✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

lunedì 17 novembre 2014

Il Maestro interiore ci rinnova

La forza del mondo è l’apparenza, la forza di Dio è l’interiorità rinnovata dalla grazia santificante; se non si è convinti dell’invisibile, quello che cade sotto l’esperienza dei sensi acquista un valore pressoché assoluto; rientrare nell’anima nascosta agli altri significa vivere della profondità che sotto la superficie della realtà si inabissa nel dialogo intimo con il Signore sempre presente a noi stessi, dentro di noi c’è il Testimone che vede e che ci approva o ci rimprovera, nel nostro cuore risiede il senso dell’infinito oltre la misura delle nostre acquisizioni, delle nostre esperienze sensibili. Nella predicazione del suo Vangelo nei luoghi della Terra santa, Gesù insegnava a realizzare innanzitutto la vita interiore e a fuggire l’esteriore, Gesù insegnava come costruire l’uomo “nuovo”, l’uomo interiore distinto e separato dall’uomo “vecchio”, come rinnovarsi interiormente in un costante e instancabile cammino di conversione a Dio, dalle tenebre alla luce: questa era la Via soteriologica, morale, spirituale e ascetica che il Maestro di Nazaret insegnava ai suoi discepoli, difatti Gesù come condusse gran parte della sua vita se non nel nascondimento e nella povertà dignitosa e austera di Nazaret, con la propria Madre? La fede è propriamente questo vivere esperienziale, essere nascosti in Dio, in Lui profondamente confidenti in un rapporto di amicizia filiale, ed estranei alla mentalità del mondo, estranei alla cultura del chiasso e del protagonismo. La vita nascosta di Nazaret è il grande bene che i monaci di un tempo ricercavano per avvicinarsi a Dio e per allontanarsi da tutto ciò che gli è contrario. Alla loro morte i monaci giusti avendo vissuto senza fama, onori e benemerenze, né riconoscimenti delle loro azioni e delle loro virtù, ma avendo osservato la Regola del Vangelo con scrupolo e fedeltà, ma al di sopra di tutto con carità e abnegazione, si approntavano sepolture anonime che non richiamavano in nessun modo per i posteri l’identità della loro persona e la loro vita temporale, così da scomparire definitivamente dalla memoria del mondo e delle genti future, per morire al mondo con assoluta coerenza con la propria consacrazione al Signore che li chiamava alla rinuncia di tutto per il suo Regno celeste. Nazaret è l’emblema di questa vita di seme interrato nel fertile humus dell’umiltà che muore per germogliare il bene più importante, la risurrezione alla vita nuova di redenti nella grazia che progressivamente ci cambia e ci fa buoni, Nazaret è lo scrigno della vita autenticamente evangelica quanto pura, candida e illibata, Nazaret è la casa di Gesù, Maria e Giuseppe che vivono nei nostri cuori come sorgente di acqua viva, come spirito e vita, essenza dell’immortalità raggiunta: il Vangelo nella sua bellezza e preziosità risiedeva a Nazaret, ed ora con la fede a cui abbiamo dato adesione e con la grazia di Dio riversata in noi dalla preghiera perseverante, risiede nei nostri cuori di credenti: la virtù del Vangelo è infatti l’amore senza misura congiunto al sacrificio ed esige sempre una coerenza incondizionata che si rinnova nel cammino di ogni giorno, il quale la Provvidenza ci concede come dono gratuito e di cui dobbiamo essere riconoscenti.

mercoledì 12 novembre 2014

Lo scandalo del patire innocente

“ Oh mio Dio aiutami ad accettare quello che non posso cambiare, aiutami ad avere la forza, la determinazione e la lungimiranza di cambiare quello che posso cambiare, e la saggezza di comprendere la differenza tra quello che non posso e quello che posso cambiare, e la pazienza, la rassegnazione e la capacità di accogliere benedicendoti tutto ciò che permetterai nella mia vita, fosse anche la più grande sofferenza… poiché tutto passa presto e noi andiamo avanti verso la felicità eterna del Paradiso. Così sia ”.

