle seccature con le varie forme di apostolato, io mi disobbligo con altrettante seccature. Piuttosto, non hai paura di me? Io sono Melid ed ho tanta possibilità di ridurti un cencio!
Esorcista: Veramente solo qualche volta ho avuto un po’ di tremarella alla tua presenza, ma subito mi scomparve, pensando che tu non sei libero e non puoi scostarti un palmo dalla volontà di Dio. Difatti quando mi hai minacciato, ti ho detto sempre: Non ho paura! Se Dio te lo permette, agisci pure; diversamente non puoi farmi nulla. Ricordi la minaccia fattami l’altra volta?
Demonio: Pretaccio, vedrai ciò che ti farò questa notte! la notte ti aspettavo e venisti, ma non potesti entrare nella mia stanza; battevi alla porta, ma non potevi entrare.
Esorcista: Melid, entriamo in altro argomento. Tu sai come Gesù si sceglie delle anime direttamente e le mette nello stato mistico. Costoro sono il battaglione d’assalto contro voi demoni. Hanno le stimmate, la corona di spine, godono di tante visioni celesti. Soffrono però assai perché devono salvare moltissime anime. Voi demoni le conoscete una ad una queste anime privilegiate.
Demonio: E si che le conosciamo, le seguiamo singolarmente notte e giorno, come conoscevamo e seguivamo Padre Pio. Se il lavorio di Cristo in tali anime è di cento gradi, il nostro lavorio diabolico è almeno di novanta gradi. Noi lottiamo direttamente le anime mistiche ed indirettamente lottiamo contro il direttore spirituale di ognuna di esse. Io so che tu sei stato da lunghi anni e lo sei ancora direttore spirituale di parecchie anime privilegiate. Questo tuo compito deve farti comprendere la rabbia che sento verso di te. Ed ora cosa vorresti sapere?
Esorcista: Soltanto qualche delucidazione. Non ti accenno la storia delle diverse anime mistiche; mi soffermo solo su di una di esse, che seguo e dirigo da circa trentacinque anni. Tu sai di chi intendo parlarti, di quella donna, martire della vocazione religiosa. Dall’infanzia Gesù si manifestava e la scelse quale vittima straordinaria. Gesù le ispirò il forte desiderio di divenire suora, secondo la foggia dei vari monasteri; ma per la tua malvagia opera non riusciva a professare e veniva cacciata senza pietà da tutte le comunità. Tu, Melid, ricordi ciò che avvenne a Torino, nell’Istituto delle Suore di Sant’Anna, nei pressi del Rondò? Nel periodo in cui aveva indossato l’abito religioso, tu ogni sera, mentre la comunità era a riposo, aprendo le porte chiuse ed il portone di ingresso, afferravi la giovane e con essa sulla motocicletta per qualche ora andavi in giro per la città. Gli abitanti del vicinato erano scandalizzati a vedere un giovanotto, che eri tu, andare in giro con una giovane, vestita con l’abito religioso. La storia si ripeteva ogni notte verso le ore undici. Fu informata la superiora, che non voleva credere, finché un giorno davanti a molte persone presentò tutta la comunità, dicendo: indicatemi tra le presenti la giovane che avete accusata. Tutti a dire: E’ quella! E’ Quella! L’indomani un telegramma informò i parenti della giovane, al quale fu cacciata. Ricordi ancora Melid, come quella giovane fu accettata in prova nella comunità delle suore a Castelfidardo? Anche lì facesti il resto. Un giorno, mentre le suore erano nel coro per l’ufficiatura, ti presentasti in forma umana e la superiora ti poté vedere. All’improvviso togliesti l’abito alla giovane e la lasciasti nel coro in mutandine. Tutte le suore scapparono inorridite ed al più presto la giovane fu mandata a casa. Tu, Melid, t’incaponivi ed anch’io mi incaponivo nell’ardua impresa, in qualità di direttore spirituale. Cercai un monastero di clausura, informai di tutto l’abbadessa, la quale si decise ad ammetterla in comunità. Anche qui continuarono le vessazioni diaboliche, più forti e più frequenti che altrove. Io moltiplicavo le mie visite in questo monastero. L’abbadessa mi confidava tutto e sembrava coraggiosa, anche quando tu ti facevi vedere ad essa apertamente. La giovane era allenata ai tuoi malvagi colpi e gliene preparavi uno piuttosto strano. Era stata ammessa alla vestizione religiosa; alcuni giorni prima le tagliasti la chioma dei capelli, che al presente io tengo conservata come ricordo. Questo fatto mise in apprensione l’abbadessa, perché durante la funzione era prescritto il taglio con le forbici di tre ciocche di capelli, cosicché al momento prescritto dovette fingere di tagliare i capelli che non c’erano. Dimmi Melid, che scopo avevi allorché tagliasti la chioma?
