✠ Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

mercoledì 15 gennaio 2014

I poveri dimenticati

Una persona illuminata come madre Teresa di Calcutta diceva che la più grande povertà è la solitudine, lo diceva una donna umile che ha dedicato la vita a lenire le sofferenze dei più poveri tra i poveri; ho cercato di valutare quanto contino i poveri nella Chiesa e nella società e sono giunto alla conclusione che non contano proprio nulla, sono messi ai margini e circondati dalla più assoluta indifferenza, sono abbandonati a sé stessi; la povertà è disprezzata e i poveri lo sono altrettanto, la nostra infatti è una civiltà postmoderna che accentua le differenze e genera separazioni, altro che villaggio globale, chi è povero di solito rimane per sempre nella sua condizione, anche perché la cosiddetta carità solidale non è altro che una meschina elemosina che non risolve alcun problema delle persone e delle famiglie in stato di necessità; mi duole dirlo ma anche la Chiesa concede soltanto elemosine garantendo per sé e per il clero, per le proprie strutture interne continuità, solidità e benessere mentre a chi è nel bisogno e dev’essere aiutato, concede banali contentini nell’immediato che hanno il sapore dell’elemosina più umiliante fatta da delle crocerossine, questa è l’amara verità e lo sanno bene gli economi delle diocesi e i vescovi che amministrano il patrimonio della Chiesa, lo sanno perché in cima alla gerarchia ci sono loro con le loro disposizioni che della vera carità cristiana, finalizzata a salvare e a togliere definitivamente dal disagio i sofferenti e che dovrebbe prendere in considerazione dei seri progetti per le persone in stato di miseria e per il sostentamento delle famiglie bisognose, forse si disinteressano fin troppo perché sull’andante della mentalità del mondo, che guarda agli ultimi con disprezzo; i poveri sono socialmente insignificanti persino per la Chiesa, la quale in tempi antichi ha avuto Papi santi che hanno affermato con coerenza e decisione, con grande coraggio evangelico, che i poveri sono il più grande tesoro della Chiesa madre, tuttavia sappiamo che non è sempre stato così in altre epoche e anche oggi purtroppo non è più così: la Chiesa è un’organizzazione religiosa fatta da uomini e da donne, ha una origine soprannaturale ma è fatta da individui difettosi e colmi di malizia, e la corruzione morale rientra come fenomeno negativo in tutti gli ambiti comunitari dell’umanità, gli esseri umani ordinariamente sono rapaci, egoisti e disinteressati al prossimo, anche se il Vangelo dice cose diverse, insegna l’amore fraterno e ogni domenica alla santa Messa tutti noi dai pulpiti sentiamo predicare ipocritamente l’amore con la “ A ” maiuscola, come se fosse la solita clericalata… ma dov’è questo sconosciuto introvabile, dov’è quest’Amore? Voglio citare le parole coraggiose di madre Teresa che adesso è una santa della Chiesa, prese da una antologia di suoi scritti, da un libro del 1988 intitolato: “ Le mie preghiere, pensieri e meditazioni per ogni giorno dell’anno ”, titolo originale dell’opera: “ Jesus the word to be spoken ”. Dall’ottavo mese, 20. « Miei cari figli, senza la sofferenza, il nostro lavoro sarebbe soltanto una attività sociale, molto encomiabile e d’aiuto, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo, non una parte della sua redenzione. Gesù volle aiutarci condividendo la nostra vita, la nostra solitudine, la nostra agonia e la nostra morte. Tutte queste cose Egli prese su di sé e le porto con sé in quella notte terribilmente buia; soltanto essendo una cosa sola con noi ci ha riscattati, consentendoci di fare lo stesso; tutta la desolazione dei poveri, non soltanto la loro povertà materiale, ma anche la privazione spirituale devono essere riscattate e noi dobbiamo condividerle ».