Se si comprende fino in fondo il significato di questa preghiera, si comprende il limite della nostra natura creaturale e ci disponiamo interiormente a compatire il prossimo e a considerarlo con rispetto, e se la vita è un breve passaggio nel tempo esiliati dalla Patria che ci attende, occorre trascorrerla facendo del bene piuttosto che del male, questo è l’unico modo per dare un senso alla propria esistenza, tutto il resto che il mondo ci offre è distrazione e dissipazione, null’altro che vanità e illusione; per rendercene veramente consci proviamo a meditare la sofferenza degli innocenti, chiamandoci fuori almeno per un momento dal nostro egoismo e dalle nostre sicurezze: non ci siamo solamente noi, ci sono anche gli altri e considerarci migliori è da stupidi che purtroppo commettono un grave torto, chi ama non si comporta in questo modo tanto meschino, ma si interessa e si lascia coinvolgere.

lunedì 3 novembre 2014

L'«oltre mondo» nell'agnosticismo

Questo è il pensiero del fondatore della psicologia analitica e psichiatra Carl Gustav Jung tratto dalla sua Opera di maggiore divulgazione: “ L’uomo e i suoi simboli ”, proprio lui che non credeva affatto nel sacro teologico e nel soprannaturale teologico, ma che ne comprendeva lucidamente il valore e l’importanza per l’uomo e la donna di ogni tempo, soprattutto per i contemporanei.

[…] Quando lo psicologo medico si accinge a interpretare i simboli, egli deve operare una distinzione preliminare fra simboli « naturali » e simboli « culturali ». I primi originano dai contenuti inconsci della psiche e rappresentano perciò un numero enorme di variazioni sulle immagini archetipiche fondamentali. In molti casi essi possono essere ricostruiti fino alle loro radici arcaiche, cioè fino alle idee e alle immagini reperibili nelle più antiche testimonianze e nelle società primitive. I simboli culturali, d’altra parte, sono quelli impiegati per esprimere « verità eterne » e che compaiono tuttora in molte religioni. Essi hanno subito molte trasformazioni e percorso un lungo processo di sviluppo più o meno consapevole, diventando così immagini collettive accettate dalle società civilizzate. Tuttavia questi simboli culturali continuano a possedere molto del loro originario carattere soprannaturale o « fascino ». Siamo consapevoli del fatto che essi possono evocare profonde risposte emotive in certi individui e questa carica psichica spesso li trasforma in pregiudizi. Essi costituiscono un fattore con cui lo psicologo deve fare i conti; è pura follia metterli in disparte solo per il fatto che, da un punto di vista razionale, essi sembrano assurdi o irrilevanti. Essi sono componenti essenziali della nostra struttura mentale e forze vitali nella costruzione della società umana: perciò non possono venire eliminati senza produrre gravi perdite. Quando vengono rimossi o trascurati, la loro specifica energia scompare nell’inconscio dando luogo a conseguenze imprevedibili. L’energia psichica che è venuta meno in questo modo serve infatti a resuscitare e intensificare tutto ciò che si trova a livello più alto dell’inconscio, quelle tendenze, magari, che finora non hanno avuto possibilità di esprimersi o a cui almeno non è stata consentita la libera esistenza nell’ambito della nostra coscienza. Queste tendenze formano un’« ombra » sempre presente e potenzialmente distruttiva che offusca la nostra mente conscia. Anche quelle tendenze che in alcune circostanze potrebbero esercitare un’influenza benefica si trasformano in inclinazioni demoniache quando vengono rimosse. Questa è la ragione per cui molte persone bene intenzionate provano una paura incomprensibile per l’inconscio ed eventualmente per la psicologia. Nella nostra epoca è stato dimostrato che cosa accada quando vengono dischiuse le porte del mondo sotterraneo. Cose la cui enormità nessuno avrebbe potuto immaginare nell’atmosfera idillica e innocua del primo decennio di questo secolo sono effettivamente accadute e hanno stravolto il mondo intero. Da allora il mondo è rimasto in preda a uno stato di schizofrenia. Non solo la civilizzata Germania ha sprigionato la sua terribile istintività primitiva, ma anche la Russia ne è rimasta dominata e l’Africa è in fiamme. Non c’è da stupirsi che l’Occidente si senta turbato. L’uomo moderno non si rende conto di quanto il suo « razionalismo » (che ha distrutto le sue capacità di rispondere ai simboli e alle idee soprannaturali) lo abbia posto alla mercé del mondo sotterraneo della psiche. Egli si è liberato (o crede di essersi liberato) dalla « superstizione », ma in questo processo egli è venuto perdendo i suoi valori spirituali in misura profondamente pericolosa. La sua tradizione morale e spirituale si è disintegrata, e ora egli paga lo scotto di questo suo naufragio nel disorientamento e nella dissociazione generale. […]