Demonio: Un giorno la giovane aveva fatto un atto di vanità per la sua bella chioma castana e l’Altissimo mi permise quel taglio come riparazione all’atto di vanità.
Esorcista: Ma non ti fermasti qui; la notte la portavi in giro per la città. In conclusione la martire della vocazione religiosa fu cacciata dal monastero. Fu mio dovere interessarmi al caso. Nella città di mia dimora conoscevo un ottimo sacerdote, parroco. Lo informai di tutto, lui prese a cuore il caso pietoso e l’affidai a lui, dicendogli; se capiteranno fatti strani, mi chiami al telefono e subito verrò, perché so il da fare. Non passò molto e una mattina il parroco mi chiamò al telefono: venga subito qui. Eravamo in due sacerdoti nella stanzetta della giovane, la quale era a letto, distesa sulla coltre, vestita e ben composta; il volto era sanguinante, con parecchie piaghe una alla fronte, un’altra al mento, due agli zigomi della faccia e le labbra bruciacchiate. Le mani erano legate strettissimamente ai polsi, tanto che erano divenute nere. Non era la prima volta che avveniva ciò e quindi non mi fece tanta impressione. Chiesi alla giovane, che nell’insieme era serena: cosa è capitato? Ieri sera, verso le undici ero in ginocchio presso il letto. Venne il demonio, mi afferrò come suole fare sempre e mi portò in giro. Questa mattina verso le ore cinque mi portò qui. Prima, toccandomi, mi bruciò la faccia poi mi legò le mani. Reverendo, io dissi al parroco, non si preoccupi; siccome questi fatti si sono ripetuti tante volte, la signorina sa come medicarsi; però sappia che dopo una settimana il volto non avrà traccia di queste ferite e la carnagione ritornerà fresca come quella di una bambina. Lui stesso col coltellino tagliò il laccio che legava le mani. E meno male che questa volta è stata legata col lacci; tante volte è legata con catenelle d’acciaio ed allora sono pasticci per romperle. Sapesse quanti di questi lacci e catenelle d’acciaio io ho conservati nel mio ufficio! Chiesi alla signorina: quando è sola come si slega? Prego il mio Angelo custode, il quale tocca la catenella o il laccio e resto libera. Di tanti lacci e catenelle cosa ne fa? Li getto dalla finestra. Meno male che io ne ho conservati parecchi di questi talismani. Ora Melid, ti chiedo: perché tratti così questa giovane?
Demonio: Con la sua vita di vittima mi strappa tante anime ed io, non potendo fare altro, le tormento notte e giorno. So che vincerà il Cristo, ma almeno sfogo la mia rabbia.
Esorcista: Melid, hai dei potenti nemici e sono quelli che abitualmente sono nell’intima amicizia con Dio e che compiono un fruttuoso apostolato. Ma purtroppo hai tanti amici e spesso sono coloro che negano la tua esistenza. Non credono in te, ma seguono le tue direttive; negano l’inferno e vivono serenamente in peccato, intenti solo ad appagare le loro passioni. Hai anche un’altra categoria di amici e sono quelli che si mettono in tua relazione con le sedute spiritiche, specialmente i medium. Tu desideri che i medium ed il loro amici curiosi ti chiamino. Costoro credono di chiamare l’anima di qualche trapassato e d’ordinario non sanno che sei proprio tu a rispondere alle loro domande. Tu hai interesse di camuffarti, perché nelle sedute spiritiche intendi inculcare la reincarnazione, fai credere che i defunti chiamati siano persone extraterrestri, vaganti per la purificazione ed andare dopo in Paradiso. Tu sai che accettando la reincarnazione, resta annullato l’inferno. Ricordi Melid, come un giorno io ti domandai: Melid, a nome di Dio, rispondi! Non è vero che la reincarnazione che tu inculchi è un trucco? tu mi rispondesti: E se tu sai che è un trucco, perché mi domandi? Anche quando semino la menzogna c’è chi mi crede. Spiegami qualche cosa riguardo alle sedute spiritiche Il medium chiama un trapassato ed i presenti credono che alle domande di curiosità risponda il dato defunto. Tante volte tu, Melid, ti comporti da mansueto, istruendo con menzogne i presenti. Talvolta ti dimostri irato. Perché? Difatti più di una persona mi hai riferito ciò che è avvenuto alla loro presenza. In questi giorni venne a trovarmi un giovanotto, che era sbalordito. Mi disse: sono stato a Vicenza. Con un gruppo di amici chiamammo l’anima di un tale: Il medium cominciò a sentirsi male e gettava bava dalla bocca. All’improvviso i quadri e ciò che stava sulle pareti della stanza cominciarono ad agitarsi. La scrivania, presso la quale stavano i giovanotti, si sollevò da terra a più di un metro di altezza ed andò ad attaccarsi a duna parete della stanza stando sospesa da sola: dopo si rovesciò sul pavimento. Io ed i miei compagni uscimmo spaventati. Eravamo quattordici ed ognuno aveva la motocicletta sulla via. Nessuna delle moto funzionava; erano tutte bloccate. Mi diceva quale giovanotto: io non vorrò trovarmi più in simili circostanze. Che spavento! In altre sedute spiritiche non era avvenuto nessun disordine. Dimmi Melid, perché avvenne quel putiferio?