sabato 11 gennaio 2014

Satanismo e sette nere

Il proliferare delle sette sataniche in Italia e nel resto del mondo è qualcosa che determina nella società attuale un forte segnale di allarme sociale, ci sono sette sataniche legalmente riconosciute che agiscono alla luce del sole e ci sono sette sataniche nascoste, che agiscono nell’ombra ignorate dalla maggior parte della popolazione; il satanismo ha varie sfumature, è di vario genere, esiste un satanismo filosofico o ideologico estraneo a influenze di carattere metafisico, dove non si adora il diavolo ma bensì l’io umano e dove la soddisfazione del medesimo è messa al primo posto, questo pensiero satanista consisterebbe in una mentalità libertaria ed egocentrica dove si deve essere esenti da condizionamenti di natura morale, significa fare tutto ciò che si vuole senza dover rendere conto a nessuno, tantomeno a una divinità suprema, la libertà dell’uomo estremizzata, anzi assolutizzata dove l’io personale diventa l’unico e solo dio da adorare e riverire; esiste un satanismo teologico dove il diavolo è messo sullo stesso piano di Dio, in una visione propriamente manichea, quindi il bene e il male sono forze antitetiche che si equilibrano a vicenda, e il male è una scelta giusta e sacrosanta perché darebbe all’uomo la vera felicità qui sulla terra, lontano dall’asservimento a un certo dio oppressore e schiavista che ci condanna a prescindere senza pietà; esiste il satanismo apocalittico la cui dottrina insegna che si deve agire nel mondo per favorirne la distruzione totale e per l’edificazione di una nuova era in cui satana, l’angelo ribelle a Dio e cacciato dal Paradiso, darebbe origine a una umanità nuova ed estranea al progetto di quello stesso Signore e Creatore visto come nemico e antagonista dell’autentica realizzazione di ciascuno di noi e dell’intero genere umano, l’istituzione di un nuovo ordine mondiale sulle ceneri di quello vecchio; esiste un satanismo pagano dove i demòni sono le antiche divinità del mondo terrestre che presiedono alle varie espressioni della natura e da cui è possibile trarre dei favori, se gli si presta il debito culto, se li si invoca e li si prega, è come se il demonio non fosse altro che un mito ancestrale da richiamare a protezione personale e collettiva, una divinità benedicente da assecondare con una profonda venerazione; esiste un satanismo cultuale in cui si adora satana in opposizione a Dio, in cui si scimmiotta la religione cristiana e le sue pratiche, insomma una religione invertita in cui al posto di Cristo c’è il diavolo, il centro rituale di questa forma di satanismo è la messa nera, una parodia della Messa cristiana, e nel suo ambito si compiono sacrifici offerti al maligno per ottenere da lui dei favori di ordine temporale e materiale, gli adepti di queste sette usano stringere anche il patto di sangue con satana attraverso cui ci si lega a lui, è un vero e proprio atto di consacrazione per farsi comunicare dal demonio dei poteri particolari, con i quali lo si serve facendo del male e soltanto del male: questa è l’espressione di satanismo maggiormente in aumento e più pericolosa, perché in essa si apre la seria possibilità di commettere dei crimini anche di una particolare gravità penale, come lo stupro e l’omicidio. Le sette sataniche sono numerose nel nostro territorio lariano in provincia di Como, Varese e Lecco, e sono sette che professano un satanismo con le caratteristiche di quello cultuale descritto sopra, sono gruppi facili a scomporsi e a ricomporsi e i loro appartenenti sono persone insospettabili che appartengono anche a ceti sociali medi od elevati; questa gente cerca dal demonio dei favori, vuole il successo nella carriera, il denaro, il piacere e altro ancora, vuole ottenere dei poteri per agire sugli altri, per fare del male o per strumentalizzare, è gente che è disposta a tutto senza scrupoli morali di sorta, gente disposta senza esitare a vendersi l’anima, alcuni di loro sono pericolosi; nelle loro messe nere sacrificano solitamente degli animali, a volte si tratta di un cane oppure di un gatto nero, oltre a questo si servono di Ostie consacrate trafugate dai tabernacoli di alcune chiese del territorio per dei sacrilegi, in quest’ambito assembleale usano commettere veri e propri abusi sessuali su ragazze che vengono iniziate al culto della setta, per togliere lucidità alle vittime coinvolte somministrano alcol o sostanze stupefacenti; in certe zone d’Italia e del mondo, come nord Europa, Stati Uniti ed America latina, il sacrifico della messa nera è un sacrificio umano, dove si immola al diavolo una vita umana preferibilmente innocente, come un bambino o una fanciulla vergine, anche in Italia purtroppo sono stati compiuti dei sacrifici umani, a volte ad essere uccisi sono stati dei bimbi neonati con delle gravidanze portate avanti solamente per questo scopo, ma di questi fatti nelle cronache quotidiane non si parla mai, perché i delitti commessi vengono occultati con la massima diligenza, sono tante anche le persone che scompaiono e di cui si perde ogni traccia. Il satanismo è una piaga sociale in crescita e non è affatto un innocuo fenomeno di folklore religioso, ma riguarda il settore della criminalità organizzata e i danni gravissimi che il maligno infligge a molti individui attraverso i canali di ordine soprannaturale, basti pensare alle diverse realtà dovute agli influssi spirituali negativi e addirittura alla possessione diabolica, sono da prendere in considerazione anche i danni psichici e psicologici subiti da quelle persone che hanno fatto parte di sette che adorano il nemico della nostra salvezza e poi se ne sono allontanate, ne sono fuoriuscite dopo tanta sofferenza e umiliazioni, cercando aiuto e protezione. Chi adora il vero Dio non deve prendere alla leggera questa attività privilegiata di satana, non sottovalutiamola nei suoi aspetti salienti e più tenebrosi, lui vuole il suo culto e cerca sempre nuovi adoratori.