sabato 1 novembre 2014

La santità nascosta al mondo

Nella Chiesa delle origini i cristiani battezzati che seguivano la Via, cioè gli insegnamenti del Maestro, si rivolgevano gli uni agli altri chiamandosi tra di loro fratelli e sorelle, e san Paolo e gli Apostoli che furono testimoni condividendo la vita e la predicazione di Gesù, utilizzavano l’espressione “ i santi ” per distinguerli dal popolo pagano che non accettava la loro predicazione, rifiutandosi di convertirsi al Vangelo e alla fede, non volendo aderire alla salvezza ottenutaci da Cristo. Non ci sono solamente i Santi e le Sante con l’iniziale maiuscola, coloro che sono stati elevati all’onore degli Altari e che sono presentati dalla Chiesa all’attenzione dei fedeli e di tutte le genti come esempio da imitare per realizzare nella vita i valori del Vangelo alla sequela di Gesù, il vero modello di santità a cui ispirarsi assieme alla persona della Madonna per raggiungere la perfezione delle virtù cristiane, per quanto possibile alla nostra miseria umana, ci sono anche e soprattutto i santi e le sante dimenticati e dimenticate dalla memoria storica del mondo di quaggiù, che Gesù definisce in modo mirabile con il paradosso delle beatitudini enunciate nella pagina di Vangelo della ricorrenza liturgica di questo primo giorno di novembre, la festa di Ognissanti: “ Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia ”. Gesù sovverte la mentalità del mondo dichiarando beati coloro che sono considerati inutili e degni di disprezzo, miseri e senza potere, sofferenti e abbandonati, gli ultimi e gli esclusi dalla società, ma anche gli innocenti, i pacifici, i giusti, i puri di cuore e coloro che sono capaci di perdonare, inoltre chi è perseguitato e odiato per il fatto di essersi schierato dalla parte del bene, della verità e della giustizia, i figli di Dio che il maligno avversa e combatte per impedire l’evangelizzazione e l’edificazione del Regno annunciato da Cristo. Questi santi e queste sante “ minori ” sono innumerevoli e nessuno si ricorda di loro, ma soltanto il Signore che li ama da sempre e per sempre e li ha giudicati degni di Sé accogliendoli nel suo riposo, perché essi vivono eternamente in comunione di Carità con Lui in Paradiso, partecipano della sua stessa Vita divina, della pace e della beatitudine. Un noto Santo cattolico che ha scritto i più praticati esercizi spirituali per l’ascesi interiore del credente, riporta in uno dei suoi scritti l’immagine metaforica delle “ due bandiere ” descritta in questi termini: nella prima “ bandiera ” che viene innalzata il maligno chiama a sé i suoi diavoli ed impone loro quest’ordine, dilagare sulla terra e proporre agli uomini indistintamente senza fare preferenze di persona, il compromesso del potere, degli onori, della ricchezza, dei piaceri e del benessere e così inevitabilmente le anime che riusciranno a far cadere e a conquistare con l’inganno saranno molte e tra le più distinte, addirittura anime consacrate; nella seconda “ bandiera ” elevata in alto la Madonna chiama alla sua presenza i Santi e le Sante del Paradiso e invita tutti con materna sollecitudine a questa importantissima missione, insegnare su questa nostra amara terra alle persone di buona volontà, senza escluderne mai nessuna per nessun motivo, la povertà, l’umiltà, l’amore e il servizio, cioè il buon cammino che porta alla salvezza eterna.

