✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

sabato 14 agosto 2021

Silloge poetica n°051


LA TESSITRICE DI STORIE

Cercavo qualcosa che intossicasse i sentimenti
amavo a parole e i miei gesti mostravano la follia
quello che vedevo mi entrava nel cuore

Nella mente come in un castello di pietra
quelle strane ombre mordevano il mio amor proprio
fuggivo impaurito e desideravo perdermi

Un lungo sonno attraversato da incubi
e quell'orrore nell'egoismo che radicato dentro
non vale altro che la soddisfazione

Tra gente perduta dal baratro delle visioni
affioravano le tacite parafrasi ai libri della menzogna
le pagine erano intrise di inchiostro nero

Un libro diceva la verità ed era quello della morte
quel volto disegnato da una mano sinistra era il mio
di quella calligrafia riconoscevo l'invisibile

E' sbagliata agli occhi degli innocenti la violenza
così cambiavano le persone e diventavano simulacri
dei vuoti contenitori di negatività senzienti

Quella coltre di fumo sopra la testa era svanita
rimaneva la luna con il suo bagliore pallido e seducente
e lontano estranea all'odio una donna che tesseva


SOLSTIZIO D'ESTATE

Ci sono mostri nella soffitta
che ogni tanto si muovono rumorosi
sentono la casa che riposa

Quell'esempio di scrupolo
nella coscienza vigile e poi disattenta
il buio che ghermiva il letto

Sempre lieta è l'ansia a colpire
durante le lunghe giornate d'estate
quando il grano arde nei campi

La solitudine vicino all'acqua
la vasca è piena fino all'orlo del precipizio
traboccante amorevolezza nel cadere

Quei mostri lassù non mi lasciano
ogni pomeriggio sotto un sole cocente
fanno rumore per distogliermi

Ancora qualche ora e sarà sera
ma sui campi le nuvole nell'azzurro
il cielo che si prepara a dormire

Questa casa vive di mostri del passato
ed ecco a infastidire i fanciulli contenti di guardare
scrutano lontano nel vuoto dentro

 

ISTINTO ANIMALE

Nel cuore del lupo infiamma la vita
e trascina via con sé l'istinto che ansima quieto
lo spirito animale come fuoco e catarsi

Nel fitto della foresta il branco incede
quelle prede non ancora sentite sono un monito
mettono in guardia la fame che cerca

L'odore del sangue è acre e solenne
non è difficile fiutare il pasto tra la vegetazione
e le rocce che riparano sono macchiate

La tana e i cuccioli come la notte
ululati alla luna per chiamarsi fratelli di brama
un canto che ci rende vicini e lieti

Se in due lupi c'è amore per sempre
il maschio e la femmina si stringono insieme
scambiandosi affetto e protezione

Non c'è chi domina e chi è sottomesso
ma un ordine di giuste proporzioni e regole
la prole è affidata alle cure di tutti

Un lupo ha un animo nobile ed è timido
il violento che lo caccia per un trofeo è ottuso
perché non rispetta l'ecosistema e la vita

 

L'OSCURITA'

Vivide considerazioni e mute risposte
non cerco affranto il sentiero che mi porta a te
apro la finestra e guardo fuori

Tra il cielo e la terra un bieco interesse
fuori dalla ripetitività nulla che soddisfa l'egoismo
questa vita nuda come nel segreto svelato

Gli orizzonti e i selciati nascosti agli occhi
quando le ombre si muovono chiedendo spazio
e nel dimenticarsi il fato muore

Odierne e venerabili false profezie
sentendo un futuro fatto di sporche bestemmie
solidarizzando con i morti delle leggende

Aprendo l'anima in un corpo freddo
lasciando andare il rancore a barcollanti guide
sull'emisfero eclissato della luna quel buio

Sono fetide le ferite e purulente
chiedevano la guarigione mentre sanguinavano
e altre lame infierivano nella carne