Demonio: Potresti comprendere il motivo. Quantunque chi assiste d’ordinario è poco religioso, o impuro, o da anni lontano dai Sacramenti, casualmente c’è chi tiene addosso qualche oggetto sacro o del Cristo o di quella Donna, mia nemica, ed allora faccio pagare ai presenti la loro invocazione con forti spaventi.
Esorcista: Melid, la nostra intervista non è completa, se non rispondi ad altre domande più interessanti delle precedenti Rispondi: tutti i demoni avete la stessa forza?
Demonio: No; il Cristo ce l’insegnò, quando disse agli Apostoli incapaci a scacciare il demonio da un ossesso. Questo genere di demoni si vince con la preghiera e col digiuno. Il genere più forte è quello dell’impurità. Noi demoni impuri siamo i più potenti e ci è facile vincere nella lotta. Uno dei capi di questa categoria di demoni sono proprio io.
Esorcista: So che uomini e donne hanno il dono della libertà. Quindi se vogliamo, possiamo superare ogni vostro assalto.
Demonio: In teoria è così, ma in pratica no. Noi abbiamo tanta intelligenza e conosciamo le tendenze umane. Sappiamo prendere ciascuna creatura per il proprio verso e con le nostre tentazioni impure ottenebriamo le intelligenze e pieghiamo le volontà, come col fuoco si piega anche l’acciaio. La tattica più efficace è saper prendere donne e uomini con l’amo del cuore. Quando prendiamo per il cuore, il novanta per cento di volte cantiamo vittoria.
Esorcista: Io credo che voi demoni siate specializzati, come sono specializzati i soldati dell’esercito terreno: chi combatte in aria, chi a mare e chi sulla terra ferma. Quindi ci saranno tra voi demoni coloro che per un nonnulla spingono alla bestemmia, all’odio, al furto, all’ateismo, ecc. Però penso anche che tante specie di peccati se si fanno poche volte, si riesce facilmente a detestarli, mentre l’impurità, dopo poche cadute, non si suole detestare ed è raro il correggersi. Melid, più volte ti ho chiesto negli esorcismi: qual è il peccato che manda più anime all’inferno? Tu mi hai risposto: Non occorre che io te lo dica; tu lo sai. Secondo me è l’impurità.
Demonio: Vedi che lo sai! Tutti coloro che stanno nel pozzo infernale, vi si trovano per l’impurità. Hanno fatto anche altri peccati, ma si sono dannati sempre per questo peccato o anche con esso.
Esorcista: Cosa pensi tu di tutti quelli che vivono nell’immoralità?
Demonio: Penso che sono già scritti nel registro dei dannati e che solamente una grande grazia potrebbe cancellarli.
Esorcista: Dunque sono scritti nel libro dei tuoi schiavi i divorziati e le divorziate.
Demonio: L’Altissimo, davanti al quale tutto deve essere puro e senza macchia non accetterà nel suo regno dei Beati coloro che trascorrono la vita nel quotidiano peccato impuro. Sono stato io ed altri miei compagni a convincere i capi di Stato ad emettere la legge del divorzio, facendo comprendere che questa legge è un’esigenza del progresso dei popoli. I primi a pagare questa legge, che tu, pretaccio, chiami iniqua e che io invece chiamo tesoro del mio regno, saranno i legislatori, responsabili dei peccati impuri dei divorziati e poi sono responsabili uomini e donne che hanno accettato la pessima legge.