venerdì 10 gennaio 2014

Il disagio nelle nuove generazioni

Attraverso i mezzi di comunicazione di massa si fa tanto rumore sull’uso e sull’abuso di alcol e droghe tra i giovanissimi, difatti la diminuzione dell’età di coloro che consumano alcol e droghe è un fenomeno piuttosto recente, per l’incidenza che i numeri in aumento hanno sulla popolazione adolescenziale; si tratta del fallimento educativo delle generazioni paterne e materne, anch’esse relativamente giovani? Non lo so se sia davvero così, ma è indubbio che chi sceglie di bere o di drogarsi cerca qualcosa in quelle sostanze, cerca l’appagamento di qualcosa di cui sente la mancanza, anzi la disperata assenza: che cos’è questa cosa? Forse un vero senso alla vita? Forse l’affetto, l’amicizia autentica, l’amore? E’ la famiglia che fallisce con questi ragazzi e con queste ragazze, oppure è la società nella sua interezza? Sicuramente la perdita nel nichilismo delle giovani generazioni è una grande vittoria per il principe di questo mondo, è una vittoria per la cultura della morte e del vuoto dei valori. Per far comprendere ai giovani che perdersi nelle dipendenze è un male fatto innanzitutto a sé stessi oltre che ai propri cari, è necessario sostituire la sostanza psicotropa con qualcos’altro che sia tangibile e reale, che costituisca un’esperienza positiva e appagante, e qui purtroppo sopravviene anche il malinteso del sesso libero e promiscuo in cui tanti ingenui e superficiali cadono. Pensiamo ai fanciulli che stanno diventando grandi, sia i maschi come le femmine, in seno alla Chiesa cattolica e che seguono tutto il percorso educativo che hanno i Sacramenti come tappe fondamentali e infine la Cresima, con cui il cristiano si conferma adulto e pronto per la sua testimonianza nel mondo, infatti si chiama anche Confermazione, pensiamo a come arrivati alla Cresima da adolescenti, disertino poi definitivamente la pratica sacramentale, la Confessione e l’Eucaristia, a come abbandonino facilmente e pressoché per sempre la santa Messa domenicale, convincendosi che il divertimento e l’evasione in esperienze mondane valgano maggiormente la pena di un impegno con una sua costante assiduità, direi quasi maniacale in positivo, possiamo non senza una certa inquietudine sottolineare che in altri tempi questo comportamento si sarebbe chiamato apostasia dalla fede: secondo me l’unica risposta all’interrogativo sulla diserzione dall’essere praticanti, a questo perché, si nasconde in un certo dettaglio non trascurabile della natura umana che si chiama libertà, o meglio libero arbitrio, precocemente si arriva ad affermare con disinvoltura e convinzione: “ Io non voglio più credere in Dio ”, in tal modo si prende a riguardo una decisione con un carattere definitivo ed irrevocabile; ma facciamoci un’altra domanda: i giovani commettono tutti lo stesso sbaglio scegliendo per il male? Fortunatamente no, e molti sono quelli che con la maturazione personale, che con una migliore presa di coscienza e soprattutto con l’aiuto degli altri che non li lasciano soli, rientrano in sé stessi e si ravvedono da una vita consumata per soddisfare l’egoismo e priva di un vero significato, una vita condizionata dall’edonismo e segnata dalla violenza, ma purtroppo per qualcuno questo momento non arriva mai e tanti si perdono, per qualcuno il destino si compie tragicamente. Sono convinto che nella nostra società manchi del tutto un