✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

domenica 31 marzo 2013

Pasqua, la festa del Signore


“ Primo Mistero glorioso del santo Rosario: la Risurrezione di Gesù dai morti ”; nel primo Mistero del Rosario della beata Vergine Maria si medita la Risurrezione di Gesù dai morti, dopo la Croce c’è la Risurrezione, per citare il filosofo ateo Nietzsche “ Dio è morto ”, ma chi crede sa che Dio il terzo giorno è risorto dai morti, perché non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere, Egli il Vivente, che comunica la vita a tutti gli esseri: il cristianesimo si fonda su un messaggio e cioè che un uomo, Gesù di Nazaret, che ha affermato di essere il Dio di Israele “ Io sono ” e ne ha dato prova con grandi opere miracolose mai compiute prima, è realmente risorto da morte per virtù propria, per proprio potere. Una domanda sorge spontanea dal cuore: chi è Gesù? Se Gesù è realmente risorto da morte, il cristianesimo è l’unica religione vera! Gli Apostoli codardi e fuggitivi nell’ora della Passione, diventano subito dopo i testimoni oculari dell’avvenuta risurrezione di Gesù, e sono pronti a sacrificare la vita per annunciare al mondo questa lieta notizia; gli Apostoli vedono e toccano la persona fisica di Gesù, mangiano addirittura con Lui, dopo gli eventi che hanno portato alla sua tragica morte, e non soltanto gli Apostoli ma molti altri prescelti da Dio, secondo il discorso di san Pietro nel libro degli Atti, prescelti da Dio per essere testimoni: il Signore nel Vangelo dice, mostrandosi agli Apostoli risuscitato dai morti, “ Perché voi mi avete veduto credete, beati coloro che crederanno senza aver visto, ma per la vostra parola ”. Sempre secondo il Vangelo, i primi annunciatori dell’avvenuta risurrezione del Signore sono gli Angeli santi al sepolcro, annuncio che viene rivolto a delle donne, molti ritengono che la Madonna sia stata la prima a ricevere l’annuncio della risurrezione, e proprio da suo figlio Gesù, anche se di questi fatti i Vangeli storici non ne parlano per niente; la Risurrezione di Gesù è la parola definitiva di Dio che sancisce la vittoria del bene sul male, Gesù risorto ha sconfitto le forze delle tenebre, il potere del maligno, con la sua Risurrezione Gesù ha aperto per tutte le anime il Paradiso. Gesù prima di morire aveva detto della sua vita: “ Nessuno me la toglie, io ho il potere di darla e il potere di riprenderla ”, e così è avvenuto; Gesù più volte profetizzò ai suoi Apostoli, mentre erano con Lui all’opera nella Terra santa per la predicazione, che Egli avrebbe sofferto molto, sarebbe morto crocifisso e sarebbe risorto il terzo giorno, ma essi non accettavano questi discorsi e preferivano sorvolare, senza meditare le sue parole, senza farle proprie. La chiave di volta di tutto l’edificio della nostra religione, non è la fede in Cristo, ma è la fede in Cristo risorto! Senza la sua risurrezione la nostra fede sarebbe vana e noi sappiamo che non è così, perché il Signore è veramente risorto e sono circa duemila anni che questo lieto annuncio risuona per il mondo, sono circa duemila anni di storia della Chiesa, depositaria di questa Verità, duemila anni di redenzione per il genere umano: i Santi e le Sante sono coloro che attestano la veridicità della nostra fede nel tempo, e alla loro testimonianza si può credere, è una testimonianza credibile, tanto quanto quella degli Apostoli all’inizio della missione affidatagli da Gesù stesso, proprio dopo l’avvenuta risurrezione. La parola Pasqua significa passaggio, è il passaggio dalla morte alla vita, noi sepolti con Cristo che risorgiamo con Lui. Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia!

