Una persona illuminata
come madre Teresa di Calcutta diceva che la più grande povertà è la solitudine,
lo diceva una donna umile che ha dedicato la vita a lenire le sofferenze dei
più poveri tra i poveri; ho cercato di valutare quanto contino i poveri nella
Chiesa e nella società e sono giunto alla conclusione che non contano proprio
nulla, sono messi ai margini e circondati dalla più assoluta indifferenza, sono
abbandonati a sé stessi; la povertà è disprezzata e i poveri lo sono altrettanto,
la nostra infatti è una civiltà postmoderna che accentua le differenze e genera
separazioni, altro che villaggio globale, chi è povero di solito rimane per
sempre nella sua condizione, anche perché la cosiddetta carità solidale non è
altro che una meschina elemosina che non risolve alcun problema delle persone e
delle famiglie in stato di necessità; mi duole dirlo ma anche la Chiesa concede
soltanto elemosine garantendo per sé e per il clero, per le proprie strutture
interne continuità, solidità e benessere mentre a chi è nel bisogno e
dev’essere aiutato, concede banali contentini nell’immediato che hanno il
sapore dell’elemosina più umiliante fatta da delle crocerossine, questa è
l’amara verità e lo sanno bene gli economi delle diocesi e i vescovi che
amministrano il patrimonio della Chiesa, lo sanno perché in cima alla gerarchia
ci sono loro con le loro disposizioni che della vera carità cristiana,
finalizzata a salvare e a togliere definitivamente dal disagio i sofferenti e
che dovrebbe prendere in considerazione dei seri progetti per le persone in
stato di miseria e per il sostentamento delle famiglie bisognose, forse si
disinteressano fin troppo perché sull’andante della mentalità del mondo, che
guarda agli ultimi con disprezzo; i poveri sono socialmente insignificanti
persino per la Chiesa, la quale in tempi antichi ha avuto Papi santi che hanno
affermato con coerenza e decisione, con grande coraggio evangelico, che i poveri sono il più grande tesoro della
Chiesa madre, tuttavia sappiamo che non è sempre stato così in altre epoche
e anche oggi purtroppo non è più così: la Chiesa è un’organizzazione religiosa
fatta da uomini e da donne, ha una origine soprannaturale ma è fatta da
individui difettosi e colmi di malizia, e la corruzione morale rientra come
fenomeno negativo in tutti gli ambiti comunitari dell’umanità, gli esseri umani
ordinariamente sono rapaci, egoisti e disinteressati al prossimo, anche se il
Vangelo dice cose diverse, insegna l’amore fraterno e ogni domenica alla santa
Messa tutti noi dai pulpiti sentiamo predicare ipocritamente l’amore con la “ A
” maiuscola, come se fosse la solita clericalata… ma dov’è questo sconosciuto
introvabile, dov’è quest’Amore? Voglio citare le parole coraggiose di madre
Teresa che adesso è una santa della Chiesa, prese da una antologia di suoi
scritti, da un libro del 1988 intitolato: “ Le
mie preghiere, pensieri e meditazioni per ogni giorno dell’anno ”, titolo
originale dell’opera: “ Jesus the word to
be spoken ”. Dall’ottavo mese, 20. « Miei
cari figli, senza la sofferenza, il nostro lavoro sarebbe soltanto una attività
sociale, molto encomiabile e d’aiuto, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo,
non una parte della sua redenzione. Gesù volle aiutarci condividendo la nostra
vita, la nostra solitudine, la nostra agonia e la nostra morte. Tutte queste
cose Egli prese su di sé e le porto con sé in quella notte terribilmente buia;
soltanto essendo una cosa sola con noi ci ha riscattati, consentendoci di fare
lo stesso; tutta la desolazione dei poveri, non soltanto la loro povertà materiale,
ma anche la privazione spirituale devono essere riscattate e noi dobbiamo
condividerle ».
✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.
mercoledì 15 gennaio 2014
sabato 11 gennaio 2014
Satanismo e sette nere
Il proliferare delle sette
sataniche in Italia e nel resto del mondo è qualcosa che determina nella
società attuale un forte segnale di allarme sociale, ci sono sette sataniche
legalmente riconosciute che agiscono alla luce del sole e ci sono sette sataniche
nascoste, che agiscono nell’ombra ignorate dalla maggior parte della popolazione;
il satanismo ha varie sfumature, è di vario genere, esiste un satanismo
filosofico o ideologico estraneo a influenze di carattere metafisico, dove non si adora
il diavolo ma bensì l’io umano e dove la soddisfazione del medesimo è messa al
primo posto, questo pensiero satanista consisterebbe in una mentalità
libertaria ed egocentrica dove si deve essere esenti da condizionamenti di
natura morale, significa fare tutto ciò che si vuole senza dover rendere conto
a nessuno, tantomeno a una divinità suprema, la libertà dell’uomo estremizzata,
anzi assolutizzata dove l’io personale diventa l’unico e solo dio da adorare e
riverire; esiste un satanismo teologico dove il diavolo è messo sullo stesso
piano di Dio, in una visione propriamente manichea, quindi il bene e il male
sono forze antitetiche che si equilibrano a vicenda, e il male è una scelta
giusta e sacrosanta perché darebbe all’uomo la vera felicità qui sulla terra, lontano
dall’asservimento a un certo dio oppressore e schiavista che ci condanna a
prescindere senza pietà; esiste il satanismo apocalittico la cui dottrina insegna che si deve agire nel mondo per favorirne la distruzione totale e per
l’edificazione di una nuova era in cui satana, l’angelo ribelle a Dio e
cacciato dal Paradiso, darebbe origine a una umanità nuova ed estranea al
progetto di quello stesso Signore e Creatore visto come nemico e antagonista dell’autentica
realizzazione di ciascuno di noi e dell’intero genere umano, l’istituzione di
un nuovo ordine mondiale sulle ceneri di quello vecchio; esiste un satanismo
pagano dove i demòni sono le antiche divinità del mondo terrestre che presiedono alle
varie espressioni della natura e da cui è possibile trarre dei favori, se gli
si presta il debito culto, se li si invoca e li si prega, è come se il demonio
non fosse altro che un mito ancestrale da richiamare a protezione personale e
collettiva, una divinità benedicente da assecondare con una profonda
venerazione; esiste un satanismo cultuale in cui si adora satana in opposizione
a Dio, in cui si scimmiotta la religione cristiana e le sue pratiche, insomma una
religione invertita in cui al posto di Cristo c’è il diavolo, il centro rituale di
questa forma di satanismo è la messa nera, una parodia della Messa cristiana, e nel suo ambito si compiono sacrifici
offerti al maligno per ottenere da lui dei favori di ordine temporale e
materiale, gli adepti di queste sette usano stringere anche il patto di sangue
con satana attraverso cui ci si lega a lui, è un vero e proprio atto di
consacrazione per farsi comunicare dal demonio dei poteri particolari, con i
quali lo si serve facendo del male e soltanto del male: questa è l’espressione
di satanismo maggiormente in aumento e più pericolosa, perché in essa si apre
la seria possibilità di commettere dei crimini anche di una particolare gravità
penale, come lo stupro e l’omicidio. Le sette sataniche sono numerose nel
nostro territorio lariano in provincia di Como, Varese e Lecco, e sono sette che
professano un satanismo con le caratteristiche di quello cultuale descritto sopra, sono gruppi facili a scomporsi e a ricomporsi e i loro appartenenti
sono persone insospettabili che appartengono anche a ceti sociali medi od
elevati; questa gente cerca dal demonio dei favori, vuole il successo nella
carriera, il denaro, il piacere e altro ancora, vuole ottenere dei poteri per
agire sugli altri, per fare del male o per strumentalizzare, è gente che è
disposta a tutto senza scrupoli morali di sorta, gente disposta senza esitare a
vendersi l’anima, alcuni di loro sono pericolosi; nelle loro messe nere
sacrificano solitamente degli animali, a volte si tratta di un cane oppure di
un gatto nero, oltre a questo si servono di Ostie consacrate trafugate dai
tabernacoli di alcune chiese del territorio per dei sacrilegi, in quest’ambito assembleale
usano commettere veri e propri abusi sessuali su ragazze che vengono iniziate
al culto della setta, per togliere lucidità alle vittime coinvolte
somministrano alcol o sostanze stupefacenti; in certe zone d’Italia e del
mondo, come nord Europa, Stati Uniti ed America latina, il sacrifico della
messa nera è un sacrificio umano, dove si immola al diavolo una vita umana
preferibilmente innocente, come un bambino o una fanciulla vergine, anche in
Italia purtroppo sono stati compiuti dei sacrifici umani, a volte ad essere
uccisi sono stati dei bimbi neonati con delle gravidanze portate avanti solamente per questo scopo, ma di questi fatti nelle cronache
quotidiane non si parla mai, perché i delitti commessi vengono occultati con la
massima diligenza, sono tante anche le persone che scompaiono e di cui si perde
ogni traccia. Il satanismo è una piaga sociale in crescita e non è affatto un innocuo
fenomeno di folklore religioso, ma riguarda il settore della criminalità
organizzata e i danni gravissimi che il maligno infligge a molti individui
attraverso i canali di ordine soprannaturale, basti pensare alle diverse realtà
dovute agli influssi spirituali negativi e addirittura alla possessione diabolica, sono
da prendere in considerazione anche i danni psichici e psicologici subiti da
quelle persone che hanno fatto parte di sette che adorano il nemico della nostra salvezza e poi se ne sono
allontanate, ne sono fuoriuscite dopo tanta sofferenza e umiliazioni, cercando
aiuto e protezione. Chi adora il vero Dio non deve prendere alla leggera questa
attività privilegiata di satana, non sottovalutiamola nei suoi aspetti salienti
e più tenebrosi, lui vuole il suo culto e cerca sempre nuovi adoratori.
