Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

lunedì 5 giugno 2023

Silloge poetica n°082


ANNOSO

Era tetra quella città
colma di vanità
lontana dallo sguardo accusatore
in essa vivevano anziani
era la città malvagia della morte bianca
ciò che si dimostra inutile
va tolto di mezzo
chi non è autosufficiente e un peso sociale
va violentato con la perizia dello sbirro
una città loquace tempo addietro
quando i bambini contenti cantavano filastrocche
per la morte che inseguiva i derelitti
e il caso che è la guida cieca del destino
mandava in frantumi i vasi di creta di corpi decrepiti
ogni azione per l'utopia di curare
era la decisione di un mostro antropofago
cecità di quel mostro è l'egoismo
e si decideva che si doveva necessariamente morire
la compassione malintesa di chi con irrevocabile sentenza
reclude nel braccio della morte chi non fece il male
finché sia compiuta l'ora dell'esecuzione
in questo edificio stretto
con la tenue luminosità oltre i vetri dell'uscio
come l'utero materno che custodì le nostre esistenze
e nella commozione dei ricordi
finisce l'amore che si diede ai propri cari
e incomincia una tremante forse canonica orazione
il Signore mi donò la vita ed è sua
dall'eternità mi ha pensato
un suo progetto
la mia bellezza di persona
unica e irripetibile per tutto il corso della storia
dove tutto in me è ancora presente
in una calligrafia indelebile
il mio valore per Gesù che mi ama
sono in verità prezioso
solamente per lui figlio dell'uomo
il suo fissare lo sguardo con valorosa pietà
e quella porta dell'infinita misericordia
per entrare beato nel suo Cielo
è Gesù il nostro Cielo
nel mio cuore gonfio che presto si confà
alla sua mitezza e alla sua umiltà
come il bel fiore campestre
e infine vegliardo
irrigato dall'acqua piovana della grazia
ecco che nasce una profonda pace


DRAMMA

Certo che è strano ripercorrere il passato
sembra quasi che i giorni si smarrirono ignari
nella damnatio memoriae senza possibilità di riscatto
qui e adesso il lupo fosco che divora tutto
nel crepuscolo degli dèi intriso dalle nebbie di Niflheimr
dove il male fagocita l'apprensione delle vergini per la virtù
e l'ultima parola la esige la rabbia del bestemmiatore
tra le onde della dimenticanza
quel mare procelloso mangia il re pescatore
non più anime ma un faro spento
che nega la direzione e inganna come le sirene
la barca degli eletti naufraga
e la verità si inabissa nella tenebra
quel gioco sinistro di chi scommette sulla vita
è l'ambiguo rimorso del peccatore
non più semi di sapienza
ma la cecità di chi non vede oltre le apparenze
così finisce l'orgia degli epicurei
baratro che inghiotte la concupiscenza
e restituisce la pena ai moribondi
altro era il guadagno
dall'ignorare la frode delle divinità norrene
dove si sollevò questo scrupolo
il grido dei deboli
adesso tinge di porpora l'abiezione
e tutto si estingue con il desiderio dei reprobi
nel ventre osceno del fuoco


PELLEGRINAGGIO

Quando medito nel mio mondo
riesce difficile desiderare altri sogni
troppe chimere si aggirano
nell'interiorità così ben nascosta

Cerco sempre delle risposte
senza conoscere oltrepassando
spesso una domanda implicita
ma le domande sono difficili

Quel vuoto nato dall'assenza
una spina sul capo del Cristo
trafigge e l'amara stilla di sangue
come un rubino tocca lassù

Gemiti di umile solitudine
nella stanza priva di pareti
dove gli angeli mi guardano
e i reietti fuggono via

Ancora passo dopo passo
in quel tragitto che conduce qui
e l'acre calice che bevo
il perché dell'esistenza umana

Non sapevo cosa fosse l'amore
sentendomi amato dall'ignoto
sono più sconosciuto a me stesso
che le rose in quieta primavera

Non vedrò quel sole lieto
sorgere sulle rovine dell'odio
ma domani vivrò una guerra
che porterà libertà agli smarriti

Combattere dentro la buia cecità
con le parole della ragione
condurrà chi amo e non c'è più
alla buona speranza del regno

Non ho un posto nella mia città
è la città del male come Dite velenoso
fuorviante per soteriologica purità
ma la carne si salva dov'è putridume