Esorcista: Sventurati i divorziati, che per una breve vita di piacere passeggero, in eterno dovranno soffrire i tormenti che al presente tu stesso devi subire!
Demonio: Io, Melid, faccio comprendere a costoro che le parole del Cristo sono da disprezzare e non faccio riflettere che con l’altissimo c’è poco da scherzare.
Esorcista: E delle numerose prostitute cosa sarà?
Demonio: Le tengo strette al mio cuore, affinché nessuna mi lasci. La catena più forte per loro è il piacere e la brama di denaro. L’inferno è ampio e c’è il posto preparato per ciascuna di loro.
Esorcista: A te, Melid, piacciono di più i peccati privati, solitari, che non hanno ripercussioni sugli altri, oppure i peccati che danno scandalo e spingono gli altri al male?
Demonio: Certamente io preferisco gli scandalosi, perché con essi i peccati si moltiplicano. Il mondo è pieno di scandali e perciò io ed i miei compagni stiamo più vicini agli scandalosi, che sono i nostri migliori aiutanti.
Esorcista: Gesù Cristo dice: chi segue me, non cammina nelle tenebre… Il Cielo e la Terra passeranno, ma le mie parole, non passeranno; è impossibile che non avvengano scandali. Ma guai al mondo per gli scandali e guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Sarebbe meglio se si legasse al collo dello scandaloso una macina da mulino e venisse gettato nel profondo del mare. Io mi domando: se le parole di Gesù, Redentore e Giudice supremo dell’umanità sono così terribili, come possono gli scandalosi vivere in tanta serenità?
Demonio: Intervengo io; faccio l’anestesia spirituale, invisibile ma reale. Come il medico, fatta l’anestesia, può tagliare ed anche mutilare un corpo umano, senza che l’ammalato senta dolore, così agisco io; non faccio riflettere sulla responsabilità degli atti umani davanti al Creatore e così resta annullato ogni rimorso; tutto è considerato lecito.
Esorcista: Venendo ai particolari, che sistema adoperi con le varie categorie di persone immorali?
Demonio: Faccio travisare gli ordini del Creatore, il quale ha dato un corpo umano quale strumento di procreazione. Lavorando nella mente degli impuri, li persuado che la continenza corporale non è possibile. Dopo questa convinzione, sobillo le passioni secondo il sesso, l’età e le varie circostanze che la vita presenta.
Esorcista: Quali potrebbero essere tali circostanze?
Demonio: La esagerata ed imprudente familiarità tra uomini e donne ed in generale gli spassi che sollecitano i latrati delle passioni.
Esorcista: Credo che il televisore sia uno dei mezzi più efficaci per il tuo lavoro diabolico. Usato in bene è fonte di bene; usato male, è torrente d’iniquità. Nelle tarde ore della notte sono trasmesse scene più immorali ed anche sconcertanti.
Demonio: Io eccito la curiosità agli adulti, ai giovani ed ai ragazzi, saziando le loro brame immorali.
Esorcista: Poi se la vedranno con Dio, giusto Giudice, i fautori di tali perfide trasmissioni, i padroni del televisore e coloro che vi assistono. Prima la scuola dell’immoralità soleva essere fuori dell’ambiente familiare; oggi col televisore male usato si trova in casa. E che dire dei films cattivi? La massa degli spettatori si sazia d’impurità e voi, demoni impuri, tenete nelle vostre reti infernali queste masse di ambo i sessi, che non sempre si contentano degli sguardi e dei pensieri e giungono anche più in là.
Demonio: Tutti costoro, come hai detto bene, stanno dentro la mia rete, ma inebriati al piacere impuro non vedono la mia rete. La vedranno in seguito, quando non avranno più rimedi nella fornace ardente eterna. Tu, pretaccio, pensi che televisori e film siano i soli mezzi di cui mi servo per popolare l’inferno? Come il pastore gode a vedere un grande prato ricco di erbe fresche, così e più ancora godo io a vedere la massa femminile con la moda moderna, specialmente sulle spiagge. Con ansia noi demoni dell’impurità aspettiamo il periodo estivo per legare più uomini e donne alle nostre reti d’impurità.
