“ Atto di speranza - Mio Dio, spero dalla bontà vostra, per le
vostre promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna
e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio
fare. Signore, che io non resti confuso in eterno ”. La speranza è una
delle tre virtù teologali, che ci coinvolgono nell’aspettativa della
realizzazione delle promesse di Dio; il patriarca Abramo non vide il grande popolo eletto
che sarebbe sorto dalle sue viscere come generazione di innumerevoli credenti,
e oggi tutti considerano i credenti delle tre grandi religioni monoteistiche
come discendenza di Abramo, difatti il Signore disse ad Abramo che la sua
discendenza avrebbe eguagliato per numero l’incalcolabilità delle stelle del
cielo, e così è avvenuto: cristianesimo, ebraismo e islam hanno Abramo come
padre della fede, ma Abramo fu anche l’uomo nuovo della speranza, perché nutrì
nei confronti dell’Altissimo una adesione e una fiducia ferma nelle sue
straordinarie promesse, ancor prima di dirigersi verso la Terra promessa
uscendo dalla sua patria natia, Ur dei Caldei. Abramo è padre di tutti i
credenti in un unico Padre sommamente buono, che è Dio, ma è anche il
capostipite della virtù della speranza che si è concretizzata nel tempo, fino
alla pienezza dei tempi, con l’avvento del Messia, Gesù di Nazaret: Abramo vide
il suo giorno e ne gioì grandemente, Gesù figlio di Davide, figlio di Abramo. Tutte
le speranze di restaurazione del popolo di Dio, Israele, sono state compiute da
Gesù con la fondazione della Chiesa, nuovo popolo universale di Dio nella nuova
Alleanza, sancita con il sangue del Signore sulla Croce redentrice, ciò che si
può intendere teologicamente come l’instaurazione dell’economia della salvezza;
la Chiesa di Dio infatti compie la sua missione nella speranza del Regno, cui
apparterranno tutti i battezzati e i giusti, sotto il dominio di un unico Re
pastore, che è il Cristo risorto, un Regno che non è di questo mondo ma che si
realizzerà nel mondo futuro, un Regno fuori dal vecchio ordine di cose, un
Regno che avrà come cittadini le anime redente e immortali di tutti coloro che
avranno accettato la salvezza: la nostra speranza è rivolta al futuro e non si
chiude nel presente, come se le questioni della terra fossero le più importanti
e definitive, le uniche che valessero qualcosa; come dice san Paolo Apostolo se
pensassimo soltanto alle cose della terra saremmo nemici della Croce di Cristo,
amanti del nostro ventre e i più miserabili tra gli uomini, secondo la Parola
di Dio avere speranza in Cristo soltanto in questo mondo, è da rinnegati del
santo Vangelo, della Verità rivelata. La speranza è uno slancio del cuore al
futuro, a quanto ci attende oltre il muro del visibile, nella speranza si
dischiude il significato stesso della escatologia cristiana, con quelle che la
fede chiama Verità ultime o Novissimi, cioè la morte, il giudizio, l’inferno,
il purgatorio, il Paradiso; la speranza di un fedele che crede sinceramente è
di andare in Paradiso dopo la sua morte, questa virtù della speranza, come
tutte le virtù, va coltivata accompagnandola con la preghiera, anzi
alimentandola con la preghiera, nella fede in ciò che ci è stato insegnato da
catecumeni che si disponevano a ricevere i sacramenti della Chiesa, per una
carità verso Dio e verso il prossimo che non conoscerà mai tramonto, la luce
diurna della beatitudine nel giorno senza fine: sperare significa affidarsi a
Dio, aver fiducia nel suo Amore, è essenzialmente un atto di affidamento
filiale.
✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.
giovedì 7 marzo 2013
mercoledì 6 marzo 2013
Fides
“ Atto di fede - Mio Dio, perché siete verità infallibile, credo fermamente tutto quello che
voi avete rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente
credo in voi, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figliuolo
e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per
noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna.