venerdì 10 gennaio 2014
Il disagio nelle nuove generazioni
Attraverso i mezzi di comunicazione
di massa si fa tanto rumore sull’uso e sull’abuso di alcol e droghe tra i
giovanissimi, difatti la diminuzione dell’età di coloro che consumano alcol
e droghe è un fenomeno piuttosto recente, per l’incidenza che i numeri in
aumento hanno sulla popolazione adolescenziale; si tratta del fallimento
educativo delle generazioni paterne e materne, anch’esse relativamente giovani?
Non lo so se sia davvero così, ma è indubbio che chi sceglie di bere o di
drogarsi cerca qualcosa in quelle sostanze, cerca l’appagamento di qualcosa di
cui sente la mancanza, anzi la disperata assenza: che cos’è questa cosa? Forse
un vero senso alla vita? Forse l’affetto, l’amicizia autentica, l’amore? E’ la
famiglia che fallisce con questi ragazzi e con queste ragazze, oppure è la
società nella sua interezza? Sicuramente la perdita nel nichilismo delle
giovani generazioni è una grande vittoria per il principe di questo mondo,
è una vittoria per la cultura della morte e del vuoto dei valori. Per far
comprendere ai giovani che perdersi nelle dipendenze è un male fatto
innanzitutto a sé stessi oltre che ai propri cari, è necessario sostituire la
sostanza psicotropa con qualcos’altro che sia tangibile e reale, che
costituisca un’esperienza positiva e appagante, e qui purtroppo sopravviene anche
il malinteso del sesso libero e promiscuo in cui tanti ingenui e superficiali
cadono. Pensiamo ai fanciulli che stanno diventando grandi, sia i maschi come le femmine, in seno alla Chiesa cattolica e che seguono tutto il
percorso educativo che hanno i Sacramenti come tappe fondamentali e infine la
Cresima, con cui il cristiano si conferma adulto e pronto per la sua
testimonianza nel mondo, infatti si chiama anche Confermazione, pensiamo a come
arrivati alla Cresima da adolescenti, disertino poi definitivamente la pratica
sacramentale, la Confessione e l’Eucaristia, a come abbandonino facilmente e pressoché per sempre la santa Messa domenicale, convincendosi che il divertimento e l’evasione in
esperienze mondane valgano maggiormente la pena di un impegno con una sua costante
assiduità, direi quasi maniacale in positivo, possiamo non senza una certa inquietudine sottolineare che in
altri tempi questo comportamento si sarebbe chiamato apostasia dalla fede:
secondo me l’unica risposta all’interrogativo sulla diserzione dall’essere
praticanti, a questo perché, si nasconde in un certo dettaglio non trascurabile
della natura umana che si chiama libertà, o meglio libero arbitrio, precocemente si arriva
ad affermare con disinvoltura e convinzione: “ Io non voglio più credere in Dio ”, in tal modo si prende a
riguardo una decisione con un carattere definitivo ed irrevocabile; ma
facciamoci un’altra domanda: i giovani commettono tutti lo stesso sbaglio
scegliendo per il male? Fortunatamente no, e molti sono quelli che con la
maturazione personale, che con una migliore presa di coscienza e soprattutto
con l’aiuto degli altri che non li lasciano soli, rientrano in sé stessi e si
ravvedono da una vita consumata per soddisfare l’egoismo e priva di un vero
significato, una vita condizionata dall’edonismo e segnata dalla violenza, ma purtroppo per qualcuno questo momento non arriva mai e tanti si
perdono, per qualcuno il destino si compie tragicamente. Sono convinto che
nella nostra società manchi del tutto un vero interesse per la vita del