venerdì 24 ottobre 2014

In nomine Iesu, exorcizo te

Il rito dell’esorcismo nella Chiesa cattolica

Chi è l’esorcista (i semplici fedeli possono fare preghiere di liberazione, mentre l’esorcismo chiama in causa l’autorità della Chiesa; comunque l’efficacia della liberazione dipende sempre, secondo le Parole di Cristo che non possono essere contraddette o smentite e che ha largamente elargito questo mandato, dalla fede personale, dallo stato di grazia e dalla purezza del cuore: “Coloro che crederanno in me cacceranno i demoni” (Mc 16,17), ne è la dimostrazione evidente l’episodio evangelico che riporta l’aneddoto sull’esorcista straniero, che non faceva parte del collegio apostolico dei Dodici)

Esorcista è un sacerdote della Chiesa cattolica che ha ricevuto dal suo vescovo l’incarico di liberare, in nome di Dio, le persone dal demonio. Chi non è un sacerdote non può essere esorcista. Ministro del Rito dell’esorcismo è esclusivamente un sacerdote che per la sua pietà, scienza, prudenza e integrità di vita sia ritenuto dall’Ordinario [il vescovo] idoneo a tale ministero e da lui espressamente autorizzato ad esercitarlo. (dal Rito dell’esorcismo) Il potere di “scacciare i demoni” (Mt 10,1) fa parte della missione affidata da Gesù ai suoi apostoli. Per questo la preghiera per scacciare i demoni è stata sempre presente nel rituale della Chiesa cattolica, così come la figura dell’esorcista. E’ ovvio che per chi non crede in un mondo soprannaturale è più facile pensare che il diavolo sia un retaggio del passato o che faccia parte dei soliti fantasmi creati dalla paura dell’uomo.

Il rito moderno dell’esorcismo (rituale che si discosta nella forma dal Rituale antico di Paolo V che integra i formulari di Alcuino [735–804 d.C.], scritto originariamente in latino e datato attorno al 1614, questi redatto attingendo alle preci della Tradizione più lontane nel tempo)

Questa versione italiana del «De exorcismis et supplicationibus quibusdam» è stata approvata secondo le delibere della Conferenza Episcopale Italiana e ha ricevuto la conferma della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti il 21 settembre 2001. La presente edizione deve essere considerata «tipica» per la lingua italiana, ufficiale per l’uso liturgico. Questi nuovi testi del «Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari» diventeranno obbligatori dal 31 marzo 2002.

Dal “rito dell’esorcismo”:

1. Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini.

2. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana. Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che «non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male» (Ef 6, 12).

3. La vigilanza deve essere esercitata soprattutto nei confronti dell’azione ordinaria di Satana, con la quale egli continua a tentare gli uomini al male. Proprio la tentazione è il pericolo più grave e dannoso in quanto si oppone direttamente al disegno salvifico di Dio e all’edificazione del Regno. Satana riesce a impadronirsi davvero dell’uomo in ciò che ha di più intimo e prezioso quando questi, con atto libero e personale, si mette in suo potere con il peccato. Per questo il credente vigila per non essere ingannato e prega ogni giorno con le parole suggerite da Gesù: «Padre, non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal Male» (Mt 6, 13).

4. Invece i fenomeni diabolici straordinari della possessione, dell’ossessione, della vessazione e dell’infestazione sono possibili, ma di fatto, a parere degli esperti, sono rari. Provocano certo grandi sofferenze, ma di per sé non allontanano da Dio e non hanno la gravità del peccato. Sarebbe quindi da stolti prestare tanta attenzione all’eventuale presenza del Maligno in alcuni fenomeni insoliti e non preoccuparsi affatto della realtà quotidiana della tentazione e del peccato, in cui Satana, «omicida fin dal principio» e «padre della menzogna» (Gv 8, 44), è sicuramente all’opera.

A questo riguardo è necessario da parte dei pastori d’anime:

· richiamare, con sapienza e prudenza, i fedeli a non ricercare il sensazionale e ad evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di intervento del Maligno nel mondo;

· mettere in guardia i fedeli nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani;

· esortare i fedeli a non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari. Nel dubbio circa la presenza di un influsso diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti;

· presentare il significato autentico del linguaggio usato dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione e far maturare nei cristiani un atteggiamento corretto riguardo alla presenza e all’azione di Satana nel mondo;

· ricordare nella catechesi e nella predicazione che la superstizione, la magia e, a maggior ragione, il satanismo sono contrari alla dignità e razionalità dell’uomo e alla fede in Dio.