Esorcista: Melid, Gesù l’ha detto espressamente; se un uomo guarda una donna con cattivo desiderio, ha già peccato con lei nel suo cuore. Infelici donne incoscienti! Sappiate che c’è l’impurità del corpo e quella del pensiero: chi può numerare i cattivi pensieri e desideri che suscita negli uomini dissoluti la vostra moda invereconda lungo le vie e specialmente nelle spiagge, ove stanno schiere di demoni impuri? Voi agite così sulle spiagge per lavare il corpo ed imbrattare le vostre anime e quelle di chi vi guarda maliziosamente! Volete evitare il calore della stagione coi vostri bagni a mare e non pensate che vi preparate il fuoco eterno! Voi al pensiero del fuoco eterno ci ridete su, ma non ci ridono le donne che vi hanno precedute con la morte e che al presente stanno pagando coi dannati!
Demonio: Io sono molto intelligente e per riuscire nel mio compito nel mondo, suscito la debolezza della correzione nei genitori di tante giovani donne, i quali sono i primi responsabili della moda indecente delle figlie. Alle donne immodeste nel vestire faccio comprendere che non c’è nulla di male a portare l’abito indecente, in quanto ormai sono molte le donne che vestono così. Per la libertà nelle spiagge insinuo la voglia di essere guardate ed ammirate. Pretaccio, ti manifesto ciò che non sai. Nell’inferno ci sono attualmente le donne più belle del mondo, quelle che in vita si sono servite della loro bellezza fisica per sedurre gli uomini.
Esorcista: Ma perché queste donne immodeste nel vestire non pensano che si ha da morire e che il loro corpo diventerà pasto dei vermi?
Demonio: Sono io, Melid, che allontano dalla loro mente questi pensieri, che potrebbero farle staccare da me. Lavorio simile faccio con coloro che si dilettano con il ballo, nei veglioni ed anche nelle famiglie.
Esorcista: Certo che il tuo lavorio con gli amanti della danza non è vuoto di frutti impuri, poiché la musica lasciva ed i movimenti richiesti dai balli moderni sono stati inventati per svegliare ed eccitare la concupiscenza. Anche costoro appartengono al tuo regno diabolico. Sono convinto che pure la lettura e la stampa pornografica siano veleni dell’immoralità, di cui ti servi largamente per rovinare le anime.
Demonio: Certamente! I libri che allettano le passioni e le immagini scandalose sono armi potenti a mio servizio. Distolgo dalla sana lettura, inoculando l’antipatia per essa ed eccito la voglia delle cose impure. Gli scrittori sanno questo e per amore del guadagno riversano nelle pagine dei romanzi e dei rotocalchi i semi dell’impurità, che hanno loro nel cuore; queste letture eccitano i sensi e la smania del piacere nei lettori e così le mie prede aumentano sempre di più.
Esorcista: Melid, fammi conoscere la tattica che hai per il cambiamento di coscienza e di carattere in seno alle famiglie. Ragazzi e ragazze, prima buoni, ubbidienti, studiosi, frequenti alle sacre funzioni e facili a comunicarsi, appena chiuso il periodo dell’infanzia molti di costoro, man mano che crescono, lasciano i Sacramenti, disprezzano la preghiera e sentono antipatia ed anche odio per tutto ciò che riguarda la religione.
Demonio: E tu, Pretaccio, non sei capace di comprendere il motivo dei cambiamenti? Quando si è nel periodo d’infanzia, d’ordinario le passioni non si fanno sentire o sono molto deboli. Passata l’infanzia, comincia la pubertà con il relativo risveglio della concupiscenza. Per uscire vittoriosi da questo periodo occorre la grazia di Dio, che viene con la preghiera, con la vigilanza e la buona volontà. Non tutti si appigliano a questi mezzi, perché intervengo io e brigo per far gustare la droga che si diffonde oggi nel mondo, provata una o poche volte non si può più tralasciare e si direbbe, che diventi un bisogno impellente, così e peggio ancora avviene quando si è assaggiata la droga dell’immoralità. Si cade, si ricade e si diventa abulici. Se poi sopraggiungono altri coefficienti, può arrivarsi alla schizofrenia, che la medicina non può riuscire a curare. Quanti, specialmente del sesso maschile, giungono alla pazzia e devono interrompere lo studio o il lavoro, perché dominati dalla mania dell’impurità. Non sempre la schizofrenia è causata dall’abuso delle passioni, ma una delle cause più importanti è proprio questa. Naturalmente chi è dominato dalla mania del sesso, giunge a rivoltarsi a Dio, il quale prescrive il freno delle passioni.