MISTERO

Sopra quella Croce spoglia
albero secco intriso di sangue che lava le anime
di colore rosseggiante e tanto prezioso
qui la resina vitale dell'antico cedro
le membra nel rigor mortis sono state divelte in fretta
e dal sepolcro lasciato vuoto
la stirpe umana è entrata nella beatitudine
dall'inizio delle età per ogni uomo che nasce e muore
quella Croce è la porta ad una vita nuova
saremo come gli angeli santi in Cielo
tra i figli e le figlie di Dio
la carità che delinea il volto dei risorgenti
un mondo invisibile fuori dall'esperienza sensibile
quando la preghiera muove le azioni
è il Cielo che opera nel mondo
una macchina ostile per dissipare la preghiera
e vanificare la grazia
dove il cuore smette di battere
un corpo del tutto esanime
diventato adesso cosa si mischia agli elementi
dell'aria e della terra
e l'acqua torna lassù nelle nubi e infine nelle sorgenti
il calore lascia il posto al freddo e all'inerte
quelle molecole e quegli atomi
serviranno a costituire altre realtà o anch'esse cambieranno
il nulla non si disperde nel vuoto ma rimane quaggiù
l'anima è veramente morta
se come tralcio di vite viene recisa
e il legno poi secco brucia nel fuoco che non consuma
quei campi sono da mietere oggi
e le anime come buon grano sono da condurre nel granaio
l'amore e la compassione definiscono l'utilità
il cuore puro definisce il valore
cuore esente da malizia il cui egoismo è stato estirpato
la buona radice dei giusti innestata nella Croce
ha portato il suo frutto imperituro
dopo germogli di carità e di sacrificio nel tempo
la sabbia nella clessidra non scorre
è scritto dall'eternità e nella carne il cessare dei battiti
alla sera della vita porteremo oltre
solamente l'amore e chi abbiamo amato
le lacrime della penitenza


UMANITÀ

Sono trascorsi decine di millenni
e si sono dissolte nella terra
miliardi di persone
che sono ancora nostri fratelli e sorelle
guardando alla nuda terra
forse non si ode più
il suono delle voci nell'infinito
e il gemito dei ricordi
giace in un vuoto spaventevole
ma dove vive adesso il tempo insicuro
nella memoria è morto
rimane la carne delle generazioni presenti
e lo spirito dell'indifferenza
forse l'amore ha portato il prossimo a una speranza
quello che trascorre è un'illusione
il progresso coriacea radice estirpata che dissecca
questo mostro di civiltà all'ingrasso
che nuoce a te che sei debole
quasi tu fossi niente o ancora meno di un verme
e innalza gli stolti come i cedri solenni
vive nel mio cuore pulsante
e nel sangue ancora carico di tepore
quel numero sconfinato di generazioni
vivrà nei nostri discendenti
e forse domani
un altro cuore umano
si ergerà tronfio di orgoglio
su tutte le creature
per poi nella sua vanità scomparire divorato


COMPIERSI

Le montagne dalle nevi perenni
cadono nell'oceano
quando la guerra dei pacifici
contro l'ignominia dei potenti che derubano
dei loro affetti più cari
della vita sacrea
del valore di una dignità inascoltata
quegli innocenti che gridano
da quel nulla
ridefiniti come nulla senza un perché
egoismo spietato che non crede alla probità
ma qualcuno abbraccia un fanciullo
e la sua compassione
giunge nelle dimore eterne
bellezza immarcescibile
sensibilità della coscienza
per chi ancora piange con chi versa lacrime
e rialza dalla polvere
l'agnello dianzi al macello
una creatura simile agli angeli
le cui ali leggere
toccano con il loro spirito libero
le avversità e il triste destino
fuggendo dalla legge della mortalità
che con i suoi abiti fuligginosi
prima veste di angoscia
poi scruta i sentimenti della verità
lassù sul Calvario
ebbro di sangue ma esente dai corpi
finalità dell'equo sacrificio
che ogni giorno si compie per amore
incruento e nascosto
un mistico giglio
vittoriosa e invitta potenza
che sorregge come Sole nascente ogni realtà
ma gli occhi della carne
non vedono se non
con il cuore terso del cherubino

sabato 3 giugno 2023

Un caso di esorcismo nell'ordine della grazia

LE RISPOSTE DEI DEMONI NEGLI ESORCISMI DI ANNELIESE MICHEL 

Articolo di DANIELA GIARLA, per La Croce quotidiano - psicologa e criminologa che da anni si occupa di ossessi e satanisti, col giudice e con il sacerdote esorcista: «La scienza non può spiegare tutto, e mai potrà da sola. Perché ci sono tanti casi di persone che non hanno malattie mentali, non sono casi patologici ed arrivano ad atti criminosi efferati, improvvisi, al di là della più perversa mente umana? L’unica certezza che ho graniticamente accolto e fatta germogliare è che l’eziologia del “male”, di diversi delitti – più di quanti s’immagini - e perversioni, può essere efficacemente sondata soltanto alla luce di una variegata multidisciplinarietà: talmente variegata da non potersi assolutamente permettere di prescinderne l’analisi anche alla luce dell’“invisibile”. Della fede». 