Mi accorsi della corruttela delle menti
e a ogni viaggio tornavano gli incubi precursori
le persone come fango bagnato dall'acqua

 

VOLGENDOSI AL PRESAGIO

Ripercorro a stento i tratti di quella strada in discesa
voltando le spalle a chi odia senza una coerente ragione
coloro che odiano per voluttà insuperbiscono

Intristisco nell'ascoltare le parole false
quelle parole dette con l'animo lieto di fare il male
e l'opera del maligno come fiamma nera

Ancora non comprendo il perché l'animo sia ribelle
ma vedo oltre quella coltre di falsità il Giuda fedifrago
un bacio dall'amico che convinto fingeva

E il tranello sulla porta che oltrepassa il cemento
quel muro forte della nostra rancorosa inquietudine
come avvolti dalle spire di una serpe velenosa

Quei tratti sul volto e lo sguardo con una luce torva
mentre il vento tiepido spazza la polvere dal suolo arido
camminare dentro una via fatta di attese e rimandi

Non ho mai incontrato il vero amico nel lugubre tragitto
ma le sembianze di un cane magro che latra senza un perché
fuggire dai rimorsi per perdersi nella solitudine

La notte stellata come la coperta pulita sul letto
e il frenetico strepitare della brace nel camino sorridono
un vago presentimento oltrepassa il tremule chiarore

 

LA LINEA OSTILE

Quell'alba era intonata con il mio umore nero
in lontananza le case sembravano sprofondare in un miraggio
e il sogno della notte si tramutò in un incubo

Erano le sei del mattino sull'orologio mistico alla parete
vegliavo per non cedere allo sconforto di chi è abbandonato
e la solitudine come catene stringeva l'anima

Ansioso di trovare un posto nel mondo cercavo
ma poi tutto finiva nel seno di una madre che non mi volle
caduto nel limbo degli eletti vagavo insonne

Incontri fuggevoli che facevano piangere di delusione
poi tanta rabbia dentro che mordeva il cuore sempre assonnato
vivevo al limite dell'esistenza terrena tra due ponti rotti

La carovana delle persone indifferenti mi passava accanto
fuori prima il gelo e poi il grande caldo che muoveva da sud
e senza capire la provenienza di parole accusatrici

Sentivo con il senso dell'intuito e talvolta lo confondevo
quelle allucinazioni sembravano vivere nella mente ma improprie
la realtà era dentro mentre tutto all'esterno veniva estirpato

Ancora poche parole e il significato dell'infinito chiarirà
finalmente dopo tanto dolore la nebbia del dubbio in saggezza
e il dominio del desiderio si trasformerà in rugiada

 

IL SOGNO AL RISVEGLIO

Ho iniziato il viaggio con una luna rosso sangue
intraprendendo un cammino che mi condurrà altrove
sempre negoziando l'anima con i giorni felici

E tornarono indietro quelle maledizioni esecrande
può darsi che da un pugno di cenere i corpi resusciteranno intatti
contempleranno la bellezza quegli occhi che piangevano

Le lacrime di chi ha scelto un eremo per meditare
guardando se stesso come in uno specchio di metallo
freddo come gli occhi vitrei di un morto

Nel viaggio incrociavo strade che non portano lassù
su quelle montagne dove le nevi perenni raffreddano il cuore
alto su quei crinali si ergeva l'umile perdono

Con ansimante fatica camminavo nel vento gelido
niente sembrava come mi avevano descritto i sogni raminghi
forse l'attesa di un cambiamento era una perdita

Sono come un giullare alla corte dei gaudenti
e la mia fame stringe lo stomaco che chiede persuasione
convincermi che sono solo in mezzo all'ostilità

Una preghiera per il moribondo e un canto per l'amata
quando la tenue luce dello spirito risiederà in un nuovo mondo
sempre alla sequela dell'esile coscienza che soffoca