Lo schema del rito

1. Riti d’inizio

L’aspersione con l’acqua benedetta che richiama la purificazione battesimale.

2. Litanie dei Santi

La prece litanica con cui si invoca sull’ossesso la misericordia divina per l’intercessione dei santi.

3. Recita di un Salmo

La recita di uno o più salmi con i quali s’implora la protezione dell’Altissimo.

4. Lettura del Vangelo

La proclamazione del Vangelo, segno della Presenza di Cristo.

5. Imposizione delle mani

L’imposizione delle mani con cui viene invocato lo Spirito Santo.

6. Professione di fede

La recita del Simbolo o rinnovazione delle promesse battesimali.

7. Preghiera del Signore

Il Padre nostro.

8. Il segno della Croce – Insufflazione

Mostrando il crocifisso, l’esorcista fa il segno della croce sull’ossesso e, se si vuole, l’“exsufflatio”.

9. Formule di esorcismo

La recita della “formula deprecativa” con cui si prega Dio di liberare l’ossesso. A questa si può far seguire la “formula imperativa” con cui in nome di Cristo si scongiura il diavolo di lasciare l’ossesso. Quest’ultima non si può usare mai senza la prima.

10. Rendimento di grazie – Rito di conclusione

Si conclude con la preghiera di ringraziamento e la benedizione.

RITO DELL’ESORCISMO

39. Prima di dare inizio al rito, l’esorcista si prepari convenientemente, secondo le circostanze dicendo in silenzio la seguente orazione:

Signore Gesù Cristo, Verbo di Dio Padre e Signore dell’universo, tu hai dato agli Apostoli il potere di scacciare i demoni nel tuo nome e di vincere ogni assalto del nemico; Dio santo, fra tutte le meraviglie che hai operato hai dato anche il comando di mettere in fuga i demoni; Dio forte, che nella tua potenza invincibile hai abbattuto Satana come folgore dal cielo: con timore e tremore ti supplico di infondere in me la tua forza perché, saldo nella fede, possa combattere lo spirito maligno che tormenta questa tua creatura, tu che verrai a giudicare i vivi e i morti e il mondo con il fuoco. Amen.

RITI D’INIZIO

SALUTO

ASPERSIONE DELL’ACQUA BENEDETTA

44. A questo punto, l’esorcista asperge con l’acqua benedetta il fedele tormentato dal Maligno, i presenti e il luogo dove si svolge il rito dicendo:

Ecco l’acqua benedetta: porti a tutti noi vita e salvezza, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen.

LITANIE DEI SANTI

RECITA DI UN SALMO

LETTURA DEL VANGELO

IMPOSIZIONE DELLE MANI

53. Letto il Vangelo, l’esorcista impone le mani sul capo del fedele tormentato dal Maligno dicendo:

V. Sia sempre con noi, Signore, la tua misericordia: in te abbiamo sperato.

Tutti: Signore, pietà.

V. Manda il tuo Spirito creatore, e rinnova la faccia della terra.

Tutti: Signore, pietà.

V. Salva, Signore, il tuo servo che in te spera.

Tutti: Signore, pietà.

V. Signore, sii per lui fortezza inespugnabile di fronte all’assalto del nemico.

Tutti: Signore, pietà.

V. Il nemico non prevalga su di lui, e il figlio dell’iniquità non gli rechi alcun danno.

Tutti: Signore, pietà.

V. Soccorrilo, Signore, dalla tua santa dimora, e da Sion vieni in sua difesa.

Tutti: Signore, pietà.

PROFESSIONE DI FEDE

RINUNZIA A SATANA

PREGHIERA DEL SIGNORE (Padre Nostro)

IL SEGNO DELLA CROCE

58. L’esorcista mostra la croce e con essa benedice il fedele tormentato dal Maligno dicendo:

Ecco la Croce del Signore: fuggite, spiriti del male!