Conforme a questa Fede voglio sempre vivere. Signore, accrescete la mia fede ”. La fede è una delle tre virtù
teologali, cioè che concernono il nostro rapporto diretto con Dio, la fede è
espressione di un sentimento rivolto all’alto, al significato di tutte le cose,
della vita e della morte, e di una volontà diretta a credere nella realtà
soprannaturale del Creatore, è la forza che coinvolge il nostro psichismo con
la metafisica, quindi con quanto è al di là della fisicità di tutta la realtà; la
fede cristiana è racchiusa in due verità fondamentali, l’unicità e la trinità
di Dio, che è Padre e Figlio e Spirito Santo, e l’incarnazione, la morte e la
risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo; queste due verità sono il
fondamento della buona notizia del santo Vangelo, e si possono entrambe
riassumere in un’altra implicita verità, ancora più grande, essenziale e
importante, e cioè che Dio è Amore, come dice mirabilmente san Giovanni
Apostolo nei suoi scritti neotestamentari, e desidera immensamente il bene di
ogni creatura umana: credere in queste verità metafisiche, significa professare
la fede cristiana. La Chiesa ha indetto per il 2013 l’anno della fede, dove il
tema centrale è proprio la fede, non il fideismo, cioè una fiducia nebulosa in
una entità divina misconosciuta, ma la vera fede cristiana, fede in Gesù di
Nazaret, Figlio di Dio e nelle realtà ultime che coinvolgono il destino di ogni
anima umana, l’al di là; l’anno della fede chiede ai credenti in Cristo di
riscoprire e di approfondire la loro conoscenza nella vera dottrina,
tramandataci dagli Apostoli di Gesù, l’anno della fede vuole essere un monito a
tutti i battezzati, che intende richiamare alla coscienza la dignità propria
del cristiano, che è realmente e per adozione figlio di Dio; noi per fede
sappiamo che l’umanità è un’unica famiglia con un solo Padre, e questo Padre è
Dio! un Padre che perdona e che non smette mai di chiamare alla conversione
quanti sono lontani da Lui, per il bene di ciascuno di noi, perché desidera la
salvezza eterna di tutti, nessuno escluso: Gesù è entrato nel mondo per
distruggere le opere del diavolo e per liberarci dalla sua tirannia, questa
verità di fede è da molti credenti del tutto ignorata e manca di una seria e
approfondita riflessione teologica, soprattutto tra i fedeli contemporanei; la
fede non è una mera speculazione filosofica o moralistica, con accenti
soprannaturalistici, basata sui testi evangelici, ma è la stessa Persona santa
di Gesù, Egli è il Maestro di tutti i fedeli che hanno aderito al suo messaggio
di salvezza, e il suo insegnamento la sana dottrina di Verità per ottenere la
comunione ai Beni eterni. Di seguito riporto il Credo niceno-costantinopolitano
che recitiamo a ogni santa Messa festiva, ogni Domenica, è un compendio
eccellente di quanto i cristiani di ogni tempo hanno creduto e credono oggi,
l’essenza del Depositum fidei, cioè
quell’apparato di proposizioni che riassumono la fede cristiana, così come gli
Apostoli del Signore ce l’hanno trasmessa e il Magistero della Chiesa ce l’ha
tramandata.
Credo
di Nicea-Costantinopoli
325-381 d.C.
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore Gesù Cristo,
Unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato e non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di Lui tutte le cose
sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio
è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa,
una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.
325-381 d.C.
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore Gesù Cristo,
Unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato e non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di Lui tutte le cose
sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio
è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa,
una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.
lunedì 25 febbraio 2013
Conservazione e progresso delle civiltà
Nella dimensione politica di
moltissimi Stati del mondo, ci sono fazioni contrapposte definite come
conservatori e progressisti, i conservatori vogliono passare ai posteri quanto
hanno realizzato e conquistato gli avi, come se tali acquisizioni fossero dogmi
sociali di cui nessuno può discuterne l’infallibilità, fondamenti granitici che
è impossibile revisionare o addirittura cambiare; i progressisti, e lo dice la
parola stessa, sono per il progresso in ogni ambito sociale e istituzionale,
con la convinzione che tutto si possa mettere in discussione, anche il sistema