ANNELIESE MICHEL 

I demoni non permettevano che Anneliese Michel mangiasse: morì di malnutrizione e disidratazione a soli 23 anni il 1 luglio 1976 secondo la sua esatta predizione e durante l’ultimo dei 67 esorcismi cui volle sottoporsi spontaneamente con accanto i suoi genitori pienamente consapevoli di quel che stava accadendo. Cattolica dalla nascita, sin da giovanissima aveva offerto la sua esistenza a Dio per la salvezza delle anime, in qualsiasi modalità Egli avesse ritenuto opportuna. Anneliese visse in piena coscienza tale sacrificio di sé, come altre Sante secoli addietro, pur di strappare rabbiosi ghigni di scampata perdita d’anime al nemico infernale e soavissimi compiaciuti sorrisi al Re dei Cieli – Onnipotente eppure impotente dinanzi alla libera scelta di ciascuno di non credere in Lui sino all’ultimo respiro. Perché i sacrifici e le preghiere offerti con amore, da un cristiano qualsiasi per la salvezza di chi non crede, hanno il potere di collaborare con l’opera salvifica del Redentore al punto di ottenere loro quantomeno la contrizione finale per i propri peccati, o persino il cambiar vita nel durante del cammino: il miracolo del salvarsi “in grappolo”, ché non siamo chicchi d’uva sparsi sfusi sui sentieri stretti al di qua del Cielo. Niente isole deserte: tutt’al più ogni anima è arcipelago nell’oceano di Sangue ed Acqua del Redentore. E davvero tant’è. La dolcissima voce di Anneliese – si dispone di registrazioni a iosa – si alternava dunque, durante ogni singolo esorcismo, a quella decisamente poco leggiadra di Lucifero, di Nerone, di Caino, di Hitler, di Giuda Iscariota, di Fleischmann (sacerdote sacrilego del XVI secolo) e di moltissime anime dannate. Ora c’è questo sacerdote. Si chiama Gaspare Bullinger. Dopo l’intera vicenda di cui aveva letto sui giornali, si sdegna di come sia andata a finire agli occhi del mondo progressista, si documenta, si porta sul luogo che è poi anche il suo luogo natio, e decide di raccogliere le risposte dei demoni in un testo reperibilissimo (Le risposte dei demoni, Edizioni Segno, 1997, tratto da Vita e morte di Annalisa Michel, versione dal tedesco di Don Silvio Dellandrea) tradotto quindi anche qui da noi, bella patria italiana nostra pullulante di parroci che spesso e volentieri si distraggono un filino, dai pulpiti delle loro lunghissime omelie, omettendo di incastonare bene il segnalibro della vera presenza del diavolo nel nostro quotidiano, della realtà dei Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso). Bullinger riporta brevemente della potenza del Santo Rosario pregato per bene (leggi “lentamente, con amore”, niente corse a chi arriva prima all’ultimo grano della corona tra le dita a destra e cellulare in vibrazione a sinistra, ché nel mentre si rischia seriamente una passeggiatina della Madonna altrove, chiusa parentesi) che i demoni rivelano di temere terrificati da chi lo prega per le grazie ottenute seduta stante da Colei cui lo si offre – l’unica Donna che al sollevarsi d’un sopracciglio ti manda in pappa l’inferno dentro e fuori di te, se solo La invochi. L’esorcismo di Emily Rose è il docufilm della vita di Anneliese Michel. Il cosiddetto “caso Klingenberg” è l’intera vicenda giudiziaria che dopo la sua morte ha tessuto la ineguagliabilmente stupida storica sentenza di condanna, e dei due esorcisti, e dei genitori addirittura, di omicidio colposo. Annaliese morì infatti a Klingerberg, piccola cittadina della Franconia, in Germania, durante l’ultimo esorcismo. Il suo corpo è sepolto nel cimitero di Leiblfing, presso la sua casa natale ancora oggi meta di innumerevoli pellegrinaggi. Il folcloristico: secondo la giuria tedesca tale corpo è divenuto cadavere a causa della decisione dei due esorcisti di sospendere