domenica 24 marzo 2013

La Passione del Signore

La Passione del Signore è stata un consegnarsi volontario da parte di Gesù, Dio fatto uomo, da onnipotenza increata all’impotenza delle creature dinanzi al proprio destino di morte; nessuno poteva mettere una mano addosso a Gesù senza che Lui lo permettesse, lo testimonia il fatto che per tutto l’arco della sua vita pubblica in molti ci provarono, ma tutti fallirono nell’intento di fargli del male, e Gesù ci dice anche il perché: “perché non era ancora giunta la sua ora”. Gesù era sommamente libero di consegnarsi nelle mani degli uomini quando voleva e di patire quello che effettivamente patì, nessuno lo obbligò a subire la Passione e la Croce, Lui si consegnò al supplizio volontariamente, di propria iniziativa, Lui volle la sua Passione e la sua Croce: la morte cruenta di Gesù fu una scelta di obbedienza al Padre e di amore all’umanità, non si può comprendere la Passione e la Croce, la morte umanamente ignominiosa — ma nel medesimo tempo misteriosamente gloriosa, perché oblazione di perfetta Carità —, del nostro amatissimo Signore Gesù, senza considerare tutto questo alla luce delle realtà soprannaturali, alla pura luce della fede; senza la fede in Cristo l’evento della Passione rimane indecifrabile, è soltanto la condanna a morte di un innocente, uno tra i tanti, ma noi credenti sappiamo che non è così. Dio ha voluto condividere la nostra natura umana sino alle estreme conseguenze, addirittura gustando la morte come ciascuno di noi e facendo della propria morte dolorosissima, quella forza redentrice che ci ha tolto il peccato e ci ha salvati dall’inferno: per comprare le nostre anime il Figlio di Dio ha dato come pagamento del riscatto la propria vita in sacrificio al Padre, e soltanto Lui lo poteva fare, non una creatura, nessun’altro poteva, è il Mistero della nostra salvezza; molte preghiere recitano che soltanto una stilla del Sangue preziosissimo di Cristo può redimere il mondo intero, Lui per noi non ne ha risparmiata nemmeno una goccia! Perché questo? ma perché per Dio noi siamo preziosi, noi valiamo più di tutta la creazione, Egli avrebbe fatto ciò che ha fatto anche per redimere dalla morte eterna un solo peccatore, e perché? perché ci ama infinitamente, con quell’infinito incomprensibile che è il Cuore del Signore, che è il suo Cuore. San Pietro definisce Gesù in un suo discorso l’Autore della vita, è Lui che ci ha creati traendoci dal nulla, ed è sempre Lui che ci ha sottratti alla morte eterna, esclusivamente per l’abisso insondabile della sua Misericordia, morendo su una Croce ha distrutto la morte e ci ha introdotti nel suo Regno eterno, il Regno della risurrezione e della vera vita in Dio Trinità nell’abbraccio vicendevole dello Spirito Santo che è Persona eterna d’amore con il Padre e il Figlio. Oggi 24 marzo ricorre la Domenica delle palme, inizio della Settimana santa che ci porterà alla Pasqua che è il giorno della glorificazione, della beatitudine, il giorno del Signore risorto, e la Liturgia ci offre come lettura dal Vangelo il racconto della Passione, in questa settimana dobbiamo trovare il tempo di meditare la Passione vissuta dal Cristo, ad esempio attraverso la pratica della Via Crucis, una preghiera meditativa che ripercorre le varie tappe del cammino di Gesù fino al Calvario, accompagniamo con il nostro amore e la nostra compassione il Signore che soffre, e che attraversando la sofferenza del corpo, lo strazio mentale e dell’animo interiore sacrifica liberamente la sua vita per amore di ciascuno di noi, accompagniamolo con l’adesione del nostro cuore a ogni croce che incontriamo sul cammino della nostra vita, non fuggiamo la croce ma abbracciamola per amore di Gesù che ci ha amati prima di noi dall’eternità. Ho letto sul muro esterno di una chiesa questa frase riguardante la Croce e cioè: “se l’accetti essa ti sostiene, se la rifiuti ti schiaccia”; accettare la Croce significa amare il Signore e ottenere la sua grande consolazione, rifiutarla significa decidere di non amare e consegnarsi alla disperazione, perché il segno della Croce è il segno dell’amore di Dio.

Questa che segue è la preghiera al santo Crocifisso, scritta da uno dei vescovi predecessori della città di Como:

“Oh santo Crocifisso ti adoro, in te spero, ti amo, sii per me segno di misericordia, perdona le mie colpe, liberami dalla tentazione e dal peccato, aiutami a seguirti con fedeltà anche nell’ora del dolore e della prova, aiutami ad essere tuo coraggioso testimone nel mondo, sii per me dolce e sicuro conforto nel cammino verso la Pasqua eterna del Cielo. Amen”.