prossimo, manchi l’interesse autentico delle persone nei confronti di coloro
che si trovano in un qualsivoglia disagio e a pagare le conseguenze di questa
tendenza perversa della mente collettiva, sono purtroppo soprattutto i giovani,
e nello specifico le giovanissime generazioni, la nostra è una civiltà che
idolatra l’ego e che non vuole decidersi per la gratuità dell’amore, umano o
cristiano, ciascuno lo intenda come preferisce; l’alcol e la droga sono una via
di fuga dalla realtà, e perché si vuole scappare dalla realtà? Semplicemente
perché la realtà non piace, è scomoda, è oppressiva, non è come noi la
vorremmo, come l’abbiamo desiderata nei nostri sogni, è una realtà cattiva e
allora ci si rifugia in qualcosa di artificiale, quasi a voler soffocare la
coscienza del mondo, il senso della realtà; la verità è che questa realtà
nessuno può cambiarla, l’unico atteggiamento sano nei confronti della realtà
che circonda le nostre vite e che ci attende dietro l’angolo con il suo
compiersi, è accettarla per quella che è, non rinunciando del tutto a cambiarla
intendiamoci, ma con uno sguardo positivo nei suoi confronti, uno sguardo costruttivo
e d’amore e per possedere questo sguardo benedicente occorre imparare ad amare
seriamente, prima di tutto sé stessi, la propria vita: il migliore atto
educativo è l’esempio, ognuno di noi ha bisogno di esempi concreti, di persone
che si fanno esempio e non di parole, le parole sono quasi sempre vuote perché
non sono accompagnate dall’esperienza della vita, forse è così che molti
genitori hanno tradito i propri figli e le loro aspettative, forse è per questo
che i progetti educativi falliscono. Il vissuto interiore di una persona ancora
in fase di crescita anagrafica e di progresso nell’età, di edificazione della
sua individualità, della sua giovane personalità in formazione, che sceglie suo
malgrado l’alcol e la droga, è un vissuto di dolore psicologico, perché il vero
male di coloro che cadono nelle dipendenze è un male oscuro dell’anima; io sono
convinto che questo male possa essere guarito soltanto da una grande capacità
d’amare che è oltremodo carente quasi in tutti, ma che qualcuno grazie al Cielo
possiede, è un delitto lasciare soli i nostri giovani e disconoscere così la
loro innocenza, i genitori e gli adulti dovrebbero essere educati all’ascolto
per poter comprendere l’anima, il cuore dell’altrui persona e saper dare di
conseguenza le risposte giuste al momento giusto, che contribuiscono a guarire
l’anima dal male: la parola ha un grande potere lenitivo, con una parola soltanto
possiamo salvare o perdere, ma prima è necessario ascoltare, perché se una
persona si sente ascoltata si sente anche considerata, di per sé l’ascolto è il
primo atto d’amore gratuito nei confronti di un ragazzo e di una ragazza che
soffrono, è un modo per toglierli dalla desolazione propria del lupo della
steppa, è un primo passo verso la redenzione di un’anima dal male misterioso
che la opprime; ma ricordiamoci sempre che il rispetto esige assenza di
condizionamenti e di coercizioni, vuole soprattutto considerazione per la
libertà, una persona è libera anche di farsi del male se lo vuole, ma se si
sente veramente amata cambia e desiste dal suo proposito negativo, questa è la
logica da applicare nell’educazione della gioventù sempre meritevole della
nostra fiducia e della nostra attenzione benevola.