l’assunzione dei potenti psicofarmaci. La verità: fu Anneliese, maggiorenne, a deciderlo. E mica solo perché consapevolissima di essere posseduta: consegnò ai suoi amati esorcisti una lettera vergata a lacrime di proprio pugno, in cui spiegava come la Vergine stessa le chiese se volesse continuare a subire tale martirio per la salvezza delle anime e di tanto clero che ormai non credeva più all’esistenza personale del diavolo. I farmaci le sarebbero stati utili quanto una fettina di torta della nonna per guarire un terminale di cancro. Ergo: tutti in carcere: una trascrizione delle parole della Vergine, in aula giudiziaria, sortì lo stesso effetto delle registrazioni audio ascoltate dall’intera giuria, esorcismo per esorcismo, voci cavernose e orribili in fila stupefacente una dopo l’altra. Omicidio colposo. Niente effetti speciali che tengano: tutti in carcere. Sospiro tre volte: da criminologa, ché mi fregolano le mani solo al guizzo di valangare i dettagli della grottesca vicenda giudiziaria; da psicologa – oh, i cavilli della ridicola diagnosi di epilessia!; da cristiana: che è una cattedrale di miopia, la cecità del fedifrago clero tedesco «già da lungo tempo contrario a credere all’esistenza del demonio e alle possessioni, ben lieto di associarsi al giubilo generale» (cito Padre Gabriele Amorth, presidente emerito dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti) conseguente alla sentenza «che è stata esaltata da tutta la stampa come un trionfo del progresso moderno, un superamento delle superstizioni del Medio Evo» (quelle surprise! Inchiniamoci). Le risposte dei demoni durante gli esorcismi: perché Anneliese diede la sua vita anche per questo, perché fossero pubblicate, perché facendo il giro del mondo si aggiungesse una prova in più dell’esistenza di Dio, proprio per coloro cui non è mai sufficiente prova. Costoro che passeggiano sullo stesso marciapiede del mondo accanto a questi pazzi cattolici nel mondo ma non del mondo, cui – invece – la prova non è necessaria. Tanto per avvisare, le risposte dei demoni, durante i vari esorcismi, non è che siano proprio tisane rilassanti. Voglio dire, inquietano, e menomale. In potenza ne basterebbe una a cambiarti il modus vivendi. I diavoli sono profondamente bugiardi, eppure durante l’esorcismo maggiore possono essere costretti a dire la verità in risposta alle domande del sacerdote e Gesù ci redarguì bene su quanto i demoni siano bugiardi. Sovente quando interrogati dall’esorcista stesso. In Giovanni 8,44 dalle Sue eterne Labbra sappiamo che «Egli [il diavolo] è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna»; ciò nonostante, per imposizione dall’Alto tramite il ministero esorcistico, celebrato per mandato ufficiale del vescovo, non è impossibile orientarsi tra falsità e rivelazioni veridiche. Sia circa quanto esca dalla bocca di Annaliese, che di qualsiasi indemoniato durante degli esorcismi, laddove i demoni vengono interrogati su particolari questioni che si risolvano in perfetta adiacenza con la dottrina della Chiesa. Chiaro che questi demoni non vorrebbero dirla tutta, questa verità che conoscono e che hanno volontariamente e per l’eternità scelto di non servire sin da quando seppero che la Essa si sarebbe incarnata in una Vergine; “Non serviam!” è stato, è, e sarà in saecula saeculorum il loro altisonante stupido motto imperituro. Ma quando è obbligato dall’esorcista, il diavolo deve farlo – oh, sì –, sciorinare quanto sa, ogni chiodo gli venga imposto di sputare: e un buon esorcista riconosce bene la verità schiodata dalla burla beffarda tesa a depistare l’uomo dalla grazia al peccato.

LE RISPOSTE DEI DEMONI

(l’argomento non potrà certo essere trattato a fondo, ché io qui ora non dispongo di molto altro spazio).