lunedì 11 marzo 2013

Accogliere la vita, anche se è nel disagio


Oggi al telegiornale è stata raccontata la storia di una bambina piccola ammalata di una malattia neurodegenerativa che l’ha portata progressivamente alla paralisi e alla perdita d’uso di parte dei sensi, in particolare della vista, adesso può farsi capire soltanto da pianti e piccoli gesti appena accennati; ciò che mi ha più colpito è l’assenza di disperazione nella mamma che sembra aver accettato la condizione della sua piccola, una mamma che in quella grave situazione di sofferenza ha saputo mantenere la serenità e il controllo; questa piccola creatura senza colpa è prigioniera del suo corpo e crescerà in quello stato permanente senza la possibilità di una regressione della patologia, per non so quanti anni di vita da adesso in avanti, forse vivrà ancora per poco tempo: soltanto la terapia con cellule staminali poteva sortire qualche miglioramento, ma gli è stata sospesa per questioni di carattere giudiziario e legale; l’opinione pubblica deve essere informata di queste ingiustizie che accadono in Italia, è una vergogna! ma nonostante tutto molti si stanno muovendo per salvare la vita a questa piccola innocente che attende aiuto, ed anche ad altre persone affette da malattie rare dello stesso genere. Rammento che nel mio paese di residenza, visse una giovane donna che fin da bambina si trovava in una condizione analoga, a causa di certe complicazioni dovute a una vaccinazione sbagliata, era purtroppo una bimba portatrice di un grave deficit immunitario, i giornali locali, i quotidiani, avevano scritto di Paola morta qualche anno fa all’età di trentasette anni circa, per una banale pertosse che le aveva causato un arresto cardiaco, anche la biblioteca comunale si è interessata a Paola mettendo recentemente a disposizione dei lettori un libretto che parla della sua vicenda terrena, se non ricordo male scritto dai genitori di questa felice ragazza, sì e non mi vergogno a definirla felice, nonostante le sue condizioni svantaggiate e di handicap grave; quando Paola morì ci furono al suo funerale molte persone del paese e anche cittadini lontani da esso che parteciparono alla santa Messa in suo onore, in suo ricordo; la bara era bianca come quella che si usa per i bambini, per gli innocenti e i puri, e sopra di essa vi erano molti girasoli, i fiori che simboleggiano la gioia della vita, fiori che a Paola piacevano molto. Paola ha passato la sua non lunga esistenza in un giaciglio senza la possibilità di muoversi, priva della vista e di parte dell’udito, fin dalla più tenera età, circondata dalle persone della sua famiglia come la mamma, che l’hanno accudita e amata con dedizione e predilezione, Paola comunicava con dei gesti e chi la amava e la conosceva sapeva interpretare quel suo linguaggio semplice e diretto, era il linguaggio dell’amore, un linguaggio fatto non di parole, ma di suoni, di sguardi e di gesti, un linguaggio intelligente e sensibile che necessitava di una certa conoscenza, di una certa esperienza, per poter entrare in sintonia con lei: Paola era viva, senziente e capace di affetto. La sofferenza anche a questi gradi fa parte della vita ed è un’esperienza che nessuno può evitare, per Paola e per quella bambina con cui ho aperto la pagina, è stata e sarà qualcosa con cui convivere l’intera esistenza, per Paola con l’amore della mamma e della sua famiglia si è pienamente realizzato in lei il progetto di Dio sulla sua vita, ella è stata la testimone concreta di come l’amore di Dio sia più forte di ogni difficoltà e di ogni egoismo, lei ha amato ed è stata amata e ora cammina nei prati del Paradiso, nonostante fosse crocifissa ha realizzato la sua vita in pienezza, nonostante per tanti squallidi benpensanti portatori di antivita ed epigoni del diavolo, certe esistenze non sono degne di essere vissute; Paola e la sua famiglia hanno dimostrato che la vita va amata, e ogni vita in qualunque condizione essa si trovi, anche di estrema malattia e disagio, va accettata con coraggio e fiducia in quel Dio che ce l’ha donata, infatti se Dio è amore noi dobbiamo diventare i suoi strumenti per affermare attorno a noi l’amore, questo è un grande insegnamento che ci impartisce una persona semplice come Paola, che ha amato la vita e le persone della sua famiglia e della società in cui ha vissuto, che l’hanno accolta con generoso rispetto per quella sua stupenda umanità, e gratitudine al Signore che gliel’ha donata come figlia e sorella, come ambasciatrice del primato della vita su ogni ideologia, pensiero e formulazione avversa. Le mani e la voce di Dio per Paola sono state le mani e le voci di coloro che l’hanno circondata con una dimostrazione d’affetto immensa, considerandola una persona speciale colma di risorse affettive, di sensibilità e innocenza: dobbiamo tutti prendere esempio e imparare da queste persone coraggiose e di cuore, perché non ci insegnano soltanto l’amore di Dio incarnato nelle sue creature più sante, ma ci danno anche un grandissimo insegnamento di civiltà cristiana, proprio oggi all’inizio del ventunesimo secolo; auguro alla bambina del telegiornale di ricevere altrettanto amore, considerazione e accoglienza e chiedo di pregare il Signore per lei, che non vuole le malattie o il male dei suoi figli e delle sue figlie, anzi talvolta guarisce gli ammalati quando glielo chiediamo con fede e comunque sempre ci ama con tenerezza materna, la stessa tenerezza della mamma di Paola e di questa meravigliosa creatura conosciuta oggi, di cui purtroppo non ricordo il nome, ma la cui storia, come la storia di molti altri, chiunque ha un minimo di carità dovrebbe portare nel proprio cuore sensibile, testimoniando con la medesima forza l’amore di Dio, la fiducia nel suo amore salvifico che si manifesta attraverso certe anime elette, attraverso la loro vita donata al prossimo.