IL GESTO CHE PARLA

Le nebbie della valle violavano il segreto della letteratura
la certezza di un filo sempre teso tra il mondo e l'immaginazione
accogliendo le ferite dell'anima come corroboranti

Fecero un cenno quelle mani sempre tese
donavano il pane dell'amicizia e il vino dell'altruismo
erano mani pure che toccavano il cuore divino

Quando si palesavano i desideri degli innocenti
dalla coppa della vita che mista a fiele sedava i nervi
ancora volti in quell'anfiteatro di comparse

Il biasimo per tanto tempo passato a fare niente
e l'amore dei piccoli che toccava il volto di Dio nell'infinità
quelle labbra incontaminate musicavano caste

Sempre assonnate quelle persone che trovarono la cura
si ammalavano di malinconia per chi moriva in solitudine e pianto
consolazione con parole dette da chi compativa il dolore

Mansuete le donne della misericordia pregavano la Madre
ed Ella con la sua sollecitudine otteneva l'emendazione e la pace
potevamo cambiare per le sue preghiere virginee

Quaggiù ciò che facciamo viene scritto dagli angeli su libri
anche dare soltanto un bicchiere d'acqua a chi ha sete è carità
ma la più grande carità è l'umile sacrificio per l'altro


IL SOSPIRO DEL REGNO

Il sole nascente dalle nubi candide
mentre a nord il crinale dei monti sorride
e la sera dove la mezzaluna si alza

Quasi come volgere le spalle al pericolo
mentre la natura si inabissa nella desolazione
le navi che solcano gli oceani affondano

Come la livrea della tigre sembra fuoco
la mente che pensa con retta ragione germoglia
e la verità prevale sul desiderio cattivo

Nel nulla sembrano andare le vite perse
l'origine è il nulla ma l'esistenza è un esile sospiro
dove si canta la bellezza risponde l'ethos

Le voci dei monaci antichi nel silenzio
dimostrano il lato semplice di una nuova nascita
e nella culla dei piccoli si palesano parole

Una parola sempre attenta a rispettare
come se riconoscere nella compassione il giorno
sia l'esperienza che toglie la paura

Le diatribe tra gli dèi pagani e il Cristo
sono la civiltà che sorge nel nuovo culto alla probità
dare la propria vita per chi si ama dall'eterno

 

LA SCOMPARSA

Percorro a ritroso il tempo
vedo le immagini dei miei avi scomparsi
coloro che porto nel mio sangue

Vedo mio nonno sdraiato a letto
sofferente per un tumore osseo da lavoro
e la morfina delle ultime ore

Mi chiama al suo capezzale
vuole dirmi qualcosa di segreto tra noi
ma ho timore ed esco dalla stanza

Cerco il crocifisso e gli chiedo perché
ma io bambino sento soltanto la separazione
sento l'ingiustizia e mi scendono le lacrime

Allora tolgo dal muro il crocifisso
e scendendo le scale della vecchia casa
incontro la tristezza che dice è morto

E' morto il tempo e sono morti i valori
in quella vecchia casa dove giocavo da solo
non c'è più una parte di me che amavo

Passano i giorni ed ecco un sogno all'alba
quell'uomo che mi educò all'onestà e al rispetto
saliva le scale per abbracciarmi nella luce