Esorcismo del 20.10.75, Lucifero: «Ci sono alcuni che non credono nemmeno che io esista. E questi sono i miei più cari». Esorcismo del 29.09.75, Giuda all’esorcista Padre Renz: «Molti credono che dopo la vita tutto sia finito, moltissimi, e vivono di conseguenza perché non pregano più». Esorcismo del 24.10.75, Fleischmann (il sacerdote sacrilego dannato): «Gli Angeli custodi sono giorno e notte accanto a voi o dietro di voi, affinché seguiate il Salvatore! Noi vi seguiamo passo per passo. Noi siamo spiriti! Oggi la gente non crede agli Angeli custodi! Questi sono i miei nemici! Io li odio!». Esorcismo del 10.10.75, Nerone: «L’aborto è omicidio, e sempre uguale, in qualsiasi mese venga compiuto. L’anima negli embrioni [morti o uccisi senza battesimo] non arriva alla visione di Dio, ma arriva lassù, nel Cielo; però non può avere la visione beatifica perché non ebbe il battesimo». Lucifero: «I bambini non nati possono essere battezzati». Esorcismo dell’01.01.75, Giuda (a una domanda dell’esorcista circa la legge sull’aborto): «Noi eravamo tutti là [a Bonn, alla votazione della legge]. Tutto l’inferno stava lì: e questo lo abbiamo combinato noi meravigliosamente bene». «Quella cosa, che lei indossa [la veste talare] la maggior parte non la indossa più. Questi modernisti sono la mia opera e ormai mi appartengono tutti». «Le religiose dei monasteri stanno davanti alla televisione e non pregano abbastanza e non si inginocchiano, e mettono fuori le loro zampe [intende dire che prendono la comunione sulla mano]». «La corona [il Rosario] non la ritengono moderna» – si riferisce al pensiero della maggior parte del Clero dell’epoca –, «il Parroco di… nemmeno lo recita. Egli recita il Rosario una volta in settimana, ed egli crede di aver fatto un miracolo avendo fatto così! Ogni giorno! No, non dico niente! Quella lassù [la Madre di Dio], se non ci fosse!». Dall’esorcismo del 15.10.75, Lucifero: «L’acqua santa deve di nuovo entrare nelle case!E anche il Crocefisso deve di nuovo tornare al suo posto di onore nelle case!». «Se ne avessero un’idea [del Rosario]!» (riferendosi ai parroci) «Poiché esso è un’arma forte contro Satana e contro di noi. Io lo devo dire, purtroppo, ma molti non lo credono!». Dall’esorcismo del 22.10.75, Lucifero: «Voi avete il potere di scacciarci, di farci uscire! Ma i più non ne fanno uso!». Dall’esorcismo del 14.10.75, Fleischmann: «La maggior parte delle persone deve andare dal sacerdote quando è ammalata! Questo è ordine dell’Alta Dama!». Dall’esorcismo del 27.10.75, sempre Fleischmann: «La Comunione sulla mano deve essere abolita! Questa è opera mia! Il vescovo deve ora proibire la Comunione sulla mano se prima l’ha permessa». Dall’esorcismo del 13.10.75, Lucifero: «Bisogna pregare di più l’Angelo custode! Perché la potenza dell’inferno è adesso troppo grande. Gli uomini dovrebbero supplicare i loro Angeli perché li assistano!». Esorcismo del 17.10.75, sempre Giuda: «Di noi quasi nessuno parla più, soprattutto i molto reverendi parroci».

venerdì 21 aprile 2023

Le radici filologiche nell'Ave Maria

Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus,
nunc et in hora mortis nostrae.
Amen.