basilare che ordina uno Stato sovrano, talvolta non “ anche ” ma “ soprattutto ”,
è il caso delle grandi rivoluzioni nella storia della civiltà umana, che hanno
sconvolto i sistemi precedenti e li hanno completamente sostituiti. Sono della
convinzione che in ogni politica contemporanea, che in ogni politica sana,
debbano esserci elementi di conservatorismo e progressismo, che convivono e si
sviluppano insieme nel divenire, elementi che trasportano in sé le migliori
conquiste del passato, affiancati a elementi di trasformazione dei sistemi
insiti in tutto quello che uno Stato “ è ”, nella sua fondamentale e adiacente
costituzione reale, insomma il “ reale politico ” che si conserva e all’unisono
progredisce, avanzando in equilibrio tra vecchio e nuovo, verso la migliore
delle civiltà possibili, l’Eureka
futuribile che diviene con la conservazione del bene e il progresso nel bene,
il futuro auspicabile nel presente del mondo, il mondo a misura d’uomo. La
politica ha la funzione di determinare i destini delle società umane, e di
influenzare di norma anche il destino di ogni singolo cittadino, la politica è
potere a favore dell’umanità in stato di via, e non può in alcun modo risultare
oppressiva e deviante, la politica è la mente di uno Stato ma deve diventarne
anche il cuore, con la capacità portante delle virtù umane, la politica deve
essere onesta e veritiera, deve scrutare nelle sue patrie Leggi l’ordine
costituito a favore del bene collettivo e del bene dell’individuo, negli ambiti
sociali in cui ogni individuo si trova a vivere, secondo un principio detto di sussidiarietà dove i grandi enti
supportano gli enti più piccoli, nello sviluppo e nell’applicazione delle loro
operazioni in relazione a tutta la società internazionale; la sussidiarietà è
un fattore di sviluppo nei vari ambiti di una società, è una forma intelligente
di scambio solidale, dove gli enti interagenti traggono da sé stessi e attorno
a sé, vicendevole profitto e un comune progresso; negli Stati moderni il
sistema di amministrazione e controllo di ogni attore sociale e istituzionale,
non è conforme al principio di sussidiarietà, ma tende a estraniarsi dal
contesto suscitando fratture insanabili nell’ordine statuale, questa
estraniazione è il morbo che porta gli Stati alle crisi che minano la sicurezza
collettiva e la prosecuzione di un ordine buono, nel contesto del reciproco
interesse tra varie unità di un sistema organizzativo; nel villaggio globale la sussidiarietà è la vera risposta ad ogni crisi
in atto, che per fattori misconosciuti alle più accurate analisi, ma in cui
rientra sempre l’arbitrio umano, diventano una forza disgregante alla sempre
più anelata volontà di equilibrio ed equità, nell’ambito di uno Stato e dell’unione
tra Stati sovrani; la sussidiarietà è la risposta opportuna e solidaristica alle
crisi che la contemporaneità di sistemi non funzionali al bene collettivo,
pongono in atto come inevitabile tappa verso il progresso nel divenire, di
società sempre più eque, giuste e solidali; il sussidio in ambito sussidiarietario è il lavoro che viene esercitato per sostenere in concomitanza al
progresso del proprio ente, enti minori che giocano un ruolo di forza nel
sostegno di quelli maggiori, in una dinamica di reciproco e interessato progresso;
il sussidio è l’attività relazionale
per una fattiva complementarietà tra le forze agenti che debbono tendere all’equilibrio:
in questa dinamica di equilibrio si conserva il meglio acquisito e si tende al
meglio possibile, è l’equilibrio tra conservazione e progresso. Non si può
essere conservatori senza essere progressisti, né essere progressisti senza
essere conservatori, il passato siamo noi che costruiamo il futuro, noi che
progrediamo conservando come tesoro prezioso le acquisizioni già riconosciute
come bene personale e sociale; tutto si può mettere in discussione, ma ci sono
elementi che garantiscono come colonne portanti il presente e il futuro, questi
elementi che si possono provocatoriamente definire dogmatici appartengono al
nostro passato, e sono il nostro futuro; conservare per progredire, progredire
per surclassare senza disconoscere, per tendere progressivamente a un bene
condiviso più grande, dove lo scorrere del fiume non ha una foce definitiva, ma
è lo stesso scorrere inarrestabile la foce senza ritorno, il nostro significato
puramente escatologico che ci appropria del tempo e del suo divenire,
territorio in cui ognuno tesse la trama del suo destino intramondano, verso la
realizzazione della società ideale.