Esorcista: Melid, tempo fa ti chiesi: Cosa mi dici riguardo alla gioventù maschile? Tu, festosamente mi rispondesti. Eh, i giovani di oggi vanno in cerca di scrofe! E della gioventù femminile? Esultando dicesti: Eh, le giovani fanno peggio dei giovanotti. La gioventù moderna in gran parte è bruciata dall’impurità. E delle famiglie cosa hai da dire? Il matrimonio è un Sacramento e perciò la convivenza dell’uomo con la donna, quando è secondo la legge di Dio, è apportatrice di bene.
Demonio: Nelle famiglie intervengo anche io in mille modi e tu, pretaccio, ne sei a conoscenza. Quante miserie morali ci sono prima del matrimonio! In questo cooperano spesso i genitori, i quali lasciano i figli e le figlie nel fidanzamento con poca o nessuna vigilanza, specie nelle ore della sera, andando in giro in macchina o a piedi. Io colgo il momento opportuno per tentarli e farli cadere. A loro interessa che il giorno delle nozze la donna abbia l’abito bianco. Sfrutto la debolezza e l’ignoranza di tanti genitori, che lasciano alle figlie massima libertà di uscire di casa e di rincasare quando vogliono. Il numero delle ragazzemadri aumenta sempre più, perché a questo riguardo svolgo bene il mio compito di tentatore. Durante la vita matrimoniale i miei assalti non sono interrotti: sovente riesco a convincere i genitori a non accettare i figli e se l’Altissimo ne fa dono, li uccidono prima di nascere. Tante volte tendo insidie per rallentare l’affetto e riesco a far legare il cuore dell’uomo alla donna di un altro uomo e meglio ancora riesco a legare il cuore della donna all’uomo di un’altra donna. Per mezzo dello spirito d’impurità, giungo al punto della separazione legale, distruggendo l’amore naturale verso i figli.
Esorcista: Quale altra insidia metti in atto?
Demonio: Faccio pensare che prima la separazione coniugale era considerata motivo di disonore, mentre col progresso è considerata una cosa necessaria, perché al cuore non si comanda e la libertà non può essere violata da nessuno. I frutti del mio lavoro diabolico sono grandi, perché col pungolo dell’impurità trascino uomini e donne dove voglio io.
Esorcista: E così li trascini all’inferno.
Demonio: Certamente! Avvenuta la morte, avranno la mia sorte, là, dove c’è in eterno pianto, rimorso e stridore di denti.
Esorcista: Ora, Melid, ti comando di rispondere all’ultima richiesta. So bene che non vorrai rispondere, ma te lo comando!
Demonio: E chi sei tu, pretaccio che pretendi di darmi comandi?
Esorcista: Io sono misera creatura, ma come sacerdote e ministro di Dio, per l’autorità divina inerente al mio sacerdozio, ti ordino di rispondermi dicendo la verità. Secondo le risposte che mi hai dato sinora, sembrerebbe che tutto il mondo sia in tuo possesso a causa dell’immoralità. Ma nel mondo oltre al tuo regno c’è anche il Regno di Dio. Il male fa più rumore del bene, ma quanto bene c’è anche oggi nell’umanità. Non si possono contare le anime che con voto solenne e privato servono Dio nel celibato! Quanti, uomini e donne, osservano la purezza sino a farsi uccidere anziché peccare; quanti genitori osservano con regolarità ammirevole i doveri della continenza matrimoniale! Quanta gloria danno a Dio queste schiere di anime! A proposito di anime buone, vittoriose nelle tentazioni, dimmi quali cose odi e temi di più?
Demonio: Due cose: la prima è la preghiera e la seconda è la fuga dalle cattive occasioni.
Esorcista: E perché temi la preghiera?
Demonio: Essa è il primo passo verso Dio, attira le sue grazie e mi riesce difficile attirare a me chi prega molto e con fede e perseveranza. Tutti coloro che ora stanno all’inferno non pregavano, o pregavano poco e piuttosto male. Odio specialmente la preghiera rivolta a quella Donna, il cui nome noi demoni non nominiamo mai. La seconda cosa che odio è la fuga dalle occasioni cattive. I miei schiavi dell’impurità non solo non fuggono le male occasioni, ma ne vanno a caccia, cercandole avidamente.
Esorcista: Melid, la nostra intervista è terminata, e credo che me la farai pagare. Ciò importa poco: importa invece convincere le anime che tu ed i demoni esistete e lavorate indefessamente per la rovina delle anime.