domenica 29 dicembre 2013
Sul concetto di anima
Ci sono due modi filosofici per intendere l’anima, uno immanente e l’altro trascendente, il primo è che l’anima
definisce la vita umana, quella senza prosecuzione oltre la morte, secondo la concezione antico testamentaria, la vita è il bene più prezioso per l’uomo, il
secondo è che l’anima costituisce l’elemento o quella parte della natura umana in contrapposizione al
corpo, il corpo è caduco e mortale, invecchia, si ammala e degenera, mentre
l’anima è spirituale e immortale, il corpo muore mentre l’anima sopravvive in
una nuova dimensione ultraterrena, quella dell’eternità; per la filosofia classica
e dell’antichità esistevano tre gradi di separazione per l’anima, e cioè
l’anima vegetativa, l’anima sensitiva e l’anima spirituale, l’anima vegetativa
appartiene alla creazione inanimata o con una soglia di vita semplice, l’anima
sensitiva appartiene sia al mondo animale che all’essere umano, l’anima
spirituale è propria soltanto della persona umana ed è immortale, perché le anime sono fatte a immagine e somiglianza della divinità,
sono capaci di Dio e possono entrare in comunione con Lui. L’anima è
qualcosa che si trova dentro l’essere animato, come il nocciolo all’interno di
un frutto, è qualcosa di nascosto e di poco appariscente nella sua essenza, ma
trasfigura tutta la persona attorno a sé, manifestando esteriormente i suoi
attributi specifici, manifestandoli in relazione con il mondo e con le altre
creature, nonché in rapporto ai propri simili: il corpo e il volto umani sono i
veicoli di quella luce soprannaturale e immortale che è l’anima, sono un corpo
e un volto spiritualizzati, quale stolto potrebbe confonderli con l’animalità?
Ad ogni concepimento umano Dio crea direttamente l’anima e la infonde nel
corpo, questo è un dogma della fede cattolica, l’istante del concepimento è
l’istante stesso della creazione di una nuova anima, spirituale e immortale,
che si informerà progressivamente con lo sviluppo cerebrale e nervoso,
attraverso il corpo costituito da materia vivente, assumendo quelle
caratteristiche peculiari proprie della personalità individuale: ogni anima è
unica, è soggetto, è un io personale. E’ più che evidente la verità tangibile
di una natura umana che è sostanzialmente una natura deviata e corrotta, perché
decaduta da uno stato di perfezione originario, altrimenti non avremmo la
medicina che cerca in ogni modo di guarirci dalle malattie e di salvarci dalla
morte precoce, con il tentativo disperato di allungarci la vita il più
possibile, è la dimostrazione chiara del teorema esistenziale di ciascuno di
noi: noi non progrediamo verso la perfezione, ma deriviamo da essa per
continuità di generazione, non siamo in viaggio verso il meglio, ma tendiamo
tutti alla morte, alla dissoluzione di ogni nostra aspettativa, ambizione o
speranza; dal nichilismo può salvarci soltanto l’anima e l’anima è un attributo
divino della natura umana, è per questo che ogni vera religione deve dirsi
salvifica, perché l’uomo ha necessità assoluta di essere salvato, la condizione
dell’uomo di ogni tempo è una condizione di perdizione, per questo motivo
l’unica salvezza possibile è racchiusa nell’esistenza dell’anima, tutto il
resto è una banale illusione che con il tempo svanisce: vanità delle vanità, tutto è vanità! Così si esprime la Sacra
Scrittura, in un suo Libro sapienziale. Le virtù morali rendono un’anima bella
e pulita; Socrate insegnava circa cinquecento anni prima di Cristo nella città
di Atene, che dobbiamo cercare di far diventare la nostra anima il più bella
possibile, per rendere il nostro destino dopo la morte un destino di felicità,
questo era il suo insegnamento ai giovani del suo tempo e fu condannato a morte
con la falsa accusa di corruzione della gioventù, rivoltagli da individui
invidiosi della sua grandezza intellettuale e morì per ubbidire alla Legge,
dando testimonianza di una coscienza retta: il suo esempio ci conferma che il
bene dell’anima è più importante della conservazione della vita terrena, ma occorre
coraggio per essere d’accordo con Socrate. Non dobbiamo salvarci dalla morte
perché questa è per tutti inevitabile, dobbiamo salvare la nostra anima!
Dobbiamo avere paura del peccato che può uccidere eternamente la nostra anima,
consegnandola al demonio che ci porterà all’inferno, di questo dobbiamo avere
veramente paura, invece la gente ha paura di morire e vuole in tutti i modi
allungarsi la vita e del destino eterno della propria anima si disinteressa,
perché purtroppo non ci crede: la perdita della fede e di Dio è la più grande
tragedia del mondo contemporaneo, è come se le porte dell’inferno si siano
spalancate sul mondo, prepariamoci al peggio perché forse dinanzi a noi
nell’avvenire, troveremo la storia che si ripeterà con orrori simili a quelli
dello scorso ventesimo secolo, un secolo di guerre e di genocidi, un secolo in
cui la negazione di Dio divenne scientifica e in cui il maligno ebbe purtroppo
il suo macabro trionfo: se vogliamo debellare questo spettro diabolico,
dobbiamo ritrovare l’anima e il senso di Dio.
mercoledì 25 dicembre 2013
Canto di benedizione nel giorno di Natale
Dedico
questa prosa poetica a tutte quelle persone dimenticate, uomini e donne, che
passeranno in solitudine questo giorno di Natale del Signore… Lui vi è vicino e vi vuole bene.