martedì 10 agosto 2021

L'eclissi della coscienza morale

In questa nostra modernità si tende a negare l’esistenza del peccato, la sua realtà e le sue implicazioni negative nella vita dell’uomo e nella società, la psicologia, la psicoanalisi e la psichiatria sono discipline che tendono a toglierci il senso di colpa, convincendoci che la colpa è una fantasia da medioevo che ci rende infelici e frustrati, qualcosa da cui occorre liberarsi il più presto possibile per pervenire ad un equilibrio interiore ingannevole dove la coscienza morale è anestetizzata o addirittura morta; il rimorso che manifesta la nostra sensibilità di fronte al bene e al male non c’è più, non ci disturba più, viviamo così di quelle fami egoistiche che ci imprigionano e degli appetiti sensibili, in modo tale che ogni atto sia senza quella introspezione per cui arriviamo ad un esame etico che suscita approvazione o biasimo, indignazione. Si nega la realtà dell’anima e si risolve il dilemma con l’affermazione che l’uomo non è altro che un animale, forse un po’ dissimile dagli altri animali che si trovano in natura; se l’uomo non è altro che un prodotto della natura, con una chimica più sofisticata e un cervello più sviluppato, tutto è lecito, tutto è consentito. Se ragioniamo correttamente ci accorgiamo che l’uomo è diverso dagli altri animali, è una creatura unica con delle qualità intellettuali, morali e spirituali che lo rendono quasi disincarnato e prossimo agli angeli, questa verità è sotto i nostri occhi ed è innegabile. Cosa fa il peccato all’uomo? lo degenera e lo abbassa sino all’animalità o addirittura lo rende diabolico, cattivo nel cuore con una coscienza macchiata o corrotta; cosa fa la grazia all’uomo? lo eleva nelle virtù umane e cristiane, lo rende maturo nel bene, con una coscienza pura e la carità nel cuore. Il peccato è sempre una scelta consapevole, lo si commette grazie alla nostra libertà, noi siamo liberi di decidere se fare del bene o del male e abbiamo tutti gli strumenti nell’ordine naturale e soprannaturale per riconoscerne la differenza, oltre le ideologie malsane e le mentalità deviate dal relativismo etico. La grazia procede esclusivamente da un ordine soprannaturale, essa ci cambia se aderiamo alla fede e se preghiamo coltivando una coscienza morale vigile e attiva, se ci pentiamo delle colpe riconoscendole come tali e tendiamo alle virtù opposte in ogni movimento del cuore e della mente, nella vita concreta di ogni giorno, nelle relazioni con gli altri. Il male esiste e ne siamo perennemente circondati, è qualcosa che ha origine dal cuore dell’uomo, dalla sua vita interiore e soltanto dopo si riversa fuori di noi per degradare l’esistenza individuale e la società, è qualcosa sotto gli occhi di tutti, a causa degli uomini il mondo è insano e sono tante le persone che soffrono ingiustamente e senza un perché, c’è poco perdono e poca solidarietà, c’è poca compassione e poco altruismo e interesse per gli altri. Se gli uomini mettessero in pratica il Vangelo il mondo sarebbe assai diverso, sarebbe più giusto, sarebbe migliore ma purtroppo gli uomini scelgono di seguire altre vie, scelgono di andare dietro a satana. Ci sono ancora le persone che sanno amare e tanta carità un po’ ovunque, in un mondo disseminato di odio, perversione e violenza; ciascuno di noi è una particella del mondo, se qualcuno di noi cambia significa che il mondo è diventato almeno in parte un posto migliore.