L’Ave Maria è una preghiera fondamentale per il cristiano, forse la più importante dopo la Santa Messa e la Preghiera del Signore, il Padre nostro insegnatoci da Gesù, in essa convergono la Sacra Scrittura, la Tradizione apostolica e il sentimento comune dei fedeli; la prima parte è costituita dal saluto angelico nell’Annunciazione (Cfr. Lc 1:26-38), il saluto che l’arcangelo Gabriele secondo il Vangelo rivolge a Maria Vergine per annunciarle che diverrà la Madre del Signore, per avere da Lei il suo sì consapevole, il suo fiat con cui è iniziato il compiersi nella storia della redenzione, la sua libera adesione alla volontà di Dio, la grandezza della Madonna umile e obbediente che crede alle parole che gli vengono rivelate dall’angelo e accetta dal Signore quello che dall’eternità era scritto per Lei che avvenisse. Ave è la formula di saluto e di augurio usata dai latini anche nei confronti degli imperatori, frequente come parola iniziale di alcune preghiere cristiane, e in particolare dell’Ave Maria. Il termine grazia traduce l’equivalente greco karis ed è il genere di appellativo usato dall’Angelo in Lc 1,28 per descrivere lo stato di Maria, cioè kekaritomene. Quindi una persona piena di grazia è contemporaneamente salvata e completamente santa, un riferimento al dogma dell’Immacolata Concezione. Successivamente nell’Ave Maria è presente il saluto di Elisabetta sua cugina nella cosiddetta Visitazione (Cfr. Lc 1:39-56) quando la Madonna porta già Gesù nel suo grembo verginale, Elisabetta era una donna più anziana di Lei e che attendeva anch’essa un figlio, che diverrà poi Giovanni il Battista, il precursore del Cristo, anche questo episodio è contenuto nel Vangelo, quindi la prima parte dell’Ave Maria attinge alla Sacra Scrittura, al Nuovo Testamento: l’annuncio dell’angelo e il saluto di Elisabetta. Nella seconda parte si esplicita il primo tra i dogmi mariani nella Chiesa, un dogma formulato dal terzo concilio ecumenico, il Concilio di Efeso convocato dall’imperatore Teodosio II che si tenne nel 431 appunto a Efeso, nell’Asia Minore e che decretò Maria la Theotòkos (gr. Θεοτόκος), «Madre di Dio», il concilio affermò che Gesù era una persona sola, non due persone distinte, completamente Dio e completamente uomo, con un’anima e un corpo razionali. La Vergine Maria è la Theotokos perché diede alla luce non un uomo, ma Dio come uomo. L’unione di due nature in Cristo si compì in modo che una non disturbò l’altra. L’Ave Maria si conclude con il domandare alla Vergine di pregare per noi che siamo peccatori, sia nel momento presente, il più importante nella vita di una persona, sia nel momento della morte prima di passare da questo mondo all’altro e di essere così giudicati dal Tribunale di Cristo, entrambi momenti decisivi per la salvezza della propria anima. Già nella Chiesa antica i primi cristiani si rivolgevano in preghiera alla Madonna e invocavano la sua protezione e il suo soccorso, la preghiera cristiana più antica di cui si ha memoria messa per iscritto al di fuori della Sacra Scrittura è proprio una preghiera alla Madonna: “Sub tuum praesídium confúgimus, sancta Dei Génetrix; nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus; sed a perículis cunctis líbera nos semper, Virgo gloriósa et benedícta”. Nella Chiesa prima di ogni dogma mariano le verità di fede erano già insegnate oralmente e credute dal sentimento comune dei fedeli, è l’agire nascosto dello Spirito Santo che infondeva le virtù teologali nei credenti, come dice Gesù nel Vangelo di Giovanni attraverso il dialogo avuto con Nicodemo: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”.

domenica 9 aprile 2023

Silloge poetica n°076


RESURREXIT

Ecco che tutto l'anno e per i secoli
risorge la morte nascitura
quella tirannide che rese vittima un popolo
agnello e pane azzimo
erbe amare come il fiele dato a Gesù
agnello dalle carni prelibate
arrostite al crepitare del fuoco
e sulle porte sante il suo sangue innocente
un lavacro vermiglio di espiazione
perché l'angelo della morte passi oltre
e in quelle case trionfi la vita
la porta è la Croce segno di salvezza
nell'eclissi della compassione
l'Agnello ha affrontato il mare in tempesta
quei venti forti
le folgori dei caduti
e tutto quel male
oltraggio degli insani
che con la violenza infieriscono
i marosi della morte e le trame del peccato
l'abisso colmo di rancore
la vendetta del superbo Lucifero
e delle sue bestie
lo scandaloso silenzio
quel vuoto con la nostra paura
la Vergine che attese
dopo è la vita che scardinò il mondo di Hádēs
risorge Cristo benedetto
è sua la vittoria sui corpi arsi o putrefatti
ci porta con sé nel prato celeste
nella terra dei viventi
dove non più lacrime e anime dolenti
ma gaudio e pace per sempre
le mura perfette della nuova Gerusalemme
vittoriosa e invitta carità