Miserere nobis


“ Atto di dolore - Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i vostri castighi, e molto più perché ho offeso voi infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col vostro santo aiuto di non offendervi mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato. Signore, misericordia, perdonatemi ”. Esistono molte formule penitenziali, ma si può chiedere perdono al Signore per il male commesso anche semplicemente con le proprie parole, con parole spontanee che provengono da un cuore sinceramente pentito; per chiedere perdono non soltanto al prossimo che sappiamo di avere offeso, ma anche a Dio che ci dona ogni bene, occorre una virtù molto particolare e apprezzata anche dagli uomini onesti e di buona volontà, occorre la virtù dell’umiltà; per riconoscere di avere sbagliato è necessario superare il nostro orgoglio con tanta umiltà, riconoscendoci imperfetti e fallibili, persone con tanti difetti e lacune, persone che portano in sé la possibilità dell’errore, questo non è soltanto un atto di umiltà, ma è anche un atto di autentica intelligenza, perché di solito le persone umili e dai modi semplici sono anche le più intelligenti, soprattutto se sanno fare della sana autocritica e sanno scoprire in loro quello che può non andare bene in relazione agli altri, compreso Dio che appunto è in rapporto a noi un’altra persona. Molti sostengono che per essere graditi al Signore la virtù fondamentale sia proprio quella dell’umiltà, i grandi Santi e le Sante nella storia della Chiesa furono persone profondamente umili che si riconoscevano semplicemente e con convinzione dei poveri peccatori, in quanto sapevano vedere alla luce dello Spirito Santo le proprie miserie e le proprie manchevolezze, la propria condizione imperfetta, anzi più si avvicinavano a Dio nella santità, più diventavano consapevoli della propria indegnità e più il loro orgoglio e la loro superbia diminuivano, mentre le virtù venivano affinate, compresa la virtù dell’umiltà; una persona umile è una persona moralmente evoluta. Il maligno che è la persona più lontana da Dio è eccezionalmente superbo, infatti vuole per sé il culto di adorazione che si deve avere soltanto nei confronti del Signore, il diavolo è stato definito da alcuni profeti illuminati del passato la scimmia di Dio, perché in modo abusivo desidera essere dio al posto di Dio, e ricevere l’adorazione dalle altre creature senzienti come se egli fosse il centro di tutta la creazione, sapendo bene di essere soltanto una creatura uscita dalle mani del Creatore; le persone superbe si avvicinano molto alla mentalità del diavolo e si conformano al suo spirito deviato e perverso, si può ben dire che per definire una persona con il termine diavolo, sia determinante scorgere in essa un’eccessiva dose di orgoglio e di superbia, che gli sciocchi confondono con il valore e la dignità: ci sono diavoli in forma umana, che sono delle autentiche eccellenze di superbia e di autoesaltazione, in fondo tutti noi sappiamo che il mondo gira su questa specie di giostra, che si chiama fiera delle vanità. Per chiedere perdono al Signore dei propri peccati è necessario fare un profondo atto di umiltà, che non significa umiliarsi, come se si dovesse strisciare davanti a Dio calpestando la propria dignità, questo Dio non lo vuole, significa invece riconoscersi per quello che si è, nient’altro che peccatori, persone naturalmente inclini a compiere il male e a offendere l’Amore di un Padre tanto buono da averci dato la vita, da averci dato anche di più: l’umiltà è la virtù della consapevolezza, ma è soprattutto la virtù dell’amore nella verità, perché il Signore nei nostri confronti si è dimostrato sommamente umile, facendosi uomo come noi e andando a morire su una Croce, quindi Gesù ci ha insegnato l’umiltà e il suo valore, infatti nell’umiltà si nasconde la vera grandezza di una persona; Dio è una persona molto umile, che per salvare le sue creature dalla morte eterna non usa la violenza, ma la mitezza, l’umiltà e la pazienza di chi cercando i lontani, domanda semplicemente di ricambiare con l’amore il proprio Amore per avere nuovi amici, anzi nuovi figli e nuove figlie per il suo Regno di beatitudine e di pace. Per chiedere il perdono al Signore è necessario desiderare ardentemente di essere perdonati, la Misericordia è un attributo fondamentale di Dio, Lui vuole perdonarci per salvarci, ma noi dobbiamo accettare questo suo perdono aprendo il nostro cuore alla sua Misericordia e aderendo con il pentimento e la sincera conversione al suo Amore incondizionato, rinnovando la nostra vita interiore e facendoci cambiare dall’azione della grazia, proponendoci per l’avvenire di compiere il bene e di evitare il male, anzi di avversarlo, di combatterlo per avanzare nel cammino di conversione, perché la conversione non è questione di pochi istanti, ma è un cammino in cui bisogna perseverare tutta la vita, sino alla fine. Riporto di seguito il Salmo penitenziale scritto dal santo profeta Davide, che la Tradizione della Chiesa ha chiamato Miserere.