giovedì 8 luglio 2021

La calligrafia della rivelazione

La Sacra Scrittura è un’opera letteraria che in molte sue pagine manifesta dei tratti mitologici e immaginifici, questo non toglie che molti dei suoi racconti siano storici ma quasi del tutto impossibili da verificare; dietro il racconto mitologico si nasconde la verità che riguarda l’uomo, la sua origine e il suo destino, il suo rapporto con il Creatore; nei quattro Vangeli si distinguono bene le similitudini dai fatti di cronaca, non occorre interpretare un testo così chiaro nei suoi contenuti, queste pagine sono state scritte per suscitare la fede in Cristo e nella sua opera di salvezza, sono intessute di eventi soprannaturali dalla concretezza inequivocabile. La Sacra Scrittura nei suoi Libri è un grande giacimento di sapienza e una straordinaria espressione di bellezza letteraria, i Salmi ad esempio hanno proprietà apotropaiche ed esorcistiche, i monaci antichi conoscevano tutti e centocinquanta i Salmi a memoria nei loro cinque Libri e li recitavano per intero ogni giorno, il popolo pregava il Padre nostro e soltanto successivamente si diffuse il Santo Rosario con il saluto angelico e infine l’Ave Maria come la conosciamo noi. I primi cinque Libri appartengono anche alla religione ebraica, al popolo che proviene da Abramo e che il Signore ha scelto per attuare la salvezza, sono le radici da cui discendono il Cristo e la Vergine Madre. I protestanti venerano le Scritture e le mettono al centro del loro culto, ma tutto quello che concerne la fede e la dottrina non si trova solamente nelle Sacre Scritture, oltretutto la Scrittura ha la necessità di essere interpretata e spiegata per non lasciare che le coscienze si allontanino dalla verità, i padri della Chiesa e il Magistero sono i garanti di questo insegnamento millenario; la corrente intellettuale che spiega le Scritture attraverso la storia e formula i dogmi si chiama Tradizione, la verità si rivela anche attraverso questa via che rimane coerente alle Sacre Scritture, non le subordina e non le travisa. La Sacra Scrittura e la Tradizione costituiscono il deposito della fede, quanto ci è stato rivelato da Dio per la nostra salvezza, per la conoscenza dei suoi misteri. Ad esempio il racconto della creazione all’inizio della Genesi non va interpretato letterariamente, è un racconto allegorico che vuole indicarci l’origine della realtà nel pensiero sottile e intelligente del Creatore, anche la caduta dei progenitori e l’albero della conoscenza del bene e del male e l’albero della vita sono simboli che spiegano nel mistero il peccato delle origini e l’allontanamento dell’umanità da una condizione beata per ritrovarci sotto la schiavitù del diavolo, del peccato e della morte, nessuno conosce esattamente e storicamente quei fatti alla maniera di una cronaca, sono troppo arcaici e lontani nel tempo. L’ultimo Libro che si chiama Apocalisse o Rivelazione è stato scritto come un’opera teatrale nel contesto dei territori evangelizzati dall’apostolo Giovanni in cui furono fondate delle chiese, sono stati i fedeli a comporre l’opera e ad attribuirla a san Giovanni apostolo poi esiliato a causa delle persecuzioni; il Libro dell’Apocalisse racconta la condizione delle chiese in quell’epoca e prospetta nel futuro il destino della chiesa tutta e dell’umanità alla luce della fede, fino alla vittoria finale di Cristo sul male e la redenzione dei giusti, l’avvento del Regno di Dio. L’Apocalisse è un’opera letteraria colma di simboli e metafore, un’opera di fantasia che richiama i personaggi e i fatti di quell’epoca primitiva, qualcosa di storico e in prospettiva nel futuro la fede dei credenti che aspettavano il Regno di Dio, cioè la parusia, il ritorno glorioso di Cristo per il giudizio e la nostra liberazione definitiva da ogni legame con il male. Leggere la Sacra Scrittura è ascoltare la voce di Dio che ci parla, voce che traspare dagli autori e interpreti umani che hanno scritto su suggerimento dello Spirito, esprimendo le parole e i discorsi attraverso le loro culture e qualità intellettuali. Se si leggono i Vangeli è mettersi in ascolto di Gesù, è entrare in contatto con il Signore e la sua vita, significa consumare l’animo di Gesù al presente, con il suo pensiero e i suoi sentimenti nella mentalità di quel contesto remoto, più è matura la nostra fede più l’esperienza della Scrittura ci coinvolgerà e ci formerà come credenti nella dottrina e come cristiani nella morale.