25 APRILE

Si perdono sulle montagne
per scendere
a disarmare il mostro
questo mostro dissennato e brutale
che dalla nostra storia
divora famelico la libertà dei popoli
e sputa arrogante
sulla dignità degli uomini
hanno lasciato famiglie e compromessi
per combattere l'invasore
sul campo di battaglia
questi partigiani dal fiore rosso e dal cuore forte
come il soldato coraggioso
che non chiede
ma che offre alla gente oppressa
una speranza lieta
arriva per certo il giorno
quel 25 aprile dal sole nascente
e la luce dei popoli rifulge alta
è sconfitto chi ha distrutto la nostra Patria
è cacciato chi vi è entrato con l'odio
è vinto l'uomo ignorante
che populista e demagogo
e seduttore bugiardo
fece leggi inique contro l'uomo
a danno della persona dotata di intelletto
vera libertà dove ci fu asservimento
quel 25 aprile dall'alba davvero bella
un nuovo sole di democrazia
sul futuro e il destino dell'amata Patria
questi partigiani impavidi
sacrificati per la libertà dei popoli
il loro sangue fa nascere
quei fiori nobili che sono le virtù
della nostra Repubblica
sulla Carta Costituzionale che sancisce
l'ordine morale nei secoli
e le regole del buon amministrare
una Carta nata dal pianto
della buona gente
dai combattenti per la liberazione
ogni partigiano di oggi
che difende quei valori eterni
valori inalienabili posti a baluardo dell'umanità
questo 25 aprile dall'orizzonte vicino
nella concordia tra i popoli
e nella pace sociale
fondamento della giustizia
dell'eguaglianza dei diritti di ogni persona
che nasce al mondo
amata Patria e amata libertà


VISIONI

Ermetiche parole sfuggono alla comprensione
e sfiorano vicine il volto dell'ignoto
sconosciuta ansia di trovare salvezza

soteriologico incanto di bellezza nascosta
parole che come api che stillano miele nell'alveare
incantano per la profondità del senso

per il senso immanente del loro utile scopo
nessuno conosce cosa si celi oltre le porte della percezione
ma qualcuno cerca nella fantasia innata
una immaginazione recondita di trame occulte

nell'immaginario dei propri pensieri e dei propri sogni
contenuti di un forziere chiuso che aperto

mostra generoso il perché di tanta ricerca
mostra con rassegnazione il perché delle nostre ansie
mostra senza ritegno il perché della nostre paure

forziere dischiuso di significati oltre il sensibile
di significati oltre l'emblema della conoscenza

esoterico mondo di magiche apparizioni
che come fantasmi nella mente
giocano a rincorrere l'ignoto e l'imperscrutabile
oltre il velo delle mere illusioni


IL VENTILABRO

Un metallo freddo sulla lama ricurva
lucente scintillio di emozioni notturne
e vigile insonnia di anime ripudiate

perché l'aspetto del cuore è come un compianto che si duole?
perché nelle tenebre la solitudine appare luminosa?

intimo scenario di fiabe senza rimorso
ombre che nella Luna parziale vagano per il lato oscuro

ombre che lunghe cadono sulla terra pallida
spettro biancastro della vita senza tregua alcuna
falce che abbassando la lama taglia le sembianze della notte

falce che taglia il destino nella fatalità di una morte senza età

dove sono le favole dell'esistenza che credevamo essere realtà?
dov'è il crudo sapore delle immagini fuori dal tempo?

relegate forse nei meandri dell'inconscio
incubi agitati che all'alba ci stancano i nervi recisi dalla melanconia

incubi reconditi che nel chiarore della Luna rispecchiano sinistri

falce di Luna e mezzaluna che nel cielo siderale raffredda i cuori
una falce che calando a nord ovest riveste di bellezza

la lugubre profezia dei nostri avi oramai dimenticati nel sonno
il sonno stanco delle nostre coscienze vittime dell'indifferenza

una falce che calando a nord ovest taglia il pianeta in due
e ognuna delle due parti è la metà dell'altra
elemento complementare per le anime divise dall'abisso dell’ego

falce di Luna che senza la bellezza del tuo gelido affetto
togli il respiro ai contemplativi che nel tuo volgere al buio

cercano una risposta all'interrogativo arcano
falce di Luna taglia finalmente i nostri legami con la madre terra
senza la quale siamo figli di nessuno e fratelli dell'ignoto

mezzaluna calante e mezzaluna nascente
taglia in frammenti regolari il disco della vita notturna

taglia finalmente il nostro cuore pallido
nell'oscurità dove la mente dorme senza sogni beati
nel silenzio dove svaniscono i fantasmi impuri