venerdì 22 febbraio 2013
Uomo, la macchina dei sogni reali
Può darsi che qualcuno abbia
inventato la macchina dei sogni, un apparato tecnologico che permette a coloro
che sono interfacciati di sognare in modo intenso e realistico, con un alto
grado di coinvolgimento, anzi è la macchina che fabbrica i sogni, noi li
viviamo per proiezione, o meglio per trasposizione, è la macchina che ci porta
in un mondo virtuale, come nel famoso film “ Matrix ”, dove il cervello umano
viene inteso come un ente in grado di collegarsi a una rete informatica
universale, dove le persone sono prigioniere con la loro mente di un sistema
che le illude e le gestisce, proiettate in “ Matrix ”, un’immensa neurosimulazione
di massa, una simulazione che rende un sogno identico alla realtà, e questo sogno
è la stessa vita degli esseri umani; cosa differenzia sostanzialmente la salute
di una mente, da un suo stato patologico? il fatto di non riconoscere più la
differenza tra immaginazione e realtà, il fatto che nella propria psiche vadano
cadendo i muri che separano l’immaginazione dalla realtà, il cosiddetto “ esame
di realtà ” tragicamente compromesso; ma chi è capace di riconoscere quando una
mente supera il limite della propria fantasia e abbatte la barriera tra reale e
surreale, tra concreto e fantastico? proprio nessuno, perché la fisicità che
noi intendiamo come concretezza è mera illusione dei sensi, quello che è reale
è essenzialmente e soltanto il percepibile condiviso, è la condivisione della
realtà a sancire i canoni per determinarla in senso universale, chi fa un
pensiero strano estraneo alla realtà dei mediocri è considerato anomalo,
insomma il solito matto; ma secondo voi qualcosa come i videogiochi, che sono
una forma di allucinazione condivisa, possono portare all’alienazione mentale,
alla follia? sono una fuga dalla realtà? o aiutano a comprenderla meglio, a
sentirla con più chiarezza e consapevolezza? e Internet, l’immenso oceano del
cyberspazio, è la nuova frontiera del mondo, o è una prigione per la mente, un
luogo virtuale dove le persone si alienano dalla realtà? forse nell’epoca
moderna il concetto di follia va rivisitato alla luce dell’evoluzione di gran
parte delle tecnologie, e persino il concetto di realtà. Più progrediamo nel
futuro, più diventiamo padroni della realtà, anzi siamo capaci di inventarci
nuove realtà a nostro uso e consumo, dei nuovi mondi paralleli, alla ricerca
non di scatole per contenere le nostre menti, ma di trampolini di lancio verso
nuove libertà; la natura della psiche umana ci porta a esplorare nuove
frontiere oltre il percepibile conosciuto, a estraniarci dal contesto della
fisicità e della sensorialità, che costituiscono i contenuti della realtà
condivisa, ma soltanto quella grigia, monotona e superficiale; la natura della
psiche umana è propriamente ricerca dell’ignoto, tutto parte dalla curiosità
nei confronti di ciò che è sconosciuto, e per conoscere siamo capaci di creare
l’inconoscibile oltre la realtà, di rappresentarcelo ai sensi e di farne
partecipe la nostra mente. Oggi abbiamo gli schermi come veicolo di
appropriazione di altre realtà, domani forse non ce ne sarà più bisogno, come
per la neurosimulazione “ Matrix ”, o forse già oggi esistono tecnologie
prototipe capaci di fare questo, ma sono precluse alla conoscenza della maggior
parte dei cittadini del mondo; la natura della psiche umana è caratterizzata da
un dinamismo di ricerca, siamo famelici nel nostro desiderio di nuove
conoscenze, vogliamo scoprire nuovi mondi, forse questa tensione è un’eredità
degli antichi progenitori nei confronti del Paradiso perduto, nei confronti di
Dio stesso; alcuni preferiscono le sostanze allucinogene per esplorare i
meandri della propria mente, nell’illusione di fuggire da essa e di andare
oltre, significa soltanto ricercare dei paradisi sintetici fuori dal mondo
reale per guarire da quello che molti definiscono “ male di vivere ”; tutte le
persone intelligenti prima o poi nella vita hanno a che fare con il “ male di
vivere ”, e qualcuno per scappare dalla situazione fa la scelta tragica del
suicidio, senza sapere cosa potrebbe attenderlo dopo, in un vero e proprio
salto nel buio. Forse tutto questo sta a significare che non solo ci sentiamo
prigionieri del mondo, ma lo siamo realmente… e ciascuno vuole inconsciamente
la sua parte di Paradiso perduto: fantasia o realtà?