INSUFFLAZIONE

59. Se lo ritiene opportuno, l’esorcista alita sul volto del fedele tormentato dal Maligno dicendo:

Allontana, Signore, con il Soffio della tua bocca, gli spiriti maligni: comanda loro di andarsene, perché il tuo regno è in mezzo a noi.

FORMULE DI ESORCISMO

60. Dopo ciò, l’esorcista dice la formula invocativa dell’Esorcismo maggiore (n. 61). Se lo ritiene opportuno, aggiunga anche la formula imperativa (n. 62).

61. FORMULA INVOCATIVA

Dio, creatore e difesa del genere umano, volgi il tuo sguardo su questo tuo servo N., che hai plasmato a tua immagine e chiamato a condividere la tua gloria: l’antico avversario lo tormenta crudelmente, lo opprime con aspra violenza e lo riempie di angoscia e di terrore. Manda su di lui il tuo Santo Spirito perché lo rafforzi nella lotta, gli insegni a pregare nella tribolazione e lo circondi con la sua efficace protezione. Ascolta, Padre santo, il gemito della tua Chiesa in preghiera: non permettere che questo tuo figlio sia posseduto dal padre della menzogna, né che questo tuo servo, redento dal sangue di Cristo, sia tenuto in schiavitù dal diavolo. Non tollerare che il tempio del tuo Spirito sia dimora di uno spirito immondo. Ascolta, Dio misericordioso, la preghiera della beata Vergine Maria: il Figlio Gesù, morendo sulla croce, ha schiacciato il capo dell’antico serpente e ha affidato alla Madre tutti gli uomini come figli. Risplenda in questo tuo servo la luce della tua verità e dimori in lui la gioia della tua pace. Lo Spirito di santità ne prenda possesso e con la sua presenza gli restituisca innocenza e serenità. Ascolta, o Padre, la preghiera dell’ Arcangelo san Michele e di tutti gli Angeli, ministri della tua gloria. Tu che sei il Dio delle schiere celesti, respingi la violenza del diavolo. Dio di verità e di misericordia, rendi vane tutte le sue insidie. Dio di libertà e di grazia, spezza le catene della sua malvagità. Tu che ami la salvezza dell’uomo, ascolta la voce degli apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, che, per tua grazia, hanno riportato vittoria sul Maligno. Libera questo tuo servo da ogni oppressione diabolica e custodiscilo indenne perché restituito alla serenità di figlio ti ami di tutto cuore, ti serva operando il bene, ti renda onore e gloria, e tutta la sua vita sia un canto di lode a te.

Per Cristo nostro Signore.

Tutti: Amen.

62. FORMULA IMPERATIVA

Ti ordino, Satana, nemico della salvezza dell’uomo: riconosci la giustizia e la bontà di Dio che con giusto giudizio ha condannato la tua superbia e la tua invidia. Esci da N., servo di Dio, che il Signore ha creato a sua immagine, ha arricchito dei suoi doni, ha adottato come figlio della sua misericordia. Ti ordino, Satana, principe di questo mondo: riconosci il potere invincibile di Gesù Cristo: egli ti ha sconfitto nel deserto, ha trionfato su di te nell’orto degli ulivi, ti ha disarmato sulla croce e, risorgendo dal sepolcro, ha portato i tuoi trofei nel regno della luce. Vattene da questa creatura, da N.: che il Salvatore, nascendo tra noi, ha reso suo fratello e morendo in croce ha redento con il suo sangue. Ti ordino, Satana, seduttore del genere umano: riconosci lo Spirito di verità e di grazia, lo Spirito che respinge le tue insidie e smaschera le tue menzogne. Esci da questa creatura, N., che Dio ha segnato con il suo sigillo. Abbandona quest’uomo: Dio l’ha reso suo tempio santo con l’unzione del suo Spirito. Vattene, dunque, Satana: vattene nel nome del Padre † e del Figlio † e dello Spirito † Santo. Allontanati per la fede e la preghiera della Chiesa. Fuggi per il segno della santa croce di Gesù Cristo, Signore nostro.

Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Tutti: Amen.

RENDIMENTO DI GRAZIE

RITI DI CONCLUSIONE