Salmo 51 (50)

1Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.


3Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
4Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.


5Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
6Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.


7Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
8Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.


9Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.
10Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.


11Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.


12Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
13Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
14Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.


15Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
16Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
17Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
18poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
19Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.


20Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
21Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

giovedì 7 marzo 2013

Caritas


“ Atto di carità - Mio Dio, vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché siete Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, fate ch’io vi ami sempre più ”. La carità è una virtù teologale, una delle tre, e per l’Apostolo san Paolo la più eminente, quella più importante al di sopra di qualsiasi altra virtù, tanto da dedicarle in una sua epistola, la prima lettera ai Corinzi, un grandioso inno, l’Inno alla carità: “ Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! ” ( 1 Cor 13,1-13 ). Perché l’Apostolo delle genti san Paolo, elogia così grandemente la carità? Perché sa benissimo che la carità è l’essenza stessa della natura e della vita di Dio, e coloro che si conformano ad essa vivono in stretta unione con Dio, in comunione con Lui: chi ama ha raggiunto la vita eterna, anche se la vita terrena pone un velo inaccessibile alla vita di Dio, a quella che viene definita in teologia la visione beatifica; carità è un termine proprio per definire la parola amore, carità e amore sono la stessa cosa, hanno il medesimo significato, cambia soltanto la formalità linguistica; nel nuovo Testamento molte sono le espressioni per indicare la determinante importanza della virtù di carità: nel dialogo con la Samaritana al pozzo, Gesù paragona la carità ad una sorgente zampillante che sgorga dal proprio seno, acqua viva che estingue definitivamente la sete, penso che questa definizione si riferisca alla vita di grazia, cioè alla comunione con Gesù, con Dio, grazia che soddisfa nel cuore dell’uomo il desiderio di amore assoluto e che lo realizza in pienezza; san Giovanni Apostolo dice che Dio è Amore, e che dove c’è l’amore c’è Dio, c’è la sua salvezza e la sua vita, e dice anche che chi ama è passato dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita; l’amore non è un romantico sentimento per adolescenti immaturi, ma è la volontà di bene unita ad un profondo sentimento di benevolenza e benignità, è la volontà finalizzata al bene, il bene che si concretizza nelle azioni, nei pensieri e nelle parole di una persona in rapporto a Dio e agli altri, il romanticismo non ha nulla in comune con il vero amore, il vero amore esige di abitare in un cuore puro, esente dalla cattiveria, dall’invidia e dalla malizia, soprattutto esente dall’egoismo. Ci sono due grandi Comandamenti che riassumono tutto l’insegnamento di Gesù: ama Dio con tutto il cuore e il prossimo come te stesso, chi fa questo ottiene la compiacenza del Signore e la sua benedizione, oltre che la comunione ai Beni eterni; l’amore, non facendo del male al nostro prossimo, è la via maestra che conduce alla salvezza, una via che ci rende migliori, il retto sentiero dei giusti del popolo dei redenti. L’amore non è una pia illusione per persone sciocche e deboli, è la forza che può rinnovare e salvare il mondo, coloro che amano sono le persone veramente forti, quelli che non sanno amare sono dei disperati da commiserare, gente che non riesce a dare un significato alla vita e al proprio destino: l’amore è la vita e la vita è l’amore, senza amore si è persone vuote, anime perdute. Nessuno è costretto ad amare, la virtù della carità è questione di libera scelta.