CUORE ERMETICO

Nei limitrofi del mio inconsueto modo di sentire la vita, lascio il rancore alle proposizioni incoerenti della mia mente allucinata, 

che ascoltando voci e guardando immagini evanescenti, che non sono il prodotto di secrezioni chimiche, ma qualcosa che persona coinvolge persona, 

che mi spinge a pensare l'altrui realtà oltre la mia, come per le innumerevoli e molteplici, il sangue di tanti fratelli e tante sorelle, 

che scorre vivo nei corpi pulsanti il desiderio di vivere, mentre in me il desiderio è di partire per il grande viaggio, l'eterna notte o l'eterno meriggio, 

oscurità ed enigmatico problema sulla nostra angoscia di riprodurre il destino, morte per morte, fino all'ultimo della stirpe, 

fino al compimento dei tempi prescritti dalla Legge del Reggitore delle cose che divengono, ordinate e belle, al cuore umano, alla mente di coloro che guardando la disperazione piangono il passato e vedono il nulla; 

se guardassero meglio la persona come manifestazione di empatico senso di agitazione, vedrebbero con gli occhi profetici di un veggente che contempla l'Essere e i significati del suo esistere richiamante morendo e rinascendo, 

morendo ancora, ancora e ancora: come nel silenzio dei cimiteri e nel chiasso della stupidità, come nei fantasmi della memoria, come nello spegnersi del dolore, 

per aprire alla gioia dell'ignoto, dove la paura è lo specchio dei propri occhi lacrimanti, ma con un vessillo di speranza, 

per ogni carne che marcisce o arde cinerea nello stomaco dell'inevitabile, nella culla di ogni fasulla verità, corollario della Verità.


CAOS

L'abisso è disordine taciturno
è solitaria l'anima
sente il suo rimorso
l'odio che qui sovrasta
e la paura
per quelle presenze
che guardano
la fiamma che non consuma
il non ritorno
la nemesi della sensibilità
nella sostanza che non trapassa
perché non amai
perché non ebbi alcuna pietà
perché non scorsi l'altro
demone fui
e tra i demoni caddi
nella scottante fiamma nera
nel baratro oscuro
separato
morto ad ogni istante
impenitente alle mozioni della grazia
nel tempo di grazia disatteso
e non amai
per non amare per sempre


TEDIO

Non occorre molto per capirti
sei fuggita là dove
non nascono i fiori del glicine
con un gesto semplice
ma perpetuo
quell'abbraccio al cielo
dove le nuvole scorrono lente
e il sole arde di tedio
stanca per tutto il male nel mondo
quelle spine della nostalgia
toccavano la tua matrice oscura
nel confondersi dei nostri sentimenti rotti
tra le note di un pentagramma
che suonava l'arida sabbia
nella clessidra dell'immaginario
le campane della chiesa
il mezzogiorno con la sua preghiera
quei rintocchi erano il tramite
col sacrificio dell'ego
la nascosta legge dell'increato
nelle pieghe dello spirito
cercando l'anima dove non c'è
fuori da questa carne e da queste ossa
magari in un anfratto di roccia grezza
nella nuda terra di una campagna brulla
attraverso i muri della loro città
la città dei violenti e degli avari
quel sentiero nascosto
che porta al viale per il cimitero
memorie cineree
fu stoltezza per la vita
ed ecco l'argine del tempo
elevarsi a monito per la cattiveria
un rifugio chiuso al senso
la mente che non pensa più
ha smesso e non vuole
ridicolo questo viaggio
che miete soltanto l'assurdo
un teatro di comparse
che recitano il solito copione mal scritto
da quel dannato a cui hanno dato
sia l'anima che il cuore
e tutto si ripete
come nello spettacolo di un circo

Il matrimonio e le unioni civili

Qualsiasi discriminazione o pregiudizio sono un cancro sociale che attenta alla libertà delle persone, l’anticamera dell’odio, della violenza e dell’emarginazione, i cittadini di uno Stato laico sono eguali davanti alla Legge e hanno tutti i medesimi diritti e doveri, sia il diritto positivo che il diritto naturale devono tutelare la dignità umana e la vita dei meno rappresentati dall’ordinamento, l’omofobia della coalizione di centro destra in Italia è assurda anche considerando che i loro capi politici si dichiarano apertamente credenti e cattolici e sono invece nella vita affettiva adulteri e conviventi, quando l’adulterio e la convivenza per la morale cattolica e l’ideale della famiglia tradizionale sono disordini morali proprio come l’omosessualità, delle colpe gravi che offendono l’istituzione del matrimonio tra uomo e donna così come è fondata nel progetto di Dio, ma in uno Stato laico e non teocratico devono coesistere sia il matrimonio che le unioni civili e a ogni individuo deve essere riconosciuta l’eguaglianza, la parità di genere e la possibilità di costruirsi una vita autonoma sulla base del proprio orientamento e delle proprie attitudini.

Giovanni 8,1-11 

1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».