Natale o nascita di un Bambino
che porta nel mondo l’umiltà arcana che dall’eternità attendeva di essere tra
le braccia di una donna prescelta, Vergine unica che accosta dolcemente il suo
volto sul volto del figlioletto venuto alla luce, con il bacio dell’amore
materno
Natale o nascita dell’Autore
della vita che porta nel mondo la speranza in una umanità più giusta dove i
poveri riceveranno la salvezza, i malati la guarigione, i prigionieri la
libertà, i peccatori la redenzione, i morti la vita
Natale o nascita del Benedetto,
figlio di una madre che lo guarda con la tenerezza propria di chi ha conosciuto
la preziosità di una piccola creatura che si affaccia sull’esistenza, tanto
bella quanto difficile per ciascuno
Natale o nascita del proprio
unico figlio, armonia silente che canta lieta la vita di un neonato che porta
su di sé le sorti dell’umano genere, destino di nascondimento, sofferenza e
gloria
Natale o nascita che si compie
nella povertà di un giaciglio di paglia e tessuti semplici nel freddo di una
notte d’inverno, dove la neve con il suo biancore saluta cadendo e adagiandosi
piano sulla terra stupefatta e ammirata, alimenta emozioni e aspettative
Natale o nascita in una
Betlemme che accoglie il re dei re nella privazione, quando la sua gente senza
troppi pensieri lo rifiuta dicendo che per Lui non c’è posto al tepore del
fuoco domestico, tra le mura di una casa accogliente e illuminata
Natale o nascita in cui degli
animali con il calore del loro corpo scaldano l’ambiente e danno sollievo alla
madre e al figlio, al padre che rispettoso del Mistero annunciato dall’Angelo santo
in un sogno serbato nella memoria, contempla con fiduciosa interrogazione quelle
candide membra di pargoletto
Natale, in cui il Dio dei Cieli
che l’universo non può contenere con la sua immensità, si chiuse nel corpicino
di un piccolo appena nato, sangue del sangue del popolo eletto Israele, che il
Signore s’è preso nei tempi passati per i suoi progetti salvifici, segreto
scrigno dell’incarnazione dell’Eterno
Questo è il Natale delle gente
che soffre, che piange, che chiede giustizia, della gente che prega, che crede
e che spera, il Natale dei poveri e dei miseri, il Natale di coloro che non
hanno nulla e sono disprezzati e rifiutati, un Natale dove non ci sono pastori
e Angeli celesti con l’osanna e la lode, ma lacrime e sangue che intridono la
terra che urla di disperazione
Questo è il nostro Natale, in
un mondo dove regna l’odio e nessuno conosce la pace portata dal Bambino di
Betlemme, in un mondo privo di compassione e di attenzione interessata agli
ultimi, in un mondo dominato dagli antichi avversari della vita e del suo Creatore,
Natale che oggi porta il suo annuncio bello che nessuno vuole più ascoltare,
Natale sordo all’invocazione della purezza beata
Questo è un Natale come un
altro, un Natale che non vuole cambiare, un Natale privo di novità, ciò che lo
rinnova dentro è il sentimento di coloro che accolgono Gesù bambino nel proprio
cuore, con la fede sincera dell’accesa volontà aperta al perdono, che ci
comunica da sempre la Misericordia fatta carne, fatta umanità fragile e
mortale, reciproca accoglienza tra persone il cui Natale è nella vita quotidiana,
una coscienza rigenerata nel bene e ricercata per il bene
Perché a Natale tutti pensano
alle vanità mondane, ma nessuno pensa a Gesù e alla sua mamma? Fermiamoci a
pensare al momento della Natività come quell’attimo eterno d’infinito amore,
questa dolcezza di carità è il valore più nobile che si possa davvero considerare,
questa dolcezza nell’amarezza della vita che portò il profeta a dire: “ Ecco
l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo! ”
Ti salutiamo così nel giorno
della Tua venuta nel mondo, nel Tuo santo Natale: “ Ave benignissime Iesu, salvator mundi, Domine, miserere nobis! ”.
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