vero interesse per la vita del prossimo, manchi l’interesse autentico delle persone nei confronti di coloro che si trovano in un qualsivoglia disagio e a pagare le conseguenze di questa tendenza perversa della mente collettiva, sono purtroppo soprattutto i giovani, e nello specifico le giovanissime generazioni, la nostra è una civiltà che idolatra l’ego e che non vuole decidersi per la gratuità dell’amore, umano o cristiano, ciascuno lo intenda come preferisce; l’alcol e la droga sono una via di fuga dalla realtà, e perché si vuole scappare dalla realtà? Semplicemente perché la realtà non piace, è scomoda, è oppressiva, non è come noi la vorremmo, come l’abbiamo desiderata nei nostri sogni, è una realtà cattiva e allora ci si rifugia in qualcosa di artificiale, quasi a voler soffocare la coscienza del mondo, il senso della realtà; la verità è che questa realtà nessuno può cambiarla, l’unico atteggiamento sano nei confronti della realtà che circonda le nostre vite e che ci attende dietro l’angolo con il suo compiersi, è accettarla per quella che è, non rinunciando del tutto a cambiarla intendiamoci, ma con uno sguardo positivo nei suoi confronti, uno sguardo costruttivo e d’amore e per possedere questo sguardo benedicente occorre imparare ad amare seriamente, prima di tutto sé stessi, la propria vita: il migliore atto educativo è l’esempio, ognuno di noi ha bisogno di esempi concreti, di persone che si fanno esempio e non di parole, le parole sono quasi sempre vuote perché non sono accompagnate dall’esperienza della vita, forse è così che molti genitori hanno tradito i propri figli e le loro aspettative, forse è per questo che i progetti educativi falliscono. Il vissuto interiore di una persona ancora in fase di crescita anagrafica e di progresso nell’età, di edificazione della sua individualità, della sua giovane personalità in formazione, che sceglie suo malgrado l’alcol e la droga, è un vissuto di dolore psicologico, perché il vero male di coloro che cadono nelle dipendenze è un male oscuro dell’anima; io sono convinto che questo male possa essere guarito soltanto da una grande capacità d’amare che è oltremodo carente quasi in tutti, ma che qualcuno grazie al Cielo possiede, è un delitto lasciare soli i nostri giovani e disconoscere così la loro innocenza, i genitori e gli adulti dovrebbero essere educati all’ascolto per poter comprendere l’anima, il cuore dell’altrui persona e saper dare di conseguenza le risposte giuste al momento giusto, che contribuiscono a guarire l’anima dal male: la parola ha un grande potere lenitivo, con una parola soltanto possiamo salvare o perdere, ma prima è necessario ascoltare, perché se una persona si sente ascoltata si sente anche considerata, di per sé l’ascolto è il primo atto d’amore gratuito nei confronti di un ragazzo e di una ragazza che soffrono, è un modo per toglierli dalla desolazione propria del lupo della steppa, è un primo passo verso la redenzione di un’anima dal male misterioso che la opprime; ma ricordiamoci sempre che il rispetto esige assenza di condizionamenti e di coercizioni, vuole soprattutto considerazione per la libertà, una persona è libera anche di farsi del male se lo vuole, ma se si sente veramente amata cambia e desiste dal suo proposito negativo, questa è la logica da applicare nell’educazione della gioventù sempre meritevole della nostra fiducia e della nostra attenzione benevola.