domenica 17 febbraio 2013
Amico è chi con te è sincero fino in fondo
“ Non vi chiamo più servi,
perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici,
perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi ” ( Gv 15,15
). Le migliori amicizie sono quelle in cui l’amico è abbastanza onesto da
sottolineare e far palesemente notare i tuoi difetti e i tuoi sbagli, infatti
occorre sempre diffidare di chi parla in continuazione bene di noi; chi parla
bene di noi è un adulatore che quasi sempre vive una scissione tra quello che
dice e quello che pensa, l’ipocrisia è il dettaglio più evidente che una
persona ti è poco amica, anzi ti è vera nemica, meglio i nemici che senza peli
sulla lingua gettano fango sulla tua buona reputazione, così facendo si rendono
responsabili agli occhi di tutti del peggiore crimine possibile, l’uccisione
morale di una persona e manifestano alla luce del sole quello che sono, senza
potersi in alcun modo mascherare. Se una persona ti vuole veramente bene ti
dice la verità, le persone che spudoratamente ci mentono son persone che non ci
hanno in alcuna stima, persone che nel sottobosco della loro anima ci
disprezzano, persone da cui è meglio stare alla larga; se dici la verità a
qualcuno anche se sai di fargli inizialmente male, di ferirlo, compi un’azione
improntata alla più raffinata carità, insomma gli fai del bene: desiderare che
l’altro conosca qualcosa in cui sbaglia o semplicemente metterlo al corrente di
qualcosa che lo riguarda a fin di bene, è un autentico atto d’amore nei suoi
riguardi; molti rispondono a queste attestazioni d’amore con il più duro
risentimento e ti prendono in antipatia, perché in fondo al loro cuore non
vogliono cambiare, oppure non vogliono accettare una critica per elaborarla
successivamente in maniera positiva, è la solita questione sciocca dell’orgoglio
e dell’amor proprio. Essere amico del prossimo quando nessuno ti è davvero
amico, è la cosa più difficile che si possa voler realizzare, ma è anche la più
giusta, la più conforme ad una vera e acquisita maturità psicologica, morale e
spirituale; è necessario innanzitutto voler essere amici sinceri che pretendere
che gli altri lo siano di noi, è un modo per vincere e superare l’egoismo,
dimostrare l’amicizia è la strategia più efficace per ottenerla in cambio da
coloro con cui entriamo in relazione: per avere lealtà occorre essere leali,
per avere rispetto occorre rispettare, per avere ascolto occorre saper
ascoltare, tutto il resto è conseguenza della reciproca fiducia conquistata. Qual
è l’azione più importante che io posso fare per dimostrare la mia amicizia, e
per pretenderla in cambio? Sono tante le azioni concrete, ciascuna diversa per
diverse circostanze, ma quello che realmente conta è amare l’altra persona, è
volerle bene, insomma qualcosa di benigno che procede dal nostro cuore e che
noi trasformiamo in fatto tangibile, in modo tale che chi ci circonda si accorga
della sincerità dei nostri sentimenti. Gesù nel santo Vangelo ci ha insegnato
la regola d’oro per essere in pace con tutti, e al contempo essere veri amici
di tutti, questa regola è riassunta mirabilmente nella frase: “ Quello che vuoi che gli altri facciano a te,
tu fallo anche a loro ”; noi vogliamo essere amati, quindi dobbiamo amare,
noi vogliamo essere aiutati, quindi aiutiamo, noi vogliamo essere perdonati,
quindi perdoniamo, etc.; in una frase così semplice e al contempo così profonda
c’è in sintesi il significato di tutto il Vangelo! Beato chi mette in pratica
questa Parola del Signore nella sua vita di tutti i giorni, ogniqualvolta si
relaziona con il prossimo, familiare, amico ed anche lontano: significa davvero
avvicinarsi con semplicità alla perfezione evangelica, la perfezione della
carità. I migliori amici sono le persone buone, tra persone buone è possibile
costruire le più belle amicizie, le persone cattive sono soltanto complici,
colleghi o compagni, non sono mai davvero amiche, l’amicizia tra persone
viziose è impossibile, perché ciascuno invece di uscire da sé stesso rimane
inevitabilmente chiuso nel suo meschino egoismo, e l’amicizia che ha necessità
di respirare l’aria salubre delle virtù dell’anima, non può edificarsi se non
con l’artifizio della falsità e dell’ipocrisia, del reciproco inganno: un’amicizia
così, non è amicizia! ma è come diventare nel tempo nemici della propria
persona, oltre che di quella altrui; chi si costruisce le proprie esclusive
amicizie, pensa che essere amici sia possibile soltanto tra poche persone ed è
vero, i veri amici sono relativamente molto pochi nella vita di una persona, le
altre relazioni ritenute a torto amicizie sono vincoli costruiti
superficialmente, destinati a estinguersi in breve tempo; gli amici sono pochi
per chiunque, ma è necessario sceglierseli bene, per non avere in futuro delle
brutte sorprese, infatti noi siamo soltanto fragili creature umane sottoposte
ad alti e bassi di ogni genere, l’incostanza in tutte le nostre faccende,
compresa l’amicizia, è una prassi del nostro comportamento; essere amici di Dio
è l’unica amicizia che conta, ma purtroppo Dio ha davvero pochi amici, perché
sono pochi quelli che lo amano sul serio.
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