sabato 19 giugno 2021

La vita dopo la morte

Il Signore nel Vangelo dice che chi vuole entrare nella vita deve osservare i Comandamenti e ne elenca alcuni come non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre, non uccidere e non commettere adulterio. Cosa significa entrare nella vita? significa che la morte è un passaggio attraverso cui l’anima transita da questo mondo all’altro, quindi la morte non è una caduta nel nulla o nel buio ma una nuova nascita, per esprimersi con altre parole della Sacra Scrittura morire significa andare in esilio dal corpo per essere per sempre con il Signore, dopo la morte siamo sempre noi, afferriamo noi stessi con la nostra coscienza ma in quella dimensione che è l’eternità fuori dal tempo. C’è un mondo celeste e un mondo infernale a cui le persone si determinano con le proprie scelte o azioni nella vita presente, nella vita individuale e in rapporto a Dio e al prossimo; poi c’è il Purgatorio che è una condizione di salvezza in cui le persone attraverso delle sofferenze temporali pagano il prezzo dei loro peccati compiuti quando erano ancora nel corpo, le colpe commesse richiedono riparazione nell’ordine della giustizia ma il Purgatorio rimane la grande dimostrazione dell’infinita misericordia di Dio che accetta la nostra contrizione e il suo stesso desiderio di salvarci tutti, la porta di ingresso per il Paradiso. Alla morte compariremo davanti al tribunale di Cristo da cui saremo giudicati, la nostra vita sarà messa in rapporto a Cristo, alla sua vita e alla sua Croce e l’amore che avremo dato al prossimo diventerà il peso che farà la differenza sulla bilancia della giustizia, ci sarà chiesto conto di tutto quello che avremo fatto anche delle parole della nostra bocca, se avremo amato sul serio saremo salvati, se avremo rifiutato di amare saremo condannati. Dobbiamo vivere seguendo i dettami della nostra coscienza perché non sappiamo quando il Signore ci chiamerà e in che modo, dobbiamo sempre essere pronti all’incontro con il Signore perché Lui verrà quando meno ce lo aspettiamo, la Legge morale deve intessere il nostro pensare e il nostro agire e proprio nel nostro cuore dove solo Dio può vedere dobbiamo rimanere senza macchia e incorrotti, dobbiamo essere giusti. Nel Vangelo tutto si risolve da cosa avremo fatto agli altri, da quanto avremo amato e da come avremo rispettato la vita e la dignità degli altri, già da adesso siamo figli di Dio o figli del diavolo, i tratti che ci differenziano possono confondersi nel teatrino dell’ipocrisia quotidiana, ma Dio conosce e vede tutto, non possiamo ingannarlo anche se inganniamo i nostri simili con una certa maestria; il bene e il male come il peccato sono propri soltanto della creatura umana e non degli animali, perché solamente l’uomo ha una destinazione eterna in rapporto al suo Creatore. Se la gente conoscesse cos’è l’inferno farebbe di tutto per non finirci, anche i più grandi sacrifici ma purtroppo siamo in una contemporaneità dove la fede è considerata con scherno e con sarcasmo, non si crede più nel Vangelo e nei novissimi che sono morte, giudizio, inferno o Paradiso. E’ quasi morta anche la preghiera e di conseguenza è morta la fede, perché soltanto attraverso la preghiera lo Spirito Santo può convincerci ed educarci, questo che viviamo è il momento dell’apostasia dei cristiani e del secolarismo, paradossalmente sono tante anche le conversioni che ci suggeriscono come l’uomo abbia desiderio di senso esistenziale e cerchi quindi Cristo e il Regno da Lui annunciato. Ci aspetta l’eternità e non il nulla, facciamo quello che è necessario per salvarci, quello che è necessario per ottenere la vita eterna, impariamo dall’esempio di tanti santi e sante della Chiesa che ci hanno testimoniato la Verità. Il maligno nella trascrizione di un esorcismo ha detto costretto dalle preci e dal Signore: “Gli uomini sono così bestialmente stupidi, sono convinti che non ci sia niente dopo la morte e non fanno quello che è necessario per salvarsi…”.