domenica 29 dicembre 2013

Sul concetto di anima

Ci sono due modi filosofici per intendere l’anima, uno immanente e l’altro trascendente, il primo è che l’anima definisce la vita umana, quella senza prosecuzione oltre la morte, secondo la concezione antico testamentaria, la vita è il bene più prezioso per l’uomo, il secondo è che l’anima costituisce l’elemento o quella parte della natura umana in contrapposizione al corpo, il corpo è caduco e mortale, invecchia, si ammala e degenera, mentre l’anima è spirituale e immortale, il corpo muore mentre l’anima sopravvive in una nuova dimensione ultraterrena, quella dell’eternità; per la filosofia classica e dell’antichità esistevano tre gradi di separazione per l’anima, e cioè l’anima vegetativa, l’anima sensitiva e l’anima spirituale, l’anima vegetativa appartiene alla creazione inanimata o con una soglia di vita semplice, l’anima sensitiva appartiene sia al mondo animale che all’essere umano, l’anima spirituale è propria soltanto della persona umana ed è immortale, perché le anime sono fatte a immagine e somiglianza della divinità, sono capaci di Dio e possono entrare in comunione con Lui. L’anima è qualcosa che si trova dentro l’essere animato, come il nocciolo all’interno di un frutto, è qualcosa di nascosto e di poco appariscente nella sua essenza, ma trasfigura tutta la persona attorno a sé, manifestando esteriormente i suoi attributi specifici, manifestandoli in relazione con il mondo e con le altre creature, nonché in rapporto ai propri simili: il corpo e il volto umani sono i veicoli di quella luce soprannaturale e immortale che è l’anima, sono un corpo e un volto spiritualizzati, quale stolto potrebbe confonderli con l’animalità? Ad ogni concepimento umano Dio crea direttamente l’anima e la infonde nel corpo, questo è un dogma della fede cattolica, l’istante del concepimento è l’istante stesso della creazione di una nuova anima, spirituale e immortale, che si informerà progressivamente con lo sviluppo cerebrale e nervoso, attraverso il corpo costituito da materia vivente, assumendo quelle caratteristiche peculiari proprie della personalità individuale: ogni anima è unica, è soggetto, è un io personale. E’ più che evidente la verità tangibile di una natura umana che è sostanzialmente una natura deviata e corrotta, perché decaduta da uno stato di perfezione originario, altrimenti non avremmo la medicina che cerca in ogni modo di guarirci dalle malattie e di salvarci dalla morte precoce, con il tentativo disperato di allungarci la vita il più possibile, è la dimostrazione chiara del teorema esistenziale di ciascuno di noi: noi non progrediamo verso la perfezione, ma deriviamo da essa per continuità di generazione, non siamo in viaggio verso il meglio, ma tendiamo tutti alla morte, alla dissoluzione di ogni nostra aspettativa, ambizione o speranza; dal nichilismo può salvarci soltanto l’anima e l’anima è un attributo divino della natura umana, è per questo che ogni vera religione deve dirsi salvifica, perché l’uomo ha necessità assoluta di essere salvato, la condizione dell’uomo di ogni tempo è una condizione di perdizione, per questo motivo l’unica salvezza possibile è racchiusa nell’esistenza dell’anima, tutto il resto è una banale illusione che con il tempo svanisce: vanità delle vanità, tutto è vanità! Così si esprime la Sacra Scrittura, in un suo Libro sapienziale. Le virtù morali rendono un’anima bella e pulita; Socrate insegnava circa cinquecento anni prima di Cristo nella città di Atene, che dobbiamo cercare di far diventare la nostra anima il più bella possibile, per rendere il nostro destino dopo la morte un destino di felicità, questo era il suo insegnamento ai giovani del suo tempo e fu condannato a morte con la falsa accusa di corruzione della gioventù, rivoltagli da individui invidiosi della sua grandezza intellettuale e morì per ubbidire alla Legge, dando testimonianza di una coscienza retta: il suo esempio ci conferma che il bene dell’anima è più importante della conservazione della vita terrena, ma occorre coraggio per essere d’accordo con Socrate. Non dobbiamo salvarci dalla morte perché questa è per tutti inevitabile, dobbiamo salvare la nostra anima! Dobbiamo avere paura del peccato che può uccidere eternamente la nostra anima, consegnandola al demonio che ci porterà all’inferno, di questo dobbiamo avere veramente paura, invece la gente ha paura di morire e vuole in tutti i modi allungarsi la vita e del destino eterno della propria anima si disinteressa, perché purtroppo non ci crede: la perdita della fede e di Dio è la più grande tragedia del mondo contemporaneo, è come se le porte dell’inferno si siano spalancate sul mondo, prepariamoci al peggio perché forse dinanzi a noi nell’avvenire, troveremo la storia che si ripeterà con orrori simili a quelli dello scorso ventesimo secolo, un secolo di guerre e di genocidi, un secolo in cui la negazione di Dio divenne scientifica e in cui il maligno ebbe purtroppo il suo macabro trionfo: se vogliamo debellare questo spettro diabolico, dobbiamo ritrovare l’anima e il senso di Dio.

mercoledì 25 dicembre 2013

Canto di benedizione nel giorno di Natale

Dedico questa prosa poetica a tutte quelle persone dimenticate, uomini e donne, che passeranno in solitudine questo giorno di Natale del Signore… Lui vi è vicino e vi vuole bene.

Natale o nascita di un Bambino che porta nel mondo l’umiltà arcana che dall’eternità attendeva di essere tra le braccia di una donna prescelta, Vergine unica che accosta dolcemente il suo volto sul volto del figlioletto venuto alla luce, con il bacio dell’amore materno

Natale o nascita dell’Autore della vita che porta nel mondo la speranza in una umanità più giusta dove i poveri riceveranno la salvezza, i malati la guarigione, i prigionieri la libertà, i peccatori la redenzione, i morti la vita

Natale o nascita del Benedetto, figlio di una madre che lo guarda con la tenerezza propria di chi ha conosciuto la preziosità di una piccola creatura che si affaccia sull’esistenza, tanto bella quanto difficile per ciascuno

Natale o nascita del proprio unico figlio, armonia silente che canta lieta la vita di un neonato che porta su di sé le sorti dell’umano genere, destino di nascondimento, sofferenza e gloria

Natale o nascita che si compie nella povertà di un giaciglio di paglia e tessuti semplici nel freddo di una notte d’inverno, dove la neve con il suo biancore saluta cadendo e adagiandosi piano sulla terra stupefatta e ammirata, alimenta emozioni e aspettative

Natale o nascita in una Betlemme che accoglie il re dei re nella privazione, quando la sua gente senza troppi pensieri lo rifiuta dicendo che per Lui non c’è posto al tepore del fuoco domestico, tra le mura di una casa accogliente e illuminata

Natale o nascita in cui degli animali con il calore del loro corpo scaldano l’ambiente e danno sollievo alla madre e al figlio, al padre che rispettoso del Mistero annunciato dall’Angelo santo in un sogno serbato nella memoria, contempla con fiduciosa interrogazione quelle candide membra di pargoletto

Natale, in cui il Dio dei Cieli che l’universo non può contenere con la sua immensità, si chiuse nel corpicino di un piccolo appena nato, sangue del sangue del popolo eletto Israele, che il Signore s’è preso nei tempi passati per i suoi progetti salvifici, segreto scrigno dell’incarnazione dell’Eterno

Questo è il Natale delle gente che soffre, che piange, che chiede giustizia, della gente che prega, che crede e che spera, il Natale dei poveri e dei miseri, il Natale di coloro che non hanno nulla e sono disprezzati e rifiutati, un Natale dove non ci sono pastori e Angeli celesti con l’osanna e la lode, ma lacrime e sangue che intridono la terra che urla di disperazione

Questo è il nostro Natale, in un mondo dove regna l’odio e nessuno conosce la pace portata dal Bambino di Betlemme, in un mondo privo di compassione e di attenzione interessata agli ultimi, in un mondo dominato dagli antichi avversari della vita e del suo Creatore, Natale che oggi porta il suo annuncio bello che nessuno vuole più ascoltare, Natale sordo all’invocazione della purezza beata

Questo è un Natale come un altro, un Natale che non vuole cambiare, un Natale privo di novità, ciò che lo rinnova dentro è il sentimento di coloro che accolgono Gesù bambino nel proprio cuore, con la fede sincera dell’accesa volontà aperta al perdono, che ci comunica da sempre la Misericordia fatta carne, fatta umanità fragile e mortale, reciproca accoglienza tra persone il cui Natale è nella vita quotidiana, una coscienza rigenerata nel bene e ricercata per il bene

Perché a Natale tutti pensano alle vanità mondane, ma nessuno pensa a Gesù e alla sua mamma? Fermiamoci a pensare al momento della Natività come quell’attimo eterno d’infinito amore, questa dolcezza di carità è il valore più nobile che si possa davvero considerare, questa dolcezza nell’amarezza della vita che portò il profeta a dire: “ Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo! ”

Ti salutiamo così nel giorno della Tua venuta nel mondo, nel Tuo santo Natale: “ Ave benignissime Iesu, salvator mundi, Domine, miserere nobis! ”.