venerdì 4 giugno 2021

Le sembianze dell'inspiegabile

Dentro quell’abisso vedevo me stesso e nello specchio dell’anima il mondo delle relazioni, tutto quello che è passato da me come materia percettiva, il mio interagire con la realtà e la mitologia interiore; senza considerare il passaggio da uno stato all’altro della coscienza c’è solamente il vuoto, un oscuro labirinto dove le persone sono fantasmi che cercano la direzione giusta e senza quella bussola che venne prima della mia nascita e mi attende dopo la morte, tutto quel procedere a casaccio e i tentativi di uscirne sono la metafora dell’istinto e del desiderio. Trovavo curioso faticare per contendere l’egoismo con i miei simili che dell’egoismo hanno fatto il loro idolo implacabile e la divinità delle tenebre divenne un varco verso la luce di nuovi orizzonti, anelavo allo splendore di un oceano scarlatto fuori dal vetusto interesse per l’appagamento delle fami del corpo, sempre nel discernere il bene dal male facevo male il bene e bene il male, ma non era confusione, era la mia volontà che deviava l’assoluto al relativo e disprezzava il prossimo per ergersi a padrona dell’unico valore che conta nella vita, l’affermazione del senso di supremazia nella libertà di una grande favola come il futuro. Questo presente è il tempo della vocazione, il tempo propizio per suscitare idee senza pregiudizi e accettare la diversità senza farne una colpa e senza cedere all’odio o al disprezzo, voci rancorose che si ergono violente sulle alte montagne della fragilità e della transitorietà, voci che come un canto senza nobiltà e melodia adescano le prime luci dell’alba ad ogni generazione e rendono vane le aspettative di coloro che generano la vita e danno figli al mondo. Quando sullo schermo quello spettacolo teatrale di gente inferma placava l’ingordigia di perversità degli spettatori assenti e nascosti dietro il sipario della loro falsa vita, ingannando il prossimo e facendosi benefattori nonostante il rimanere dei lupi rapaci che divorano le carni di quelli a cui vogliono togliere il dovuto che è l’interesse che soddisfa l’attaccamento alla terra, madre di un incerto procedere nel vuoto dei valori cristiani, nella morte della civiltà cristiana e l’amore per il prossimo che si manifesta con l’operosa compassione e il rinnegamento dell’indifferenza, amore che lentamente muore con l’avvento del nemico della nostra salvezza, sempre all’ombra dell’albero della conoscenza del bene e del male e fuori da quel giardino la perdita dell’albero della vita, i cui frutti sono le sante virtù che come gemme preziose incastonate nell’oro puro abbellivano il tempio della risurrezione. Sempre si scrissero libri su molti miti, sogni e fantasie che racchiudevano la speranza di tornare all’innocenza perduta quando la prova decisiva e difficile tolse alle persone la visione beatifica e le rinchiuse in un mondo privo di senso dove nella carne dell’anima rimanevano gli archetipi che nella storia riaffiorano per scandalizzare le menti e convincerle di avere perduto la felicità; ad ogni guerra e ad ogni disordine ecco la volontà benigna di ricercare la riconciliazione e la pace che vennero soltanto con quella Croce che tolse agli inferi la preda e restituì le anime all’amore senza misura del loro Creatore, senza un riscatto così sublime saremmo rimasti tutti prigionieri delle tenebre ed eredi del vuoto, arsi in ogni fibra dell’essere dal fuoco eterno della Geenna, ma quel giorno volle che la porta del Paradiso si spalancasse e gli antichi sospiri di liberazione si concretizzassero, nella mitologia della redenzione che spiega come l’umanità decaduta trovi rifugio nelle piaghe misericordiose del nazareno e il suo sangue prezioso come linfa è lavacro delle colpe, la via verso la piena realizzazione dei nostri progetti di vita scritti dagli angeli nei libri del destino, quando un giorno dalla polvere delle nostre tombe e dalle nostre ceneri ci alzeremo per una nuova vita, senza lacrime e senza dolore, quando la morte morirà e dove era il nulla saranno le anime, permeate dalla luce di un Sole immarcescente, la luce della Carità perfetta senza tramonto.